Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Settembre 2019  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
        1
  2  3  4  5  6  7  8
  9101112131415
16171819202122
23242526272829
30      

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Tu vuo' fà l'americà PDF Stampa E-mail
Scritto da internazionale.it   
Martedì 30 Aprile 2019 00:01


ma sei solo un israelì

Nonostante il carattere imprevedibile del personaggio, Donald Trump ha alcune ossessioni precise, tra cui l’Iran. Il presidente degli Stati Uniti ha decretato che tra otto giorni nemmeno una goccia di petrolio potrà più lasciare il territorio iraniano, pena pesanti sanzioni contro il paese importatore.
È l’ultima manifestazione dell’unilateralismo con cui Washington impone la sua legge al resto del mondo, in questo caso sulla vicenda iraniana in cui gli Stati Uniti agiscono senza consultare nessuno dopo essersi ritirati dall’accordo sul nucleare quasi un anno fa. Totalmente inammissibile sulla base del diritto internazionale, la decisione di Trump si basa soltanto sulla potenza degli Stati Uniti e sulla loro capacità di punire gli altri paesi a loro piacimento.
L’embargo petrolifero era già stato imposto a novembre, ma Washington aveva concesso una deroga ad alcuni paesi. Il 2 maggio finiranno anche queste waivers, le esenzioni, e i cinque paesi coinvolti dovranno decidere se obbedire a Trump o scegliere la via dello scontro.
Washington vuole semplicemente provocare la caduta del regime iraniano
Questi cinque paesi sono Cina, Turchia, India, Corea del Sud e Giappone. La Cina mantiene rapporti molto delicati con Washington, mentre la Turchia, nonostante faccia parte della Nato, ha già fatto sapere che non intende piegarsi. Resta da capire se questo atteggiamento di sfida reggerà alle pressioni della Casa Bianca.
Ufficialmente gli Stati Uniti vorrebbero costringere l’Iran a negoziare un migliore accordo sul nucleare che preveda limiti alle capacità balistiche e all’attivismo di Teheran nella regione.
Nella realtà dei fatti, però, Washington vuole semplicemente provocare la caduta del regime iraniano. I falchi dell’amministrazione Trump sono convinti che il regime dei mullah sia estremamente impopolare, come dimostrerebbero le rivolte sociali degli ultimi mesi. In quest’ottica vorrebbero peggiorare la situazione privando Teheran della sua principale risorsa finanziaria.
Come se non bastasse, l’Iran deve affrontare una serie di inondazioni catastrofiche. Non soltanto l’amministrazione Trump, diversamente dall’Europa e dalla Francia, si rifiuta di fornire il minimo aiuto umanitario, ma si prepara a stringere la morsa proprio mentre il paese attraversa un momento di difficoltà.
A proposito dell’Iran l’amministrazione statunitense non si divide tra falchi e colombe, ma piuttosto tra falchi e super falchi. Difendendo le sanzioni, il segretario di stato Mike Pompeo ha dichiarato che gli Stati Uniti non vogliono fare la guerra all’Iran (nonostante questo sia il sogno dell’altro uomo di Washington che si occupa dell’Iran, il consulente per la sicurezza nazionale John Bolton).
La Casa Bianca ha deciso di allinearsi all’asse formato da Israele e Arabia Saudita, due paesi decisi, ognuno per le proprie ragioni, a far cadere il regime iraniano.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.