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Conflitti
Almeno lui ci crede PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Un primo ricercato per terrorismo si presenta alle autorità saudite sicuro di essere ricompensato con la grazia promessa. Fiducia eccessiva ? O forse la consapevolezza che la casa reale non ha altra scelta per frenare l’escalation alimentata dagli americani.

Si e' consegnato ieri alle autorita' saudite Saaban al-Shihri, ricercato perche' sospettato di attivita' di terrorismo: e' il primo latitante che si costituisce, per beneficiare dell'amnistia promessa dalla legge promulgata per indurre alla resa gli agenti di al-Qaeda non direttamente coinvolti in omicidi. Come riferisce il ministero dell'interno saudita, al-Shihri si e' costituito poche ore dopo l'annuncio dell'offerta di amnistia: restera' agli arresti domiciliari fino al momento dell'interrogatorio. Il suo nome non figurava nell'elenco dei piu' ricercati, ma il mandato di cattura era stato spiccato nei suoi confronti per l'appoggio logistico da lui fornito ai miliziani di al-Qaeda

 
Tanto per salvare la faccia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Paralizzati dall’intrigo iracheno, gli occidentali cercano un escamotage con le proprie opinioni pubbliche. Ecco allora che un pugno esiguo di iracheni insediati da Washington “chiedono aiuto alla Nato”…

BRUXELLES - In maniera inattesa, (ha ha ha) e' stata convocata per stamattina una riunione del Consiglio atlantico della Nato. Il punto piu' importante, secondo quanto si e' appreso al quartier generale dell'Alleanza atlantica a Bruxelles, dovrebbe essere la discussione - a livello di ambasciatori rappresentanti permanenti delle 26 nazioni Nato - della richiesta irachena di assistenza tecnica, compreso l'addestramento delle forze di sicurezza del Paese.

Una prima riunione straordinaria del Consiglio atlantico, che di norma si riunisce il mercoledi', era stata indetta gia' ieri pomeriggio. Scopo della seduta - aveva rivelato lo stesso segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer - era quello di ''preparare il terreno'' per i capi di Stato e di governo dei Paesi dell'Alleanza che si riuniscono lunedi' e martedi' ad Istanbul per il Vertice della Nato. De Hoop Scheffer, in una conferenza stampa, si era mostrato ottimista dicendo di sperare che la Nato accolga la richiesta di assistenza tecnica da parte del governo ad interim iracheno, che sollecita fra l'altro l'impiego di istruttori Nato per formare l'esercito e la polizia del nuovo Stato. Una richiesta che il governo italiano vorrebbe fosse accolta, ma che deve superare le riserve soprattutto della Francia.

 
DestraModerna: "la parola d’ordine è Orgoglio Ebraico" PDF Stampa E-mail
Scritto da Fiamma Nirenstein   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Ossia DestraSinistraSionistaAnticomunista.Alla scuola dell'Odio con: "Ecco come e perché ho perso l'innocenza dell'ebrea perbene" di Fiamma Nirenstein, Giornalista Rai. Da una lettera ad al giornale "libero" del 2003.

Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani.

Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un Kibbutz dell'alta Galilea, Neot Mordechai. […] Quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l'annuncio. Chiesi ai miei camerati di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: "Shtuiot", sciocchezze.

Durante la guerra portavo i bambini nei rifugi, scavavo trincee e mi addestravo in alcune semplici operazioni di autodifesa. Continuavamo a lavorare nell'orto, ma eravamo svelti a identificare i "mig" e i "mirage" che si inseguivano nel cielo sopra le alture del Golan.
Quando tornai in Italia, i miei compagni di scuola non mi accolsero bene: alcuni mi guardarono come se non fossi più la stessa di prima, ma un nemico, una persona malvagia che presto sarebbe diventata un'imperialista. Stava per avvenire un grande cambiamento nella mia vita: allora non lo sapevo ancora, perché pensavo semplicemente che Israele avesse giustamente vinto una guerra dopo essere stato assalito e aver subito un numero incredibile di provocazioni e maltrattamenti.

