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Conflitti
Ci sono di mezzo i Polacchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Dagospia   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Questo popolo di uomini coraggiosi e infingardi che ci è costato una guerra mondiale, quasi cento milioni di morti e il varo del totalitarismo globale, non perde l’occasione di mettersi in mostra anche in Iraq.

Chi è Jerzi Kos e perché nessuno parla di lui? Per arrivare al bandolo della intricatissima matassa che avvolge la liberazione dei tre ostaggi italiani occorre infatti puntare l¹attenzione sul compagno di prigionia di Agliana, Cupertino e Stefio. Jerzi Kos è stato liquidato sbrigativamente dalla stampa come “imprenditore polacco” impegnato a Baghdad per affari legati alla ricostruzione dell’Iraq.
Un identikit scarno, da carta di identità, quasi omertoso. Ma ora se ne comprende il perché. Jerzi Kos è sì un “imprenditore” ma di intelligence. Uno spione di primo piano così “interessante” da spingere i servizi segreti polacchi a rintracciarlo nel giro di 48 ore.
Intanto, l¹intelligence polacca vanta una “influenza” ramificata nel Medio Oriente, al punto che il capo dei servizi ricevette un’onorificenza da Bush per il lavoro svolto. Varsavia è stata ed è un crocevia di spie: dagli ex-KGB all¹addestramento degli stessi iracheni in epoca saddamita. Una connection che è risultata nevralgica per le forze armate americane, impegnate su un terreno sconosciuto e impenetrabile.
Kos è dunque un falso “imprenditore polacco” che viene rapito da una banda di iracheni che non immaginano nient’altro che un riscatto in dollari. Non hanno nemmeno i mezzi o l’idea di sottoporre Kos a una radiografia ai raggi X. Sufficiente per scoprire che nell’avanbraccio di Kos c¹è incapsulato un cosiddetto “bean” ­ cioè un pisellino (un micro-chip), vale a dire un segnalatore sottocutaneo (si usa metterlo anche ai cani) che invia un raggio codificato. In caso di scomparsa, un aereo da ricognizione provvede a localizzarlo.
Ed è esattamente quello che è successo all’imprenditore polacco. Una volta individuata, tramite il bean, la prigione dove era ammanettato Kos, è iniziata la seconda fase. Agenti armati di microfoni direzionali hanno captato l’indirizzo del covo ­ che è risultato, come ha raccontato lo stesso Kos, una sorta di “deposito di ostaggi” gestiti da diverse bande irachene.
E qui arriva la sorpresa. Cercando lo spione polacco gli agenti si sono imbattuti sulle tracce sonore degli italiani rapiti. A quel punto è intervenuta la nostra intelligence che ha lavorato gomito a gomito con i polacchi e gli americani. Il blitz è stato fatto unicamente dalle teste di cuoio Usa. I polacchi sono rimasti in zona affiancati da tre ufficiali del Sismi.
Dunque Agliana, Cupertino e Stefio non sono stati ammazzati (come era previsto prima del voto europeo) solo grazie alla presenza nella prigione dello spione polacco con segnalatore sottocutaneo.
 
Petrolio rosso PDF Stampa E-mail
Scritto da Adn Kronos   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

La guerriglia irachena colpisce ancora. Ucciso un funzionario arabo della North Oil Company.

Dopo i sabotaggi degli oleodotti, gli insorti passano a colpire direttamente i responsabili delle compagnie petrolifere irachene. Un commando ha ucciso questa mattina un alto funzionario della North Oil Company, Ghazi Talabani, raggiunto da numerosi colpi di fucile automatico a Kirkuk, mentre, a bordo della sua auto, si recava al lavoro. Nell'agguato e' rimasto gravemente ferito anche il suo autista.

Talabani, di etnia curda, era consulente della North Oil Company, che gestisce la maggior parte dei giacimenti petroliferi di Kirkuk. Ieri, la guerriglia irachena aveva sabotato un oledotto a sud di Bassora. Al-Talabani, capo della sicurezza della compagnia petrolifera, era il cugino di Jalal Talabani, leader dell'Unione patriottica del Kurdistan (Upk) e membro del disciolto Consiglio di governo iracheno.

