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Conflitti
«Nick morto per i peccati di Bush» PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Parla il padre del soldato decapitato in Iraq

Michael Berg, un pacifista, ha addossato l'intera responsabilità della morte del figlio all'amministrazione americana. «Mio figlio è morto per i
peccati di Bush e di Rumsfeld. L'amministrazione ha provocato tutto questo», ha detto Berg alla radio della Pennsylvania KYW-AM. Alla vigilia del funerale del figlio.

La salma di Nick Berg è tornata ieri in patria e il padre della vittima ha criticato l'amministrazione per la guerra in Iraq e le misure restrittive anti-terrorismo varate dopo l'11 settembre

. Il padre dell'ostaggio ucciso ha criticato il Patriot Act come «un colpo di stato» e ha aggiunto: «Questa non è la stessa America in cui sono cresciuto io».

La famiglia Berg ha offerto nuovi documenti per dimostrare la tesi che Nick era stato preso in custodia da militari americani e non dalla
polizia irachena dopo il fermo nella notte tra il 24 e 25 marzo
a Baghdad.
 
Paura e propaganda:gli Usa liberano alcuni ostaggi ma non cambia la politica di potenza in Medio-Oriente PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

All'indomani della visita di Rumsfeld nella prigione degli orrori, sono stati liberati decine di reclusi. Un marine ucciso nell'ovest dell'Iraq.

I militari americani hanno cominciato questa mattina a liberare centinaia di prigionieri rinchiusi nella famigerata prigione di Abu Ghraib, il "carcere degli orrori" alle porte di Bagdad, al centro dello scandalo sugli abusi e le torture ai detenuti.
Un primo gruppo di 315 reclusi ha lasciato stamane il penitenziario dove ieri, nel corso della sua visita a sorpresa in Iraq, si era recato lo stesso capo del Pentagono, il segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld.

Un primo bus ha lasciato il carcere in direzione di una base militare a ovest Bagdad dove sono attesi da diversi leader tribali. Dopo i prigionieri liberati oggi, ci sarà una seconda serie di rilasci il prossimo 21 maggio.

La liberazione dei detenuti era stata chiesta dalla Croce Rossa Internazionale che lo scorso ottobre aveva presentato alle autorità americane e inglesi un rapporto in cui, citando fonti stesse delle forze alleate, sottolineava come una percentuale dal 70% al 90% delle persone arrestare in Iraq era stata arrestata per "errore" e senza alcun motivo.

LE NUOVE FOTO DIVIDONO GLI USA
Un detenuto iracheno costretto a sodomizzarsi con una banana, prigioniere forzate a mostrare i seni, soldatesse americane sorridenti accanto a cadaveri di carcerati.
Mentre la Casa Bianca continua a chiedersi se e quando rendere pubbliche le foto degli orrori del carcere di Abu Ghraib, i senatori ed i deputati Usa non sembrano ancora essersi ripresi dal trauma delle immagini, presentate per tre ore in due sale sicure di Capitol Hill (una per ciascun ramo del parlamento).

Le foto, su dischetto digitale, sono state proiettate su schermi installati nelle due sale, per pochi secondi ciascuna (erano oltre 1800), insieme ad alcuni brevi filmati.
Una delle scene che hanno piu' colpito i parlamentari e' stata quella di un detenuto iracheno costretto a sbattere la faccia, piu' volte e violentemente, contro le inferriate della porta di una cella, tirato da un corda legata alla vita.
Alcuni parlamentari hanno detto di essere entrati nella sala convinti che fosse necessario rendere pubbliche le foto ma di essere usciti con la convinzione opposta: sono immagini troppo violente per essere rese pubbliche.

Ma la decisione finale spetta alla Casa Bianca che appare divisa su cosa fare. Ma molti giudicano inevitabile la pubblicazione delle immagini che finirebbero in ogni caso, nelle prossime settimane, per giungere ai media americani.
 
