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Conflitti
Los ultimos de Filipinas PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 16 Luglio 2004 01:00

Stanchi delle rassicurazioni americane rivelatesi puntualmente fallaci, i filippini ritirano le truppe dal pantano iraq

Il governo filippino ha annunciato oggi di aver cominciato il ritiro delle proprie truppe presenti in Iraq in anticipo rispetto alla scadenza prevista, una richiesta questa avanzata da un gruppo che tiene in ostaggio un autista di camion filippino.
Parlando alla televisione la segretaria agli esteri Delia Albert ha detto che le Filippine «hanno richiamato il capo del contingente umanitario in Iraq. Sta lasciando l'Iraq insieme a dieci membri del contingente». Il resto seguirà presto.
A Baghdad una fonte ha precisato che dieci soldati ed il loro comandante sono partiti questa mattina presto dall'ambasciata a Baghdad alla volta di Hilla dove c'è la base del contingente.
I rapitori di Angelo de la Cruz avevano posto come condizione per il rilascio dell'uomo il ritiro del contingente filippino la cui presenza era prevista in Iraq fino al 20 agosto. In caso contrario avevano minacciato di decapitare l'ostaggio.
Oggi il primo ministro australiano John Howard ha criticato il governo di Manila: «Non voglio essere duro con uno stato amico ma - ha detto - è un errore e non gli farà guadagnare l'immunità».
Dopo l'annuncio che il contingente sarebbe stato ritirato in anticipo la tv al Jazira aveva dato notizia di un video in cui l'ostaggio annunciava alla famiglia che sarebbe stato liberato presto.
 
Ecco i crociati dell’Occidente PDF Stampa E-mail
Scritto da nuovimondimedia   
Giovedì 15 Luglio 2004 01:00

La lista dettagliata dei vincitori (?) della guerra in Iraq. Nel paese dove, a detta di Bush e Blair, non c’erano armi di distruzione di massa ma “avrebbero potuto esserci un giorno”. La stessa logica dei processi alle idee celebrati in Italia durante gli anni del terrorismo di stato.

Lynne Cheney: moglie del Vice Presidente. La Cheney e' stata dal 1994 al 2001 uno dei directors nel consiglio d' amministrazione della Lockheed Martin, il colosso del settore difesa/spazio che produce missili cruise e possiede attualmente un sistema satellitare militare da 800 milioni di dollari di supporto alle truppe in Iraq.

John Bolton: uno dei principali artefici della politica di Bush sull'Iraq, ha lavorato con Bush Senior e Reagan al Dipartimento di Stato, al Dipartimento di Giustizia, all'Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (USAID), e attualmente e' sottosegretario per il controllo sugli armamenti e la sicurezza internazionale. E' un membro del Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA), un gruppo di destra che pone Israele e la sua sicurezza al centro della politica estera statunitense, e del Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC). E' inoltre il vice presidente dell'American Enterprise Institute (AEI). I suoi interessi economici sono legati a compagnie petrolifere e di armamenti e alla JP Morgan Chase, come George Shultz. Si dice sia convinto dell'inevitabilita' dell'Apocalisse.

Ahmed Chalabi: capo del Congresso Nazionale Iracheno con base a Londra. E' sostenuto da Paul Wolfowitz, Donald Rumsfeld, Richard Perle, Douglas Feith e il JINSA, e ha legami con l'American Enterprise Institute (AEI). Wolfowitz e Rumsfeld hanno fatto pressioni affinché Chalabi fosse il leader provvisorio nel dopoguerra in Iraq. Condannato in contumacia in Giordania per essere coinvolto in un enorme scandalo di appropriazione indebita, Chalabi ha ricevuto 12 milioni di dollari da Washington dopo la prima Guerra del Golfo. In Iraq lavorera' al fianco di Robert Reilly, intimo amico e socio in affari.

