Stuprata davanti al padre Stampa
Scritto da Islamonline   
Lunedì 31 Maggio 2004 01:00

E' successo ad un irakena sedicenne. Prosegue la campagna di esportazione della democrazia al popolo irakeno. Benvenuti nel mondo libero...

“Il soldato americano le ha strappato i vestiti e l’ha violentata di fronte al padre che era legato poco lontano” così denuncia Saddam Saleh, ex detenuto nel carcere di Abu Ghreb, dove i militari USA si sono distinti per le umiliazioni imposte ai prigionieri. Saleh è stato uno dei primi a raccontare le torture, compresi gli abusi sessuali, di cui erano vittime gli iracheni in quel carcere. In una intervista ad ash-Sharq al-Awsat di mercoledì 19 maggio, ha rivelato di aver assistito allo stupro di una ragazza meno che sedicenne. Si sfoga: “La ragazza ha iniziato ad urlare. Non posso descrivere come era quella voce…continua ad ossessionarmi. Quale animale farebbe una cosa del genere?” Saleh ha 29 anni ed ha passato quattro mesi ad Abu Ghreb. Per 18 giorni, 23 ore al giorno lo hanno lasciato nudo, con mani e caviglie legate alle sbarre della cella, costretto ad ascoltare musica ad altissimo volume. Né può scordare la soldatessa americana che gli urinava addosso,lo picchiava con una sbarra di ferro, e lo trascinava a terra legato ad una catena.
E’ lui che appare nella foto che ha fatto il giro del mondo, quella della fila di prigionieri nudi con un sacco in testa, con la soldatessa Lynndie England che indica i loro genitali mentre fuma una sigaretta.

Saleh è entrato in carcere nel dicembre 2003 e ne è uscito il 28 marzo scorso. Quel giorno stava andando a fare acquisti per la casa dove sarebbe andato a vivere con la futura sposa. La polizia l’ha fermato per un controllo e, trovandolo in possesso di una grossa cifra di denaro, l’ha portato al comando americano. Solo giorni dopo ha scoperto che lo accusavano di finanziare una cellula terroristica.
Il suo desiderio è di testimoniare di fronte alla Corte Marziale al processo contro Jeremy Sivits, il militare che appare in molte delle foto incriminate. “Entrerò in quell’aula ad ogni costo, e mostrerò loro tutte le prove”, dice. Sostiene la necessità che il popolo iracheno partecipi in prima persona a questo processo per fare sentire la propria voce, e rimediare al paradosso per cui a giudicare i reati commessi a danno degli iracheni siano le stesse forze di occupazione. Una situazione, nelle sue parole, in cui “Il nemico ed il giudice sono la stessa persona”.

Tratto da Islamonline, 19.05.04

Tradotto da Elena Volpi