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«Pronti a proclamare lo Stato di Palestina» PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 10 Maggio 2004 01:00

«Una cosa è certa: non aspetteremo che Ariel Sharon metta in atto il suo piano di segregazione razziale. Non permetteremo che Israele trasformi le aree autonome palestinesi in ghetti e che inglobi ciò che resta dei Territori. La realizzazione del Muro dell'apartheid distrugge ogni spazio di dialogoe affossa qualsiasi soluzione negoziale del conflitto israelo-palestinese fondata sul principio di due Stati. Ciò che intendiamo mettere in atto èuna grande offensiva politica e diplomatica che contempli tra le sue opzioni anche quella di una proclamazione unilaterale dello Stato di Palestina»..Ad affermarlo è Yasser Abed Rabbo, membro del Comitato esecutivo dell'Olp,uno degli artefici dell'«Accordo di Ginevra».

Rabbo boccia anche il piano di evacuazione degli insediamenti ebraici nella Striscia di Gaza delineato
da Sharon: «Le dichiarazioni di Sharon sulla evacuazione delle colonie - sostiene Rabbo - sono un imbroglio con cui il premier israeliano cerca di coprire il suo piano di separazione razzista». Il blocco della costruzione
del Muro sarà uno dei temi al centro della missione in Europa del primo ministro palestinese Ahmed Qrei (Abu Ala), che da stasera sarà a Roma dove,nei due giorni di peramnenza, incontrerà il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, i leader dellopposizione, le massime autorità dello Stato e, giovedì, il Papa. «Ai nostri interlocutori europei - sottolinea Rabbo - chiederemo di essere coerenti con i pronunciamenti contrari alla realizzazione
del Muro e di agire su Israele perché ponga fine a questo atto di inaudita gravità». Rabbo insiste molto sul fattore tempo. «Non possiamo aspettare - ripete - che Sharon metta in pratica i propri proponimenti. Dobbiamo reagire
prima. Ed è ciò che faremo». E tra le reazioni possibili c'è anche la proclamazione unilaterale di indipendenza: «Si tratterebbe - spiega l'ex ministro dell'Informazione
dell'Anp - nell'autoproclamazione dell'Autorità nazionale palestinese come autorità che rappresenta uno Stato palestinese indipendente entro i confini del 1967 (quelli antecedenti alla Guerra dei Sei giorni, ndr.), con Gerusalemme Est come capitale. Quindi sarà chiesto il riconoscimento delle Nazioni Unite e della comunità internazionale. Ad una mossa unilaterale estrema e senza
ritorno, come è quella della realizzazione da parte israeliana del Muro in Cisgiordania, saremo costretti a replicare con un atto di analoga portata».

Il premier palestinese Abu Ala ha iniziato la sua missione in Europa insistendo sulla pericolosità del Muro in Cisgiordania. Condivide questa preoccupazione?
«Certamente. Chiunque abbia a cuore la pace in Medio Oriente deve far sentire la sua voce contraria ad una forzatura unilaterale condotta dal governo israeliano che, se portata a termine, chiude lo spazio ad ogni soluzione
negoziale del conflitto israelo-palestinese. Il piano delineato da Ariel Sharon ha come obiettivo quello di trasformare le zone palestinesi più popolate in ghetti e a usurpare il resto dei Territori».
Ma il premier israeliano parla anche di evacuazione dei coloni dalla Striscia di Gaza.
«Non cadremo nella trappola di Sharon. Le sue dichiarazioni sull'evacuazione delle colonie di Gaza, con il trasgerimento dei settimila coloni negli insediamenti
in Cisgiordania, sono un imbroglio che serve a coprire un piano di segregazione razziale indegno di un Paese che si dice democratico». Come intendete opporvi a questo progetto? «Con le armi della politica e della diplomazia. Stiamo valutando diverse opzioni e tra queste vi è anche, come extrema ratio, la proclamazione unilaterale di indipedenza».
Una prospettiva che Israele interpreta come una dichiarazione di guerra.

«E cos'è la costruzione del Muro se non il proseguimento della guerra scatenata contro il popolo palestinese? Questo atto arbitrario è stato condannato dalla stragrande maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite, eppure
Israele fa finta di nulla. Cosa dovremmo fare? Restare in silenzio, o rallegrarci se Israele modificherà di qualche metro il tragitto del Muro? Ci siamo appellati alle Nazioni Unite, abbiamo investito della questione la Corte di giustizia
internazionale dell'Aja, e anche questo è stato visto dai governanti israeliani come una provocazione. Sharon sostiene a parole di essere ancora legatoalla Road Map (il Tracciato di pace messo a punto dal Quartetto Usa-Ue-Onu-Russia, ndr.) ma con i fatti sta già realizzando il suo piano di separazione unilaterale, che una volta portato a compimento realizzerà nei Territori un regime segregazionista degno del Sudafrica dell'apartheid».
Dalla separazione all'integrazione. Come valuta la proposta emersa dalla
 

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