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Primo: rifare l'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 02 Aprile 2020 01:12


Che le difficoltà c'insegnino almeno questo!

Quando l'isteria si sarà placata registreremo l'esistenza di due Italie: quella realmente aggredita dal virus e che combatte e quella chiusa invece nelle celle di casa che si sfoga nella globalizzazione (la rete) pretendendo che sia saltata la globalizzazione e intanto frigna “ci hanno lasciato soli!”
Non si sa bene chi ci avrebbe lasciati soli, ma non ha molta importanza, basta prendersela con qualcun altro per evitare di ricordare che ci siamo sfondati da noi, per ignavia, per cupidigia, per malcostume, in un consociativismo clientelare parassitario e putrescente del quale sono colpevoli più o meno tutti i governanti nostrani ma anche le nostre “opposizioni”.
Eppure abbiamo davanti a noi un'occasione unica, quella di rimboccarci le maniche e di ripartire da zero, ma con l'accompagnamento di ghigliottine, quantomeno figurate, e di fare piazza pulita. Non degli europei, non dei tedeschi, non degli untori che passeggiano in strada, ma dei colpevoli.
Ma, per farlo, dobbiamo iniziare a cambiare noi.

Il racconto e la realtà
Che l'Europa, purtroppo, non sia unita e non sia all'altezza lo sapevamo anche prima. Né potevamo sperare granché da una costruzione liberale e democratica che poteva al massimo lenire le disfunzioni delle nostre singole democrazie liberali (e su alcuni piani, ad esempio il garantismo giuridico, lo ha fatto) ma non poteva diventare l'Alternativa al mondialismo capitalista se non si fosse agito per modificare i nostri sistemi e le nostre società. Un compito al quale tutte le “opposizioni”, dicasi tutte, ivi comprese le più estreme, hanno regolarmente abdicato.
Oggi che pretendiamo (non lo chiediamo, non lo proponiamo, ma lo invochiamo) che le altre nazioni vengano ad aiutare la nostra ripresa in debito, indebitandosi anche per noi e che facciamo finta che il Covid lo abbiamo solo in Italia e che i disastri economici non tocchino anche gli altri, tutti i servi di sempre, quelli che ci imponevano fino a ieri la Lagarde, il Mes il patto di stabilità, fanno a gara nell'eccitare gli animi contro l'Europa (“tedesca” dicono in perfetta malafede).
E, cambiando casacca ma non deontologia, silenziano tutto.
Hanno lasciato passare la fake new della Germania che ci avrebbe scippato le mascherine cinesi, ma hanno taciuto o minimizzato le tonnellate di materiale sanitario che i tedeschi ci hanno inviato, l'accoglienza dei nostri malati nei loro ospedali e l'offerta di un prestito diretto di 20 miliardi. Intanto gli 85 milioni di materiale sanitario americano vengono acclamati come la cioccolata del '44.
La stessa Ue non è stata affatto immobile. Ha sospeso il patto di stabilità, ha concesso a tutti gli aiuti di Stato e ha stilato un programma a difesa del lavoro, mentre la Bce acquistava 750 miliardi di Titoli di Stato.

Perché
Non scrivo questo per fare l'apologia della Ue come pensano i cretini e sostengono i miserabili in malafede, ma semplicemente per mettere in luce come la realtà venga contrabbandata regolarmente in modo falsato e sempre al sostegno della logica accattona che, con poche eccezioni, tutte terminate tragicamente o drammaticamente, ci caratterizza da 77 anni in qua.
Scrivo questo per ricordare a tutti che non è prendendosela con gli altri, e per giunta in modo palesemente disonesto, che si cambia registro. È rimboccandosi le maniche che lo si fa.
Fosse anche contro tutti. Ma non esistono frontiere o etichette che dividono a priori i miei dagli altri: è una questione di tempra, di stirpe e di carattere.
Piagnucolosi e accattoni non servono, abbiamo bisogno di monaci, lavoratori e guerrieri.
Le frontiere vere sono queste, non quelle che la famiglie spaventate disegnano sui loro balconi.
Torniamo in noi, invece di ripararci dietro scudi virtuali, facciamolo prima che sia troppo tardi. Ma soprattutto facciamolo perché è nostro dovere!

 

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