Dick Cheney: segretario della difesa sotto George H.W. Bush, fino all'inizio del 1993. Attualmente Vice Presidente, Cheney e' un membro fondatore del PNAC ed e' stato membro del consiglio direttivo del JINSA; ha sostenuto l'attuazione del cambio di regime in Iraq per oltre un decennio. E' stato presidente e amministratore delegato della compagnia petrolifera Halliburton. L'affiliata dell'Halliburton, la Kellogg Brown & Root (KBR), si e' assicurata contratti per il valore di 7 miliardi di dollari dall'U.S. Army Corp of Engineers per il recupero dei pozzi petroliferi iracheni in fiamme. E' un membro del consiglio di amministrazione dell'American Enterprise Institute e ha contatti con la Chevron, per la quale ha condotto le trattative per la costruzione di un oleodotto nel Mar Caspio.

Douglas J. Feith 

N.A.T.O. assassina! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gazzetta del Sud   
Mercoledì 14 Luglio 2004 01:00

Un altro italiano vittima dell'uranio impoverito. é la ventisettesima vittima! Si va a combattere per difendere interessi altrui e in più si muore per motivi assurdi. Ma quando saranno puniti i colpevoli?

La ventisettesima vittima italiana dell'uranio impoverito, ha fatto della sua malattia una bandiera. Fino a ieri, ultimo giorno della sua vita. Luca Sepe, 28 anni, aveva deciso di dedicare il tempo che gli restava da vivere per denunciare all'opinione pubblica gli effetti devastanti di quelle munizioni. È durata tre anni la «guerra di Luca» contro il linfoma di Hodgkin che lo colpì inesorabilmente durante l'ultima missione nei Balcani, a Sarajevo nel 2001, e contro il muro di gomma che si è alzato quando esplose questa vicenda fonte di tante polemiche. Ma nel dramma di questo ragazzo napoletano che ha smesso di lottare in una stanzetta dell'ospedale Cardarelli dove era ricoverato dal 28 maggio scorso, c'è un rosario infinito di umiliazioni. Secondo l'Osservatorio per la tutela delle Forze Armate, sarebbero 267 i militari gravemente ammalati e 27 le vittime da quando morì Salvatore Vacca caporalmaggiore della Brigata Sassari, che fu il primo dei nostri militari a morire per una patologia neoplastica al rientro da una missione in Bosnia. Era il 9 settembre 1999. Da quel giorno il caso dell'uranio impoverito è deflagrato a livello mondiale, partendo proprio da quelle prime denunce italiane che obbligarono la Nato ad ammettere l'uso dei proiettili e a fornire le mappe dei colpi esplosi. Si scoprì così che soprattutto in Bosnia (ma anche in Kosovo) i militari italiani, mandati a lungo allo sbaraglio senza precauzioni di alcun genere, sovrintendevano oltre la metà della superficie totale in cui gli A10 hanno sparato i famigerati colpi. Sepe aveva affrontato il male a testa alta e solo dopo alcune sue apparizioni in televisione fu convocato dalla contestatissima commissione creata dal ministro dell'epoca (Mattarella) e affidata all'ematologo Mandelli, che neppure aveva censito il suo caso. Luca, che volle partecipare ai funerali delle vittime di Nassiriya e aveva deciso che un giorno si sarebbe comunque sposato in divisa, perse recentemente anche il figlio che la sua compagna aveva in grembo: si trattò di un aborto spontaneo, ma le ecografie accertarono che il bimbo aveva gravi malformazioni. «Sono almeno 9 i militari italiani venuti operativamente a contatto con quel tipo di munizioni che hanno avuto figli malformati, così come tumori e malformazioni si registrano con frequenza impressionante tra le popolazioni civili dei teatri di guerra», denuncia Domenico Leggiero dell'Osservatorio Militare, mentre da sinistra si sollecita l'istituzione di una commissione d'inchiesta: quella d'indagine che nel 2000 fu istituita alla Camera per volontà di Valdo Spini non si è mai riunita. Recentissima anche l'ultima polemica sull'uso di queste munizioni: il relatore del decreto sulla missione militare in Irak, Roberto Lavagnini, ha detto che sulla vicenda «molti politici hanno creato delle psicosi di massa nella gente». Edy Ballaman, questore della Camera, gli ha risposto di essere «felice di per aver rotto quel muro di omertà che Lavagnini vuole invece ricomporre». Il giorno dopo è morto Sepe.
 
