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Ostaggi italiani, nuove condizioni "Liberi gli iracheni in Kurdistan" PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Sabato 01 Maggio 2004 01:00

Ad Al Jazeera un messaggio delle Brigate verdi di Maometto.

ROMA - Si complica la situazione degli ostaggi italiani in Iraq. Dopo lo spiraglio aperto dall'incontro tra il commissario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli, e Abdel Salam Al Kubaisi, autorevole membro del consiglio degli Ulema sunniti, gli sviluppi della vicenda hanno subito una battuta d'arresto. E un comunicato dei sequestratori diffuso dalla tv Al Jazeera ha ricacciato indietro le speranze di riportare in Italia, almeno in tempi stretti, Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino.

Nel nuovo messaggio, le "Brigate verdi di Maometto" hanno posto nuove condizioni al governo italiano: intervenire per la liberazione di prigionieri iracheni detenuti in Kurdistan. Dai sequestratori arriva però anche un segnale rassicurante: gli ostaggi stanno bene, dicono i guerriglieri, e sarà loro cura mantenerli in buona salute.

Le Brigate affermano anche di aver valutato positivamente quanto fatto dagli italiani. Con riferimento, evidentemente, alla manifestazione di giovedì a San Pietro. Diversamente dal solito, Al Jazeera non ha mostrato il foglio con il comunicato, né sul video è stata fatta scorrere, alla base dello schermo, una scritta con la notizia del nuovo comunicato.

Il susseguirsi di notizie che davano per probabile una rapida liberazione degli ostaggi è cominciato quando a Bagdad erano già le dieci di sera e mancavano poche ore allo scadere dell'ultimatum. Al Kubaisi aveva convocato il commissario Scelli dicendosi "ottimista" sulla possibilità che il rilascio degli ostaggi potesse avvenire di lì a breve. Kubaisi, inoltre, aveva anche aggiunto che in caso di liberazione, Agliana, Cupertino e Stefio, sarebbero stati consegnati nelle mani della Croce Rossa.


La convocazione di Scelli non era stata casuale: l'apertura del corridoio umanitario con i tre viaggi effettuati dalla Croce Rossa a Falluja, con un carico di medicine e generi di prima necessità per la città assediata dalle truppe americane, probabilmente ha lasciato il segno. Tant'è che Al Kubaisi ha chiesto alla Croce Rossa "un ulteriore sforzo per i numerosi orfani e feriti a Falluja". Il religioso, inoltre, ha ringraziato il commissario straordinario per quanto fatto finora: "Il popolo iracheno vi è riconoscente".

Lo stesso Al Kubaisi, secondo alcune fonti a Bagdad, sarebbe stato, nelle ultime 24 ore, nella zona attorno a Falluja e nella città stessa. Non si può dunque escludere che abbia incontrato o comunque preso contatti con persone in grado a loro volta di avere un canale con i sequestratori dei tre italiani.

Il messaggio arrivato da Bagdad è stato preso in considerazione, seppure con cautela, negli ambienti dei servizi di sicurezza. Un segno su cui riporre qualche speranza, anche se la richiesta dei sequestratori potrebbe aprire nuovi scenari. Dopo esser stato a colloquio con Al Kubaisi, Scelli si è allontanato all'improvviso facendo perdere per qualche tempo le sue tracce e soltanto quando a Bagdad era già notte fonda è rientrato nell'ospedale della Croce Rossa. Per ora, dunque, la Cri, "attende un segnale" anche se nulla, fanno notare dalla capitale irachena, fa pensare a sviluppi immedia
 

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