Torture: Bush è con Rumsfeld Stampa
Scritto da Lastampa.it   
Martedì 11 Maggio 2004 01:00

Alla Difesa «lavoro superbo». Il presidente vede foto inedite al Pentagono: faremo giustizia

11 maggio 2004

BAGHDAD (Iraq). Il presidente George W. Bush non scarica il segretario alla difesa Donald Rumsfeld. Anzi, al termine di una visita al Pentagono, ne fa un forte elogio, lodandone il coraggio e la leadership: «L'America ha un debito di riconoscenza nei suoi confronti, sta facendo un lavoro superbo», dice.

Nella bufera per le sevizie inflitte da soldati americani a detenuti iracheni, Rumsfeld resta, dunque, al suo posto, con tutto lo Stato Maggiore della difesa americano, confortato dalle parole del presidente. Almeno per ora. Lo scandalo delle sevizie nel carcere di Abu Ghraib tiene in serbo altre puntate, migliaia d'immagini di umiliazioni e di violenze. Se ne rende conto di persona Bush, che, al Pentagono, vede una ventina di foto e mini-video finora inediti: squallidi souvenir della campagna della vergogna divenuti la prova schiacciante e imbarazzante di comportamenti abominevoli.

Le immagini mostrate a Bush non riguardano stupri, ma sono «sconvolgenti»: contengono - a quanto s'è appreso - «atti di degradazione dell'individuo e comportamenti inappropriati anche di natura sessuale».

È la prima volta che il presidente vede qualcosa che non sia già stato pubblicato. «La sua reazione - racconta il suo portavoce Scott McClellan - è stata di profondo disgusto e d'incredulità»
che soldati americani abbiano potuto arrivare fino a quel punto d'aberrazione e degrado.

Casa Bianca e Pentagono stanno valutando se cercare di controllare il danno della pubblicazione di foto e video diffondendone una parte di loro iniziativa, evitando di mettere in circolazione solo i documenti più crudi.

Oggi una parte del materiale sarà mostrato a deputati e senatori: un gruppo ristretto, per limitare le fughe di notizia alla stampa (che, comunque, ci saranno).

Al termine della visita al Pentagono, dove ha ricevuto un rapporto dettagliato sull'andamento del conflitto e sullo scandalo delle sevizie, Bush è parso teso e scuro in volto dopo avere ribadito il suo appoggio allo staff politico-militare dice che i responsabili dello scandalo saranno individuati e giudicati. Le loro azioni, nota, «hanno causato danno» agli Stati Uniti «ben oltre le mura della prigione» degli orrori di Abu Ghraib contribuendo ad ispessire i dubbi sulla missione americana e sulle sue motivazioni. Bush parla di «abusi crudeli e disgraziati» che sono «un insulto al popolo iracheno» e «un affronto ai livelli più elementari di moralità e di decenza».

La linea politica resta però inalterata; la priorità è - dice - la sicurezza dell'America; «daremo alle nostre truppe tutti i mezzi necessari per portare a termine il loro lavoro. Intendiamo completare l'opera che abbiamo cominciato verso un Iraq libero e
democratico».

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