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Se Savona parla di quarti Reich.... PDF Stampa E-mail
Scritto da Giacomo Petrella x europanazione.wordpress.com   
Martedì 12 Giugno 2018 01:53


Un ripasso storico: Hitler e l'inflazione

Quest’Europa non va. Ed un nazionalista europeo non può che dirsi d’accordo con questa affermazione. A patto che si abbia ben chiaro cosa non va e cosa fu l’Europa quando fu.
Troppe volte sentiamo dire, ad esempio: quest’Europa non va per colpa della Germania. Fior di intellettuali ed economisti ripetono il mantra: “i Tedeschi hanno l’ossessione dell’inflazione. Preferiscono ridurre l’Europa in schiavitù e povertà, piuttosto che fare deficit, e rilanciare i consumi senza controllare i prezzi.”
Ai pochi che domandano il perché di tanta ostilità tedesca, il mainstream risponde in due modi; quello liberale, per cui giustamente i Tedeschi, oggi grandi democratici, avrebbero in gran timore debito ed inflazione essendo queste le storiche cause dell’ascesa hitleriana; quello populista, per il quale deflazione ed austerity oggi sarebbero le armi di un economico Quarto Reich (parole di Paolo Savona).
Schizofrenia politica, dunque, che porta chi si dice, in qualche modo, anticapitalista ed antinazista, a tifare inflazione e debito venendo inquadrato e votato come populista/fascista; e chi si schiera a favore del pareggio di bilancio, del laissez-faire, del liberismo, come neonazista imperialista. Si capisce l’idiozia, l’ignoranza, dentro la quale l’Europa è finita?
Non abbiamo lo spazio per lunghe spiegazioni. Limitiamoci dunque a chiarire idee e prassi della Germania effettivamente nazional-socialista, ossia guidata da quel Cancelliere che aveva tanto in odio l’inflazione quanto il capitalismo. Così, il Fuhrer durante un discorso del 1922 a commento della Conferenza di Genova e della situazione debitoria tedesca:
“Si è cerato di nascondere tutto questo (il peso del debito verso l’estero) alla Nazione, attraverso una massiccia produzione di cartamoneta. Questo ha funzionato nel breve periodo, ma un gran numero di cittadini ha cominciato ora a realizzare di essere mere vittime di un terribile raggiro (…) la miseria accresce ogni giorno la consapevolezza che il peso della sconfitta ricade solo sulle spalle dei lavoratori. A cagione di siffatto debito, sarà inevitabile che tra, 25 o 30 anni, la Germania si troverà a dover pagare una cifra inimmaginabile. Assistiamo ora a una totale svalutazione dei mezzi di pagamento. Invero si cerca di nascondere questo ai cittadini, dando loro più denaro, più banconote. Si tratta di una vera e propria marcia verso la bancarotta.”
Adolf Hitler un liberale come Angela Merkel? Non proprio. Poche righe dopo, il futuro cancelliere del Reich si scaglia contro il populismo comunista reo di mandare al massacro i lavoratori. Sono infatti le concessioni di sfruttamento già firmate da Cicerin (ministro esteri soviet) agli alleati ad allarmare il leader dello Nsdap. Debito e inflazione sono il piede di porco di quel che Hitler chiama letteralmente “Imperialismo internazionale”.
Soltanto dopo aver messo al sicuro la Germania dalla democrazia, dalla speculazione internazionale e dal comunismo nel 1933 , e avendo ben chiari i meccanismi del terreno di scontro economico, Hitler inizierà a sostenere la produzione interna attraverso un geniale escamotage di bilancio, i famosi Mefo: una cambiale di stato, una moneta industriale che non creava inflazione, non svalutava il marco, non poteva creare speculazione internazionale, e che trasformò la Germania e per alcuni anni l’Europa nel più riuscito esperimento di socialismo autarchico e nazionale.
È un breve esempio, ma risulta un esempio utile poichè da allora ad oggi, al di là dei mutamenti di spazi, tecnologia ed antropologia, i meccanismi ad essi sottesi e le dinamiche di potere in gioco non sono per contro cambiate; possiamo ricominciare a ragionare perlomeno sulla veridicità dei nomi con cui analizziamo i fenomeni che ci circondano e determinano la nostra vita. Europa, capitalismo, populismo. Da una prospettiva che resti nazional-rivoluzionaria e continentale.



 

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