A Ramadi, nell'Iraq occidentale, cinque iracheni, di cui due poliziotti, e quattro stranieri sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nell'esplosione di una bomba. Secondo quanto riferito da fonti sanitarie, l'ordigno e' esploso vicino a un veicolo civile americano e un'automobile della polizia irachena, nei pressi della Grande moschea di Ramadi, nella parte orientale della citta'. Alcuni testimoni hanno parlato di vittime anche tra gli americani, ma l'esercito non ha confermato queste informazioni. Secondo la televisione Al Jazeera, nell'esplosione sarebbero morti tre stranieri.

A Latifiya, 30 km a sud di Baghdad, 18 iracheni, alcuni giovanissimi, sono morti folgorati nelle acque del fiume, mentre a riva lo ripulivano dalle piante. Lo rivelano fonti ospedaliere secondo le quali non si sarebbe trattato di un incidente. ''Sono stati uccisi intenzionalmente da qualcuno che ha messo in acqua un apparecchio elettrico in funzione'', dice il dottor Ali Abdel Hussein, mentre alcuni testimoni sottolineano che le vittime lavoravano per la coalizione, e i fondi per la ripulitura delle acque del fiume venivano dalla Cpa.

Intanto, il leader radicale sciita Moqtada al Sadr ha intimato oggi ai miliziani che non sono di Najaf di lasciare la citta'. In un breve comunicato, Al Sadr ha chiesto ai militanti dell'esercito del Mehdi di andare a casa ''a fare il loro dovere... i fedelissimi che hanno fatto sacrifici dovrebbero ritornare nelle loro regioni''. Il 27 maggio scorso, il leader radicale sciita aveva accettato una tregua dopo quasi due mesi di scontri con le forze americane.

 
Cane non mangia cane PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Il Tribunale israeliano proscioglie Sharon dalle accuse di corruzione. Evitata così una soluzione alla “Al Capone” per fermare il genocidio palestinese

All'indomani del proscioglimento del primo ministro israeliano Ariel Sharon dalle accuse di corruzione in relazione alla realizzazione di un complesso turistico su un'isola greca, in concreto mai portato a termine, contro tale decisione del procuratore generale ebraico Menachem Mazuz e' stato presentato ricorso dal 'Movimento per la Qualita' nel Governo': un gruppo che si batte contro gli abusi da parte degli amministratori della cosa pubblica nello Stato ebraico.
Lo hanno riferito fonti giudiziarie. Nel chiudere l'inchiesta, Mazuz aveva stabilito che non sussistevano prove sufficienti a carico del premier per potersi procedere, contrariamente a quanto richiesto fin dalla fine di marzo dal procuratore capo Edna Arbel;costei premeva per un rinvio a giudizio di Sharon, in quanto a suo parere era fondato il sospetto che questi avesse avesse intascato una colossale tangente ai tempi in cui era ancora ministro degli Esteri, facendo valere tale sua carica per intercedere presso il governo di Atene a favore dell'imprenditore David Appel, che progettava di realizzare un villaggio turistico nell'ambito di un progetto in cui era cointeressato lo stesso figlio di Sharon, Gilad, il quale avrebbe agito come 'inercessore' presso il padre. Appel fu incriminato nel '98 per tentata corruzione. Il proscioglimento in istruttoria del leader del Likud, deciso da Mazuz (il quale, stando all'emittente televisiva privata 'Channel 10', avrebbe addirittura telefonato di persona a Sharon per comunicargli l'archiviazione del caso a suo favore), e' stato valutato negli ambienti politici d'Israele come un notevole rafforzamento della posizione del capo del governo, e altresi' come un rilancio del suo controverso progetto per il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza, con l'abbandono indicativamente articolato in quattro fasi di tutti i 21 insediamenti e degli avamposti militari al momento esistenti nell'enclave palestinese.

 
La scoperta dell’acqua calda PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

La Commissione d'inchiesta sull'11 settembre: "Nessuna prova evidente di legami fra Al Qaeda e l'Iraq". Il Governo USA viene così informato di ciò che tutti sapevamo da tempo: Saddam e Bin Laden non collaborarono per costruire la presunta rete del terrorismo mondiale. Lo stesso non può dirsi per un fedele alleato USA come il Pakistan…

WASHINGTON - Non esistono prove evidenti di un legame fra Al Qaeda e l'Iraq negli attentati dell'11 settembre. La conclusione della Commissione d'inchiesta sull'attacco all'America non farà piacere a Bush. Che ancora ieri aveva ribadito l'esistenza di una collaborazione, confermando le affermazioni in questo senso fatte il giorno prima dal suo vice Dick Cheney (ma non sostenute dai servizi segreti). E quattro mesi fa, il segretario di Stato americano, Colin Powell, proprio quei legami aveva evidenziato dopo l'ennesimo messaggio audio inviato da Osama Bin Laden.
Prove di quel legame, però, si apprende oggi, non ve ne sarebbero. Niente che dimostri "un rapporto collaborativo" negli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono.