Iraq: gli Usa lasciano ? PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Gli uomini di Sadr prendono il controllo del municipio di Nassiriya. Il governatore iracheno, l'americano Bremer, annuncia: "se non siamo bene accetti potremmo lasciare l'Iraq"

Gli uomini dell'esercito Mehdi hanno preso il controllo del municipio di Nassiriya e di alcune stazioni di polizia. Lo ha confermato all'Agenzia Italia il caporedattore del servizio esteri di al Jazira, l'emittente che per prima ha dato la notizia. L'occupazione è avvenuta senza l'uso della violenza, mentre per strada alcuni manifestanti chiamavano alla guerra santa contro le forze di occupazione. Secondo al Jazira, il rappresentante locale di Sadr ha proclamato Nassiriya "citta' santa proibita agli occupanti". Intanto il capo dell'amministrazione civile americana in Iraq, Paul Bremer, ha ventilato l'ipotesi di un ritiro degli Stati Uniti dal Paese: "Non restiamo dove non sono benvenuti". I militari americani hanno cominciato il rilascio di centinaia di prigionieri rinchiusi nella famigerata prigione di Abu Ghraib, il carcere alle porte di Baghdad che e' stato al centro dello scandalo sugli abusi e le umiliazioni ai detenuti. Un primo gruppo di 315 prigionieri ha lasciato stamane il complesso detentivo. Si torna a combattere a Najaf, la città santa sciita nell'Iraq centro-meridionale. I blindati americani si sono spinti fino all'interno dell'antico cimitero cittadino, dove sono da giorni asserragliati molti uomini dell'Esercito Mehdi fedeli a Sadr.

 
Gli Usa sono fonte d'instabilità nel Medio Oriente PDF Stampa E-mail
Scritto da El Paìs - Il giornale d'Italia   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Paìs, il Presidente siriano Assad spiega tutte le ragioni per le quali gli americani sono una minaccia per la tranquillità della regione

“Gli Stati Uniti sono diventati una fonte d’instabilità nella regione medio-orientale” Così il Presidente siriano Bashr el Assad al quotidiano spagnolo “El Paìs”.

“L’occupazione americana ha avuto e ha riflessi sui paesi vicini perché tutti noi ci opponiamo all’occupazione”. Economicamente “perché gli investitori fuggono dalle guerre e dalle situazioni d’instabilità”. Socialmente perché “le relazioni tra le tribù e le famiglie sono diventate più tese”.

“In Iraq c’è caos e mancanza di controllo e c’è contrabbando d’armi verso la Siria; e anche un aumento dell’estremismo e di un sentimento di odio verso gli Stati Unirti che non esisteva prima”

“Lo scorso anno abbiamo presentato al Consiglio di Sicuerezza dell’Onu un progetto per una regione libera dalle armi di distruzione di massa. Quest’iniziativa – ha spiegato Assad – non ha avuto valide pressioni da parte americana, il che costituisce una contraddizione. Perché non hanno risposto alla nostra iniziativa davanti all’Onu ? Perché non chiedono ad Israele lo smantellamento del suo armamento nucleare ? La conclusione che ne traiamo è che gli Stati Uniti non sono sinceri”.

 
Abbattute le case di undicimila palestinesi PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Sono queste le cifre raccapriccianti fornite dalle Nazioni Unite per la sola città di Rafa. Sharon e il Likud tuttavia intendono intensificare l'operazione terra bruciata

L’esercito israeliano che ha perso 11 soldati questa settimana nella battaglia di Gaza distruggerà centinaia di abitazioni nel sud della Striscia per allargare una “Zona di sicurezza”.

Un progetto denunciato come “crimine di guerra” e “catastrofe” dai palestinesi.

Un responsabile del Consiglio di Gerusalemme ha infatti affermato a France Presse che l’esercito allargherà il settore controllato lungo la frontiera egiziana e che, perciò, delle case palestinesi “saranno distrutte”.

Nabil Abou Rudeina, il principale consigliere di Arafat, definisce questa decisione come un “crimine di guerra” che “conferma che il ritiro annunciato da Gaza non era altro che una menzogna”.