Ma presto mi accorsi che avevo perso l'innocenza dell'ebreo buono, di quell'ebreo speciale fatto secondo i loro desideri. Ora, in quanto ebrea, ero messa insieme con gli ebrei dello Stato di Israele, e lentamente, ma inesorabilmente, venivo esclusa da tutta quella nobile schiera di personaggi come Bob Dylan, Woody Allen, Singer, Roth, Shtetl e Freud che santificava il mio giudaismo agli occhi della sinistra.

Ho cercato per molto tempo di riconquistare quella santificazione, e la sinistra ha cercato di ridarmela, perché gli ebrei e la sinistra hanno disperatamente bisogno gli uni dell'altra. Ma ora, dopo che l'odierno antisemitismo ha calpestato qualsiasi buona intenzione, le cose si sono fatte chiare. In tutti questi anni, anche persone che, come me, hanno firmato petizioni per il ritiro dell'esercito israeliano dal Libano, sono diventate dei "fascisti inconsapevoli", come mi ha scritto un lettore in una lettera piena di insulti. […]

La ragione di questi e di molti altri insulti e critiche mi è stata spiegata da uno scrittore israeliano molto famoso. Un paio di mesi fa, mentre stavamo parlando al telefono, mi ha detto: "Sei davvero diventata una persona di destra". Cosa? Di destra? Io? Una vecchia femminista, attivista dei diritti umani, addirittura comunista in gioventù? Soltanto perché ho raccontato il conflitto arabo-israeliano nel modo più accurato che potevo, e perché talvolta mi sono identificata con i problemi di un paese continuamente attaccato dal terrorismo? E' un fatto davvero interessante. Perché nel mondo contemporaneo, il mondo dei diritti umani, se una persona viene definita di destra, è il primo passo verso la sua delegittimazione.

Se sei un ebreo nato dopo l'olocausto impari subito un messaggio molto chiaro: il male, per gli ebrei, è sempre giunto dalla destra. […] Allo stesso tempo, la sinistra ha concesso la propria benedizione agli ebrei legittimandoli come la vittima "par excellence", un alleato sempre fidato nella lotta per i diritti dei deboli contro i più forti. Come ricompensa per il sostegno offertogli, possibilità di pubblicare libri e girare film, nonché per la reputazione di artisti, intellettuali e giudici morali che gli veniva riconosciuta, gli ebrei, persino durante le persecuzioni antisemite dell'Unione Sovietica, hanno dato alla sinistra il proprio appoggio morale, invitandola a unirsi a loro nel pianto davanti ai monumenti dell'Olocausto.

Oggi il gioco è chiaramente terminato.
La sinistra si è dimostrata la vera culla dell'attuale antisemitismo. Quando parlo di antisemitismo, non mi riferisco alle legittime critiche rivolte contro lo Stato di Israele, bensì all'antisemitismo puro e semplice, talvolta accompagnato anche da critiche: criminalizzazione, stereotipi e menzogne specifiche e generiche, che
 
Afghanistan: Nato ha bisogno di altri 3.000 soldati PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

La Nato chiede altri 3.000 soldati per formare unita' mobili allo scopo di garantire la sicurezza delle elezioni di settembre in Afghanistan

Lo ha detto Cetin, rappresentante dell'Alleanza nel Paese: 'I tre mesi che precedono le elezioni costituiscono un periodo critico', soprattutto a causa dell'opposizione dei Taleban. Il presidente Karzai ha sollecitato la Nato a mantenere il suo impegno a inviare le truppe, a 3 giorni dal vertice dell'Alleanza che si svolgera' lunedi' e martedi' a Istanbul
 
Pentagono, più soldati in Iraq PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

ma resteranno sei mesi. Potenziamento delle truppe, dimezzata la rotazione Nuova strategia in vista del trasferimento dei poteri Fino a 25 mila unità in più, l'annuncio di Casey Il capo del Centcom "Il rafforzamento è necessario"

Un rafforzamento della presenza militare statunitense in Iraq, tra le 15 e le 25mila unità da aggiungersi ai 138mila militari presenti ora, con un'accelerazione delle rotazioni, di sei o sette mesi invece che di un anno. E' questa la nuova strategia del Pentagono in vista del trasferimento dei poteri del 30 giugno, che vedrà la trasformazione delle truppe di occupazione in una forza multinazionale a guida statunitense.