L'eco del responso non tarda a farsi sentire. "Sbugiarda dalle fondamenta la guerra in Iraq di Bush e Berlusconi" dice Giuseppe Fioroni della Margherita. "Un'altra menzogna svelata", incalzano Alfonso Pecoraro Scanio ed Ermete Realacci.

Le conclusioni della Commissione sull'11 settembre 2001 sono contenute in un rapporto che si basa su ricerche ed interviste. E dal quale emerge che Bin Laden esplorò una possibile collaborazione con Saddam Hussein, pur se non favorevole al regime del leader iracheno. Il leader di Al Qaeda, si legge nel rapporto, incontrò in Sudan un alto esponente dell'intelligence del regime di Bagdad nel 1994, "al quale chiese armi e spazi per campi di addestramento, ma l'Iraq in apparenza non si rese mai disponibile".

Fra le conclusioni, la Commissione registra che fu piuttosto il Pakistan ad aiutare il regime dei talebani in Afghanistan, e a fornire ad Al Qaeda un porto sicuro di fronte alla pressione internazionale.

"La Casa Bianca dovrebbe arrossire. E Palazzo Chigi?" si interroga Giuseppe Fioroni, membro dell'esecutivo della Margherita. "Il responso - dice - dimostra che la guerra in Iraq è stata una sanguinosa truffa, che ha provocato migliaia e migliaia di morti, ha spaccato la comunità internazionale, fatto strame del diritto e, per quanto riguarda l'Italia, ci ha infilato in un pantano pericolosissimo". Uno "schiaffo colossale", afferma il parlamentare, "all'avventura irachena voluta da Bush, cui si è colpevolmente aggregato il governo italiano".

Fanno eco alle parole di Fioroni quelle di Alfonso Pecoraro Scanio. La Commissione "svela un'altra
menzogna. Non solo in Iraq non c'erano armi di distruzione di massa - dice il leader dei Verdi - ma adesso si ammette quello che i pacifisti già sostenevano da tempo: non esisteva alcun legame tra il regime iracheno e Bin Laden. Adesso - incalza Pecoraro - il governo venga subito in aula a spiegarci come mai ha portato l'Italia in guerra, calpestando la Costituzione e la volontà degli italiani. Il silenzio di Berlusconi a questo punto - conclude - sarebbe davvero un'ammissione di complicità".
 
Iraq: guardie del corpo per 1400 euro al giorno PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 14 Giugno 2004 01:00

Sono sempre piu' numerosi i tedeschi, in particolare guardie del corpo, che vanno in Iraq allo scopo di guadagnare denaro in poco tempo.

A riferirlo e' la Bild am Sonntag: 'Guardie del corpo tedesche a Baghdad per 1.400 Euro al giorno', titola in grande il domenicale, che parla al riguardo di lavoro da 'mercenari'. A organizzare le partenze e a curare l'addestramento delle guardie del corpo tedesche in Iraq e' Bjoern-Michael Birr (33 anni), un uomo d'affari di Lubecca (nord).
 
Iraq: errori in almeno 50 attacchi Usa a inizio guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 13 Giugno 2004 01:00

Una disastrosa serie di fallimenti ha caratterizzato l'offensiva aerea americana in Iraq nel primi mesi della guerra, marzo e aprile 2003.

Lo rivela oggi il New York Times online citando fonti militari e dei servizi. In particolare almeno 50 incursioni, che avevano come obiettivo leader del passato regime, sono state effettuate in modo erroneo, provocando in alcuni casi numerose vittime civili.
 
Gli inglesi sono proprio cocciuti PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 13 Giugno 2004 01:00

Sessant’anni fa non esitarono a perdere l’impero ed il primato nel mondo e a divenire una nazione di miserabili. Oggi il premier Blair persevera sulla china suicida malgrado l’umiliazione elettorale subita.

