È ancora l'amico vostro Stampa
Scritto da huffingtonpost.it   
Martedì 16 Aprile 2019 00:16


Attacca loro ma punta come sempre a noi

C'è un passaggio singolare, nella conferenza stampa in cui il Segretario di Stato Mike Pompeo annunciava, l'8 aprile, la decisione di inserire il Corpo iraniano dei Guardiani della rivoluzione (Irgc), meglio noti come Pasdaran e parte integrante delle Forze armate della Repubblica Islamica, nella lista Usa delle organizzazioni terroristiche. Ed è quando chiama in causa il ruolo centrale che questo svolge anche nell'economia iraniana, e il coinvolgimento di suoi esponenti in casi di corruzione e reati finanziari. "Nel luglio scorso – evidenzia Pompeo – il Consiglio comunale di Teheran annunciava che la Fondazione Cooperativa di Irgc, che amministra gli investimenti Irgc, si è indebitamente appropriato di oltre un miliardo di dollari della città". E nel 2017, aggiunge, furono arrestati per corruzione "parecchi comandanti" dei Pasdaran coinvolti nella stessa Fondazione. Insomma Washington, nel bandire un'organizzazione di uno Stato a sua volta accusato di essere sponsor del terrorismo, riconosce a quello stesso Stato di avere anche qualche anticorpo per combattere il malaffare della sua potentissima e ramificata struttura.

Il ruolo centrale dei Pasdaran nell'economia iraniana torna quando viene chiesto a Pompeo se il loro inserimento nella lista nera - scelta che d'altra parte, secondo molti osservatori, non cambia molto la realtà delle cose, visto che già dal 2017 sono sanzionati come terroristi dal Tesoro e che un vero labirinto di sanzioni colpisce da tempo numerosi individui ed entità collegate – possa avere conseguenze sui commerci dell'Europa con l'Iran. "Se sei un consulente legale di un'istituzione finanziaria europea – risponde – ci sono più rischi". Vale a dire, servirà ora una ancora più complessa due diligence per essere certi che un soggetto economico iraniano non abbia qualche legame, anche remoto, con esponenti dei Pasdaran. "Era questo uno dei vostri obiettivi, Mr. Secretary, chiudere ogni business europeo?", gli chiede infine un giornalista. "Grazie. Grazie molte a tutti voi", la risposta del Segretario, che esce di scena.

Nessuna risposta, con invito a rivolgersi piuttosto al Dipartimento della Difesa, anche per un'altra domanda. I Pasdaran "li tratterete come l'Isis e al-Qaeda? In altre parole, punterete a Qassem Soleimani (il carismatico comandante delle forze speciali Qods dei Pasdaran, ndr. ) come puntate a Abu Bakr al-Baghdadi?". Quesito più che pertinente, considerato che i militari Usa si sono trovati sullo stesso fronte dei Pasdaran nella guerra contro l'Isis in Siria e in Iraq. Alleanze scomode, e subito dimenticate. Mentre il Dipartimento di Stato preferisce attingere alla storia meno recente per i suoi capi d'accusa contro i Pasdaran e le operazioni delle forze Qods all'estero – come alcuni gravi attentati degli anni '80 e 90 in Libano e Arabia Saudita - per poi parlare di complotti che sarebbero stati sventati tra il 2012 e il 2018 in Turchia, Kenia e Germania. Ma soprattutto di sostegno ancora attuale a organizzazioni anti-Israele come Hezbollah, Hamas e Jihad islamica palestinese.

Teheran rinserra i ranghi e stringe i denti, ma porta lo questione all'Onu

Teheran da parte sua, convinta che siano proprio gli Usa ad aver sparso morte e distruzione in tutto il Medio Oriente, ha risposto contrattaccando sullo stesso piano: sono gli Usa ad essere uno Stato sponsor del terrorismo, sottolinea il Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale, ed è il suo Comando centrale, il Centcom, una "organizzazione terroristica". I Pasdaran da parte loro, si aggiunge, "sono stati in prima linea contro il terrorismo e l'estremismo nella regione, combattendo contro Al Qaida, l'Isis e al-Nusra e altri gruppi terroristici". "Chi siete voi – accusa il presidente Hassan Rouhani rivolto agli americani - per etichettare le istituzioni rivoluzionarie come terroristiche? Voi volete usare i gruppi terroristici come strumenti contro le nazioni della regione". Difficile non pensare al ruolo svolto da Usa e altre potenze regionali nell'armare le milizie jihadiste anti-Assad in Siria, trasformando in una guerra civile per procura la breve "primavera" siriana.

Insomma, nessuno in questa arena è uno stinco di santo e certo non lo sono nemmeno i Pasdaran, anche nelle loro controverse operazioni all'estero. Ma se è vero che i loro vertici reagiscono tenendo alto con parole grosse il livello dello scontro, il ministro degli Esteri Javad Zarif scrive al segretario dell'Onu Antonio Guterrez per accusare Washington di aver violato le norme internazionali. E nomina ambasciatore all'Onu Majid Takht-Ravanchi, presumibilmente uomo di dialogo se non altro per essere stato uno dei negoziatori per l'accordo sul nucleare del 2015.

Intanto però la mossa della Casa Bianca sembra avere l'effetto di rafforzare la coesione nazionale anche fra i più critici dell'operato dei Guardiani delle rivoluzione. Un articolo di Iran Front Page, per esempio, sottolinea che perfino i riformisti e quelli che fra loro hanno scontato anni di carcere per il loro appoggio all'Onda Verde del 2009 osteggiano l'ultima mossa Usa. "Vi sono divergenze tra le forze politiche sulla performance dei Pasdaran in alcune aree – afferma per esempio il National Trust Party of Iran fondato da Mehdi Karroubi, uno dei due candidati presidenti del 2009 agli arresti domiciliari dal 2011 – ma si tratta di un conflitto interno alla famiglia della rivoluzione, in cui nessuno vuole lasciare che intervengano stranieri. Noi difendiamo le forze militari del Paese". Insomma, se è vero i Pasdaran rappresentano l'ala ultraconservatrice del sistema iraniano, contrapposto a quel fronte moderato-riformista che aveva scommesso su Obama e il nuclear deal, pare che l'ultima mossa della Casa Bianca non faccia altro che rinserrare i ranghi della classe politica della Repubblica Islamica. Finora attenta a non cadere nelle provocazioni: in attesa, forse, che il vento cambi con le presidenziali Usa del 2020.