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Il nostro gregge è già immune PDF Stampa E-mail
Scritto da Augusto Grandi x electoradio.com   
Giovedì 19 Marzo 2020 00:32


Da ogni possibilità di riscatto

Un intelligente, e dotto, intervento di Alberto Negri su Il Manifesto ricorda gli effetti della peste medievale sull’economia e sul lavoro dell’epoca.
Una strage che portò alla morte del 35/40% degli europei ma che garantì, ai sopravvissuti, un deciso miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con un incremento delle retribuzioni (non solo in Europa).
Ora, però, la situazione è molto diversa, nonostante un elemento in comune: il riscaldamento globale, il clima mite che allora favorì l’agricoltura ed anche la demografia mentre ora favorisce solo la proliferazione dei gretini, peraltro scomparsi con l’emergenza. Per il resto ora le prospettive per il “dopo” non sono assolutamente favorevoli se non per gli oligarchi e per i loro servi. Innanzitutto perché il virus attuale sarà, fortunatamente, molto meno letale. In secondo luogo perché l’esercito industriale di riserva, composto dai migranti, rappresenta sempre l’arma di ricatto degli oligarchi nei confronti dei lavoratori. Infine perché il ceto dominante dispone dei suoi chierici della disinformazione, impegnati a veicolare notizie false ed interpretazione assurde.
L’immunità di gregge, non solo in Italia ma soprattutto in Italia, non è una questione sanitaria ma sociale, nel senso che questo non è un popolo bensì un gregge che scatta all’unisono al comando del padrone. E non importa che il pastore stia conducendo il gregge al macello e non al pascolo: le pecore marciano comunque, compatte e fiduciose. Pronte a premiare, anche con il voto, i responsabili dei tagli alla sanità ed i futuri responsabili di nuove tasse.
Gli ordini, però, impongono di non pensare al futuro, al dopo virus. “Andrà tutto bene”, punto e basta. Bene per chi? Per gli oligarchi, sicuramente. Non per chi dovrà pagare per gli errori del ceto dominante. Ma il gregge belante si farà tosare e ringrazierà pure. D’altronde è adesso che si dovrebbe pensare al futuro, ridisegnandolo. Dopo sarà troppo tardi. Ma adesso non si può, bisogna cantare sui balconi per poi indignarsi se un inglese descrive gli italiani come i soliti suonatori di mandolino. Giusta indignazione: ora sui balconi si va con la chitarra elettrica.
Sì, ma dopo? Non pensateci, lasciate fare a chi sa. Lasciate che il ministro Gualtieri si entusiasmi per Crudelia Lagarde, tanto per chiarire quali saranno le strategie per il dopo. Lasciate che ad occuparsi di sanità siano coloro che l’hanno distrutta, che ad occuparsi di industria siano coloro che l’hanno venduta, che ad occuparsi di lavoro siano coloro che vogliono gli schiavi.
L’importante è che nessuno si sogni di cambiare la situazione. Spariranno migliaia di piccole aziende? Probabile, ed anche giusto, in fondo. Perché sono i piccoli imprenditori la spina dorsale di questo Paese ma se non lo capiscono e si trasformano in gregge di fronte agli oligarchi, allora non possono lamentarsi per il massacro in arrivo grazie ai loro idoli.

 

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