E' stato il generale George Casey, che sostituirà il generale Ricardo Sanchez, travolto dallo scandalo di Abu Ghraib, a riferire al Congresso la decisione di potenziare le brigate già presenti in Iraq. ll generale John Abizaid, il capo del Centcom, sta ancora pianificando la situazione: "Con i senatori che dovranno confermare la mia nomina sono stato chiaro su un punto: in previsione del passaggio dei poteri il prossimo 30 giugno non è possibile pensare ad una riduzione delle forze presenti sul campo. E' necessario un rafforzamento".

Il ministro della Difesa statunitense Donald Rumsfeld ha pensato di ridurre il periodo di "ferma" in Iraq, la cui durata al momento è di un anno, approntando piani di rotazione ogni sei-sette mesi. Il capo del Pentagono, rivela oggi il "Los Angeles Times", ha chiesto così al capo dello stato maggiore dell'Esercito, Peter Schoomaker, se sia possibile estendere anche all'Esercito il sistema di rotazione già adottato dai Marines, che prevedono un invio in missioni all'estero per 6-7 mesi ogni due anni.

"Sarei interessato a sapere da voi perché pensate che dobbiamo avere rotazioni ogni 12 mesi, e se sareste d'accordo a cambiare per turni di sei o sette mesi" si legge in una proposta inviata da Rumsfeld il 14 giugno scorso, che riconosce lo stress delle truppe, dal momento che per molti militari inizierebbe ora il secondo anno, dopo una breve pausa, di "ferma" in Iraq o Afghanistan.
I vertici dell'Esercito, però, sono tradizionalmente contrari a ridurre i tempi di permanenza: l'efficienza delle forze sul campo diminuirebbe, più alti i costi delle missioni.
 
“Saddam strinse un accordo con gli Usa prima della guerra” PDF Stampa E-mail
Scritto da Gazzetta del Sud   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

L’ex primo ministro russo Evgheni Primakov sostiene che Saddam Hussein aveva stretto un accordo con gli Stati Uniti prima dell’intervento militare alleato.

“C’era un’intesa con gli americani, per quanto possa apparire paradossale”, ha detto ad un’intervista al quotidiano “Gazeta”

A dimostrazione di questa tesi Primakov elenca alcuni argomenti: il fatto che non furono fatti saltare in aria i ponti sul Tigri quando i carri armati americani si stavano avvicinando a Bagdad, il cessate il fuoco praticamente immediato e la scarsa resistenza irachena all’avanzata degli alleati.

L’ex premier russo ha sollevato dubbi anche sulle modalità e i tempi della cattura di Saddam, ufficialmente avvenuta il 14 dicembre. Secondo Evgheni Primakov nelle immagini diffuse dalla televisione nei pressi del nascondiglio dell’ex dittatore iracheno apparivano alcune palme fiorite, ma a metà dicembre le palme in Irak non sono in fiore.

Saddam, ha affermato ancora Primakov, si era arreso agli americani molto prima e la vicenda della cattura è stata soltanto una messinscena
 
Armi fantasma PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Giovedì 24 Giugno 2004 01:00

Iraq, Russia: c'è il richio che parti di armi di sterminio cadano in mano ad Al Qaida

MOSCA. La Russia ritiene che la presenza di Al Qaida in Iraq si sia ormai consolidata e teme che «componenti di armi di distruzione di massa che probabilmente sono ancora nel Paese» possano finire nelle mani dei «terroristi internazionali» Lo ha affermato oggi il
viceministro russo degli esteri Iuri Fedotov, citato dall'agenzia Interfax.

Secondo Fedotov, le probabilità di questa minaccia sono «alte». Il viceministro ha aggiunto che «proprio per questo resta attuale il compito di chiarire definitivamente il dossier» sulle armi di sterminio di massa irachene.

