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I "liberatori"? In Iraq oggi, in Italia ieri PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Emiliani   
Lunedì 10 Maggio 2004 01:00

Quando la guerra in Iraq era solo una minaccia, il centrosinistra allargatissimo, quello che va dai democristiani di risulta ai centri sociali, fu capace di portare in piazza una folla enorme. In verità la “minaccia della guerra” valeva solo per gli occidentali, perché per gli iracheni già era una realtà da dodici anni. Infatti, dopo le bombe e i missili della prima guerra del Golfo arrivò la forma più abietta e criminale di guerra possibile, l’embargo, che colpisce i civili e tra questi soprattutto i bambini.

Tornando ai fatti della politica italiana viene quindi da domandarsi come mai sia stata possibile una mobilitazione così forte in passato, mentre ora, davanti ai massacri, alle torture, agli stupri, ad una realtà che mostra chiaramente che gli iracheni non desideravano affatto di essere “liberati”, le opposizioni non sono capaci di mettere in piedi uno straccio di manifestazione degna di questo nome.
Già, perché la pagliacciata pacifinta, il corteo fino a piazza San Pietro promosso dai parenti degli ostaggi, fu un campione di ipocrisia che non merita nemmeno menzione. A chiedere la “pace umanitaria” c’erano persino componenti del governo Berlusconi, quello che ha deciso la partecipazione alla guerra atlantica. E, in ogni caso, i manifestanti furono solo qualche sparuto migliaio, nulla a che vedere con le “folle oceaniche” che invasero il Circo Massimo per testimoniare il rifiuto alla guerra.
Ma, allora, perché tutto questo?
La risposta è facile ed ha origini antiche: l’antifascismo.
Il fascismo in tutto ciò entra poco o nIulla, ma l’antifascismo sì.
Sessanta anni di dominio resistenziale dei media hanno costruito un mostro, una trappola dalla quale, per incapacità o malafede, la sinistra italiana non è più capace di uscire.
La prima guerra del Golfo scoppiò che in Italia “regnava” ancora la Prima Repubblica, ma già allora, probabilmente, negli angoli bui di Botteghe Oscure si progettava la conquista del potere.
Un potere raggiungibile solo tramite l’accondiscendenza di Washington e chi, come il Pci, aveva un tempo fatto le barricate (nel vero senso della parola) contro la Nato, doveva conquistare una patente liberademocratica senza la quale ci sarebbe stato semaforo rosso da oltre Atlantico.
Il Pci appoggiò quindi quella guerra e per farlo utilizzò i vecchi arnesi del mestiere: l’antifascismo.
Saddam Hussein era fascista, quindi la guerra contro di lui era giusta.
In realtà il partito Ba’ath iracheno, socialista nazionale panarabo, si ispira chiaramente alla dottrina fascista, ma questo è solo un dettaglio per i comunisti nostrani.
Quando l’ormai post Pci D’Alema raggiunse la poltrona di Palazzo Chigi non esitò a lanciare l’Italia in una guerra atlantica contro la Jugoslavia e i post comunisti non esitarono a chiamare fascista anche Slobodan Milosevic.
Anche qui, a guardar bene, possono trovarsi elementi socialisti nazionali e quindi fascisti, ma anche quella fu una forzatura, perché allora, con buona ragione, dovrebbero essere chiamati fascisti anche Fidel Castro, Che Guevara e persino Mao Tze Tung, trattati (tranne, negli ultimi tempi, il primo) come icone dalla sinistra italiana che ha, invece, chiamato fascisti gente come Pinochet, i generali argentini, i colonnelli greci o tanti dittatori sudamericani che con il fascismo non hanno proprio nulla a che vedere.
Fascismo è divenuto sinonimo di Male Assoluto, così è diventato fascista persino Osama bin Laden.
Per riuscire a mobilitare la piazza, oltre la vuota litania pacifista, la sinistra ha dovuto quindi rispolverare l’antica opposizione alle guerre imperialiste, naturalmente fasciste.
E’ così successo che erano fascisti gli aggressori americani e fascisti gli aggrediti iracheni.
Se la cosa non fosse drammatica arriveremmo al comico paradosso che in Iraq si sta combattendo quasi una guerra civile.
Entrano però qui in gioco le antiche colpe degli antenati dell’attuale Ulivo, sia di quelli comunisti sia di quelli democristiani: la colpevole collaborazione con gli invasori alleati dell’Italia nella seconda guerra mondiale.
L’antifascismo, inesistente durante il Ventennio fascista, nasce in Italia allora e da allora rappresenta un valore fondante, l’unico valore fondante di questa sinistra collaborazionista.
Attaccare decisamente gli americani oggi significherebbe dover revisionare la storia italiana dell’ultima metà del secolo scorso.
Quella che ancora oggi viene festeggiata in pompa magna come “li
 

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