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Scritto da insideover.com   
Giovedì 25 Novembre 2021 00:43


Chi è più servo di noi? Nessuno!

Il recente summit romano della Nato tenutosi per celebrare il settantesimo anniversario del Defense College dell’Alleanza Atlantica ha offerto al governo Draghi l’occasione per riaffermare la linea di convinta adesione alla linea dell’asse a guida statunitense su cui Roma ha impostato la sua politica estera. Ma al contempo è andato di pari passo con un incontro di valenza decisamente strategica, il terzo in pochi mesi, tra il titolare della Difesa Lorenzo Guerini e l’omologo britannico Ben Wallace, segretario alla Difesa nell’esecutivo di Boris Johnson.

Guerini e Wallace hanno colto l’occasione per rafforzare il partenariato bilaterale, consolidando la pista atlantica su cui negli ultimi anni il nostro  Paese si è incamminato nel quadro delle alleanze strategiche in materia di difesa e sicurezza.

Atlantismo non vuol dire solo Stati Uniti, per l’Italia. Vuol dire anche, e in certi contesti potremmo dire soprattutto, Regno Unito in una fase in cui la “Global Britain” è, di fatto, una “Atlantic Britain”, una portaerei americana nel Nord Atlantico, un partner ineludibile e primario. La quale con Aukus ha rilanciato la “relazione speciale” con Washington dopo che la tragica ritirata da Kabul aveva incrinato il senso di sicurezza di Londra e con l’Italia vanta un feeling particolare. Così come particolare e intenso è il rapporto tra Guerini e Wallace, che nei giorni dell’uscita dall’Afghanistan si è consolidato con la ricerca di una via comune per evitare un’accelerazione della fuoriuscita Usa alla fine di agosto.
Il confronto tra Guerini e Wallace ha assunto connotazioni importanti nel confronto sui temi di rilevanza strategica, sulla condivisione di iniziative comuni e sugli strategici dossier di politica industriale.

Sul primo fronte, è importante ricordare che dopo l’uscita dall’Afghanistan Londra e Roma rimangano comunque partner operativi in Libia e Sahel. Inoltre, Guerini nell’incontro ha provveduto a sottolineare a Wallace che, come ricorda Formiche, “gli interessi di sicurezza italiani e britannici nel Mediterraneo convergono sulle stesse regioni, a partire dalla Libia, con il ministro che ha sottolineato lo storico interesse dell’Italia per la stabilità nel Medio oriente, un’area ritenuta di interesse strategico non solo nazionale, ma anche per la sicurezza europea e transatlantica”.
Nel secondo campo, è chiara la comune volontà di Italia e Regno Unito di perseguire in particolar modo la stabilità nelle regioni oggetto di comune interesse, che semplificando potremmo dire afferenti al Mediterraneo allargato. Il comando italiano in Iraq che inizierà nei prossimi mesi sarà un test operativo fondamentale e, al contempo, Roma e Londra hanno l’interesse a raffreddare le tensioni nelle aree calde del Grande Mare, primo fra tutti il fronte orientale del bacino. Ove Italia e Regno Unito favoriscono, non a caso, il dialogo con la Turchia, attenzionata in passato da Guerini con grande tatto, e una distensione che non pare invece nel diretto interesse della Francia, attenta a puntellare con i suoi aerei miltiari, Rafale in testa, le aviazioni dei Paesi più anti-turchi, Grecia ed Egitto in primis.
Sul terzo fronte, a livello industriale le prolungate interazioni tra le forze armate italiane e britanniche hanno favorito l’integrazione tra le rispettive industrie della difesa sviluppando modalità di lavoro condivise, anche in seguito alla creazione di joint venture. Tempest, in cui l’impegno italiano è fondamentale, è solo l’ultima di una serie di operazioni congiunte. Il Regno Unito e l’Italia hanno lavorato in passato proficuamente bene sul progetto Typhoon, che ha avuto come prodotto un aereo di grande successo che ha visto coinvolti anche tedeschi e spagnoli e ora intendono replicare con la Svezia e gli altri partner lo stesso successo. All’Italia il compito di giocare di sponda tra due sistemi rivali in Europa come quello britannico e quello francese per promuovere a tutto campo i suoi interessi e individuare lmportanza della collaborazione transatlantica anche nel quadro del rafforzamento delle capacità europee in termini di Difesa.

Insomma, stiamo parlando di un rapporto che ha assunto ormai una prospettiva ben più che sistemica, collocandosi tra le relazioni fondamentali di entrambe le politiche di difesa e sicurezza. Il governo Draghi, confermando Guerini alla Difesa, ha ribadito la sua ferma volontà di consolidarsi in ambito Nato; Londra gioca come punta avanzata degli Stati Uniti e mira a costituire con l’Italia un partenariato che consenta a Roma di essere primaria nella Nato e al Regno Unito di mantenere, indirettamente, un piede nel Mediterraneo e in Europa. Tempest e gli impegni comuni non potranno che consolidare questa sempre più strutturata pista atlantica.

 

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