Fedotov ha quindi rimarcato che «è difficile affermare che il vecchio regime iracheno avesse rapporti con Al Qaida», ma ha osservato che «adesso è evidente come l'Iraq sia diventato una calamita che attrae terroristi di ogni genere», al punto che «Al Qaida si è ormai ambientata comodamente nel Paese».

 
Arabia Saudita: amnistia ai terroristi che si arrendono PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Giovedì 24 Giugno 2004 01:00

RIAD (Arabia Saudita). A pochi giorni dall'uccisione di Abdulaziz Al Muqrin, leader della rete terroristica Al Qaida in Arabia Saudita, re Fahd ha offerto oggi un'amnistia agli estremisti islamici che si arrenderanno entro un mese.

«Coloro che si arrenderanno volontariamente entro un mese dalla data di questo discorso...saranno trattati secondo la legge di Dio», ha dichiarato il principe ereditario Abdullah in un discorso pronunciato a nome del sovrano, anziano e malato, e trasmesso dalla televisione di Stato saudita.

«Proclamiamo, per l'ultima volta, un'amnistia a favore di tutti coloro che hanno commesso crimini in nome della religione», ha detto il principe Abdullah.

«A tutti coloro che appartengono a questo gruppo (di estremisti), che non sono stati arrestati, offriamo l'occasione di pentirsi», ha proseguito il principe ereditario, che guida di fatto il ricco Paese petrolifero a causa della salute cagionevole di re Fahd.

Non è questa la prima volta che - dall'inizio degli attacchi terroristici nel ricco regno petrolifero nel maggio dello scorso anno - le autorità di Riad chiedono ai militanti islamici di consegnarsi alle autorità in cambio di una più o meno completa immunità.

La prima di tali offerte venne lanciata il 27 giugno dell'anno scorso dopo la resa di Ali Abdulrahman al-Faqàsi al-Ghamdi, uno dei principali sospettati per gli attacchi suicidi compiuti a Riad il precedente 12 maggio, che provocarono la morte di 35 persone (tra cui otto americani) e quasi 200 feriti. Fu allora che i responsabili della sicurezza saudita invitarono tutti i presunti terroristi ancora in libertà ad arrendersi.

Al-Ghamdi, ritenuto dagli Usa il cervello dei primi attentati che sconvolsero Riad, si era consegnato al vice-ministro degli interni saudita, principe Mohammed bin Nayef, nella residenza di quest'ultimo a Gedda.

«Penso che si sia arreso al principe dopo le preghiere del mattino» dichiarò all'epoca il ministro degli interni, principe Mohammed bin Nayef bin Abdul Haziz, al quotidiano saudita Okaz. Secondo fonti Usa invece, il presunto terrorista sarebbe stato catturato dalle forze della sicurezza.

Le fonti saudite, dal canto loro, hanno sempre insistito sulla sua resa poichè - sostenevano - nessuna trattativa era stata intrapresa e quindi Al-Ghamdi si sarebbe consegnato volontariamente, fatto questo che, secondo le autorità di Riad, sarebbe stato in un secondo tempo preso in considerazione, come attenuante, in sede di giudizio sulla base della legge islamica (Sharia).

«Tutti i ricercati dovrebbero arrendersi perchè non hanno alternative dal momento che le forze di sicurezza, prima o poi, li cattureranno ed è meglio per loro scegliere la resa», aveva dichiarato allora il ministro degli interni.
 
Ci provano, ci provano PDF Stampa E-mail
Scritto da Adn kronos   
Giovedì 24 Giugno 2004 01:00

Sventato (?) un attentato in Turchia al Presidente Bush. Vogliono sospingere Kerry o sono pietosi tentativi di riprodurre una solidarietà nei confronti del Presidente in carica ?

Due attentati dinamitardi, a Istanbul con almeno due morti, e a Ankara con tre feriti, hanno colpito la Turchia a pochi giorni dalla visita del presidente americano George W. Bush e dal vertice della Nato che si terra' nella citta' sul Bosforo.

Ad Ankara un pacco bomba e' esploso in tarda mattinata vicino all'Hotel Hilton nella parte meridionale della capitale, dove sabato notte dovrebbe alloggiare Bush. Tre persone, fra cui due poliziotti, sono rimasti feriti.L'attentato e' stato poi rivendicato da un gruppo estremista marxista.

Poche ore dopo un altro ordigno e' esploso in un autobus a Istanbul che transitava nei pressi di un ospedale nel quartiere residenziale di Fatih. Secondo la televisione Ntv, due persone sono morte e sette sono state ferite. Ma secondo testimoni citati dall'agenzia britannica Reuters, i morti sono quattro.

 
A più miti conigli PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 24 Giugno 2004 01:00

Gli iraniani, resisi forse conto della trappola in cui erano caduti, provano a calmare il gioco restituendo all’Inghilterra i marinai che avevano invaso le loro acque territoriali.

Teheran, 24 giu. - Sono stati consegnati ai diplomatici del loro paese gli otto militari britannici, sei fanti da sbarco e due marinai, fermati lunedi' scorso dopo che avevano sconfinato in acque iraniane, nello Shatt al Arab. In mattinata il gruppetto, si e' appreso, e' partito in aereo per Teheran. Non e' dato sapere quando i militari, che facevano da istruttori ai militari iracheni addetti al pattugliamento fluviale, saranno autorizzati a tornare in Gran Bretagna.

 
Lo Spettacolo del Terrore: nuova puntata PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 24 Giugno 2004 01:00

Un altro episodio del serial orwelliano. Altri sessanta morti in Iraq: ci abituiamo a considerare esotica e incerta la periferia. In attesa delle periferie interne allle metropoli del nostro pseudo impero

Baghdad, 24 giu. - Sono nel complesso almeno 75 i morti e 268 i feriti a causa dell'ondata di attacchi, imboscate, attentati suicidi o meno e combattimenti sul campo, tutti palesemente coordinati tra loro, che dall'alba di oggi hanno insanguinato l'Iraq centro-settentrionale: nel cosiddetto 'Triangolo Sunnita', comprendente Falluja, Ramadi e Baquba; a Mosul, piu' a nord; e nella stessa Baghdad. E' un mero bilancio ufficiale, reso noto dal ministero ad interim per la Sanita'. Un po' ovunque, tranne forse a Falluja ove e' stata concordata l'ennesima tregua(che non si sa quanto potra' resistere), si continua a combattere; a Ramadi solo in extremis e' stato fermato un kamikaze, e ulteriori potrebbero apprestarsi a colpire. Solo per un miracolo non ha provocato vittime l'abbattimento di un elicottero d'assalto statunitense del tipo Cobra, centrato dai tiri degli insorti a Baquba, mentre stava partecipando a operazioni di bombardamento. Pilota e co-pilota sono riusciti a salvarsi e sono poi stati recuperati dai marines, ma non altrettanto fortunati sono stati tre loro commilitoni, due uccisi a Baquba e il terzo altro a Mosul, dove sono rimasti feriti altri tre soldati. Gli attacchi di Baquba sono stati rivendicati con un comunicato da Abu Mussab al-Zarqawi, il braccio operativo in Iraq di 'al-Qaeda'. Il computo delle vittime piu' sanguinoso e' quello di Mosul, ove nell'arco di pochi minuti si sono susseguiti non meno di cinque attentati dinamitardi, quattro dei quali compiuti con auto-bombe; c'e' pero' che sostiene che le esplosioni risuonate in citta' in rapida successione sono state sette. In tutto sono rimaste uccise come minimo 44 persone, che stando a un'altra versione sarebbero invece una cinquantina, e 216 hanno riportato lesioni, in molto casi gravissime. A Baquba i morti sono stati una ventina solo tra gli iracheni. A Falluja e Ramadi di morti al momento se ne contano nove e di feriti 27. A Baghdad infine hanno perso la vita quattro agenti della Guardia Nazionale; fonti ospedaliere parlano di cinque.
 
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