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Conflitti
Iraq: l’ultima trovata PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Lunedì 24 Maggio 2004 01:00

Usa e Gran Bretagna presenteranno una risoluzione all’Onu perché dall'intervento internazionale siano tolte loro le castagne dal fuoco di una gestione infelice

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Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si apprestano a presentare oggi al Consiglio di Sicurezza dell'Onu la prima bozza della nuova risoluzione sull'Iraq. La notizia arriva da fonti diplomatiche. La riunione del Consiglio e' convocata al Palazzo di Vetro per la mattina (le 16:00 in Italia). I due alleati nelle ultime settimane hanno lavorato a stretto contatto con gli altri 13 membri del Consiglio per mettere insieme lo schema di documento che dovra' riconoscere il nuovo governo iracheno, previsto a partire dal 30 giugno prossimo, e l'ingresso nel Paese di una forza multinazionale internazionale. E continuano gli scontri nel paese: un soldato americano e' stato ucciso a Falluja. Ne ha dato notizia il comando americano in Iraq. "Un marine della prima forza di spedizione e' stato ucciso questo pomeriggio a nord della citta'" ha reso noto il maggiore T.V. Johnson.

 
Condoleezza Rice: nel '44 vi abbiamo “aiutato".... PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Dal Cortivo   
Lunedì 24 Maggio 2004 01:00

Condoleeza Rice ribadisce la favola: gli USA sono in Iraq per portare la democrazia, non per rapinare il petrolio eurasiatico. E' lo stesso impeto ideale che li spinse a "liberarci" nel 1944...

Il delirio di onnipotenza che sembra accompagnare gli americani quando si parla di politica estera, sembra non fare difetto alla signora Rice, consigliere di Bush per la Sicurezza Nazionale. In una recente intervista ("Il Corriere della Sera" del 18/5/04) ha voluto ancora una volta rimarcare il perché gli USA si trovano oggi in Iraq, ovvero non per il petrolio, non per l’importanza geopolitica della regione, non per aiutare Israele, non per destabilizzare l’intera regione, ma «semplicemente per garantire la sicurezza, la libertà e la democrazia» al popolo iracheno… il quale evidentemente non chiedeva di meglio «che essere liberato a suon di bombe e cannonate». E per meglio rendere l’idea, la Rice scomoda la storia, quella della seconda guerra mondiale, dove gli USA «non abbandonarono al loro destino (?) il nostro continente e con lo sbarco in Normandia -tra poco scade il 60° anniversario- riportarono la libertà …» (peccato che dimentichi di dire che in America fino al 1954 ed oltre, vigeva la segregazione razziale, la Gran Bretagna era la maggior potenza coloniale dell’epoca e l’Unione Sovietica, loro principale alleato non era certamente un “paradiso in terra”…).
Allora, come anche oggi in Iraq, gli Stati Uniti si arrogano il diritto di decidere le sorti degli altri popoli in nome di una loro presunta superiorità morale, che gli consentirebbe di ergersi, si badi bene solo quando i loro interessi sono in pericolo, a difensori dei diritti altrui… Anche nel 1944 le armate anglo-americane sbarcarono sul nostro continente (prima in Italia nel 1943) per “tutelare i loro interessi”, semplicemente… messi in pericolo da Germania ed Italia. La scusa della democrazia, della libertà regge ancora perché e su di essa si sono costruite le fortune di quei partiti e partitini che reggo le sorti degli Stati Europei, in primis l’Italia.
In Iraq si sta consumando la stessa scena già vista sessanta anni fa, e con la stessa spocchia di allora, la Rice si erge a giudice del mondo: i buoni da una parte (loro, gli anglo-americani) ed i cattivi dall’altra (gli iracheni e gli arabi in genere… in questo caso). I bombardamenti a tappeto, le stragi di civili, gli embarghi, questi sono i metodi comunemente usati per ricondurre alla “libertà” i popoli, ma sono solo dettagli trascurabili…
Almeno un tempo, in cui le guerre erano fatte da gente più seria e meno ipocrita, non ci si nascondeva dietro falsi moralismi per giustificare un’invasione: la si faceva e basta. Ma nell’immaginario collettivo americano, tutto intriso di Bibbia e messianiche azioni, non vi è posto per la guerra, nella sua eccezione classica, tradizionale, ovvero la continuazione della politica con altri mezzi, come amava dire Von Clausewitz, la guerra è guerra di religione o meglio di redenzione, il “Bene contro Satana”, che in ogni fase della storia americana è stato impersonificato dall’avversario di turno: gli indiani, Hitler, Ho Chi Min, Gheddafi, Chavez, Saddam, ecc. ecc.
Ora la “democrazia” sta per essere imposta anche agli iracheni che non ne vogliono proprio sapere, tanto più che la cosa gli viene propinata con la forza delle armi e delle torture. La Rice fa solo un breve cenno alle torture dei prigionieri iracheni, glissando abilmente sul fatto che, da quello che comincia ad emergere, esse erano già state premeditate e pianificate a tavolino da esperti del Pentagono agli ordini di Rumsfeld.

