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Conflitti
Questa fa davvero ridere PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

La Corte Suprema israeliana ha deciso una modifica del muro della vergogna per “non far soffrire troppo I palestinesi”….

TEL AVIV - Il ministero della difesa israeliano ha indicato questa mattina a Gerusalemme che si adeguera' alla sentenza resa pubblica questa mattina dalla Corte suprema e procedera' alla modifica del tracciato della barriera di sicurezza in costruzione attorno alla Cisgiordania.
''I responsabili della sicurezza in Israele - ha precisato il ministero della difesa in una nota - applicheranno la decisione della corte suprema e definiranno un nuovo tracciato della barriera, tenendo conto dei principi sanciti dalla corte''.

 
La Signora con la falce fa il suo ingresso nel Reality Show PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

Il processo farsa a Saddam Hussein e agli uomini che hanno governato l’Iraq con una moderazione in fondo sconosciuta nell’area e oggi rimpianta, per esigenze di cassetta assumerà tonalità aspre. Introdotta la pena di morte per dare pepe all’evento televisivo dell’anno.

Baghdad, 30 giu. - Il governo ad interim iracheno ha gia' deciso il ripristino della pena di morte, sospesa dall'ex amministratore civile, il 'proconsole' statunitense Paul Bremer, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. Lo ha reso noto il nuovo presidente iracheno, Sheikh Ghazi al-Yawar. In un'intervista a un giornale arabo al-Yawar ha raccontato che, nel corso di una riunione tenutasi lunedi', subito dopo il passaggio di poteri, il governo adotto' una serie di decisioni tra le quali, oltre alla reintroduzione della pena di morte, anche l'applicazione di un'amnistia generale nei confronti dei detenuti non coinvolti in assassinii o atti di terrorismo. Secondo il presidente iracheno, l'annuncio del ripristino delle sentenze capitali sara' fatto "a breve". Oggi la custodia legale di Saddam Hussein e' stata formalmente trasferita dagli americani alle autorita' irachene. Secondo fonti militari statunitensi, si tratta del primo passo verso l'apertura del procedimento penale nei suoi confronti per crimini contro l'umanita'. La custodia fisica dell'ex dittatore resta comunque affidata alle forze americane. La Chiesa Cattolica, infine, dara' pieno "sostegno" e "incoraggiamento" alla costruzione del nuovo Iraq. Lo assicura il Papa in un messaggio indirizzato allo sceicco Ghazi al-Yawar. "Profondamente preoccupato per le sofferenze del popolo", Giovanni Paolo II, si legge nel testo, prega affinche' "il nuovo capitolo della vita nazionale" porti all'Iraq "pace, liberta' e prosperita'".

 
"+Sono Saddam Hussein, presidente della Repubblica d'Iraq"+ PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

Così l’ex raìs di fronte al giudice del processo-farsa istituito dagli americani. Poi con disprezzo rifiuta di alzarsi in piedi di fronte alla “corte”, dichiarata – con ragione – illegale. La Norimberga irakena promette fin dall’inizio di regalare colpi di scena (del resto è pur sempre stata ideata dai burattinai dello spettacolo, no?).

BAGDAD - Dimagrito, con i capelli un po' lunghi e ingrigiti, e i suoi inconfondibili baffi. Così l'uomo che per decenni ha regnato in Iraq, è comparso oggi davanti al Tribunale speciale che a Bagdad ha il compito di giudicarlo: "Sono Saddam Hussein al Majd, presidente della Repubblica d'Iraq". Presidente dell'Iraq. Come se nulla fosse accaduto. Forse una frase di sfida, forse soltanto confusione.

Quando gli è stato comunicato il mandato di arresto spiccato contro di lui, ha chiesto: "Mi interrogate oggi?". Quindi, manifestando un certo disprezzo per la corte (della quale i suoi avvocati hanno denunciato l'illegalità), l'ex raìs si è seduto davanti al giudice in piedi.

