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E se la Russia PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 13 Ottobre 2017 11:49


Un'interessante critica propositiva proveniente da Mosca che ribadisce tutto quello che abbiamo detto

 

Giuro, quelle che seguono non sono riflessioni mie ma di uno dei principali thinktankers russi, l'ex ufficiale Dimitri Trenin, direttore del Carnegie Center di Mosca, che esprime sentimenti patriottici.
Sembra il riassunto di quello che scrivo dal 2013 sul cambiamento di strategia del Cremlino intervenuto a cavallo del 2008-09 che rischia di portare la Russia in un vicolo cieco. Si noti che la critica è propositiva ed è russocentrica.

Concerto di potenze
Trenin ci spiega che Putin ha due obiettivi: tenere unita la Russia e riportarla ai ranghi delle grandi potenze mondiali. Il primo per ora è raggiunto, il secondo ancora no.
La tradizione politica russa è quella del concerto di potenze. Trenin ci dice che “la storia rimanda allo zar Alessandro I, tra i protagonisti del Congresso di Vienna del 1815, ma anche di Stalin a Yalta, artefice della spartizione del mondo” (…) “Il posto che la Russia sta cercando è quello di co-decisore, un paese che co-scrive le regole” (…) “I russi possono accettare la preminenza degli Usa ma non il dominio”. Che poi è quello che Putin va ripetendo da sempre; è solo la stampa atlantista, a cui fa immancabilmente eco l'antagonismo de noantri, a pretendere che Mosca voglia mettere in discussione l'ordine mondiale.

La linea eurasiatica
Trenin è preoccupato dalla scelta “eurasiatica” intervenuta nel periodo delle crisi finanziarie e dei surplus energetici. Dopo gli strappi con la Ue, la Russia ha iniziato un Entente di fatto con la Cina. Questa scelta lo lascia perplesso perché “abituata ad essere da secoli l'Est dell'Occidente, il prolungamento dell'Europa fino al Pacifico, la Russia diventerebbe l'Ovest dell'Oriente, dominata da una Cina in espansione nell'Eurasia”. Non nutre dubbi che con questa politica Mosca sarà dipendente da Pechino. E la stessa Pechino sta cogliendo i risultati di un riequilibrio inatteso, in quanto se la Russia ha provato a compensare a est quello che ha perso a ovest, anche la Ue si è avvicinata alla Cina. La quale ultima è uscita vincente dal gioco internazionale perché “Ora è Pechino ad avere migliori relazioni con Washington e Mosca piuttosto che le ultime due tra loro” ed è riuscita quindi ad applicare i precetti fondamentali descritti sia da Brzezinski che da Kissinger nel gioco tra le potenze.

La Grande Europa
Che linea intraprendere allora?  A suo avviso la collocazione geografica bicontinentale può fare della Russia tanto un giocatore sui contrasti tra Oriente e Occidente quanto un vaso di coccio tra le emergenti potenze asiatiche e le declinanti potenze atlantiche. Per cui è fuori discussione.
In precedenza però, ci segnala Trenin, la prospettiva strategica russa era raffigurata nel concetto di Grande Europa, un'alleanza (una forma di confederazione) da Lisbona a Vladivostock: le risorse russe e l'industria europea sarebbero state le basi di un'Europa più completa in grado di svolgere un ruolo internazionale ma al prezzo di distanziarsi dagli Usa.
È quanto emerse nel 2001 con la nascita dell'asse Parigi-Berlino-Mosca ed è quello che auspicavo in Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero. Questa politica perdurò fino al 2008 senza che nella cd area se ne accorgessero e la caldeggiassero. Non appena quella politica fu interrotta, a tutto vantaggio americano, inglese, cinese e israeliano, invece è iniziato il delirio fantaputinista. Non è colpa dei nostri: li disegnano così.

La Germania
Secondo Trenin uno dei motivi per i quali quella linea si andò perdendo è data dal fatto che gli attori internazionali per Mosca erano la Russia, gli Usa, la Cina e l'emergente India. La Ue era considerata un'appendice americana così come il Giappone.
Ma sostiene che il giudizio vada aggiornato alla luce delle recenti prese di posizione di Angela Merkel sulla necessità per l'Europa di “prendere in mano il proprio destino non potendo contare sempre e comunque sugli Stati Uniti”. La Germania – a suo avviso – potrà giocare un ruolo di pilastro nell'emergente ordine mondiale assieme a Cina, India, Giappone e Russia.
In visione di emancipazione dal dominio americano suggerisce vertici regolari tra Russia, Germania e Cina. Quello che il Cfr paventa da tempo.

I problemi della Russia
La politica estera di Putin va dunque rivista? Per Trenin indubbiamente sì e va fatto nella stessa direzione che auspico da sempre e per la quale sono critico con Mosca da qualche anno.
Tuttavia Trenin è consapevole che “il declino russo è una realtà”. E aggiunge – giuro, non sono stato io! - che l'economia è l'anello debole e il vero campo di battaglia per Mosca, non l'Ucraìna né la Siria. “Come Mosca gestirà la crisi e se avrà successo nel rimettere il paese sulla traiettoria della ripresa economica dipende fondamentalmente dalle élites russe. Finora sono state carenti. La questione è se saranno in grado di vincere la sfida del rilancio dell'economia. Dovessero fallire, il futuro della Russia sembrerebbe certamente fosco”. La chiamata agli europei per la ristrutturazione russa è palese.

Forse non è utopia
Diciamo che sono così sicuro di me che non avevo bisogno di conferme per convincermi che avevo compreso la situazione io e non quelli che cantano in coro. Sono numerosi, direte? Sono sempre numerosi quelli che ripetono le filastrocche, chi anticipa le cose è destinato ad essere quasi solo. Fortunatamente aggiungo.
Diversi anni dopo quasi tutti finiscono con il convergere sulle posizioni annunciate dalle poche avanguardie, solo che lo fanno quando il tempo è scaduto e la realtà è mutata e così sbagliano ancora. Ma che ci possiamo fare? Li dipingono così, non possono essere che così e vogliamo loro bene malgrado tutto, tanto sono innocui anche quando prendono posizione per il Nemico facendosi gladiatori effettivi in scenari fiction scritti a Hollywood.
Quello che mi rassicura è che se queste posizioni sono presenti nelle élites russe vuol dire che il mio auspicio per il futuro non è un'utopia. E le élites anglomericane lo sanno benissimo tanto da lavorare ovunque, anche tramite i “populisti”, per scongiurarlo.
“Antiamericani”, “sovranisti”, e (stavolta tolgo il virgolettato perché mentre per le prime due categorie le posizioni sono immaginarie, per le seconde sono tristemente oggettive) antitedeschi e antieuropei: ecco a voi i camerati dello Zio Sam!

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Ottobre 2017 13:07
 

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