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Conflitti
New Global PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Lunedì 21 Giugno 2004 01:00

Il drammatico war game in Iraq coinvolge nazioni sempre più numerose. Dieci ostaggi insieme al coreano minacciato di morte.

Seul, 21 giu. - La guerriglia irachena ha in mano anche una diecina di ostaggi stranieri, catturati insieme al sudcoreano, che ora rischia di essere trucidato. Lo ha rivelato all'agenzia Yonhap il presidente della ditta per cui lavora il 33enne Kim Sun-il.
Kim chun-ho, presidente della Gana General Trading, ha reso noto che un mediatore inviato a Falluja per negoziare con i rapitori ha visto altri dieci stranieri ostaggi, tra i quali almeno un giornalista europeo.

 
Poi ci dicono di non pensare male PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Lunedì 21 Giugno 2004 01:00

È più di un anno che alcuni settori americani vogliono trascinare l’Iran nel gioco al massacro che si effettua ai confini dell’Eurosiberia. Una legittima ma pericolosissima azione navale ora fornisce il pretesto. Zelo, ingenuità o legami inconfessabili ?

Teheran, 21 giu. - Unita' della guardia costiera dell'Iran hanno sequestrato tre navi della Marina britannica entrate in acque territoriali iraniane e arrestato otto membri dell'equipaggio. Lo ha riferito oggi il canale satellitare iraniano 'Al Alam', Ilportavoce del Consiglio dei Guardiani della rivoluzione, Massoud Jazaeri, ha confermato la notizia data dalla televisione. "Questa mattina abbiamo ricevuto notizie di un certo numero di imbarcazioni straniere entrate in acque iraniane senza permesso. Tre imbarcazioni sono state fatte dirigere sulla costa iraniana e oltre cinque persone sono state poste in stato di fermo", ha detto il portavoce che ha aggiunto: "A quanto ne sappiamo si tratta di britannici e stiamo cercando di capire il perche' siano entrati nelle nostre acque territoriali".
Successivamente l'emittente ha riferito che i militari fermati hanno ammesso "di avere commesso un errore".
Le relazioni tra Gran Bretagna e Iran hanno subito un netto deterioramento da quando il governo di Londra di recente ha fatto fronte con gli Stati Uniti nell'accusare il regime di Teheran di essere meno collaborativo con gli ispettori dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'Energia atomica.

 
E ovviamente muoiono PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Sabato 19 Giugno 2004 01:00

Tempestiva la scoperta dei cadaveri di uomini di Al Qaeda. Molto utile alla Cia un evento del genere in piena polemica sulle rivelazioni false del’11 settembre e ventiquattrore dopo il rilancio della minaccia teroristica.

RIAD - Fonti della sicurezza saudita hanno confermato ufficialmente l'uccisione del capo della cellula di Al Qaida nella penisola arabica, Abdel Aziz al Muqrin.
La notizia della morte del presunto responsabile della decapitazione dell'ingegnere statunitense Paul Marshall Johnson e di molti altri attacchi contro stranieri in Arabia Saudita era stata data sin dalla notte dalla televisione Al Arabyia, ma smentita da un comunicato apparso stamane su un sito islamico e firmato dalla sezione arabica di Al Qaida.
''La persona che e' stata uccisa e' Abdel Aziz al Muqrin'', ha affermato pero' senza esitazioni un responsabile della sicurezza saudita.

Successivamente la televisione saudita ha mostrato dei corpi che ha detto essere di al Muqrin e di altri tre militanti.

 
Per Rumsfeld l’informazione di guerra è ancora troppo libera PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Venerdì 18 Giugno 2004 01:00

Per il ministro della Difesa la stampa metterebbe in pericolo le truppe USA in Iraq (che, com’è noto, senza quegli scocciatori dei giornalisti sarebbero accolte a braccia aperte dalla popolazione “liberata”…). Un’informazione già drogata, condizionata, piegata alle esigenza della società dello spettacolo sta quindi per vedere ulteriormente ridotti i suoi margini di autonomia?

WASHINGTON - Il segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld, nel giorno in cui ammette l'esistenza di un prigioniero iracheno fantasma come anticipato dalla Nbc, ha sferrato un duro attacco ai media colpevoli a suo avviso di mettere in grande pericolo gli americani militari e civili ancora impegnati al fronte.