Racconta Salem Chalabi, presidente del Tribunale: Saddam era "nervoso", ma è apparso "in buona salute", e quella di stamattina è stata "una esperienza surreale". Del resto non poteva essere altrimenti: il viaggio alle prime ore dell'alba, verso una destinazione tenuta segreta - con tutta probabilità il carcere super protetto dagli americani nei pressi dell'aeroporto internazionale di Bagdad -, poi l'attesa in una stanzetta e infine la comparsa dell'uomo che per 35 anni ha dominato indiscusso sull'Iraq.

Saddam era l'unico nel tradizionale abito lungo arabo, grigio. Gli altri undici gerarchi, la cui custodia legale è passata oggi agli iracheni, indossavano invece tute da carcerati, di diversi colori. Sono entrati ad uno ad uno. E a tutti è stato comunicato il mandato d'arresto e le motivazioni.

Dopo Saddam è iniziata la sfilata degli altri ex potenti del deposto regime. Ali Hassan al Majid, il celeberrimo "Ali il chimico", consigliere e cugino di Saddam, arrestato il 21 agosto 2003, che ha ripetuto più volte : "Sono stanco"; Tareq Aziz, l'allora vicepremier che secondo quanto riferito da un un assistente di Chalabi "non ha aperto bocca"; Taha Yassin Ramadan, ex vicepresidente, arrestato il 18 agosto che "sembra ingrassato". L'"aggressivo segretario personale di Saddam, Abed Hamid Mahmoud, arrestato il 16 giugno 2003, che si è proclamato "innocente, e un giorno lo scoprirete anche voi".

L'intero procedimento di notifica, ha spiegato poi lo stesso Chalabi, non è durato più di 15 minuti. Mentre un alto responsabile americano della forza multinazionale ha detto che la sovranità giuridica su Saddam "è passata agli iracheni alle 10.15 di oggi". Domani, secondo la stessa fonte, Saddam e gli altri undici compariranno davanti a un giudice che comunicherà loro i reati contestati.

L'ex dittatore iracheno è accusato di crimini contro l'umanità e genocidio dei curdi, della guerra contro l'Iran del 1980-88 e dell'invasione del Kuwait del 1990, reati punibili con la pena di morte, che il governo ad interim ha deciso di reintrodurre.

(30 giugno 2004)

 
Iraq-Usa: ristabilite relazioni diplomatiche PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Lunedì 28 Giugno 2004 01:00

Tolto di mezzo Saddam senza avere una minima scusa e dopo aver ucciso migliaia di persone, gli Usa si apprestano a completare la distruzione dell'Iraq, per poi passare alla remunerosa fase della ricostruzione. Intanto è bene "ristabilire" i contatti col governo da loro imposto.

Gli Usa hanno ristabilito le relazioni diplomatiche con l'Iraq, rotte dal 1991. Lo ha annunciato l'Ambasciata americana a Baghdad. La missione diplomatica ha emesso un comunicato dopo l'annuncio dell'arrivo a Baghdad del nuovo ambasciatore americano John Negroponte, che sara' alla guida della piu' grande Ambasciata Usa nel mondo.
 
Iraq: continua la nostra “missione di pace” PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 26 Giugno 2004 01:00

Spari contro elicotteri italiani in Iraq. Evidentemente i locali non sono del tutto convinti che siamo andati lì con intenzioni pacifiche.



I due elicotteri stavano svolgendo un volo di addestramento notturno, ricognitivo, in una delle zone piu' turbolente della provincia di Dhi Qar: proprio a Suk Ash Shuyukh, in passato, sono state numerose le imboscate tese dalla guerriglia alle pattuglie italiane. Intorno alle 23:30, contro i due velivoli dell'Esercito sono stati sparati diversi colpi di armi leggere. Gli elicotteri - che sono comunque dotati di blindature e di altri sistemi di difesa passiva - non sono stati centrati. Non e' stato necessario rispondere al fuoco.

