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Tokyo sfugge agli americani PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Venerdì 03 Luglio 2020 00:07


Che Asia sarà?

Le minacce della Corea del Nord contro il Sud, le scintille tra Cina e India, la temperatura, altrettanto alta, nel Mar cinese meridionale. E ancora: la Guerra Fredda “in miniatura” tra Pechino e l’Australia e, in generale, la sempre maggiore intraprendenza del Dragone nell’Indo-Pacifico, un’area che fino a pochi decenni fa era saldamente nelle mani degli Stati Uniti.
Washington ha capito – probabilmente troppo tardi – che è necessario cambiare strategia per frenare l’ascesa cinese in una regione strategica per controllare le rotte più importanti dell’Asia. Perché sì, al momento gli Usa possono contare su varie basi e alleati. Ma, in parte per l’imprevedibilità degli eventi citati e in parte per l’atteggiamento mostrati da alcuni governi amici, il futuro americano nella regione è avvolto nella nebbia.
Il Giappone, storico partner americano, ha iniziato a mostrare segnali di insofferenza nei confronti degli americani. In tutto il Paese si è acceso un certo sentimento anti-americano, fomentato da alcune recenti dichiarazioni di Donald Trump sul Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra i due Paesi e dalla volontà, espressa dallo stesso presidente, di chiedere più soldi a Tokyo per garantirgli un’adeguata protezione militare.
Il governo guidato da Abe Shinzo ha così iniziato a fare qualche passo indietro. L’alleanza resta stabile – anche perché non converrebbe a nessuno romperla proprio adesso, visto il nuovo ruolo globale della Cina – eppure sembrerebbe che i giapponesi non abbiano più alcuna intenzione di essere partner passivi di un’alleanza fin qui percepita quasi “a senso unico”. Due sono gli indizi che ci spingono verso questa considerazione.

Il Giappone cambia strategia?
Abe ha dichiarato che il Giappone “non può andare avanti” con un costoso sistema di difesa missilistica statunitense. Il premier nipponico ha quindi confermando la decisione di sospendere l’adozione del controverso programma. In un annuncio a sorpresa, il ministro della Difesa, Taro Kono, aveva dichiarato il giorno prima che lo spiegamento del sistema Aegis Ashore verrà sospeso, citando impedimenti di costi e di tempo.
I commenti di Abe lasciano intendere che il sistema, il cui costo era originariamente stimato in 4,2 miliardi di dollari per tre decenni, potrebbe essere completamente smantellato. Il governo aveva inizialmente garantito che una parte dei missili durante il lancio non sarebbero caduti in aree residenziali vicino a dove era basato il sistema. Ma Kono ha affermato che il suo ministero ha concluso che per rispettare questo impegno sarebbe necessario un aggiornamento hardware costoso e dispendioso in termini di tempo.
“Poiché la premessa che abbiamo fatto alla popolazione locale è cambiata, non possiamo andare oltre. Questa è la nostra decisione”, ha confermato Abe ai giornalisti, come ha riferito l’Agi. Il primo ministro ha tuttavia aggiunto che il governo si è impegnato a considerare alternative. “Non ci sarà un gap nelle difese del nostro Paese. Vogliamo tenere discussioni sulle misure necessarie”, ha evidenziato.

Il piano di Washington e la mossa di Tokyo
L’improvvisa decisione di Tokyo, si è chiesto il Japan Times, è una vera e propria battuta d’arresto o un ritiro calcolato che nasconde qualche strategia? Alcuni osservatori ritengono che la mossa del Giappone non derivi da meri problemi tecnici e di costo, bensì dalla volontà di ricalibrare la propria posizione in un contesto geopolitico diverso rispetto al passato.
Ma, oltre al tema Aegis Ashore, c’è un secondo indizio da considerare. Secondo quanto riferisce il Los Angeles Times, gli Stati Uniti starebbero cercando in tutti i modi di piazzare i propri missili nel Pacifico, trovando tuttavia la risposta negativa di molti alleati. Scendendo nel dettaglio, il governatore di un territorio giapponese, in cui il Pentagono pensava di posizionare missili in grado di minacciare la Cina, ha risposto picche. “Mi oppongo fermamente all’idea”, ha detto il governatore di Okinawa.
Dopo che l’amministrazione Trump si è ritirata dal trattato sul controllo degli armamenti, Washington vorrebbe dispiegare centinaia di missili (con testate non nucleari) un po’ in tutta l’Asia. Alcuni funzionari americani hanno infatti spiegato che una mossa del genere servirebbe a cambiare rapidamente ed economicamente i nuovi equilibri di potere nel Pacifico.
Nel frattempo il Giappone ha dispiegato i Patriot PAC3 nei pressi del ministero della difesa, a Tokyo. C’è chi ha collegato il fatto a un possibile, quanto imminente test nordcoreano. Altri sottolineano invece che il loro dispiegamento fosse già programmato per essere effettivo fino al luglio 2020. Quel che è certo è che i giapponesi stanno, forse, iniziando a camminare con le proprie gambe in tema di difesa nazionale.

 

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