L'ATTACCO - Rumsfeld, nel corso di una conferenza stampa al dipartimento della Difesa di Washington, ha ribadito che «il governo degli Stati Uniti non ha mai ordinato né autorizzato la tortura di prigionieri di guerra». Secondo il capo del Pentagono quella delle torture commesse da militari americani è una questione estremamente delicata, al punto che la lunga campagna di denuncia condotta da numerosi organi di stampa americani può diventare pericolosa. «Qualcuno si dimentica quello che significa essere in guerra», ha detto Rumsfeld. «Vedere la mattina i giornali titolare che il governo americano avrebbe autorizzato le torture di prigionieri non può che avere conseguenze». L’inchiesta sugli orrori di Abu Ghraib, ha aggiunto Rumsfeld, «non è ancora finita ma vi dico che fino ad oggi non ho visto niente che confermi che qualcuno abbia mai ordinato o autorizzato comportamenti contrari all’indicazione del presidente George W. Bush che i detenuti devono essere trattati in maniera umana».

DETENUTO FANTASMA - E nel giorno della nomina del nuovo generale incaricato di indagare sugli abusi contro i detenuti, il Pentagono è costretto ad ammettere un nuovo imbarazzante incidente anticipato questa mattina dalla Nbc: Rumsfeld ha confermato oggi di avere ordinato personalmente, su richiesta della Cia, che la detenzione di un presunto capo della rivolta in Iraq fosse tenuta segreta e che la sua identità non fosse comunicata al Comitato internazionale della Croce Rossa. Il ministro americano ha detto che il detenuto, un leader paramilitare del gruppo integralista curdo Ansar al-Islam, «è stato trattato in modo umano e non è mai stato nel carcere di Abu Ghraib». Rumsfeld non ha voluto precisare quanti siano i detenuti invisibili attualmente nelle mani degli americani. Il leader militare non è comunque l'unico prigioniero fantasma detenuto dagli americani in Iraq, uno status che consente di evitare i contatti con le ispezioni delle organizzazioni umanitarie internazionali, ma è il  

Bagdad, ancora orrori e torture. I detenuti segreti di Rumsfeld PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 18 Giugno 2004 01:00

Nuove accuse al ministro della Difesa: autorizzò detenzioni mai registrate. La storia di un sospetto dimenticato in carcere. L'obiettivo era rendere il detenuto "invisibile" alla Croce Rossa. I generali "critici" venivano prontamente rimpiazzati

Dagli armadi della Casa bianca il fuggi fuggi di scheletri sembra ormai generalizzato. Segreti ermetici cominciano a svaporare e nella scala delle responsabilità si arriva sempre più in alto, sino a scoprire che l'idea dei "detenuti fantasma" era stata controfirmata da Donald Rumsfeld in persona. Era stato il ministro della difesa, su richiesta del direttore uscente della Cia George Tenet, ad autorizzare che il "Prigioniero Tripla X", un presunto alto esponente del gruppo terroristico Ansar Al Islam, fosse tenuto dentro senza registrazione, per renderlo invisibile ai controlli della Croce rossa internazionale.

Le generalità dell'uomo, il primo di una serie che potrebbe rivelarsi lunga, ancora non si conoscono. Si sa invece che è stato rinchiuso a Camp Cropper, il penitenziario di massima sicurezza vicino all'aeroporto di Bagdad, da novembre scorso a oggi. E da allora - nonostante sia accusato di "conoscere la struttura, le tecniche e i campi di addestramento di Ansar Al Islam" - è stato interrogato una sola volta. Il resto del tempo l'ha passato in isolamento, sino a 23 ore al giorno, per 7 mesi abbondanti. Solo due settimane fa, quando ormai lo scandalo delle torture minacciava anche i piani alti dell'Amministrazione Bush, Stephen Cambone, uno dei principali consulenti di Rumsfeld, ha chiamato la Cia affinché regolarizzassero la situazione e trasformassero da "fantasma" a "persona", con tutti i diritti che ne discendono.

La vicenda di "Tripla X" è l'ultimo tassello di un puzzle che, componendosi, imbarazza la Casa bianca e polverizza la tesi che gli abusi di Abu Ghraib fossero atti isolati opera di poche "mele marce".