Ecco quelli che accusavano Hitler PDF Stampa E-mail
Scritto da Al arabya   
Martedì 13 Luglio 2004 01:00

Un cittadino saudita rinchiuso nel carcere di Abu Ghreb afferma di aver visto con i propri occhi l'uccisione di un neonato di fronte a sua madre e lo stupro di una giovane ventenne irachena. Ha vissuto in condizioni bestiali esclusivamente a causa della sua nazionalità

Haydar al-Muzri', un saudita che ha passato 11 mesi in quella prigione, ha affermato che fu proprio la sua cittadinanza la causa del suo arresto a Kerbela, in Iraq, nonostante fosse entrato legalmente nel paese attraverso il confine siriano. Haydar ha inoltre affermato di aver visto
almeno una trentina di detenuti sauditi nel carcere di Abu Ghreb.
Haydar afferma inoltre che "la tortura psicologica in inverno fu la più dura, quando ci mettevano in una vasca d'acqua fredda e poi ci lasciavano con quasi niente addosso. Ci picchiavano spesso, alla faccia dei diritti dell'uomo e delle sue libertà tanto decantate da loro" (...). Il cibo, invece, dice Haydar, "era dei peggiori; non lo davano nemmeno ai
cani che avevano. Nel mese di Ramadan rimanemmo tutti avvelenati dal cibo".
Al-Muzri' ha affermato inoltre di aver visto i secondini americani buttare un neonato in un corridoio, strappandolo dalle mani di sua madre perché dava loro fastidio. Il neonato morì sul colpo. La madre invece ebbe uno shock e perse i sensi. L'ex-detenuto ha inoltre sottolineato che fra I prigionieri sauditi c'erano medici e una squadra di volontari arrivati in Iraq per dar sollievo alla popolazione irachena dopo la caduta del regime.
I loro documenti non avevano nessun valore e non permisero il loro rilascio. Furono interrogati come sostenitori della resistenza irachena.

 
Gazate PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Lunedì 12 Luglio 2004 01:00

Sharon si finge colomba e minaccia una crisi di governo. Pensa così di accreditare come una mezza ritirata dettata dalla ragione il grande inganno in cantiere.

Se gli alleati di governo gli impediranno di allargare la coalizione per portare a compimento il disimpegno dalla striscia di Gaza, il primo ministro israeliano Ariel Sharon potrebbe indire elezioni anticipate: e' la minaccia ventilata dallo stesso Sharon, dopo avere avuto stamane una colazione di lavoro con il capo dell'opposizione laburista Shimon Peres. Quest'ultimo, a quanto si apprende da fonti governative, ha accettato di collaborare con il governo per la realizzazione del disimpegno da Gaza. I due - sempre secondo fonti politiche - hanno convenuto di incontrarsi ancora per discutere l'eventualita' di un governo di unita' nazionale.

 
Se non è zuppa è pan bagnato PDF Stampa E-mail
Scritto da And Kronos   
Domenica 11 Luglio 2004 01:00

Altri Quattro marines perdono la vita nel loro inferno iracheno. Stavolta non sono stati falciati dai nazionalisti né dagli integralisti e nemmeno dal fuoco amico. Ci ha pensato un incidente stradale. Il risultato non cambia.

Quattro marines americani sono morti in un incidente stradale in Iraq. Lo ha reso noto il comando americano, precisando che i quattro militari del primo Corpo di spedizione dei marines sono morti ieri nella provincia di Anbar, nella parte occidentale del Paese, mentre ''conducevano operazioni di sicurezza e di stabilizzazione''.

Secondo un portavoce dei marines, i quatto militari sono morti ''in un incidente stradale da non considerarsi un'azione ostile''.
 
Cia, you lie people die PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 10 Luglio 2004 01:00

Tu menti, la gente muore. Questa la conclusione del Congresso americano che si è dichiarato essere ingannato dai suoi servizi segreti che lo hanno indotto ad invadere l’Iraq senza ragioni plausibili.

