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L'unità tra sunniti e sciiti PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Fini   
Mercoledì 26 Maggio 2004 01:00

Le menzogne sulla “liberazione degli irakeni” – raccontate dall’Occidente innanzitutto a se stesso - non hanno retto. L’operazione di guerra in Iraq si è rivelata un boomerang da ogni punto di vista. Quando capiremo che è ora di smetterla di “importare democrazia”?

So bene che è poco elegante dire: io l'avevo detto. Ma qualche volta
è necessario, soprattutto momenti come questi in cui si assiste a un
fuggi fuggi generale dalle proprie responsabilità.

L'avevo scritto, su queste colonne, pochi giorni dopo
la `liberazione' di Bagdad, che ciò che gli occidentali avrebbero
dovuto affrontare in Iraq non era una lotta a frange terroristiche e
a qualche residuale seguace di Saddam, ma una guerra di guerriglia
appoggiata da una parte consistente della popolazione. Non c'era
bisogno di essere dei geni, per capire che non si può marciare al
ritmo di una mezza dozzina di attacchi al giorno, che non si nuota
in un'acqua estremamente favorevole. Le scene, ripetute, dei
cadaveri di quei poveri soldati americani fatti oggetto di scempio
da una folla esultante e irridente, di uomini, donne, di bambini,
avrebbero dovuto sciogliere ogni dubbio.

Mi rifiuto quindi di pensare che i nostri responsabili politici e i
molti intellettuali che hanno appoggiato l'occupazione dell'Iraq non
avessero chiaro, da tempo, il quadro reale della situazione. Invece
si è preferito andare avanti autoconvincendoci delle menzogne
della `liberazione' e che noi italiani eravamo in Iraq all'interno
di un'operazione di `peace keeping'.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. I nostri soldati non sono
forze di pace, ma non sono nemmeno attrezzati per essere forze di
guerra. Sono bersagli. Si è molto irriso, in Italia, a Zapatero, ma
Zapatero, preso atto della realtà, è salito su uno degli ultimi
autobus disponibili. Adesso per noi è diventato molto più difficile
disimpegnarci. Non perché, come ha ripetuto il nostro Presidente del
Consiglio in Parlamento, se lasciamo l'Iraq "sarà il disordine e il
caos" (siamo proprio noi - la presenza delle truppe occupanti - la
causa prima del disordine), ma perché, essendo sotto scacco, avrebbe
tutta l'aria di una fuga.

Ma in un momento di maggior calma bisognerà pure che le democrazie
occidentali prendano atto che l'`operazione Iraq' è stata un
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