Vi sarà forse una commissione d’inchiesta, statunitense ovviamente, e gli autori delle torture forse saranno puniti, ma resta il fatto che la cosa non è stata casuale (anche in passato gli americani e gli inglesi si sono m

 
Un uomo è stato sicuramente ucciso e decapitato. PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 23 Maggio 2004 01:00

Ma le cose potrebbero essere andate in maniera diversa da come ce le hanno raccontate.

Chi lo ha arrestato e tenuto in carcere?
Poco prima dell'arresto Nick Berg lavorava ad Abu Ghraib (è stato anche visto di notte lavorare su una torretta).
Il 24 marzo comunica ai genitori che il 30 dello stesso mese tornerà a casa.
L'arresto è avvenuto il 23 o il 24 di marzo (la data cui si propende è il 24 marzo), quando si trovava a bordo di un taxi, nei pressi di Mosul, con una copia del Corano ed una altro libro intitolato "Il problema ebraico" o "La soluzione ebraica" (a seconda delle testimonianze).
Ufficialmente l'arresto è stato opera della polizia irachena, ma il capo della polizia locale, stando all'Ap, ha negato che Berg fosse mai stato fermato dai suoi uomini.
Ed inoltre numerose chiamate alla polizia irachena, ottenevano la stessa risposta: "Non è detenuto qui". Il giovane americano avrebbe comunicato al padre con una email, dopo il suo rilascio avvenuto il 6 aprile, che dopo il fermo da parte della polizia irachena, era finito in custodia americana e interrogato da agenti dell'Fbi, i quali gli avevano vietato di chiamare chiunque, parenti e avvocato compresi.
In particolare in una di queste e-mail sosteneva che gli agenti federali sospettavano e chiedevano se avesse costruito una bomba per un oleodotto o se era stato in Iran.
Berg diceva nello stesso messaggio di voler rientrare negli Usa appena possibile.
Il suo rilascio avvenne 24 ore dopo che la famiglia aveva depositato una richiesta presso la Corte federale di Philadelphia, sostenendo che il figlio era tenuto prigioniero dai militari statunitensi in Iraq.
La detenzione di Berg da parte dell'esercito americano è confermata da alcune e-mail in mano della famiglia Berg e inviate da funzionari diplomatici degli Stati Uniti. In una di queste (l'e-mail del 1° aprile), mostrata a The Associated Press, Be

 
Risoluzione dell’Onu condanna Israele PDF Stampa E-mail
Scritto da Giacomo Orlandini   
Sabato 22 Maggio 2004 01:00

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato nella notte tra mercoledì e giovedì la risoluzione 1544 per chiedere ad Israele la fine delle violenze nella Striscia di Gaza.

La risoluzione è stata proposta dall’Algeria, l’unico Paese arabo rappresentato al Consiglio di sicurezza, ed è passata con 14 voti favorevoli, 0 contrari e una astensione. Ad astenersi sono stati gli Stati Uniti, paese tradizionalmente alleato dello Stato ebraico.

