Sono monomaniaci Stampa
Scritto da gliocchidellaguerra.it   
Giovedì 24 Gennaio 2019 00:19


Per gli americani quello che conta è piegare la Germania

e, di conseguenza, tenerci schiavi.

Gli Stati Uniti di Donald Trump non hanno mai nascosto la loro avversione nei confronti della Germania. Dai primi colloqui fra Angela Merkel e Trump è apparso subito chiaro che il presidente americano non abbia mai guardato con particolare affetto verso Berlino. La Germania è considerata la potenza economica e politica europea. E con il suo surplus commerciale, il suo tentativo di egemonizzare la politica dell’Unione europea e il rafforzamento dei rapporti con la Russia,  è stata messa da subito nel mirino della nova amministrazione Usa.

A confermare la distanza fra Berlino e Washington è arrivata la nomina dell’ambasciatore Richard Grenell. Il diplomatico scelto da Trump per rappresentare la sua amministrazione nella capitale tedesca, non ha mai fatto mistero di avere una forte avversione verso le politiche di Frau Merkel. Già quando veniva semplicemente intervistato da Fox News, Grenell raccontava di una Germania completamente fallimentare sotto diversi aspetti, fra i quali l’immigrazione. E le sue idee le ha confermate continuamente, sia come analista che come ambasciatore.

Ed è proprio come diplomatico che la cosa si fa molto più interessante. Perché Trump, per Berlino, non ha scelto un uomo super partes, ma una persona del tutto contraria alle politiche di chi governa la Germania: cioè Angela Merkel. Tanto che appena sbarcato a Berlino, come riportato dallo Spiegel online, Grenell parlò apertamente in favore di Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, e contro le politiche della Cancelliera. Kurz “ha vinto in grande stile” in Austria perché ha chiesto chiare regole sull’immigrazione, disse Grenell in toni quasi trionfalistici, e parlò anche della popolarità del leader di Vienna “in tutta la Germania”, aggiungendo che i popoli europei cercavano leader che volevano tutelare i confini.

Le frasi di Grenell non sono piaciute a molti a Berlino. Da una parte, perché queste parole contrastano con gli obblighi imposti dall’articolo 41 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Secondo la Convenzione, i diplomatici non devono intromettersi negli affari interni del Paese che li ospita. Dall’altra parte, perché è evidente che quelle frasi rappresentavano una sorta di schiaffo nei confronti del governo tedesco che ha accettato le credenziali dell’ambasciatore ma che avrebbe preferito un approccio molto più soft nei confronti dell’operato della Grande Coalizione.

E da quel momento, Grenell è stato gradualmente isolato. Un personaggio scomodo, considerato a tratti pericoloso, che a Berlino nessuno ormai vuole incontrare., Lui continua a twittare dalla capitale tedesca facendo (come ovvio) gli interessi americani e del suo presidente. Ma la politica tedesca non lo vuole, i salotti di Berlino lo respingono, e nessuno del centrodestra e del centrosinistra vuole averci molto a che fare. Ed è strano per un ambasciatore degli Stati Uniti, visto che dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, fra la Casa Bianca e i governi tedeschi si è sempre cercato il massimo dialogo. Ma ora, tutto sembra diverso. E la stessa Merkel preferisce non incontrarlo.

Del resto, Grenell non fa nulla per farsi amare dalla politica berlinese. E questo rientra nel tipico atteggiamento dell’amministrazione Trump, che ha subito messo in chiaro di non avere alcuna intenzione di intavolare con i partner europei e mondiali dei rapporti fatti di diplomazia e di buoni propositi. La presidenza repubblicana ha impostato una politica del tutto incline allo scontro se serve ai propri interessi o per giungere a un compromesso favorevole a Washington. E l’Unione europea guidata dalla Germania non piace alla Casa Bianca. Tanto che lo stesso Grenell ha avuto carta bianca per incrementare la rete di partiti che contrastano l’idea di un’Europa germano-centrica o che possano scalfire la leadership di Angela Merkel.