Congresso Usa: informazioni di intelligence che hanno portato a guerra in Iraq "inattendibili e falsate". Assolto Bush. - E' la conclusione cui e' giunta la commissione del Congresso incaricata di fare luce sulle informazioni raccolte dalla Cia, consegnate alla Casa Bianca e, successivamente, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per giustificare l'intervento contro il regime di Saddam Hussein. Il rapporto della Commissione, 511 pagine presentate questa mattina alla stampa a Washington, e' profondamente critica nei confronti della Cia e del "gruppo di pensiero che ha influenzato il lavoro dell'intelligence partendo dall'assunto che l'Iraq fosse in possesso di un arsenale di sterminio". Tuttavia, secondo Pat Roberts, presidente della Commissione, non c'e' alcuna prova che ci siano state "pressioni politiche" perche' il risultato del lavoro dell'agenzia puntasse verso la necessita' di un intervento militare. "Un fatto e' chiaro" ha detto Roberts, "prima della guerra la Cia disse al presidente che Saddam era in possesso di armi di sterminio. Ora sappiamo che queste affermazioni erano falsate perche' sostenute da informazioni non attendibili, sopravvalutate e non confermate da fatti concreti, come abbiamo scoperto durante 12 mesi di indagini". In particolare, secondo Roberts, sono risultate completamente infondate le informazioni secondo cui Saddam era in possesso di almeno una bomba atomica, aveva armi batteriologiche e chimiche e droni in grado si utilizzarle. "Tutte queste affermazioni" ha aggiunto Roberts, "non avrebbero dovuto essere rese note". Ancora piu' dura la posizione del senatore Rockfeller, uno dei membri della commissione piu' critici nei confronti dell'amministrazione Bush. "Non c'e' dubbio", ha detto, "che sia stata la piu' devasante serie di errori fatta nella storia del Paese e che le conseguenze condizioneranno la nostra sicurezza per molte generazioni a venire perche' ci hanno resi piu vulnerabili che mai".

 
Sharon è fuorilegge PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 10 Luglio 2004 01:00

Ma non cambierà alcunché. La Corte internazionale di giustizia condanna quasi all’unanimità il “muro della vergogna”. Ma Con Israele si è schierato il rappresentante americano. La tragedia continuerà in spregio alla “vecchia Europa” e alla sensibilità di tutto il mondo.

Il muro antiterrorismo di Israele viola il diritto internazionale e deve essere smantellato nelle parti in cui entra in territorio palestinese. E' questa la conclusione a cui e' giunta con 14 voti a favore e uno solo contrario (del giudice americano) la Corte internazionale di giustizia dell'Aja, chiamata quattro mesi fa a pronunciarsi dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il parere legale non vincolante del piu' alto organo giuridico dell'Onu e' stato accolto trionfalmente dai palestinesi, con il premier Abu Ala che ha parlato di "giorno storico" per il suo popolo e un consigliere di Yasser Arafat che ha avanzato la richiesta di sanzioni contro lo Stato ebraico. Ma Israele ha ribadito che non riconosce la giurisdizione della Corte dell'Aja su una questione che considera "politica" e ha criticato i giudici per non aver affatto preso in considerazione il terrorismo palestinese. Anche per la Casa Bianca "non e' appropriato" che sia la Corte dell'Onu a occuparsene. Nel parere letto dal presidente Shi Jiuyong, la Corte chiede lo smantellamento del muro per tutta la parte "situata nei territori palestinesi occupati, comprese quelle all'interno e attorno a Gerusalemme est". Nel suo attuale tracciato, infatti, il muro "viola gravemente una serie di diritti dei palestinesi residenti nelle aree occupate". Violazioni che "non possono essere giustificate da esigenze militari o richieste per la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico". La Corte ha anche affermato che Israele deve risarcire i danni causati alle persone fisiche e giuridiche" con la requisizione e distruzione di case, imprese e tenute agricole. Israele ha pero' attaccato la Corte per aver ignorato totalmente il "terrorismo palestinese" nella sua condanna del muro di difesa. In un comunicato diffuso subito dopo la lettura del parere consultivo della Corte, il governo israeliano ha affermato che "se non ci fosse il terrorismo, non ci sarebbe stata la barriera" e ha ribadito che "la Corte non aveva la competenza per dibattere il conflitto tra Israele e palestinesi".

 
A Garibaldi era andata sicuramente meglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 09 Luglio 2004 01:00

Mille come i gloriosi garibaldini. Mille sono oggi ufficialmente i morti alleati in Iraq. La cifra record, per la quale non riscuoterà alcun premio, è stata centrata da un soldato americano.