Con la risoluzione, il Consiglio di sicurezza “condannando le uccisioni della popolazione civile palestinese nella zona di Rafah” e dichiarandosi “gravemente preoccupato delle recenti demolizioni delle case eseguite da Israele, la potenza occupante, nel campo profughi di Rafah”, richiede allo Stato ebraico di:

- rispettare i suoi obblighi internazionali in base al diritto internazionale umanitario, e, in particolare, l’obbligo di non eseguire le demolizioni delle case contrarie al diritto internazionale.
- assistere i senzatetto che ha provocato a Rafah
- far cessare ogni tipo di violenza rispettando il diritto internazionale umanitario
- attuare assieme ai palestinesi gli impegni presi con la Road map.

Per la prima volta dal 2002, una risoluzione che condanna Israele non è stata affossata dal veto statunitense. La decisione statunitense di non fare ricorso al diritto di veto riflette il disappunto Usa verso l’operazione israeliana “Arcobaleno”, che in 4 giorni ha causato più di 40 morti.

Il segretario di stato Usa Colin Powell ha, infatti, dichiarato, riporta la Bbc, che le azioni dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza negli ultimi giorni hanno peggiorato la situazione e rendono più difficile riprendere il processo di pace.

L’ambasciatore israeliano Dan Gillerman ha però affermato, riferisce Le Monde, che la risoluzione non chiede esplicitamente ad Israele di fermare le sue azioni nella Striscia di Gaza nè le demolizioni delle abitazioni palestinesi. “Continueremo a fare tutto il possibile per proteggere i nostri cittadini” ha aggiunto.

Risoluzioni violate

La paura è che la risoluzione rimanga lettera morta e vada ad aggiungersi alla lunghissima lista delle risoluzioni dell’Onu che Israele non ha rispettato dal 1948 ad oggi.

Israele detiene, infatti, il triste primato di essere lo Stato che ha più volte violato le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo una lista più restrittiva le risoluzioni violate da Israele sarebbero 32, mentre secondo altri analisti più di 80, senza contare le risoluzioni dell’Assemblea generale, e tenendo presente che gli Stati Uniti hanno molto spesso usato il diritto di veto per impedire l’adozione di altre risoluzioni.

Le risoluzioni non rispettate riguardano sia la politica territoriale (demolizioni delle case palestinesi, colonie illegali, incursioni nei territori occupati ecc.), sia il mancato rispetto da parte dello Stato ebraico del diritto internazionale umanitario, delle Convenzioni di Ginevra sulla protezione dei civili e sul divieto di deportare popolazioni, sia la modifica illegale dello status di Gerusalemme.

Gli altri Stati presenti sulla “lista nera” delle risoluzioni violate sono la Turchia, altra stretta alleata degli Usa (24 risoluzioni per lo più per la questione di Cipro), il Marocco (16 a proposito del Sahara occidentale), e a seguire l’Iraq, la Croazia, l’Indonesia, l’Armenia, il Sudan, la Russia, l’India e il Pakistan.

Ilgruppo di ricerca dell'Action for Peace fa notare come l’iraq sia stato oggetto di un durissimo embargo delle Nazioni Unite durato 13 anni per non aver rispettato una decina di risoluzioni e anche se molto probabilmente non possedeva armi di distruzione di massa, non deteneva armi nucleari e non aveva, durante il periodo dell’embargo, occupato o annesso

 
Colombia: esercito uccide 25 guerriglieri Farc PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Sabato 22 Maggio 2004 01:00

Almeno 25 guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie (Farc) sono stati uccisi dall'esercito in combattimenti nel sud del Paese.

Intensi combattimenti sono avvenuti nella citta' di Vista Hermosa. Anche un soldato e' morto e altri due sono rimasti feriti. 'I terroristi - ha fatto sapere il governo di Bogota' - volevano impadronirsi del centro urbano ma siamo riusciti, anche con l'aiuto dell'aviazione, a impedirglielo'.
 