“Distruggere queste case rappresenterà una catastrofe per il nostro popolo”.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi più di 11.000 palestinesi hanno perso l’abitazione a Rafa in tre anni e mezzo. “È impossibile credere ognuno di questi edifici fosse il nascondiglio di un terrorista”.

“Le case vuote che vengono distrutte sono generalmente abbandonate da famiglie che fuggono per il timore di essere uccise dagli israeliani” “Quando la casa alla tua destra è stata dinamitata e la carica viene applicata a quella alla tua sinistra, sai che la prossima tocca a te: e le famiglie non possono restare fino all’ultimo minuto.”

 
La popolazione israeliana presa dal terrore PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

La perdita di undici soldati in una sola settimana ha spinto l'opinione pubblica israeliana su posizioni molto più moderate di quelle di Sharon. I dati forniti da quotidiani ebraici

La morte di undici soldati ha considerevolmente rafforzato il sostegno dell’opinione pubblica israeliana ad un ritiro della striscia di Gaza.

I sondaggi, resi pubblici il 14 maggio, parlano chiaro.

Alla domanda “siete favorevoli o contrari ad un ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza” il 71% degli intervistati ha risposto di si: il 4 maggio erano il 62%. Totalmente contrario il 24% contro il 32% di dieci gironi prima. A quanto pubblicato dal quotidiano israeliano Yédiot Aharonot.

Ancor più larga la forbice per il quotidiano Maariv: 79% favorevoli e 18% contrari.

 
E io porto la Gran Bretagna davanti alla Corte internazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse/Reuters   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Jacques Vergès,notissimo principe del foro parigino, già avvocato di Carlos e di Klaus Barbie, ha annunciato di aver intrapreso un'azione legale contro il governo di Sua Maestà per crimini di guerra

“La realtà delle torture e delle violazioni sistematiche della dignità dei prigionieri iracheni, in alcuni casi seguite da omicidi, sia da parte delle truppe degli Stati Uniti che di quelle del Regno Unito, ampiamente denunciate dai media del mondo intero, non sono più mistero per nessuno. Si tratta di una responsabilità che coinvolge l’intero comando. Nessuno è però stato arrestato in questa storia” .

A differenza dagli Stati Uniti la Gran Bretagna ha riconosciuto la Corte penale internazionale. “Noi attacchiamo la Gran Bretagna per i crimini commessi dalle truppe inglesi, così come Amnesty International e la Croce Rossa internazionale li denunciano, ma anche in quanto sono complici dei crimini commessi dagli americani”.

 
Il manuale segreto della Cia sulle torture PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

Desecretate le istruzioni agli agenti per gli interrogatori in vigore fino al '91. Ecco il manuale per sfibrare i detenuti cui hanno attinto anche gli squadroni della morte del Sudamerica

NEW YORK - Le "torture" fanno da sempre parte della storia peggiore dell'umanità; le tecniche usate dai riservisti americani nella prigione di Abu Ghraib per abusare dei prigionieri di guerra e renderli più "docili e disponibili" a parlare hanno però molte somiglianze con quelle insegnate e descritte in due manuali della Cia negli anni Sessanta e Ottanta.

Questi due documenti "top secret" sono stati ieri declassificati dagli archivi nazionali di Washington insieme a un report segreto sullo stesso argomento scritto nel 1992 dall'attuale vicepresidente Dick Cheney (allora segretario alla Difesa nella Casa Bianca di Bush padre).

Il primo manuale della Cia ("Kubark Counterintelligence Interrogation"), dove Kubark è un nome in codice per definire la stessa Cia, risale al luglio 1963 ed è di 127 pagine. Ha una dettagliata sezione che si intitola "Coercive Counterintelligence Interrogation of Resistant Sources" divisa a sua volta in tre capitoli che si chiamano Minacce e paura, Dolore e Debolezza. Dopo diverse pagine accademiche che riprendono studi universitari e dotte citazioni sulla tortura il manuale descrive nei dettagli il modo migliore per "ottenere informazioni da fonti resistenti".

