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Conflitti
Bush-Bin Laden: che intesa! PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Giovedì 08 Luglio 2004 01:00

Se la maggiore risorsa per il terrorismo è il commercio di droga a livello internazionale, perchè dopo che Bush ha conquistato l'Afganistan il commercio di oppio è quintuplicato?

'Bush non e' interessato a debellare il terrorismo'. Ad affermarlo e' l'economista italiana Loretta Napoleoni. L'autrice di 'Come si finanzia il terrorismo nella nuova economia' ed ex consulente dell'Fmi spiega che il vero motore del terrorismo non e' ne' l'ideologia ne' la politica, bensi' il denaro. 'Bin Laden, che e' un uomo d'affari, ha investito in multinazionali e intanto ha sviluppato un'attivita' illegale legata al traffico di droga e di armi'.

 
Non c’è peggior tiranno di uno schiavo con la frusta in mano PDF Stampa E-mail
Scritto da www.aljazira.it   
Giovedì 08 Luglio 2004 01:00

Ex detenuto a Guantanamo racconta gli orrori della sua prigionia. L'umiliazione della persona e di quel che ha di più caro sono le ordinarie pratiche di chi fa la "guerra al terrorismo".

Uno degli ex detenuti di Guantanamo rilasciati ultimamente, Wisam ‘Abd ar-Rahman Ahmad, ha descritto quanto è stato pubblicato circa le violazioni avvenute nel carcere di Abu Ghraib come in realtà molto meno pesante rispetto a quel che ha sperimentato nel periodo della sua prigionia a Guantanamo e in Afghanistan.

Al corrispondente di Aljazeera ad Amman Ahmad ha detto che il suo iter di prigionia ebbe inizio in Iran, il quale lo consegnò agli americani, che a loro volta lo condussero a Guantanamo via Afghanistan.

Ahmad ci ha raccontato una parte degli interrogatori condotti nei suoi confronti e delle pratiche oscene cui è stato esposto, per non parlare delle percosse e delle umiliazioni. I soldati americani compivano provocazioni immorali per distruggerlo psicologicamente e gli toglievano i vestiti davanti ad una delle secondine.

Riguardo agli interrogatori, Wisam Ahmad ha detto che l’uomo che li conduceva – il quale si esprimeva in dialetto egiziano – bestemmiava, gli insultava la madre e minacciava di violentare sia lui che sua madre: dopo di che gli fece delle domande sul suo nome, il suo paese, la sua famiglia e i nomi dei suoi fratelli e delle sue sorelle.

Secondo Ahmad l’inquisitore mirava ad una sola questione, e cioè se conoscesse al-Qa‘ida e Bin Laden, ma l’ex detenuto ha assicurato che lui non c’entra né con al-Qa‘ida né con Bin Laden, spiegando che egli si trovava in un posto che gli inquirenti possono verificare tramite i servizi segreti pachistani, i quali avevano informazioni su di lui.

Egli ha poi spiegato che malgrado tutta la guerra psicologica che ha vissuto, fatta anche di botte e di umiliazioni, la cosa peggiore che ha passato è stata l’offesa fatta al Libro di Dio, il Nobile Corano: uno dei militari americani l’ha pestato, mentre un altro nella base di Kandahar l’ha tirato nel gabinetto. Nella base di Bagram, vicina alla capitale Kabul, un militare ed una donna si sono presentati nella sua cella, e la donna ha gettato il Corano a terra, poi l’ha aperto e l’ha porto ad un cane che abbaiava affinché lo annusasse.

Val la pena di segnalare che la

 
Cadono come mosche PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 08 Luglio 2004 01:00

Quattro soldati statunitensi e due guardie irachene sono rimaste uccisi in un attacco a colpi di mortaio a Samarra, a nord di Baghdad. Nell'attacco contro il quartier generale della guardia nazionale, che e' parzialmente crollato, sono rimasti feriti anche 18 militari Usa e tre guardie