RUMSFELD INFASTIDITO : "NON FATEMI PERDERE TEMPO CON STE' TORTURE!" PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Sabato 22 Maggio 2004 01:00

Parole dolci tra Kerry e Nader. Incontro tra il candidato democratico alla Casa Bianca e quello indipendente, senza promesse né ostilità FRANCO PANTARELLI NEW YORK Non ci sono state né richieste né promesse.

Nuove foto dal 'gulag' di Abu Ghraib aggiungono orrore all'orrore ma Donald Rumsfeld si lamenta perché l'inchiesta sullo scandalo delle torture «distrae l'attenzione da quanto sta succedendo in Iraq e in Afghanistan».

Rumsfeld è stato convocato oggi per la seconda volta in Senato per una nuova audizione a porte chiuse al fianco dei generali John Abizaid e Ricardo Sanchez. «Non voglio dire che non dovrebbe succedere, è un guaio, ma così è la vita», ha detto il capo del Pentagono osservando che la transizione in Iraq è arrivata a un punto cruciale e che «c'è molto lavoro da fare» mentre «un numero enorme di noi sta passando un sacco di tempo su questo argomento».

RUMSFELD, MYERS, ABIZAID DA BUSH

L'inchiesta in Congresso va avanti: «Arriveremo fino in fondo», ha detto il presidente della Commissione Forze Aremate John Warner. Dopo l'audizione Rumsfeld e Abizaid, con il capo di stato maggiore Richard Myers, hanno fatto rapporto alla Casa Bianca a George W. Bush. E' facile immaginare che si sia parlato della situazione in Iraq e dello scandalo degli abusi compiuti da militari americani a detenuti iracheni. Ieri in Congresso il Pentagono ha fatto sapere di aver trovato un nuovo compact disc con nuove foto di cui sta valutando l'autenticità. Ma altre immagini, del pacchetto già visionato dai senatori la scorsa settimana, continuano a uscire sui media. Due le ha diffuse la rete Abc: mostrano Sabrina Harman e Charles Graner, due militari implicati nello scandalo che sorridono davanti all'obiettivo piegandosi sul cadavere di un iracheno morto per le percosse subite. Guy Womack, l'avvocato di Graner, ha definito le foto «umorismo da galera».

Il cadavere ritratto nelle foto è quello di Manadei al Jamaidi, considerato al momento dell'arresto un detenuto di «alto valore» per i rapporti con l'insurrezione irachena. Jamaidi arrivò a Abu Ghraib il 4 novembre da Camp Cropper, un centro di detenzione vicino all'aeroporto di Baghdad dove la Cia 'trattava' i fedelissimi di Saddam e chiunque potesse dare informazioni sulle armi di distruzione di massa. Lo avevano scaricato lì le forze speciali della Marina, i Navy Seals.

DIPARTIMENTO GIUSTIZIA APRE INCHIESTA

Le ultime ore di Jamaidi sono oggetto di controversie: la Abc ha riportato la ricostruzione fatta dal soldato Jason Kernner, un testimone all'interrogatorio a Abu Ghraib secondo cui l'iracheno sarebbe arrivato in buone condizioni e sarebbe poi morto dopo essere stato portato nelle docce della prigione. Kenner ha detto di aver visto il cadavere di Jamaidi impacchettato nel ghiaccio mentre scoppiava una 'rissa' tra agenti della Cia e uomini dell'intelligence militare su chi avrebbe dovuto disfarsi del corpo. Il Dipartimento della Giustizia ha aperto un'inchiesta. Secondo fonti dell'amministrazione Jamaidi potrebbe non essere arrivato a Abu Ghraib in buono stato. L'uomo aveva un sacchetto sulla testa, che gli fu tolto solo quando, dopo un'ora di interrogatorio nelle doccie, il prigioniero si accascio' per terra. «Solo allora chi interrogava si accorse che aveva grosse ferite alla testa», hanno riferito le fonti al quotidiano 'Newsday'. Queste ferite sono visibili nelle immagini della Abc.