Due i metodi base: non-coercitivi e coercitivi. Con il primo si tenta di far parlare il prigioniero convincendolo che è per il "suo" bene, che nessuno vuole fargli del male e così via. Più importante ovviamente il secondo, quello usato per far parlare chi non vuole, dove coercizione finisce per diventare facilmente tortura. Alcuni dettagli sono sottolineati. Ad esempio si raccomanda che scegliendo il luogo dell'interrogatorio "si conosca in anticipo che tipo di corrente elettrica ci sia, così che il trasformatore o gli altri apparecchi modificati siano a portata di mano".

Nella sezione 9 (pagine 82-104 del manuale) sotto il titolo "Minacce e paure" gli agenti Cia autori del documento scrivono che "la minaccia di coercizione normalmente indebolisce o distrugge la resistenza più di quanto possa la coercizione stessa". La minaccia di infliggere una dolore può in molti casi "suscitare una paura più grande di quanto non possa l'immediata sensazione fisica del dolore stesso". Anche la voce "dolore" viene ampiamente analizzata. Si discutono le diverse teorie del dolore sottolineando come spesso la resistenza del soggetto cede per un dolore che lui ha l'impressione di infliggersi da solo "piuttosto che con la tortura vera e propria". Un esempio? Costringendo il detenuto a stare in piedi per un lungo periodo di tempo si fa in modo che crolli la sua autofiducia, la certezza della resistenza sua e del suo fisico.

Dettagliata anche la descrizione della cella dove "interrogare": deve essere "insonorizzata", ci si deve portare solo un "soggetto" per volta, si deve avere chiaro che quella cella "è il campo di battaglia dove l'interrogante e il soggetto si incontrano e dove l'interrogante ha il vantaggio di avere il controllo totale del soggetto e del contesto ambientale". La cella deve essere massimo 3 metri per 4, senza finestre, possibilmente con le mura bianche; deve avere uno specchio "a due vie" in modo che il soggetto possa essere guardato e "fotografato" dall'esterno.

Il secondo manuale ("Human Resource Exploitation Training Manual") è di venti anni dopo ma riprende quasi per inter

 
Morti sospette e torture nell'Afghanistan occupato PDF Stampa E-mail
Scritto da Le Monde Diplomatique   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