Quattro soldati statunitensi e due guardie irachene sono rimaste uccisi in un attacco a colpi di mortaio a Samarra, a nord di Baghdad. Nell'attacco contro il quartier generale della guardia nazionale, che e' parzialmente crollato, sono rimasti feriti anche 18 militari Usa e tre guardie. Samarra, 125 chilometri a nord di Baghdad, al centro del 'triangolo sunnita', e' un bastione della resistenza fedele al deposto presidente Saddam Hussein. La scorsa settimana la citta' fu teatro di violente manifestazioni a favore dell'ex dittatore, proprio nel giorno in cui il 'rais' e' comparso di nuovo in pubblico, nella prima udienza del processo. L'esercito statunitense da marzo ha gradualmente ridotto la sua presenza in citta' con l'obiettivo di passare la mano a forza di sicurezza locali; ma la resistenza, che e' meglio equipaggiata, ha ripetutamente colpito obiettivi locali. E oggi a Samarra si e' tornato a combattere anche nelle strade. Secondo al-Jazira, in coincidenza con l'attacco, nelle strade sono scoppiati scontri tra la guerriglia e militari statunitensi. Una fonte sanitaria ha riferito che in ospedali sono arrivati i corpi senza vita di almeno quattro iracheni

 
Ne manderanno a morire ancora PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Giovedì 08 Luglio 2004 01:00

Gli Usa si preparano a mandare rinforzi in Iraq. Governo democratico, autogoverno iracheno: solo parole che danno in pasto all'opinione pubblica per far credere di essere "liberatori". La realtà è ben diversa.

Gli Stati Uniti si preparano allo «scenario peggiore» in Iraq, considerando l'ipotesi di dover inviare il prossimo anno altre unità corazzate per contrastare gli insorti. Lo ha riferito il generale Richard Cody, vice comandante di stato maggiore dell'esercito, in una dettagliata audizione alla Commissione difesa della Camera dei rappresentanti del Congresso sulla presenza militare americana. «La nostra intera forza sta conducendo missioni diverse da quelle a cui li avevamo assegnati» -ha ammesso Cody sottolineando che il problema maggiore è quello dalla mancanza di personale specializzato per l'unità di ricognizione e acquisizione obiettivi (secondo i pianificatori dell'esercito mancano 9mila specialisti di intelligence).

I 140mila militari attualmente in Iraq (soldati e marines) verranno sostituiti con 135mila unità inviati da basi negli Stati Uniti e in Europa nel quadro della terza rotazione delle forze, un'operazione che inizierà a novembre e durerà quattro mesi, predisposta considerando «il peggior scenario».

Aumenterà in Iraq la proporzione dei riservisti (dal 39 per cento attuale al 42 per cento dell'intera forza Usa) e verranno richiamati in servizio 5.600 militari «pensionati», come preannunciato la scorsa settimana dal Pentagono.

Il 55 per cento dei militari inviati in Iraq a partire dal prossimo autunno tornano in Mesopotamia per la seconda missione dall'inizio delle operazioni lo scorso anno.

 
Il controspionaggio americano accusa il Mossad PDF Stampa E-mail
Scritto da www.geostrategie.com   
Lunedì 05 Luglio 2004 01:00

American Free Press riprende uno studio dell'Accademia militare americana che era stato pubblicato dal Washington Times il 10 settembre 2001. Ed allega una lista di attentati israeliani in tutto il pianeta.

Alcuni alti dirigenti dei servizi militari americani puntano il dito sul Mossad da loro definito una belva sfuggita dalla gabbia che attenta gali interessi americani facendone ricadere la colpa su arabi e palestinesi.

E' quanto sostiene l'agenzia di stampa American Free Press, la medesima che rese note, nel febbraio 2002, le 110 espulsioni di agenti israeliani dagli States in seguito alle indagini sulle Twin Towers che le alter agenzie avevano taciuto.

Come per incanto, proprio quest'affermazione si trovava sulla prima pagina del Washington Times il 10 settembre 2001, alla vigilia dell'attentato epocale. Mentre esattamente l'11 Le Monde si chiedeva: Perchè gli Usa non intervengono in Israele per fermare Sharon ?

Quesllo studio, di sessantotto pagine, era firmato da sessanta ufficiali dell'Accademia degli Studi Militari Avanzati. Il giorno dopo gli attacchi, l'analista Friedman, israelita filo-israeliano, sosteneva che il principale beneficiario di quegli attentati era Israele.

Il 14 settembre, del resto, doveva essere riconosciuto dagli Usa e dall'occidente lo Stato di Palestina, il che nonè più avvenuto.