RUMSFELD, BIS AL SENATO

Continua intanto il dibattito sulla «frattura» nella catena di comando che ha consentito gli abusi sui prigioneri. Ieri in Senato, il generale Ricardo Sanchez aveva detto di non essere mai stato messo a conoscenza, e meno che meno di aver approvato, le «regole di ingaggio degli interrogatori», un 'decalogo' di nove possibili metodi intimidatori su detenuti che venne elaborato studiando anche il modello Afghanistan da una donna capitano dell'intelligence e venne poi affisso lo scorso ottobre sulle pareti della prigione di Abu Ghraib.

Nel corso della deposizione in Commissione Forze Armate sia Sanchez che il capo del CentCom John Abizaid e l'attuale comandante delle prigioni in Iraq Geoffrey Miller non

 
I "CHIRURGHI" AMERICANI SBAGLIANO ANCORA E MASSACRANO CIVILI INERMI ANCHE IN AFGHANISTAN PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Sabato 22 Maggio 2004 01:00

uattro elicotteri statunitensi hanno bombardato oggi, poco prima delle luci dell'alba, un piccolo villaggio afghano vicino a Khost,nel sud-est del Paese, uccidendo tre civili, due donne e un uomo, e ferendone alcuni altri.

Un tragico errore, compiuto a freddo e senza apparente motivo, hanno denunciato con rabbia gli abitanti del paesino di Tani. No, ha risposto l'esercito

americano: l'operazione era mirata ed e' riuscita ad eliminare tre sospetti militanti islamici e a portare all'arresto di un'altra ventina. Quattro soldati statunitensi - ha riferito un portavoce dell'esercito Usa - sono stati feriti nel combattimento, nessuno di loro seriamente. Due versioni opposte destinate ad aumentare in Afghanistan la tensione gia' innescata dagli interrogativi sempre piu' insistenti sui trattamenti riservati dagli alleati ai prigionieri. La Croce Rossa Internazionale ha espresso oggi agli Stati Uniti la sua crescente preoccupazione sulla sorte e le condizioni di un numero imprecisato di detenuti, di cui si ignora persino in che carceri e in che paesi si trovino attualmente. L'agenzia umanitaria - ha spiegato il suo portavoce da Ginevra Eros Bosisio - ha ripetutamente chiesto alle autorita' statunitensi di poter avere accesso e informazioni sugli arrestati in Afghanistan, senza finora ricevere risposte. A rendere piu' preoccupante il quadro sono arrivate anche le notizie pubblicate stamane dal New York Times, secondo cui, alcuni militari statunitensi, incaricati degli interrogatori nel carcere iracheno di Abu Ghraib, avrebbero acquisito metodi ed esperienza precedentemente nei carceri afghani. In Afghanistan, secondo testimonianze di ufficiali dell'esercito Usa, i militari statunitensi avrebbero impiegato ''maniere ancora piu' forti'' di quelle applicate in Iraq. Il bombardamento di stamane sul villaggio di Tani, a 160 chilometri a sud-est di Kabul, e' il primo incidente con vittime civili di cui si abbia notizia dal gennaio scorso, quando 11 afghani, tra cui quattro bambini, furono uccisi in un attacco aereo Usa nel villaggio di Sawghataq, nella provincia di Uruzgan (centro). Gli abitanti di Tani hanno riferito oggi che il bombardamento americano e' avvenuto senza alcuna provocazione: nessuno dal villaggio ha aperto il fuoco contro la pattuglia statunitense, hanno affermato. ''Gli americani hanno agito su un'informazione sbagliata e ci hanno bombardato'', ha detto Ayoud, un giovane il cui padre e' stato ferito dal fuoco statunitense. ''Nel villaggio - ha aggiunto - era in corso un lite tra due clan familiari e penso che gli americani siano stati indirizzati dalla parte avversaria che ha suggerito che ci potessero essere Taleban e uomini di al Qaida nascosti in alcune abitazioni''. I locali confermano che ci sono stati tre morti, tra cui due donne, e diversi feriti; riferiscono inoltre che 14 abitanti del villaggio sono stati successivamente arrestati dalle pattuglie Usa, con l'accusa di essere terroristi.

