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Ombre cinesi PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Mercoledì 20 Maggio 2020 00:36


La faglia gialla negli Usa

I nuovi dissapori tra Stati Uniti e Cina potrebbero scatenare un terremoto all’interno della Casa Bianca. Donald Trump e Mike Pompeo marciano all’unisono contro Pechino, accusandolo di aver provocato la pandemia di Covid-19 che ha messo in ginocchio il mondo intero. All’orizzonte si stanno accumulando nuvoloni neri in vista di nuove, possibili strette economiche da parte di Washington, accompagnate da inevitabili ritorsioni cinesi.
I presupposti per una guerra dei dazi 2.0, alimentati all’ennesima potenza dal j’accuse reciproco in merito alle origini del virus, non mancano. E uno scenario del genere agita ulteriormente le acque di un oceano in tempesta. Ricordiamo infatti che la Trade War sino-americana non è affatto terminata. Prima che scoppiasse la grana Covid-19, le due superpotenze erano riuscite ad accordarsi sulla Fase uno, con la promessa di continuare i negoziati. I presupposti per la possibile fumata sono tuttavia stati congelati dall’esplosione del nuovo coronavirus.
Adesso la situazione è cambiata, e Trump potrebbe utilizzare l’argomento economico per ”punire” la Cina. Il pensiero di The Donald è semplice: se oggi gli Stati Uniti sono diventati il Paese più colpito dalla Sars-CoV2 la colpa è del governo cinese, responsabile di non averci avvisato in tempo.

I malumori della Uscbc
Porre fine all’accordo commerciale (parziale) trovato a gennaio con la Cina o attuare nuove tariffe: queste sono le armi che Trump sta pensando di utilizzare il presidente americano per colpire al cuore il Dragone. Certo, molti dei sostenitori del presidente sono favorevoli al pugno duro. Eppure, negli Stati Uniti, c’è chi inizia a essere stufo del ”bullismo” mostrato dalla Casa Bianca nei confronti di Pechino. I timori di una possibile debacle commerciale tra le due superpotenze hanno fatto risuonare gli allarmi nei corridoi del Consiglio commerciale Usa-Cina (Us-China Business Council, abbreviato in Uscbc).
Come si legge nel sito ufficiale, l’Uscbc è un’organizzazione privata senza scopo di lucro formata da circa 200 aziende americane che intrattengono rapporti commerciali con la Cina. È stata fondata nel 1973, con il sostegno della Casa Bianca , del Dipartimento di Stato e del Dipartimento del Commercio. Dalla sua nascita ha sempre fornito ai suoi membri “informazioni, consulenza, supporto e servizi”per promuovere gli scambi tra i due Paesi. Basta dare uno sguardo all’elenco di questi membri per capire di che cosa stiamo parlando: Apple, Amazon, Bank of America, Coca Cola, The Walt Disney Company, Walmart e moltissimi altri colossi.

Affari a rischio
Insomma, a lungo andare il modus operandi di Trump inizia a stare stretto alla Uscbc. Fin qui l’organizzazione ha provato a spegnere gli incendi appiccati dal presidente, ma adesso la situazione potrebbe diventare insostenibile. Le politiche commerciali portate avanti dall’amministrazione Trump hanno danneggiato gli scambi tra Cina e Stati Uniti, danneggiando non solo il governo cinese ma anche (se non soprattutto) moltissime multinazionali e aziende americane.
La Cina, stando all’intesa fin qui raggiunta, dovrebbe acquistare beni Usa per un valore di 200 miliardi di dollari nel corso dei prossimi due anni. Il problema, complice la crisi economica provocata dal Covid-19, è che The Donald non è più sicuro che il partner possa mantenere la promessa e, per questo motivo, c’è il rischio che gli Stati Uniti possano ritirarsi dall’accordo Fase uno firmato lo scorso anno.
”Sarebbe estremamente destabilizzante se il presidente dovesse ritirarsi dall’accordo senza dare ai cinesi la possibilità di rispettare i propri impegni” ha spiegato a Forbes Craig Allen, presidente Uscbc. ”Finora, la Cina sembra operare in buona fede e non ha cercato modifiche agli impegni di acquisto nonostante la sua capacità di richiederli”, ha aggiunto. Al momento sono in corsi colloqui tra le parti ma, considerando la situazione politica negli Stati Uniti, proporre all’elettorato uno scontro aperto con la Cina potrebbe aggiustare i sondaggi (che, tra l’altro, vedono Trump in difficoltà a causa della pandemia). E si sa, per vincere le prossime elezioni presidenziali sono necessari tanti voti.


 

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