Un soldato americano e' stato ucciso nella notte a Baghdad poco dopo che con la sua pattuglia aveva sorpreso tre iracheni che si accingevano a sparare con il mortaio da un camion. Si tratta del morto numero mille per le forze della coalizione dall'inizio della guerra in Iraq. Gli americani deceduti sono 880, 657 dei quali per fuoco ostile. La pattuglia del militare ucciso aveva aperto il fuoco sul camion dei guerriglieri e fatto esplodere i pezzi di mortaio caricati a bordo, innescando una serie di deflagrazioni. I militari hanno arrestato i tre ma poco dopo la stessa pattuglia e' stata attaccata con mitra e granate da altri guerriglieri che hanno ferito a morte un soldato. Altri due iracheni sono stati catturati al termine della sparatoria.
 
Bush-Bin Laden: che intesa! PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Giovedì 08 Luglio 2004 01:00

Se la maggiore risorsa per il terrorismo è il commercio di droga a livello internazionale, perchè dopo che Bush ha conquistato l'Afganistan il commercio di oppio è quintuplicato?

'Bush non e' interessato a debellare il terrorismo'. Ad affermarlo e' l'economista italiana Loretta Napoleoni. L'autrice di 'Come si finanzia il terrorismo nella nuova economia' ed ex consulente dell'Fmi spiega che il vero motore del terrorismo non e' ne' l'ideologia ne' la politica, bensi' il denaro. 'Bin Laden, che e' un uomo d'affari, ha investito in multinazionali e intanto ha sviluppato un'attivita' illegale legata al traffico di droga e di armi'.

 
Non c’è peggior tiranno di uno schiavo con la frusta in mano PDF Stampa E-mail
Scritto da www.aljazira.it   
Giovedì 08 Luglio 2004 01:00

Ex detenuto a Guantanamo racconta gli orrori della sua prigionia. L'umiliazione della persona e di quel che ha di più caro sono le ordinarie pratiche di chi fa la "guerra al terrorismo".

Uno degli ex detenuti di Guantanamo rilasciati ultimamente, Wisam ‘Abd ar-Rahman Ahmad, ha descritto quanto è stato pubblicato circa le violazioni avvenute nel carcere di Abu Ghraib come in realtà molto meno pesante rispetto a quel che ha sperimentato nel periodo della sua prigionia a Guantanamo e in Afghanistan.

Al corrispondente di Aljazeera ad Amman Ahmad ha detto che il suo iter di prigionia ebbe inizio in Iran, il quale lo consegnò agli americani, che a loro volta lo condussero a Guantanamo via Afghanistan.

Ahmad ci ha raccontato una parte degli interrogatori condotti nei suoi confronti e delle pratiche oscene cui è stato esposto, per non parlare delle percosse e delle umiliazioni. I soldati americani compivano provocazioni immorali per distruggerlo psicologicamente e gli toglievano i vestiti davanti ad una delle secondine.

Riguardo agli interrogatori, Wisam Ahmad ha detto che l’uomo che li conduceva – il quale si esprimeva in dialetto egiziano – bestemmiava, gli insultava la madre e minacciava di violentare sia lui che sua madre: dopo di che gli fece delle domande sul suo nome, il suo paese, la sua famiglia e i nomi dei suoi fratelli e delle sue sorelle.

Secondo Ahmad l’inquisitore mirava ad una sola questione, e cioè se conoscesse al-Qa‘ida e Bin Laden, ma l’ex detenuto ha assicurato che lui non c’entra né con al-Qa‘ida né con Bin Laden, spiegando che egli si trovava in un posto che gli inquirenti possono verificare tramite i servizi segreti pachistani, i quali avevano informazioni su di lui.

Egli ha poi spiegato che malgrado tutta la guerra psicologica che ha vissuto, fatta anche di botte e di umiliazioni, la cosa peggiore che ha passato è stata l’offesa fatta al Libro di Dio, il Nobile Corano: uno dei militari americani l’ha pestato, mentre un altro nella base di Kandahar l’ha tirato nel gabinetto. Nella base di Bagram, vicina alla capitale Kabul, un militare ed una donna si sono presentati nella sua cella, e la donna ha gettato il Corano a terra, poi l’ha aperto e l’ha porto ad un cane che abbaiava affinché lo annusasse.

Val la pena di segnalare che la

 
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