Tony Blair si prepara a sfidare la protesta degli elettori mandando in Iraq altri tremila soldati. Lo scrive oggi The Independent on Sunday sostenendo che l'annuncio sarà fatto entro un paio di settimane. Il partito laburista ha subito pesanti perdite nelle elezioni amministrative e lo stesso Blair ha ammesso che sul risultato ha pesato l'impopolarita' della guerra in Iraq, tuttavia ha insistito che il lavoro cominciato deve essere finito.

 
Viva marx, viva Lenin, viva Bush Tse Tung PDF Stampa E-mail
Scritto da Marianne   
Sabato 12 Giugno 2004 01:00

Il Pentagono progetta di ristrutturare le forze armate adeguandole a due missioni assai diverse: la distruzione e la ricostruzione. L’America, investita della missione poliziesca d’imporre la “globalizzazione”, ricorre ai consigli di un diplomato a Leningrado. L’analisi marxista al servizio della guerra imperialista e della logica capitalista. Più global di così…

Thomas Barnett ha 41 anni e fino a ieri era un oscuro analista del Pentagono. Oscuro ma originale. Ha difatti svolto gli studi all’università di Leningrado e poi ha insegnato marxismo ad Harvard.

Nel 1998 la Fitzgerald di Wall Street lo ha convocato ad un seminario sull’influenza della globalizzazione nel quadro della sicurezza nazionale. Barnett ha dipinto uno scenario catastrofico nel quale un bug informatico provoca un caos che i terroristi sfruttano per attaccare gli Stati Uniti. L’esercito americano si trova intanto coinvolto nei conflitti razziali che accendono il Terzo Mondo.

Sul momento Barnett è preso in giro come un aspirante Nostradamus.

Poi l’11 settembre 2001. I dirigenti del pentagono si ricordano di Barnett e gli domandano di sviluppare la sua teoria.

Egli allora suddivide gli stati in due categorie.

La prima comprende i paesi che accettano la globalizzazione, essa comprende l’Occidente, e la Cina o l’India.

La seconda include sia gli stati “devianti” che rifiutano la globalizzazione sia quelli in via di decomposizione (Iraq, Afghanistan e quasi tutti i paesi sub/sahariani).

Il mondo non troverà pace fino a che gli stati della periferia non saranno rientrati nei ranghi della globalizzazione.

Questa è la sfida che gli Usa devono raccogliere.

Ma sono impreparati perché il loro esercito è strutturato sul modello derivato dalla guerra fredda. Per Barnett l’esercito americano può vincere due o tre guerre all’anno ma non può riuscire in alcun’occupazione.

La sua proposta: l’America deve dotarsi di due eserciti dai mezzi e dagli obiettivi ben differenziati.

Il primo, “Leviathan”, è convenzionale. Dotato di mezzi pesanti e di soldati professionisti, ha per missione di distruggere gli eserciti nemici.

Il secondo, “Amministratore del sistema” è più mobile.

Pattuglia il mondo per riparare i guasti provocati da “Leviathan” o p

 
Figli di un dio minore PDF Stampa E-mail
Scritto da Israel Shamir   
Giovedì 10 Giugno 2004 01:00

A proposito della "Conferenza di Berlino sull'Anti-semitismo".

Vostre Eccellenze, questa conferenza e' davvero un evento storico, estremamente importante, che può essere paragonato all'Editto di Milano di Costantino o con il Concilio di Nicea della Chiesa. Non sono certo che possiate pienamente comprendere ciò che avete fatto, e qual e' il significato delle parole in codice "lotta contro l'anti-semitismo".

Analizziamo prima cosa essa NON e'. La vostra "lotta contro l'anti-semitismo" non e' la difesa di una piccola nazione perseguitata; se lo fosse, difendereste gli assediati palestinesi. Non e' una lotta contro il razzismo, poiché voi supportate l'apartheid razzista in Palestina.


Non e' una lotta contro la discriminazione anti-ebraica, poiché essa non esiste e, da Mosca a Parigi a New York, gli ebrei sono impiegati in ogni sorta di posizione di prestigio.

Non e' la difesa della vita ebraica, poiché l'unico ebreo ferito recentemente in Europa si era procurato la ferita volontariamente nel tentativo di incriminare un musulmano. Non e' la difesa della proprietà ebraica, poiché gli ebrei sono l'unico popolo sulla terra ad aver riguadagnato ogni pezzo di proprietà perduto dai loro antenati, da Berlino a Baghdad. La vostra "lotta contro l'anti-semitismo" non ha nulla a che vedere con l'anti-semitismo storico da tempo defunto, e con le teorie razziali anti-ebraiche. Ci sono semiti e discendenti di ebrei in entrambi i lati del conflitto.

La vostra "lotta contro l'anti-semitismo", concettualmente teologica, e' basata sull'annoso dilemma: "Gli uomini nascono tutti uguali, ugualmente importanti ed ugualmente vicini a Dio? O vi e' un popolo speciale agli occhi di Dio, ed il resto dell'umanità può essere definita "figlia di un dio minore"? La prima alternativa fu offerta da San Paolo. La seconda era la bandiera di Caifa. San Paolo era "anti-semita" agli occhi di Caifa nella misura in cui negava la superiorità del "popolo eletto.

Oggi, Eccellenze, avete fatto la vostra scelta e, come Ponzio Pilato dei tempi che furono, avete preferito stare dalla parte di Caifa. Non importa che i palestinesi siano murati vivi dietro un muro di cemento armato di 25 piedi; che gli oliveti siano estirpati e le sorgenti prosciugate; ciò che importa e' che "Israele ed i suoi leaders non siano demonizzati o infamati", secondo le parole del vostro collega Colin Powell. Non si tratta più di una questione politica, ma teologica, poiché la fede nella supremazia israeliana e' la dottrina ufficiale della Pax Americana, come il Cristianesimo lo era nell'Impero Romano ai tempi di Costantino il Grande. Per esemplificare la spiegazione, avete proibito l'uso dei simboli nazisti in riferimento alla politica di Israele, ma avete permesso la sovrapposizione della svastica di Hitler sulla croce di Cristo.

Vi siete sottomessi alla nuova religione portata in Europa da oltreoceano con i carri armati, i dollari ed i film americani, alla nuova religione dei pochi Eletti, dei panorami creati dall'uomo, del liberismo economico; dell'alienazione e dello sradicamento, della negazione di sacralità e solidarietà verso i non-Eletti. Avete proclamato oggi che le idee ed i valori sionisti sono il fondamento del Nuovo Ordine Mondiale, che vi siete impegnati a sostenere molto più che l'ideale cristiano di uguaglianza e solidarietà. Avete riportato l'Europa all'eresia sconfessata a Nicea ed avete umiliato Cristo. Il vostro eccessivo ed anormale zelo verso il benessere degli israeliani e' il simbolo della vostra sottomissione.

Probabilmente vi considerate "realisti e pragmatici", gente che si cura poco di queste astrusità religiose. Se foste realisti e pragmatici, considerereste cosa significhi per VOI - se non vi interessa dei palestinesi e degli iracheni - l'accettazione di questa supremazia. Apro il Jerusalem Post del 22.0

 
DEIR YASSIN PDF Stampa E-mail
Scritto da deiryassin.org   
Giovedì 10 Giugno 2004 01:00

"Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba". David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore.

All'alba di venerdi 9 aprile 1948, commandos dell'Irgun, guidato da Menachem Begin, e della Banda Stern attaccarono Deir Yassin, un villaggio palestinese di circa 750 abitanti. Era qualche settimana prima della fine del Mandato Britannico in Palestina. Il villaggio era situato al di fuori dell'area che le Nazioni Unite raccomandarono di includere nel futuro stato ebraico. Deir Yassin aveva una reputazione pacifica ed un giornale ebraico rivelo' persino che il villaggio aveva rifiutato di fare entrare milizie arabe nel suo perimetro. Era collocato, pero', nel corridoio tra Tel Aviv e Gerusalemme ed un piano precedente agli eventi, tenuto segreto fino a molti anni dopo, prevedeva che dovesse essere distrutto ed i residenti evacuati, cosi' da creare un piccolo spazio per i rifornimenti dei residenti ebrei di Gerusalemme. Per il mezzogiorno, centinaia di persone, la meta' delle quali donne e bambini, erano state sistematicamente assassinate. Quattro membri dei commandos furono uccisi dalla resistenza dei palestinesi, che usavano vecchi moschetti. Venticinque residenti maschi del villaggio furono issati su camion e portati in parata nel quartiere di Zakhron Yosef di Gerusalemme, poi furono allineati presso un masso della strada tra Givat Shaul e Deir Yassin educcisi con un colpo di pistola alla nuca. I residenti superstiti furono espulsi a Gerusalemme est. Quella stessa sera, membri dell'Irgun e della Stern scortarono un gruppo di corrispondenti esteri ad una casa di Givat Shaul, un insediamento ebraico fondato agli inizi del 1900. Mangiando biscottini e te', essi amplificarono i dettagli dell'operazione e la giustificarono, affermando che Deir Yassin era diventato un punto di concentrazione di arabi, inclusi siriani ed iracheni, venuti a combattere ed attaccare i sobborghi occidentali di Gerusalemme. Affermarono che, precedentemente, un ebreo di lingua araba aveva avvertito i residenti del prossimo attacco attraverso un altoparlante issato su un'autoblindo. Le giustificazioni furono tutte riportate dal New York Times del 10 aprile. Il New York Times del 13 aprile riporto' una conta finale di 254 cadaveri ed il giorno dopo essi furono finalmente seppelliti. A quell'epoca, i leaders dell'Hagana si erano gia' dissociati dall'attacco ed avevano emanato un comunicato in cui si denunciavano "elementi dissidenti dell'Irgun e della Banda Stern", proprio come fecero dopo l'attentato al King David Hotel nel luglio 1946. I leaders dell'Hagana ammisero che il massacro "disonorava il nome delle armate ebraiche e la bandiera", e minimizzarono il fatto che le loro stesse milizie avessero partecipato all'attacco terroristico, anche se si astennero dagli atti successivi di barbarie e saccheggi alle abitazioni del villaggio. Essi minimizzarono anche il fatto che, secondo Begin, "Deir Yassin fu conquistata con la consapevolezza dell'Hagana e con l'approvazione dei suoi comandanti", come parte dell'antico piano di "creare uno spazio aereo". Ben Gurion invio' persino una lettera di scuse a re Abdallah di Transgiordania. Il terribile atto, pero', servi' molto bene al futuro stato di Israele. Secondo Begin: "Gli arabi del paese, spaventati dalle azioni dei "selvaggi macellai dell'Irgun", cominciarono a mettersi in salvo. L'esodo di massa produsse incredibili effetti politici ed economici". Delle 144 case, 10 furono fatte saltare in aria con la dinamite. Il cimitero fu livellato con il bulldozer e, come centinaia di altri villaggi palestinesi in seguito, Deir Yassin fu spazzata via dalla mappa della Palestina. A settembre, ebrei ortodossi provenienti dalla Polonia, dalla Romania e dalla Slovacchia si insediarono nel villaggio nonostante le obiezioni sollevate da Martin Buber, Cecil Roth ed altri leaders ebraici, che ritenevano che il sito del massacro dovesse restare inabitato. Il centro del villaggio fu ribattezzato Givat Shaul Bet. Mentre Gerusalemme si espandeva, la terra di Deir Yassin fu inglobata dalla citta' ed e' oggi nota sempl

 
I popoli ottengono finalmente il diritto all’etero-gestione PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Unanimità straniera sul nuovo governo iracheno. Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica.

NEW YORK - Il nuovo Iraq nasce con 15 mani alzate nel consiglio di sicurezza dell'Onu a New York, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro. Con un voto unanime, i membri del consiglio hanno approvato la risoluzione 1546, messa a punto da Usa e Gran Bretagna, nella quale e' disegnato il futuro iracheno dal 30 giugno 2004 al gennaio 2006.

Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica. La risoluzione ''e' un momento importante'' che puo' costituire ''un catalizzatore per il cambiamento'' per l'intero Medio Oriente, ha detto Bush accogliendo gli ospiti del G8, senza mancare di sottolineare come ci fosse chi diceva ''che non ce l'avremmo mai fatta''.

L'accordo sulla quinta bozza messa a punto da Washington e Londra, è tato raggiunto grazie a un compromesso raggiunto in tempo per il G8. La versione finale viene incontro alle residue riserve di Francia e Germania sul peso che il nuovo governo iracheno avrà n futuro nella gestione delle principali operazioni militari da parte della forza multinazionale (MNF) di 160 mila uomini, che resterà otto il comando americano. Un paragrafo di nove righe ha permesso l'evoluzione verso una risoluzione che prevede un ampia cooperazione tra il governo iracheno e il comando della MNF, senza offrire un potere esplicito di veto a Baghdad sulle questioni militari. La risoluzione approvata alle 16:47 ora di New York (le 22:47 in Italia) nella sala del Consiglio di sicurezza non chiarisce cosa accadrà el caso, per esempio, di un'offensiva militare americana contro Falluja o Najaf sulla quale il nuovo esecutivo iracheno sia in disaccordo.

 
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