American Free Press, non si limita a ricordare il sorprendente allarme dell'intelligence militare americana ma elenca vari attentati commessi dal Mossad ed attribuiti ad altri. La lista, fornitissima, contiene attentati in Medio Oriente, Francia e Germania in un lasso di tempo di quarant'anni.E' sicuramente molto ricca ma tuttaltro che completa.

Un buon inizio per ristabilire la verità sul terrorismo internazionale ?

 
Nulla di nuovo sotto il sole PDF Stampa E-mail
Scritto da Reuters   
Sabato 03 Luglio 2004 01:00

Gli effetti della “guerriglia islamica” favoriscono ancora una volta le compagnie petrolifere americane e danneggiano l’Europa. Questo il senso della dimezzata esportazione del greggio

Ridotta la produzione irachena del petrolio

Le esportazioni di greggio dall'Iraq sono state dimezzate in conseguenza di un nuovo attacco della guerriglia a uno dei due oleodotti che attraversano il sud del Paese.

L'attacco ha bloccato le operazioni al terminal di Khor al-Amaya e fatto scendere il flusso di greggio al terminale di Bassora, conosciuto come Mina a-Bakr, a 40.000 barili di petrolio l'ora (la media, in condizioni normali, e' di 70.000 barili).

 
L’Iraq ora è davvero libero: lo governa Iyad Allaoui, protetto della Cia PDF Stampa E-mail
Scritto da Le Monde   
Venerdì 02 Luglio 2004 01:00

Il nuovo primo ministro ad interim dell’Iraq ha una reputazione dubbia alle spalle ed un ingombrante passato al servizio dello spionaggio britannico ed americano. Identikit di un uomo segreto

Trentadue anni all’estero, una reputazione dubbia di affarista, l’appartenenza ad un partito politico che non ha mai avuto consensi ed un passato al servizio dell’ MI6 e della Cia.

All’MI6 Iyad Allaoui ha fornito, tra l’altro, quell decisivo falso rapporto sulle inesistenti armi di distruzione di massa irachene “operative in quarantacinque minuti” che per un pelo non è costato il posto e la carriera a Tony Blair.

La Cia stima di dovere ad Allaoui “il suo fiasco più clamoroso dopo quello della Baia dei Porci

Allaoui è nato in una famiglia potente. Il padre era stato medico e deputato ai tempi della monarchia e lo zio ne fu ministro della sanità. Il nonno, diplomatico, partecipò alle contrattazioni che avrebbero ridisegnato la zona mesopotamica dopo la seconda guerra mondiale. Allaoui, seguendo le tradizioni familiari, si diede subito agli studi medici e alla politica.

Nel 1971 la rottura con Saddam, considerato da Allaoui troppo anticomunista. E, qualche tempo dopo, il trasferimento a Londra Il che non gli impedirà di continuare a lavorare per il partito Baas e di vendere le informazioni all’MI6 e, per arrotondare, alla Cia.

Nel 1980, quando scoppia la Guerra tra Iraq ed Iran (voluta, lo rammentiamo, dagli Stati Uniti e caldeggiata da Israele che arma allo scopo gli iraniani), Allaoui, nazionalizzato inglese, si piazza intorno alle zone d’azione, in Siria, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita

Nel 1983 lancia da Gedda la radio “Iraq libero” e si lancia negli affari del petrolio, arricchendosi.

Nel 1991 si candida a succedere a Saddam ma, forte del sostegno popolare, il Rais non cade malgrado gli effetti della “Tempesta del deserto”.

 
Iraq: Powell, consideriamo Saddam presunto innocente PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 02 Luglio 2004 01:00

E lo dicono ora! Dopo che hanno distrutto un Paese e fatto decine di migliaia di vittime con la scusa dei crimini commessi da Saddam. Lo "spettacolo" voluto dai "liberatori" dell'Iraq è iniziato per davvero.

Powell ha dichiarato che l'ex dittatore iracheno Saddam Hussein dovrebbe essere considerato innocente, fino a prova contraria. 'Il mondo deve osservare e ascoltare con cautela', ha detto commentando sull'udienza di ieri contro Saddam e altri 11 alti ex vertici del passato regime. 'Ammettiamo, se volete, che sia innocente; ammettiamolo e lasciamo che sia popolo iracheno con i suoi tribunali a decidere', in Iraq si potra' finalmente vedere 'un nuovo tipo di giustizia'.
 