Non è più un segreto che nella scelta di Guantanamo all'indomani dell'11 settembre un peso importante lo giocò il fatto che il dipartimento di giustizia (dicembre 2001) suggerì che là, forse, i tribunali Usa non avrebbero avuto giurisdizione. Gli stessi esperti legali che, un mese dopo, sostennero che nella guerra ad Al Qaeda la convenzione di Ginevra diventava facoltativa. E che, nell'agosto 2002, compilarono un memorandum di 50 pagine per la Casa Bianca in cui argomentavano che ogni limitazione imposta dal diritto internazionale era superata dai poteri di guerra del Presidente. Due mesi dopo il troppo morbido generale Rick Baccus veniva rimpiazzato da Geoffrey Miller come capo della base di Guantanamo con una consegna precisa: rendere la vita dei prigionieri "meno confortevole".

La divisione di compiti tra polizia militare (addetta a mantenere un ambiente sicuro e vivibile) e intelligence militare (incaricata degli interrogatori) saltò, a tutto vantaggio della seconda. Lo schema poi replicato, con i noti risultati, ad Abu Ghraib.

A dicembre 2002 Rumsfeld autorizzò esplicitamente l'uso di tecniche più aggressive per gli interrogatori di alcuni degli internati nella galera cubana. Dopo alcune settimane, anche per l'opposizione di alcuni generali come James Hill, il regime duro venne revocato. Per essere reintrodotto nell'aprile del 2003, sulla scorta di un nuovo rapporto del Pentagono che sembrava fornire base legali alle "stress techniques".

"Non c'è il benché minimo spazio per la tortura - ha ribadito lunedì scorso Rumsfeld - nella mente del Presidente o nella mia". Quando il fango dello scandalo aveva già imbrattato i muri immacolati della Casa bianca.

di RICCARDO STAGLIANO

 
Iraq: Corea Sud,in agosto comincia dispiegamento 3000 uomini PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 18 Giugno 2004 01:00

La Corea del sud comincera' a dispiegare circa 3.000 uomini nella zona di Arbil, nel nord dell'Iraq, all'inizio di agosto

Lo ha annunciato oggi il ministero della difesa a Seul, facendo seguito ad un impegno preso dal presidente sudcoreano Roh Moo-Hyun con il presidente americano Bush e approvato dal parlamento in febbraio. E intanto in Iraq miliziani sciiti hanno sparato la notte scorsa proiettili di mortaio contro la sede della coalizione ad Amara, nel sud dell'Iraq.
 
I game masters del terrore minacciano PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 17 Giugno 2004 01:00

In risposta alla scoperta del depistaggio sugli attentati alle Twin Towers la Cia ammonisce: Al Qaeda colpirà ancora. Chi sospetta che Al Qaeda (ovvero “La Base”) non abbia tagliato il cordone ombelicale con la sua casa madre -la Cia, appunto - prende molto sul serio questa minaccia. Chi subirà il prossimo dramma dello spettacolo/terrore ?

Washington, 16 giu. - Al Qaeda tornera' a colpire negli Stati Uniti: e' quanto emerge dalla testimonianza resa oggi da un agente della Cia identificato soltanto come "Dr.K" alla commissione del Congresso Usa che indaga sull'11 settembre e che proprio oggi ha diffuso un rapporto preliminare sulle indagini. "Al-Qaeda...non e' stata affatto sconfitta e sebbene indebolita continua pazientemente a pianificare i suoi prossimi attentati", ha detto Dr.K ai 10 membri della commissione ufficiale. "Possono colpire la prossima settimana, il mese prossimo o l'anno venturo, ma colpiranno". Secondo l'esperto, "anche se bin Laden e al-Qaeda fossero sconfitti, il movimento jihadista (della guerra santa islamica, ndr) mondiale continuerebbe ad esistere. Dalle fila di quel movimento puo' uscire un altro Osama bin Laden o un'altra al Qaeda, fin quando ci saranno individui che vogliono usare la violenza".

 
Quarantaquattro gatti in fila per sei con resto di due PDF Stampa E-mail
Scritto da AP   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

A tale numero si eleva il formidabile contingente di rinforzo ai Marines americani inviato in Iraq dall’arcipelago di Tonga, stato tribale dell’Oceano pacifico.