Un rapporto di Human rights watch sull'esercito americano

Molti cittadini britannici imprigionati a Guantanamo, appena liberati senza che alcuna accusa nei loro confronti fosse rimasta in piedi, hanno fatto dichiarazioni a proposito delle torture subite nei lunghi mesi di detenzione. La base americana resta un luogo di non-diritto dove, nell'indifferenza generale, sette francesi restano reclusi, mentre Parigi continua a mantenere un basso-profilo in una materia che è una flagrante violazione dei diritti umani (si veda l'articolo in questa stessa pagina). D'altronde, un rapporto dell'organizzazione Usa Human Rights Watch ha denunciato con forza il comportamento delle truppe americane in Afghanistan: violazione del diritto di guerra, uso sproporzionato della forza, saccheggi, morti sospette di civili, torture a prigionieri, ecc. Oltre a criticare tali metodi, il testo spinge a porsi domande sul comportamento delle truppe francesi che prendono parte ai combattimenti al fianco degli alleati americani. Sono responsabili di simili atti di violenza? Le autorità francesi starebbero coprendo con il loro silenzio crimini di guerra americani? È significativo che il rapporto, di cui pubblichiamo ampi stralci, in Francia non sia stato ripreso dai maggiori media e neppure ricordato in poche righe (si veda il sito http:hrw.org/ reports/ 2004/afghanistan/0304)
Uso eccessivo della forza nel corso degli arresti Le forze americane impiegano regolarmente metodi militari per effettuare gli arresti in Afghanistan, trascurando talvolta il rispetto del diritto internazionale umanitario e la Carta dei diritti dell'uomo.
Le regole di ingaggio americane, concepite per situazioni di combattimento, sono spesso applicate al posto delle procedure di arresto civili.
Inoltre le carenze dei servizi di informazione hanno provocato la cattura di civili che non erano implicati nelle ostilità, delle perdite civili nel corso delle operazioni di arresto e la distruzione ingiustificata di case. Testimonianze credibili affermano inoltre che le forze americane hanno picchiato e sottoposto a sevizie alcuni prigionieri, che le truppe afghane che accompagnano le forze americane hanno maltrattato civili e saccheggiato le case delle persone arrestate.
Secondo un responsabile dell'Onu incaricato di raccogliere delle testimonianze sulle operazioni del 2002, si rimprovera alle truppe americane di «comportarsi con una brutalità da cow-boys» nei confronti dei civili che «in genere si rivelano essere dei cittadini rispettosi della legge». Alcuni testimoni affermano in particolare che i soldati «invece di bussare distruggono le porte con granate» e trattano le donne e i bambini con brutalità.
Human Rights Watch è particolarmente preoccupata dal fuoco di copertura (suppressing fire) utilizzati nel corso delle operazioni di arresto: la tecnica di fuoco consiste nello sparare in modo intenso e continuo per immobilizzare le forze nemiche. Human Rights Watch ritiene che il ricorso a questa tecnica di fuoco (senza che il nemico abbia sparato) non sia opportuno per gli arresti effettuati nelle zone residenziali, dove nessun combattimento è in corso nel momento delle operazioni.
Il caso di Ahmed Khan e dei suoi figli Una sera del luglio 2002 le forze americane assaltano la casa di Ahmed Khan, nel distretto di Zurmat, che fa parte della provincia di Paktia. Il distretto di Zurmat, anche se non del tutto sicuro, è strettamente controllato dalle forze afghane alleate degli Stati uniti. Nel corso dell'assalto, Ahmed Khan e i suoi due figli, di 17 e 18 anni, sono arrestati. Un contadino è stato ucciso e una donna di una casa vicina è rimasta ferita. Human Rights Watch ha interrogato alcuni testimoni dell'assalto, che Ahmed Khan racconta in questo modo: Era l'epoca del raccolto. I contadini dormivano vicino a mucchi di fieno... Dovevano essere le 9 di sera. Eravamo a letto ma non dormivamo ancora... Improvvisamente c'è stato molto rumore. Gli elicotteri sorvolavano sopra di noi. Ci sono state forti esp
 
Usa, Condoleezza Rice:Italia forte alleato PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

WASHINGTON. L'Italia «è un forte alleato della coalizione» in Iraq e ha dimostrato tutta la sua forza dopo l'eccidio dei carabinieri a Nassiriya. Lo ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Condoleezza Rice, in una conversazione con alcuni giornalisti europei.

«Stiamo prestando un sacco d'attenzione all'Italia perché è un buon amico ed è un forte membro della coalizione», ha detto la Rice, rispondendo a una domanda sulla grande intensità dei contatti tra Washington e Roma in queste settimane.

La Rice ha aggiunto: «La tenuta dell'Italia non ci preoccupa. Una delle cose dell'Italia che mi ha più impressionato è stato quello che è successo» quando 17 carabinieri e due civili vennero uccisi in un attentato a Nassiriya il 12 novembre.

«Senza esitazione - ha ricordato la Rice - non solo il governo, ma gli italiani dissero che dovevano restare. E c'è stata gente che s'è offerta volontaria per rimpiazzare i caduti».

«L'Italia - ha proseguito la Rice - è un Paese passato attraverso tempi difficili».

Il 4 giugno, il presidente George W. Bush «andrà in Italia per celebrare il 60.o anniversario della liberazione di Roma. L'Italia sa che cosa significa agognare la libertà ed essere liberati».

Quanto all'intensità dei contatti, «è importante avere continue consultazioni, specie coi membri della coalizione».

