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La marcia su Brasilia PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Stella (Rio de Janeiro)   
Venerdì 12 Ottobre 2018 00:43


Il 28 ottobre il cambio alla presidenza può aprire fantatstiche prospettive al Brasile, all'Italia e all'Europa

Il 6 settembre 2018 il candidato alle presidenziali brasiliane, Jair Bolsonaro, del Partito Social Liberale è stato accoltellato da un sicario infiltratosi tra la folla.
Jair Bolsonaro, capitano paracadutista della riserva, si trovava nel mezzo di una campagna elettorale che lo vede come principale oppositore del centro-sinistra uscente (quello che sta affossando il paese sudamericano nella corruzione) e primo nelle intenzioni di voto superando da solo il 20% (prima delle elezioni).
Il candidato, dichiaratamente anticomunista, è stato accoltellato all’addome, il colpo diretto al cuore e fortunatamente deviato è stato sferrato da Adelio Bispo de Oliveira, che per un certo periodo era stato affiliato al PSOL, partito tra i cui fondatori figura niente meno che ACHILLE LOLLO. Per stare in tema è importante sottolineare che il candidato Jair Bolsonaro, ha affermato più volte che se eletto farà il possibile affinché l’estradizione di CESARE BATTISTI possa finalmente esser conclusa, consegnando il terrorista rosso alla giustizia italiana.
“Negli ultimi trent’anni il marxismo culturale e le sue sue derivazioni, come il gramscismo, si unirono alle oligarchie corrotte per minare i valori della Nazione e della famiglia brasiliana”
[estratto dal programma elettorale di Bolsonaro]
Al primo turno, 7 ottobre,  il candidato ha raggiunto clamorosamente il 46,3% dei voti validi staccando di quasi 20 punti percentuali il candidato laburista Fernando Haddad indicato dall’ex presidente Lula. Il candidato in questione è emerso in un momento storico in cui la frustrazione  del fallimento di uno stato sociale mai realizzato e la crisi economica hanno fortemente deluso gli elettori.
Il ballottaggio sarà il 28 ottobre e per questa occasione le forze di opposizione al canditato, considerato dell’ultradestra, stanno facendo il possibile per compattarsi ed isolare la spinta di rinnovamento sociale, politica ed istituzionale chiaramente espressa nel programma elettorale. Come nel caso della Le Pen in Francia il timore da parte dell’ ancien regime è principalmente quello di perdere il lungo lavoro trentennale di consociativismo: falsa contrapposizione tra due linee (laburista e liberista) facenti comunque parte della logica del Forum di San Paolo (i leader dell’opposizione a Bolsonaro sono tutti sottoscrittori di tale accordo internazionalista per il rafforzamento dell’onda rossa).
All’interno di un’America Latina, che attraverso il Forum di San Paolo ha ravvivato i sentimenti della guerra fredda, arenando il dibattito politico ad ideali e schieramenti ormai obsoleti, il Brasile s’appresta a decidere, con il ballottaggio del 28 ottobre, dove e come schierarsi nello scacchiere geopolitico mondiale in continua trasformazione.
Più volte è stato espresso da parte del candidato e della sua squadra la volontà di instaurare una strategia assiale Italia-Brasile-Cile, interessantimo dal punto di vista della logica di spostamento verso il Pacifico dell’asse economico. [richiamo ad Aquarius di Gabriele Adinolfi]

 

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