 
Mo: Rafah, uccisa bimba palestinese di tre anni PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Sabato 22 Maggio 2004 01:00

Fonti palestinesi, colpita da spari israeliani

RAFAH, 22 MAG - Una bambina palestinese di tre anni e mezzo e' stata uccisa oggi a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza da alcuni proiettili. Secondo fonti mediche palestinesi la bimba, Rawan Abu Zeid, e' stata colpita da due proiettili israeliani alla testa nella sua casa del quartiere Bresil, nel campo profughi accanto alla citta'. Per il momento, non ci sono riscontri da parte israeliana.
 
Torture: non c’è più limite PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos   
Venerdì 21 Maggio 2004 01:00

Nuove terribili foto delle sevizie sui detenuti nel carcere di Abu Ghreib sono state pubblicate oggi dal Washington Post, che riferisce di essere venuto in possesso di video agghiaccianti. Il quotidiano pubblica anche estratti di testimonianze giurate di 13 detenuti, che raccontano di come furono picchiati, umiliati sessualmente

Nuove terribili foto delle sevizie sui detenuti nel carcere di Abu Ghreib sono state pubblicate oggi dal Washington Post, che riferisce di essere venuto in possesso di video agghiaccianti. Il quotidiano pubblica anche estratti di testimonianze giurate di 13 detenuti, che raccontano di come furono picchiati, umiliati sessualmente e obbligati a mangiare maiale e bere alcool, una pratica vietata dalla religione musulmana.

Il portavoce del Pentagono Lawrence di Rita ha dichiarato che, in base alle descrizioni, le immagini sembrano come quelle mostrate a porte chiuse a deputati e senatori americani. Le nuove immagini, scrive il quotidiano, vanno oltre quanto visto finora ''amplificando l'aperta violenza contro i detenuti e mostrando una varieta' di tecniche di abusi che finora non erano state viste''. Un video mostra i soldati che ordinano ai detenuti di formare la piramide umana, gia' mostrata in altre foto. Si vede un gruppo di soldati attorno ad un prigioniero nudo. Un militare lo schiaffeggia cosi' forte al volto da fargli piegare le ginocchia. Un altro detenuto, le mani legate dietro la schiena, viene trascinato sul pavimento. Soldati obbligano i prigionieri nudi e incappucciati a disporsi uno sull'altro. Un'altra ripresa mostra un detenuto ammanettato alla porta di una cella che sbatte ripetutamente la testa contro un fondo di metallo, lasciandovi tracce di sangue, fino a quando non sviene. Alcuni video mostrano prigionieri costretti a masturbarsi o a simulare sesso con una banana, mentre altri riprendono i soldati che hanno rapporti sessuali fra loro.

In un secondo articolo, il Washington Post, riferisce di scene ancora più atroci, raccontate in 13 testimonianze giurate di altrettanti prigionieri di Abu Ghraib interrogati a Baghdad fra il 16 e il 21 gennaio all'apertura dell'inchiesta militare sugli abusi. Ogni dichiarazione e' composta da un testo scritto a mano in arabo e firmato dal testimone, sotto il quale viene riportata la traduzione in inglese. I detenuti sono stati interrogati separatamente, ma le storie spesso coincidono. Otto hanno identificato il soldato Charles Graner, uno degli imputati dell'inchiesta, come il principale autore degli abusi. I detenuti, rinchiusi nel braccio 1A di Abu Ghraib, raccontano di soldati che li costringevano a mangiare cibo gettato nei gabinetti, li minacciavano di stupro, li picchiavano selvaggiamente, li obbligavano a camminare a quattro zampe abbaiando, li facevano rimanere sdraiati e incappucciati sul pavimento delle celle dopo averlo cosparso d'acqua. E riferiscono di come furono costretti a posare per la foto della piramide umana.

