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Scritto da defensenews.com   
Lunedì 18 Marzo 2019 00:50


Va al sodo

L'idea, suggerita dalla nuova leader del partito dominante CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands) Annegret Kramp-Karrenbauer, ha già ottenuto l'approvazione dell'attuale cancelliera Angela Merkel, oltre a sollevare l'ennesimo dibattito sulla necessità per l'Europa di dotarsi di una difesa comune. I paesi membri UE già collaborano sul piano militare e bellico-industriale e intendono irrobustire tale collaborazione in modo da avere i mezzi difensivi necessari per poter esercitare la giusta influenza geopolitica e difendere i propri interessi. Esigenze derivanti da profondi cambiamenti strutturali nel sistema internazionale, in cui Stati Uniti (al netto di Trump) ed Europa divergono sempre di più sulla politica estera da adottare, rendendo in questo modo impellente per gli europei dotarsi in certi casi di una politica estera autonoma da quella statunitense.

La proposta della portaerei infatti è stata formulata dalla leader della CDU all'interno di un più vasto piano di riforma dell'Unione Europea pubblicato nei giorni scorsi, e in cui si sottolinea l'idea di renderla più forte e indipendente anche in campo militare. Tuttavia, per ora si tratta solo di una proposta che non ha ancora ottenuto il necessario supporto europeo e soprattutto francese, principale potenza militare dell'UE. Difatti tra Parigi e Berlino i rapporti nel settore militare sono già ad uno stadio avanzato. Dopo i piani di sviluppo di una caccia congiunto di sesta generazione, il progetto della portaerei segnerebbe un decisivo livellamento non solo nei rapporti franco-tedeschi, ma più in generale delle capacità di proiezione di forza dell'Europa in territori anche molto lontani dai confini continentali. Ciò richiederebbe tuttavia una maggiore collaborazione in campi tradizionalmente di stretta pertinenza nazionale, e in cui soprattutto la Francia pare restia a cedere. Inoltre, è lecito aspettarsi una reazione negativa da parte dei due paesi cardine della NATO, ovvero Stati Uniti e Regno Unito. Questi infatti, per timore che si crei un'entità geopolitica troppo forte e indipendente nel vecchio continente, si sono sempre opposti ai progetti di difesa comune europea, a meno che non fossero integrati all'interno della NATO, ergo sotto controllo statunitense. Il vero ostacolo rimarrebbe comunque la divergenza di interessi dei diversi paesi europei (Libia docet), presupposto essenziale per qualunque forza armata multinazionale. E motivo per il quale molti analisti internazionali si sono dichiarati estremamente scettici sull'applicabilità e utilità di tale progetto1.

In ogni caso, se anche dovesse andare in porto, bisognerà attendere almeno dieci anni per vederne il varo, rendendo comunque l'Europa ben lontana dai livelli americani, che con le sue undici super portaerei nucleari resterebbe per i prossimi decenni la prima potenza navale al mondo, inarrivabile per chiunque. Infine, rimarrebbe da chiedersi, che ruolo per l'Italia? Nuovamente esclusa come accaduto nel caso del nuovo caccia franco-tedesco di sesta generazione? O magari allineata con le potenze atlantiche di Gran Bretagna e Stati Uniti? Si spera comunque non con la Cina.

 

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