Gli Ab412 fanno parte del sesto Roa, il Reparto operativo autonomo dell' Aeronautica militare italiana schierato nella base aerea di Tallil. Si tratta di un reparto interforze: e' infatti composto da uomini e mezzi (elicotteri Ab412, Ch47 e Hh3F) sia dell'Aeronautica che dell'Esercito. L'attacco della scorsa notte - che non ha precedenti finora, anche se risulta che colpi d'arma da fuoco furono sparati contro gli elicotteri italiani anche durante gli scontri di meta' maggio - avviene in un momento cruciale per l'Iraq: il 30 giugno prossimo ci sara' infatti il passaggio di poteri tra la Cpa (l' Autorita' provvisoria della coalizione) ed il governo ad interim iracheno. Proprio in vista di questa scadenza, gli organismi di intelligence hanno da tempo segnalato una probabile recrudescenza degli attentati terroristici e delle azioni della guerriglia. In tutto il paese e, quindi, anche nell'area di Nassiriya
 
Almeno lui ci crede PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Un primo ricercato per terrorismo si presenta alle autorità saudite sicuro di essere ricompensato con la grazia promessa. Fiducia eccessiva ? O forse la consapevolezza che la casa reale non ha altra scelta per frenare l’escalation alimentata dagli americani.

Si e' consegnato ieri alle autorita' saudite Saaban al-Shihri, ricercato perche' sospettato di attivita' di terrorismo: e' il primo latitante che si costituisce, per beneficiare dell'amnistia promessa dalla legge promulgata per indurre alla resa gli agenti di al-Qaeda non direttamente coinvolti in omicidi. Come riferisce il ministero dell'interno saudita, al-Shihri si e' costituito poche ore dopo l'annuncio dell'offerta di amnistia: restera' agli arresti domiciliari fino al momento dell'interrogatorio. Il suo nome non figurava nell'elenco dei piu' ricercati, ma il mandato di cattura era stato spiccato nei suoi confronti per l'appoggio logistico da lui fornito ai miliziani di al-Qaeda

 
Tanto per salvare la faccia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Paralizzati dall’intrigo iracheno, gli occidentali cercano un escamotage con le proprie opinioni pubbliche. Ecco allora che un pugno esiguo di iracheni insediati da Washington “chiedono aiuto alla Nato”…

BRUXELLES - In maniera inattesa, (ha ha ha) e' stata convocata per stamattina una riunione del Consiglio atlantico della Nato. Il punto piu' importante, secondo quanto si e' appreso al quartier generale dell'Alleanza atlantica a Bruxelles, dovrebbe essere la discussione - a livello di ambasciatori rappresentanti permanenti delle 26 nazioni Nato - della richiesta irachena di assistenza tecnica, compreso l'addestramento delle forze di sicurezza del Paese.

Una prima riunione straordinaria del Consiglio atlantico, che di norma si riunisce il mercoledi', era stata indetta gia' ieri pomeriggio. Scopo della seduta - aveva rivelato lo stesso segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer - era quello di ''preparare il terreno'' per i capi di Stato e di governo dei Paesi dell'Alleanza che si riuniscono lunedi' e martedi' ad Istanbul per il Vertice della Nato. De Hoop Scheffer, in una conferenza stampa, si era mostrato ottimista dicendo di sperare che la Nato accolga la richiesta di assistenza tecnica da parte del governo ad interim iracheno, che sollecita fra l'altro l'impiego di istruttori Nato per formare l'esercito e la polizia del nuovo Stato. Una richiesta che il governo italiano vorrebbe fosse accolta, ma che deve superare le riserve soprattutto della Francia.

 
DestraModerna: "la parola d’ordine è Orgoglio Ebraico" PDF Stampa E-mail
Scritto da Fiamma Nirenstein   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Ossia DestraSinistraSionistaAnticomunista.Alla scuola dell'Odio con: "Ecco come e perché ho perso l'innocenza dell'ebrea perbene" di Fiamma Nirenstein, Giornalista Rai. Da una lettera ad al giornale "libero" del 2003.

Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani.

Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un Kibbutz dell'alta Galilea, Neot Mordechai. […] Quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l'annuncio. Chiesi ai miei camerati di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: "Shtuiot", sciocchezze.