Kasim Mehaddi Hilas, il detenuto numero 151108, ha riferito che fu costretto a spogliarsi al suo arrivo ad Abu Ghraib, a indossare un cappuccio e un paio di mutande a fiori. Racconta di aver visto un interprete dell'esercito che violentava un ragazzo fra i 15 e i 18 anni, mentre una soldatessa scattava delle foto. Un'altra volta vide Graner e altri che sodomizzavano con una torcia elettrica un detenuto legato al letto. Quest'ultimo episodio e' confermato da un altro detenuto, Mustafa Jassim Mustafa (numero 150542) e dalla vittima, di cui il Post tace volutamente il nome. Hilas chiese una volta a Graner che ora fosse per poter pregare. Questi rispose ammanettandolo alle sbarre della finestra della cella e lasciandolo appeso per cinque ore con le gambe dondolanti. Un altro detenuto e' stato picchiato su una gamba ferita per obbligarlo a maledire l'Islam. I prigionieri sono stati

 
La salma di Quattrocchi torna a casa PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 21 Maggio 2004 01:00

I resti di una persona indicata come "l'italiano Fabrizio Quattrocchi" sono stati consegnati al commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli. Nelle mani dei rapitori iracheni restano ancora tre persone: Agliana, Cupertino e Stefio.

I resti di una persona indicata come "l'italiano Fabrizio Quattrocchi" sono stati consegnati al commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli. Nelle mani dei rapitori iracheni restano ancora tre persone: Agliana, Cupertino e Stefio.
Si combatte ancora a Kerbala e Najaf, dove le milizie fedeli a Moqtada Sadr si sono scontrate con le forze della coalizione. L'artiglieria statunitense ha martellato Kerbala per sei ore e secondo fonti sanitarie almeno nove iracheni sono stati uccisi e otto feriti. Un cameraman di al-Jazira e' rimasto ucciso mentre dalla terrazza di un albergo filmava i combattimenti. A Najaf si e' combattuto nella zona intorno al cimitero, nonostante i blindati i carri armati americani si fossero ritirati dalla zona delle moschee per non creare tensioni durante la preghiera del venerdi'. Altri 472 prigionieri iracheni hanno lasciato il carcere di Abu Ghraib, teatro delle torture che hanno messo in grave imbarazzo gli Stati Uniti. Sei autobus pieni di gente hanno attraversato i cancelli della prigione e attraversato ali di folla accorsa ad assistere. Moltissime le donne, madri, mogli e figlie, che per giorni si sono presentate all'ingresso del prigione chiedendo di vedere i propri familiari, ma anche alcuni uomini, una ventina dei quali scandiva slogan contro Ahmed Chalabi, membro del consiglio di governo, la cui casa e' stata perquisita ieri dalla polizia irachena e dall'esercito americano. Gli ultimi soldati del contingente spagnolo in Iraq hanno lasciato il Paese. Hanno lasciato la base di Diwaniya, nell'Iraq meridionale. "Non ci sono piu' soldati spagnoli nel campo" ha riferito la radio spagnola, "la base, di fatto, non esiste piu'". Il governo conservatore di Jose' Maria Aznar partecipava alla coalizione con 1.400 uomini. Il loro immediato ritiro e' stata una delle prime mosse decise dal nuovo premier socialista, Jose' Louis Rodriguez Zapatero.

 
MO: Rafah, bambino 3 anni muore per spavento cannonata PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Giovedì 20 Maggio 2004 01:00

Secondo l'ospedale di Rafah, un bambino palestinese di 3 anni e' morto, in apparenza per lo spavento per una cannonata esplosa vicino.

La notizia non e' stata ancora verificata da parte israeliana. Inoltre un ragazzo palestinese di 13 anni e' stato ucciso presso Hebron (Cisgiordania) dal fuoco di soldati israeliani, i quali, secondo un portavoce militare, lo hanno sorpreso mentre lanciava una bottiglia incendiaria.
2004-05-20 - 11:25:ansa
 
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