«Vi mostro il porto d'armi di Quattrocchi» PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Giovedì 01 Luglio 2004 01:00

La giornalista del Sunday Times rivela nuovi dettagli. L'unica cosa certa è che non sapremo mai la verità su questa vicenda che è stata strumentalizzata sia a destra che a sinistra.

«Vuoi la prova che è tutto vero? E allora guarda qui, abbiamo i documenti dei nostri ostaggi, incluso i computer degli italiani. E il porto d'armi di Fabrizio Quattrocchi, quello che abbiamo ucciso subito».
Fu allora che Hala Jaber comprese che non la stavano prendendo in giro. Ammonticchiati nella stanza c'erano laptop, borse, valigie, occhiali da sole, borsellini, plichi di documenti, vestiti, scatole di munizioni, telefonini.
La giornalista del Sunday Times quasi non credeva ai suoi occhi. Due settimane fa era davvero arrivata al covo dei rapitori, non lontano da Falluja, nel cuore del «triangolo sunnita», dove c'era il bagaglio degli ostaggi stranieri presi e rilasciati, oppure uccisi, negli ultimi due mesi. Chi, quali? «Ho visto il computer di un americano e altri pezzi di equipaggiamento di occidentali. Giubbotti antiproiettili, fotografie aeree dell’Iraq. Di certo mi hanno fatto vedere i personal computer degli italiani. Me lo ricordo perché la mia fonte, che nel mio articolo pubblicato domenica 27 giugno ho deciso di chiamare Abu Yussuf, spiegava che non era stato facile violare i codici di accesso. Ho già scritto che Yussuf è un arabo non iracheno, sunnita di 27 anni. Una persona intelligente, laureato, esperto di computer, parla arabo, inglese, italiano e francese. Eppure ci mise un bel po' prima di scoprire le chiavi per leggere il contenuto dei laptop. E da qualche parte mi ha anche inviato alcuni particolari della compagnia americana e inglese per cui lavoravano gli italiani. Devo ancora leggerli dalla mia posta elettronica.
C'era una versione italiana e inglese degli stessi documenti. E altro materiale della Presidum, la compagnia di Salvatore Stefio. In effetti Yussuf continuava a citare Stefio, come se fosse il personaggio più importante. Yussuf aveva il compito di studiare tutti quei documenti, vedere se c'era alcun legame con i servizi segreti israeliani o americani. E alla fine decidere come giustificare la loro condanna a morte. Erano ossessionati da Israele ed erano convinti che gli italiani fossero in effetti agenti sionisti», precisa Hala.
A un certo punto durante quell'incontro Yussuf non ne può più delle domande incalzanti di Hala. A 44 anni, libanese, cresciuta alla scuola della Reuters, è ben attenta a non farsi infinocchiare da supposti informatori a caccia di giornalisti occidentali pronti a pagare fior di dollari pur di fare lo «scoop». Di recente ha trascorso lungo tempo in Cisgiordania e Gaza per investigare il fenomeno delle donne palestinesi kamikaze.
Così alla fine Yussuf estrae quella che secondo lui dovrebbe essere la prova conclusiva: il porto d'armi di Fabrizio Quattrocchi rilasciato dall'autorità provvisoria americana (dissolta il 28 giugno con il passaggio dei poteri al nuovo governo transitorio iracheno). È un documento standard. I militari italiani li rilasciano molto simili per la regione di Nassiriya. Sul retro il timbro rosso con un numero di codice: 2bct-2580. L'intestazione in inglese riporta, «Temporary weapons card», rilasciato il 28 marzo 2004. La residenza: l'hotel Babylon di Bagdad, dove il resto del gruppo di body guard italiane restò sino a una settimana dopo il rapimento del 12 aprile. Infine si registra il tipo d'arma denunciato da Quattrocchi, una mitraglietta da 9 millimetri modello Cz 75 e il numero di serie, 61360.
E Hala racconta altri particolari non pubblicati nel suo articolo sul Sunday Times . «Yussuf mi ha detto che, visto che la condanna a morte degli italiani era stata decretata praticamente subito, lui non aveva alcun problema nel farsi vedere da loro a volto scoperto. Non avrebbero dovuto sopravvivere
 
Inizia lo Spettacolo del Saddam Cattivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 01 Luglio 2004 01:00

Un copione trito e rirtrito, ma pur sempre efficace verrà recitato in Iraq. E ancora una volta ci convinceremo di amare il Grande Fratello

Il copione è scritto, lo scenario approntato.