Durante la guerra portavo i bambini nei rifugi, scavavo trincee e mi addestravo in alcune semplici operazioni di autodifesa. Continuavamo a lavorare nell'orto, ma eravamo svelti a identificare i "mig" e i "mirage" che si inseguivano nel cielo sopra le alture del Golan.
Quando tornai in Italia, i miei compagni di scuola non mi accolsero bene: alcuni mi guardarono come se non fossi più la stessa di prima, ma un nemico, una persona malvagia che presto sarebbe diventata un'imperialista. Stava per avvenire un grande cambiamento nella mia vita: allora non lo sapevo ancora, perché pensavo semplicemente che Israele avesse giustamente vinto una guerra dopo essere stato assalito e aver subito un numero incredibile di provocazioni e maltrattamenti.

Ma presto mi accorsi che avevo perso l'innocenza dell'ebreo buono, di quell'ebreo speciale fatto secondo i loro desideri. Ora, in quanto ebrea, ero messa insieme con gli ebrei dello Stato di Israele, e lentamente, ma inesorabilmente, venivo esclusa da tutta quella nobile schiera di personaggi come Bob Dylan, Woody Allen, Singer, Roth, Shtetl e Freud che santificava il mio giudaismo agli occhi della sinistra.

Ho cercato per molto tempo di riconquistare quella santificazione, e la sinistra ha cercato di ridarmela, perché gli ebrei e la sinistra hanno disperatamente bisogno gli uni dell'altra. Ma ora, dopo che l'odierno antisemitismo ha calpestato qualsiasi buona intenzione, le cose si sono fatte chiare. In tutti questi anni, anche persone che, come me, hanno firmato petizioni per il ritiro dell'esercito israeliano dal Libano, sono diventate dei "fascisti inconsapevoli", come mi ha scritto un lettore in una lettera piena di insulti. […]

La ragione di questi e di molti altri insulti e critiche mi è stata spiegata da uno scrittore israeliano molto famoso. Un paio di mesi fa, mentre stavamo parlando al telefono, mi ha detto: "Sei davvero diventata una persona di destra". Cosa? Di destra? Io? Una vecchia femminista, attivista dei diritti umani, addirittura comunista in gioventù? Soltanto perché ho raccontato il conflitto arabo-israeliano nel modo più accurato che potevo, e perché talvolta mi sono identificata con i problemi di un paese continuamente attaccato dal terrorismo? E' un fatto davvero interessante. Perché nel mondo contemporaneo, il mondo dei diritti umani, se una persona viene definita di destra, è il primo passo verso la sua delegittimazione.

Se sei un ebreo nato dopo l'olocausto impari subito un messaggio molto chiaro: il male, per gli ebrei, è sempre giunto dalla destra. […] Allo stesso tempo, la sinistra ha concesso la propria benedizione agli ebrei legittimandoli come la vittima "par excellence", un alleato sempre fidato nella lotta per i diritti dei deboli contro i più forti. Come ricompensa per il sostegno offertogli, possibilità di pubblicare libri e girare film, nonché per la reputazione di artisti, intellettuali e giudici morali che gli veniva riconosciuta, gli ebrei, persino durante le persecuzioni antisemite dell'Unione Sovietica, hanno dato alla sinistra il proprio appoggio morale, invitandola a unirsi a loro nel pianto davanti ai monumenti dell'Olocausto.

Oggi il gioco è chiaramente terminato.
La sinistra si è dimostrata la vera culla dell'attuale antisemitismo. Quando parlo di antisemitismo, non mi riferisco alle legittime critiche rivolte contro lo Stato di Israele, bensì all'antisemitismo puro e semplice, talvolta accompagnato anche da critiche: criminalizzazione, stereotipi e menzogne specifiche e generiche, che
 
Afghanistan: Nato ha bisogno di altri 3.000 soldati PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

La Nato chiede altri 3.000 soldati per formare unita' mobili allo scopo di garantire la sicurezza delle elezioni di settembre in Afghanistan

