Petrolio rosso Stampa
Scritto da Adn Kronos   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

La guerriglia irachena colpisce ancora. Ucciso un funzionario arabo della North Oil Company.

Dopo i sabotaggi degli oleodotti, gli insorti passano a colpire direttamente i responsabili delle compagnie petrolifere irachene. Un commando ha ucciso questa mattina un alto funzionario della North Oil Company, Ghazi Talabani, raggiunto da numerosi colpi di fucile automatico a Kirkuk, mentre, a bordo della sua auto, si recava al lavoro. Nell'agguato e' rimasto gravemente ferito anche il suo autista.

Talabani, di etnia curda, era consulente della North Oil Company, che gestisce la maggior parte dei giacimenti petroliferi di Kirkuk. Ieri, la guerriglia irachena aveva sabotato un oledotto a sud di Bassora. Al-Talabani, capo della sicurezza della compagnia petrolifera, era il cugino di Jalal Talabani, leader dell'Unione patriottica del Kurdistan (Upk) e membro del disciolto Consiglio di governo iracheno.

A Ramadi, nell'Iraq occidentale, cinque iracheni, di cui due poliziotti, e quattro stranieri sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nell'esplosione di una bomba. Secondo quanto riferito da fonti sanitarie, l'ordigno e' esploso vicino a un veicolo civile americano e un'automobile della polizia irachena, nei pressi della Grande moschea di Ramadi, nella parte orientale della citta'. Alcuni testimoni hanno parlato di vittime anche tra gli americani, ma l'esercito non ha confermato queste informazioni. Secondo la televisione Al Jazeera, nell'esplosione sarebbero morti tre stranieri.

A Latifiya, 30 km a sud di Baghdad, 18 iracheni, alcuni giovanissimi, sono morti folgorati nelle acque del fiume, mentre a riva lo ripulivano dalle piante. Lo rivelano fonti ospedaliere secondo le quali non si sarebbe trattato di un incidente. ''Sono stati uccisi intenzionalmente da qualcuno che ha messo in acqua un apparecchio elettrico in funzione'', dice il dottor Ali Abdel Hussein, mentre alcuni testimoni sottolineano che le vittime lavoravano per la coalizione, e i fondi per la ripulitura delle acque del fiume venivano dalla Cpa.

Intanto, il leader radicale sciita Moqtada al Sadr ha intimato oggi ai miliziani che non sono di Najaf di lasciare la citta'. In un breve comunicato, Al Sadr ha chiesto ai militanti dell'esercito del Mehdi di andare a casa ''a fare il loro dovere... i fedelissimi che hanno fatto sacrifici dovrebbero ritornare nelle loro regioni''. Il 27 maggio scorso, il leader radicale sciita aveva accettato una tregua dopo quasi due mesi di scontri con le forze americane.