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So che non lo sai, ma non sei americano PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolf   
Lunedì 11 Gennaio 2021 01:40


Quella sciocca infatuazione sovranista nel mondo yankee

Gli occhi di mezzo mondo guardano alla Casa Bianca e al Capitol Hill.
Questo per tante ragioni di cui i più non si rendono conto. In pratica perché siamo soggetti agli americani e perché siamo globalizzati.
Ciò contribuisce a farci vagare a vuoto, in un continuo delirio onirico.

Cosa ci riguarda nella tragicommedia americana?
Ovvero, quali sono i suoi aspetti universali? Soltanto uno in effetti: il dato epocale nel quale l'arcaico della modernità si dimena per non morire del tutto nella rete della nuova fase di sviluppo.
Ovvero l'economia produttiva e il paradiso piccolo-borghese, nei suoi aspetti economici ed esistenziali, cercano di resistere al fluire della società liquida. Quindi va in onda il confronto tra una reazione impotente, ma intrisa del ricordo del buon senso, e un progresso travolgente che si accompagna a un'utopia totalitaria.
Il primo dei due poli non ha alcuna prospettiva reale davanti a sé ma, per quanto distorti, travisati, sconvolti, prova ad aggrapparsi ad alcuni elementi positivi che non è in condizione di rappresentare e men che meno di rinnovare. Il secondo ha invece dalla sua tutte le dinamiche del tempo, ma si accompagna a una pura follia devastatrice.
In questo, e per questo, non si possono non preferire i perdenti, anche se è indispensabile provare rabbia nei riguardi di tutti coloro che pretendono di rappresentarli perché non solo non offrono loro alcuna possibilità di guadare il fiume, ma fanno di tutto per affondarne le barche.

Perché tanta eccitazione sulla tragicommedia del trumpismo?
Perché, con buona pace dei sovranisti che vaneggiano di una crisi della Globalizzazione, siamo globalizzati in tutto il nostro relazionarci con il mondo e perfino con i nostri familiari e i nostri oggetti di desiderio. Siamo nella rete, nei satelliti, nel virtuale. E tutto questo è per ora, ancora a predominanza americana.
Dopo la sceneggiata dell'11 settembre, rammento la preoccupazione di tanta gente sugli imminenti attentati islamici qui da noi. Gente che aveva vissuto gli anni di piombo, le stragi continue, gli attentati quasi quotidiani, senza battere ciglio. Ma le immagini dell'abbattimento delle torri nel centro del suo universo, già da tempo hollywoodiano, l'aveva colpita nell'intimo.
Di quanto accade in Usa ci dovremmo curare soltanto nella prospettiva di una crisi americana, magari di una guerra civile americana, comunque del declino americano e delle nostre prospettive di emancipazione. Invece, da una parte e dall'altra, ci occupiamo di quanto avviene in America perché, nel nostro mentale asservito, quella sentiamo come casa nostra. E noi, volenti o nolenti, ambiamo a diventarne una stelletta.

Perché dovremmo solidalizzare con gli americani?
Per Clint Eastwood, per John Wayne, per il giustiziere della notte. Perché il colono, l'ex pioniere, oggi non è più padrone di casa sua. Perché il bianco, maschio, americano è sotto accusa e perde ogni certezza di sé e del domani.
Vada! Ma ci fermiamo lì. Perché parliamo della stessa gente che ha fondato una nazione di soli immigrati, che ha eliminato, per genocidio, la popolazione autoctona. Gente che ha fondato la propria economia dapprima sullo schiavismo e in seguito, molto peggio, sullo sfruttamento industriale. Gente che ha fondato la propria identità sulla Terra Promessa e sull'utopia.
Gente che ha messo al centro di ogni valore il Dio denaro e ha fuso il concetto nel Dollaro.
Gente che ha invaso e calpestato i popoli vicini imponendo loro ogni genere di vessazioni e di torture, dal taglio a gilet con cui stroncava le braccia ai maschi nicaraguensi all'attuale ignominia di Guantanamo che si accompagna alla barbarie della pena di morte, inflitta nei modi volutamente più crudeli, dopo decenni di prigionia.
Gente che ha commesso due olocausti atomici sui giapponesi, cosa di cui sono ancora un po' incazzato, per il fatto in sé e perché i giapponesi erano miei alleati.
Gente che ha inventato i bombardamenti al napalm e li ha inaugurati sui nostri soldati a largo di Saint-Malo.
Gente che faceva piovere bombe nascoste in giocattoli sui quali si dilaniavano o si mutilavano i nostri bambini; bombe non del tutto bonificate ancora negli anni sessanta.
Gente che ha chiuso Ezra Pound in un manicomio e in una gabbia.
Gente che ha distrutto qualsiasi sistema sano esistesse al mondo, ultimo dei quali quello iracheno.
Gente che si sente eletta da Dio e superiore alla cultura, alla civiltà e si arroga il diritto di definire cosa è giusto o ingiusto per gli altri.

Ebbene, per ragioni oggettive, possiamo anche solidalizzare con gli eredi di coloro che tutto questo hanno prodotto che si stanno oggi facendo strappare le leve del comando da nuovi ceppi, americani come loro, intrisi come loro di queste concezioni ineffabili, e perfino più estremisti di loro.
Ma non ci possiamo identificare in loro, non possiamo provare simpatia e neppure empatia per questa gente che sta cogliendo oggi il frutto di quello che ha sempre seminato.
La Nemesi ha un'importanza suprema. Noi stiamo iniziando a pagare giustamente i conti in sospeso dall'8 settembre, quelli lì hanno due secoli da dover espiare.
Piantatela dunque di identificarvi nei seguaci di Trump, ne guadagnerete quantomeno in dignità.

 

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