E, per dare più pepe alla telenovela, in Iraq è stata appena reintrodotta la pena di morte.

Logico: l’orrore, il terrore, la crudeltà fanno cassetta e catturare l’attenzione del pubblico è indispensabile per i registi del Terrore.

La commedia è vecchia, la trama monotona, ripetitiva da oltre un secolo, ma cosa conta visto che permane efficace ?

Già all’indomani della Guerra di Secessione americana, che altro non fu se non la feroce aggressione del mondo industriale alle felici isole agricole e che comportò come appendice spaventosi massacri dei civili degli stati vinti, fu contrabbandata come una “crociata del bene contro la schiavitù”.

Una schiavitù già quasi ovunque abolita ma subito trasformata dai vincitori in uno sfruttamento sociale così atroce che avrebbe costretto i colored a rimpiangere per oltre un secolo la “capanna dello Zio Tom”.

Negli anni Quaranta dello scorso secolo le masse informi asiatiche e americane si riversarono sull’Europa stritolando decine e decine di milioni di esseri umani, violentando fanciulle, donne e vecchie fin oltre la pazzia, abusando a lungo dei cadaveri riversi, distruggendo con sardonica iconoclastia le vestigia tangibili del passato, con una bestialità che non si riscontrava più dai tempi di Gengis Khan.

Bombardarono a tappeto, bombardarono al fosforo, sperimentarono il napalm per infine chiudere la guerra con un rito magico di distruzione: l’atomica, quella stessa atomica che Hitler, “il signore del male” si era negato ad utilizzare.

E per dare una ragione, una giustificazione, un consenso a quell’opera di annientamento della civiltà, alla progressione indisturbata e totale di tutte le mafie, al

 
La Corte al governo israeliano: "Rivedere il tracciato del Muro" PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

"rivedere" il tracciato di una barriera di segregazione innalzata da occupanti sui terreni confiscati ai loro nemici. Questa la sentenza della corte israeliana, ora si aspetta quella della Corte internazionale che per diritto dovrebbe dettare la distruzione di quel muro, sempre che poi la sentenza venga eseguita dagli israeliani.

La Corte Suprema ha ordinato al governo israeliano di rivedere il tracciato seguito dal Muro eretto intorno alla Cisgiordania al fine di "minimizzare" le sofferenze della popolazione palestinese. Una sentenza che il governo Sharon si trova sul tavolo a 9 giorni dal pronunciamento della Corte internazionale di giustizia incaricata dalle Nazioni Unite di esaminare la questione. I giudici della Alta corte israeliana hanno accolto in buona parte gli appelli presentati dagli avvocati dei palestinesi a cui sono stati confiscati terreni per innalzare la barriera. "Lo Stato deve trovare alternative che diano magari meno sicurezza ma che danneggino meno la popolazione. E queste alternative - precisano i giudici - esistono".

Secondo la radio militare, adesso, un tratto di barriera di 30 chilometri dovrà essere smantellato e spostato. Gli abitanti palestinesi di quella zona avranno diritto a risarcimenti. Solo ieri il premier palestinese Abu Ala aveva convocato la riunione settimanale del governo dell'Anp ad Al Ram, un sobborgo di Gerusalemme, a poche decine di metri dalla barriera di sicurezza israeliana, in segno di protesta contro il Muro.

Ora l'attenzione si sposta al parere, solo consultivo, della Corte internazionale. Ai giudici è stato chiesto di chiarire "quali sono in diritto le conseguenze della costruzione di un muro che Israele, potenza occupante, sta realizzando nei territori palestinesi occupati, anche all'interno del circuito di Gerusalemme est". In pratica i giudici dovranno stabile se la barriera non sia in contrasto con il diritto internazionale, in quanto limita gli spostamenti di centinaia di migliaia di palestinesi.
Nei mesi scorsi i giudici hanno ascoltato le posizioni di oltre venti paesi ed organizzazioni, praticamente tutte a favore dei palestinesi, e le argomentazioni scritte presentate dal governo di Sharon. Poi si sono presi del tempo per decidere. Tempo che scadrà il 9 luglio.
 

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