Cane non mangia cane Stampa
Scritto da Agi   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Il Tribunale israeliano proscioglie Sharon dalle accuse di corruzione. Evitata così una soluzione alla “Al Capone” per fermare il genocidio palestinese

All'indomani del proscioglimento del primo ministro israeliano Ariel Sharon dalle accuse di corruzione in relazione alla realizzazione di un complesso turistico su un'isola greca, in concreto mai portato a termine, contro tale decisione del procuratore generale ebraico Menachem Mazuz e' stato presentato ricorso dal 'Movimento per la Qualita' nel Governo': un gruppo che si batte contro gli abusi da parte degli amministratori della cosa pubblica nello Stato ebraico.
Lo hanno riferito fonti giudiziarie. Nel chiudere l'inchiesta, Mazuz aveva stabilito che non sussistevano prove sufficienti a carico del premier per potersi procedere, contrariamente a quanto richiesto fin dalla fine di marzo dal procuratore capo Edna Arbel;costei premeva per un rinvio a giudizio di Sharon, in quanto a suo parere era fondato il sospetto che questi avesse avesse intascato una colossale tangente ai tempi in cui era ancora ministro degli Esteri, facendo valere tale sua carica per intercedere presso il governo di Atene a favore dell'imprenditore David Appel, che progettava di realizzare un villaggio turistico nell'ambito di un progetto in cui era cointeressato lo stesso figlio di Sharon, Gilad, il quale avrebbe agito come 'inercessore' presso il padre. Appel fu incriminato nel '98 per tentata corruzione. Il proscioglimento in istruttoria del leader del Likud, deciso da Mazuz (il quale, stando all'emittente televisiva privata 'Channel 10', avrebbe addirittura telefonato di persona a Sharon per comunicargli l'archiviazione del caso a suo favore), e' stato valutato negli ambienti politici d'Israele come un notevole rafforzamento della posizione del capo del governo, e altresi' come un rilancio del suo controverso progetto per il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza, con l'abbandono indicativamente articolato in quattro fasi di tutti i 21 insediamenti e degli avamposti militari al momento esistenti nell'enclave palestinese.