 
Iraq, moglie Cc morto a Nassiriya: mi parlò delle torture PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

Pina Bruno, vedova di uno dei caduti di Nassiriya, al Tg3 "Massimiliano ha visto come trattavano i prigionieri iracheni" Torture, rivelazione-choc "Mio marito ha visto tutto" L'opposizione al governo: "Avete mentito? Ora dite la verità Anche Amnesty denuncia: "L'esecutivo era informato"

ROMA - Il governo italiano sapeva delle torture in Iraq? E i nostri comandi militari? La domanda circola da giorni. Con crescente inquietudine. Ma dalle sette di questa sera, ora di inizio del Tg3, diventa una valanga. Perché - mentre Amnesty ribadisce che le autorità italiane erano informate - ora sappiamo che c'è un soldato italiano che sapeva. Che ha visto quel carcere. E si è inorridito. Si chiama Massimiliano Bruno. E' uno dei caduti di Nassiriya, che raccontò a suo tempo alla moglie Pina ciò che aveva visto ad Abu Ghraib, il carcere degli orrori.

L'intervista a Pina Bruno. Una sintesi della conversazione nella quale la donna racconta quel che le disse Massimiliano, è stata trasmessa nella edizione serale del Tg3. La versione integrale andrà in onda alle 23.20, in Primo Piano. Sono parole che pesano come pietre. E che provocano una pressante richiesta di chiarimento dell'opposizione al governo, che ha sempre detto di essere all'oscuro di tutto. Eccole.

"Ho visto quel carcere - racconta Pina Bruno citando le il racconto del marito - e ho visto che trattavano i prigionieri peggio degli scarafaggi, una cosa squallida, bruttissima, li tenevano nudi". E ancora: "Se me lo raccontavano non ci avrei creduto, siamo nel 2000, neanche nella prima guerra mondiale c'erano queste torture... c'erano dei posti sotterranei dove si nascondevano e nascondevano questi iracheni".

Ma soprattutto: i carabinieri avevano denunciato questi fatti? Pina Bruno non ha dubbi: "I superiori lo sanno, sono lì, fanno finta di non aver sentito, Massimiliano mi disse che ognuno aveva un compito, c'era una persona che comunicava quello che aveva visto, quello che succedeva e quello che stava per succedere e poi comunicava all'Italia, è assurdo che dicano che non sapevano niente".

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Bagarre alla Camera. Pochi minuti, e il clima politico si surriscalda. E' bagarre in aula, dove Pierluigi Castagnetti della Margherita annuncia cosa ha appena trasmesso la terza rete Rai. Dai banchi della maggioranza lo apostrofano con le grida di "buffone" e "sciacallo". Il centrosinistra chiede che il governo venga subito a riferire in aula. Il clamore si fa sempre più assordante. Il Presidente di turno Biondi grida: "Basta! Non siamo allo stadio!".

Il leader dei Verdi Pecoraro Scani chiede le dimissioni dei ministri Frattini e Martino. Il capogruppo del Pdci Marco Rizzo parla di "annuncio che lascia sgomenti", e di un premier "che ha mentito". Poi parla Rutelli: "Abbiamo chiesto al governo sin dall'inizio di dire la verità. Abbiamo avuto risposte secche e nette, mi auguro che chi le ha date non se ne debba pentire".

La maggioranza contrattacca: Ignazio La Russa (An) "visto che il governo non sapeva", parla di attacchi ai Carabinieri da parte dell'opposizione. Luca Volontè (Udc) torna a dirsi convinto che "il governo non fosse a conoscenza di quanto accadeva". Da Forza Italia giungono accusa di sciacallaggio al centrosinistra.

Anche Amnesty denuncia: l'esecutivo sapeva. Per il governo la posizione si fa difficile. E si annuncia infuocato il question time di domani con il ministro Martino. Anche perché proprio oggi, prima delle rivelazioni del Tg3, la sezione italiana di Amnesty International sostiene che l'argomento torture "fu oggetto, il 3 luglio 2003, di una comunicazione del Sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver alla Commissione Affari Esteri della Camera''.

Ricorda Amnesty: rispondendo a una interrogazione dell'on. Piscitello la Boniver affermava che "in relazione alle denunce sulle condizioni ri

 
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