Wellington (Nuova Zelanda). Sempre alla ricerca di nuovi contingenti di truppa per l’Iraq, gli Stati Uniti hanno finalmente trovato un alleato di peso: Tonga, arcipelago indipendente del Pacifico che comprende 169 isolotti per 748 metri quadrati e 105 mila abitanti e che invierà una forza di ben 44 soldati in Mesopotamia.

Il principe Ulukalala Loavaka Ata, che è anche primo ministro e ministro degli esteri del paese, ha spiegato che l’invio fa seguito ad un’incessante richiesta di Washington. “Tonga si ricorda – ha detto il principe – che gli Stati Uniti sono venuti a difenderla dai Giapponesi nella seconda guerra mondiale”.

E così i soldati tonghesi si troveranno a fianco della stessa divisione di Marines che fu impegnata allora nelle isole Salomone.

 
Ci sono di mezzo i Polacchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Dagospia   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Questo popolo di uomini coraggiosi e infingardi che ci è costato una guerra mondiale, quasi cento milioni di morti e il varo del totalitarismo globale, non perde l’occasione di mettersi in mostra anche in Iraq.

Chi è Jerzi Kos e perché nessuno parla di lui? Per arrivare al bandolo della intricatissima matassa che avvolge la liberazione dei tre ostaggi italiani occorre infatti puntare l¹attenzione sul compagno di prigionia di Agliana, Cupertino e Stefio. Jerzi Kos è stato liquidato sbrigativamente dalla stampa come “imprenditore polacco” impegnato a Baghdad per affari legati alla ricostruzione dell’Iraq.
Un identikit scarno, da carta di identità, quasi omertoso. Ma ora se ne comprende il perché. Jerzi Kos è sì un “imprenditore” ma di intelligence. Uno spione di primo piano così “interessante” da spingere i servizi segreti polacchi a rintracciarlo nel giro di 48 ore.
Intanto, l¹intelligence polacca vanta una “influenza” ramificata nel Medio Oriente, al punto che il capo dei servizi ricevette un’onorificenza da Bush per il lavoro svolto. Varsavia è stata ed è un crocevia di spie: dagli ex-KGB all¹addestramento degli stessi iracheni in epoca saddamita. Una connection che è risultata nevralgica per le forze armate americane, impegnate su un terreno sconosciuto e impenetrabile.
Kos è dunque un falso “imprenditore polacco” che viene rapito da una banda di iracheni che non immaginano nient’altro che un riscatto in dollari. Non hanno nemmeno i mezzi o l’idea di sottoporre Kos a una radiografia ai raggi X. Sufficiente per scoprire che nell’avanbraccio di Kos c¹è incapsulato un cosiddetto “bean” ­ cioè un pisellino (un micro-chip), vale a dire un segnalatore sottocutaneo (si usa metterlo anche ai cani) che invia un raggio codificato. In caso di scomparsa, un aereo da ricognizione provvede a localizzarlo.
Ed è esattamente quello che è successo all’imprenditore polacco. Una volta individuata, tramite il bean, la prigione dove era ammanettato Kos, è iniziata la seconda fase. Agenti armati di microfoni direzionali hanno captato l’indirizzo del covo ­ che è risultato, come ha raccontato lo stesso Kos, una sorta di “deposito di ostaggi” gestiti da diverse bande irachene.
E qui arriva la sorpresa. Cercando lo spione polacco gli agenti si sono imbattuti sulle tracce sonore degli italiani rapiti. A quel punto è intervenuta la nostra intelligence che ha lavorato gomito a gomito con i polacchi e gli americani. Il blitz è stato fatto unicamente dalle teste di cuoio Usa. I polacchi sono rimasti in zona affiancati da tre ufficiali del Sismi.
Dunque Agliana, Cupertino e Stefio non sono stati ammazzati (come era previsto prima del voto europeo) solo grazie alla presenza nella prigione dello spione polacco con segnalatore sottocutaneo.
 
Petrolio rosso PDF Stampa E-mail
Scritto da Adn Kronos   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

La guerriglia irachena colpisce ancora. Ucciso un funzionario arabo della North Oil Company.

Dopo i sabotaggi degli oleodotti, gli insorti passano a colpire direttamente i responsabili delle compagnie petrolifere irachene. Un commando ha ucciso questa mattina un alto funzionario della North Oil Company, Ghazi Talabani, raggiunto da numerosi colpi di fucile automatico a Kirkuk, mentre, a bordo della sua auto, si recava al lavoro. