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Stati Uniti contro russotedeschi PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Giovedì 25 Giugno 2020 00:28


E noi siamo vergognosamente schierati con Washington, anche quelli che fanno i sovranisti

La crisi in corso ha aumentato la rilevanza strategica delle questioni energetiche in tutto il mondo e, dopo il braccio di ferro del petrolio, è ora il gas naturale a dividere le potenze. In particolare, gli Stati Uniti, che hanno subito un’interruzione della loro strategia di ricerca dell’energy dominance, continuano a puntare a presidiare lo strategico mercato europeo, puntando ad erodere le quote di mercato (e conseguente influenza politica) della Russia di Vladimir Putin.
Il pomo della discordia torna ad essere il progetto di raddoppio del gasdotto baltico Nord Stream, collegante il terminal russo di Vyborg, al confine con la Finlandia, a quello tedesco di Greifswald, nel Nord-Est del Paese. Il Nord Stream 2 dovrebbe essere completato entro il 2020 e rappresentare la “mossa del cavallo” con cui, assieme al TurkStream operativo da inizio anno, la Russia depotenzierà il peso della rotta ucraina nella sua strategia di fornitura di gas al Vecchio Continente.
Fumo negli occhi per gli Stati Uniti, che mirano invece a inondare il mercato europeo con il loro gas naturale liquefatto. La nuova “guerra fredda del gas“, di cui ha scritto l’analista Gianni Bessi nel suo saggio House of zar. Geopolitica ed energia al tempo di Putin, Erdogan e Trump, è una realtà cogente e un fattore decisivo nel determinare la rivalità tra Mosca e Washington. Bessi riconosce a Putin di ““possedere una visione geopolitica lungimirante, come anche un’efficace capacità di intervento sull’economia e sull’organizzazione dello Stato. Seguendo una politica economica pragmatica che ha nell’export energetico l’asset principale” e che nell’ultimo anno ha garantito a Mosca una fondamentale rendita di posizione. Se Nord Stream 2 vedrà la luce, in pochi mesi la Russia avrà incassato il terzo successo dopo il via a TurkStream e l’avvio delle forniture verso la Cina di Power of Siberia.
La Germania, in questo contesto, gioca una partita semiautonoma a cavallo tra Europa e Nato. Angela Merkel ha costruito sul piano fattuale un rapporto di fiducia e stima reciproca con Putin senza mai deviare, formalmente, dall’ortodossia atlantica che vede in Mosca un rivale da contenere e sanzionare. In realtà, la Germania si è sempre guardata con più cautela dalle minacce economiche provenienti da Washington che dai rischi geopolitici del confronto con la Russia: Barack Obama ha avviato a fari spenti un’offensiva economica e commerciale che Donald Trump ha portato alla luce del sole e che ha incluso al suo interno sanzioni commerciali, inchieste strumentali come il Dieselgate anti-Volkswagen, un’asfissiante vigilanza delle attività di Deutsche Bank oltre Atlantico e le sanzioni al consorzio realizzante Nord Stream 2.
Il Congresso Usa si è mosso attivamente per contenere la saldatura economica russo-tedesca. Come fa notare Formiche, “i legislatori del Congresso stanno prendendo in considerazione l’introduzione di nuove sanzioni contro le società coinvolte nel gasdotto, ovvero quelle società che forniscono servizi di sottoscrizione, assicurazione o riassicurazione delle navi, che lavorano alla pipeline e alle società, che forniscono servizi e mezzi per l’aggiornamento tecnologico, l’installazione di saldatrici o l’aggiornamento tecnologico e operativo delle navi”. Un’offensiva economica a tutto campo che mira a rendere difficoltosa la vita a chi fa affari in campo energetico con la Russia, ma che probabilmente arriva troppo tardi.
Secondo l’analista Guido Salerno Aletta, Berlino “si è legata strategicamente alla Russia riducendo i suoi gradi di libertà, diversamente dalla Francia che non ha mai rinunciato all’energia atomica”. Scelte consolidate su cui – al contempo – si è sviluppato un meccanismo di cooperazione: senza possibilità di portare avanti una politica basata sul nucleare, per la Germania il gas naturale è una scelta obbligata. In questo quadro, in ogni caso, gli interessi geostrategici dei due Paesi sono ben determinati. Mosca e Berlino mirano a saldare la loro partnership controbilanciando la fame energetica della Germania con l’interesse russo per i prodotti finiti, i macchinari e l’alta tecnologia tedesca. Inoltre, casi come quello della Polonia insegnano che scegliere il gas naturale liquefatto Usa al posto delle forniture russe via gasdotto comporterebbe un rincaro nelle bollette energetiche. Per le economie europee, anemiche negli anni scorsi e ora minacciate dalla crisi del coronavirus, risulta difficile distinguere la geopolitica dagli interessi finanziari.
Fattori come “la domanda, i costi di trasporto e i prezzi di vendita”, nota Demostenes Floros in Guerra e pace dell’energia, “rendono assai complicato solo pensare che il gas naturale russo possa essere rimpiazzato”, se non in frazione residuale, “dallo shale gas americano”. In passato l’Ue ha provato ad assecondare Washington aprendo al Gnl, ma la quota di mercato è rimasta residuale e gli Usa si sono dovuti scontrare con competitor come il Qatar e…la stessa Russia, che ha imparato a sfruttare le logiche dei mercati Gnl, fondate su carichi “spot” il cui prezzo viene spesso negoziato su base pressoché istantanea. La guerra del gas sarà ancora lunga, e la chiave è Nord Stream II: un suo completamento farebbe pendere l’ago della bilancia quasi definitivamente verso l’asse con baricentro Mosca e Berlino.

 

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