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IL DIRITTO DI DIRE NO AI «LIBERATORI» PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Fini   
Sabato 01 Maggio 2004 01:00

A Falluja gli americani, dopo un assedio di settimane, attaccano con decine di carri armati appoggiati da aerei I30U Spectre e da elicotteri da combattimento. La stessa cosa, anche se in dimensioni minori, avviene a Najaf.

I morti iracheni in queste giornate sono già più di mille e anche gli americani hanno perdite ingenti per i loro standard.

E allora smettiamola, una volta per tutte, di mentire e di mentirci addosso dicendo che quella in Iraq è una lotta al terrorismo internazionale - e quindi una legittima risposta all'11 settembre e magari a qualche residuale seguace di Saddam Hussein. Quella in Iraq è una guerra a una popolazione che, nella sua maggioranza, sia della componente sunnita che sciita (Falluja è sunnita, Najaf è sciita), non ci sta alla "liberazione" americana. E non ci sta per la semplice ragione che è stata enunciata dal nunzio apostolico di Bagdad, da anni in Iraq, che spero nessuno vorrà accusare di estremismo, anche se la tendenza ormai invalsa in Italia è quella di bollare come terroristi, o quantomeno come loro simpatizzanti, tutti quelli che sono contrari a questa guerra (io mi sono preso della "quinta colonna" da don Gianni Baget Bozzo, un prete ferocemente antimusulmano che presumo starebbe bene in una teocrazia di tipo islamico visto che confonde la politica con la religione e incarna entrambe nella sua persona). Ha detto dunque il nunzio apostolico, monsignor Fernando Filoni: «Il fatto è che gli iracheni non vogliono essere occupati da eserciti stranieri».

È un'idea così stravagante, bizzarra, bislacca? È una cosa che può suonare così singolare e strana a noi italiani che nella nostra storia siamo vissuti tante volte sotto il tallone di ferro di eserciti e governi stranieri, si trattasse di francesi, spagnoli o tedeschi? È vero che il nostro motto era "Franza o Spagna purché se magna", ma qualche scatto d'orgoglio lo abbiamo avuto anche noi.

Ha detto uno dei guerriglieri di Falluja all'inviato del Corriere della Sera, Claudio Lazzaro, entrato in città con la Croce Rossa: «Gli americani bombardano, ammazzano e poi dicono che ci vogliono insegnare la democrazia. Loro vogliono comandare, ma questa è casa nostra, siamo noi che dobbiamo decidere chi ci rappresenta». Non si sarebbe potuto dir meglio.E c'è anche da aggiungere che mentre il ricatto delle Falangi Verdi di Maometto, oltre che turpe, è inaccettabile e non va accettato - come invece si è tentato di fare alla manifestazione di ieri, in modo surrettizio, subdolo, all'italiana, con la partecipazione "a titolo personale" di rappresentanti di quelle forze politiche che ufficialmente lo hanno sdegnosamente respinto - nel merito il loro comunicato è ineccepibile: "Annunciamo a voi e a tutti gli uomini liberi del mondo che la nostra è una causa giusta. Stiamo difendendo la nostra terra, il nostro onore, la nostra dignità e i nostri sacri valori, mentre le forze del male sono venute da oltre gli oceani per occupare la nostra terra. È dunque nostro diritto difendere le nostre terre e questo diritto è contemplato dalle leggi celesti e dalle leggi internazionali». Potrebbero essere, a parte qualche dettaglio, parole di un eroe del nostro Risorgimento.

Questi iracheni non si appellano all'irrazionalismo della Jhiad, alla Bin Laden, si appellano, con gli strumenti della ragione, a un diritto, che è sempre stato riconosciuto a ogni popolo: quello di resistere all'invasione e all'occupazione del proprio territorio da parte di truppe straniere. Il loro linguaggio è perfettamente razionale. Per questo si è insinuato che dietro quel comunicato c'è una mano occidentale. Ma non è così. Siamo noi occidentali che, calpestando tutti i nostri principi, stiamo chiamando una sorta di "guerra santa" in nome della democrazia.Che smacco, e, per quello che si è sempre autodefinito, compiacendosene, "il mondo libero" dover subire un appello del genere. Che in altri tempi - per esempio ai tempi in cui lord Byron andava a combattere per la li

 

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