Lo ha detto Cetin, rappresentante dell'Alleanza nel Paese: 'I tre mesi che precedono le elezioni costituiscono un periodo critico', soprattutto a causa dell'opposizione dei Taleban. Il presidente Karzai ha sollecitato la Nato a mantenere il suo impegno a inviare le truppe, a 3 giorni dal vertice dell'Alleanza che si svolgera' lunedi' e martedi' a Istanbul
 
Pentagono, più soldati in Iraq PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

ma resteranno sei mesi. Potenziamento delle truppe, dimezzata la rotazione Nuova strategia in vista del trasferimento dei poteri Fino a 25 mila unità in più, l'annuncio di Casey Il capo del Centcom "Il rafforzamento è necessario"

Un rafforzamento della presenza militare statunitense in Iraq, tra le 15 e le 25mila unità da aggiungersi ai 138mila militari presenti ora, con un'accelerazione delle rotazioni, di sei o sette mesi invece che di un anno. E' questa la nuova strategia del Pentagono in vista del trasferimento dei poteri del 30 giugno, che vedrà la trasformazione delle truppe di occupazione in una forza multinazionale a guida statunitense.

E' stato il generale George Casey, che sostituirà il generale Ricardo Sanchez, travolto dallo scandalo di Abu Ghraib, a riferire al Congresso la decisione di potenziare le brigate già presenti in Iraq. ll generale John Abizaid, il capo del Centcom, sta ancora pianificando la situazione: "Con i senatori che dovranno confermare la mia nomina sono stato chiaro su un punto: in previsione del passaggio dei poteri il prossimo 30 giugno non è possibile pensare ad una riduzione delle forze presenti sul campo. E' necessario un rafforzamento".

Il ministro della Difesa statunitense Donald Rumsfeld ha pensato di ridurre il periodo di "ferma" in Iraq, la cui durata al momento è di un anno, approntando piani di rotazione ogni sei-sette mesi. Il capo del Pentagono, rivela oggi il "Los Angeles Times", ha chiesto così al capo dello stato maggiore dell'Esercito, Peter Schoomaker, se sia possibile estendere anche all'Esercito il sistema di rotazione già adottato dai Marines, che prevedono un invio in missioni all'estero per 6-7 mesi ogni due anni.

"Sarei interessato a sapere da voi perché pensate che dobbiamo avere rotazioni ogni 12 mesi, e se sareste d'accordo a cambiare per turni di sei o sette mesi" si legge in una proposta inviata da Rumsfeld il 14 giugno scorso, che riconosce lo stress delle truppe, dal momento che per molti militari inizierebbe ora il secondo anno, dopo una breve pausa, di "ferma" in Iraq o Afghanistan.
I vertici dell'Esercito, però, sono tradizionalmente contrari a ridurre i tempi di permanenza: l'efficienza delle forze sul campo diminuirebbe, più alti i costi delle missioni.
 
“Saddam strinse un accordo con gli Usa prima della guerra” PDF Stampa E-mail
Scritto da Gazzetta del Sud   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

L’ex primo ministro russo Evgheni Primakov sostiene che Saddam Hussein aveva stretto un accordo con gli Stati Uniti prima dell’intervento militare alleato.

“C’era un’intesa con gli americani, per quanto possa apparire paradossale”, ha detto ad un’intervista al quotidiano “Gazeta”

A dimostrazione di questa tesi Primakov elenca alcuni argomenti: il fatto che non furono fatti saltare in aria i ponti sul Tigri quando i carri armati americani si stavano avvicinando a Bagdad, il cessate il fuoco praticamente immediato e la scarsa resistenza irachena all’avanzata degli alleati.

L’ex premier russo ha sollevato dubbi anche sulle modalità e i tempi della cattura di Saddam, ufficialmente avvenuta il 14 dicembre. Secondo Evgheni Primakov nelle immagini diffuse dalla televisione nei pressi del nascondiglio dell’ex dittatore iracheno apparivano alcune palme fiorite, ma a metà dicembre le palme in Irak non sono in fiore.

Saddam, ha affermato ancora Primakov, si era arreso agli americani molto prima e la vicenda della cattura è stata soltanto una messinscena
 
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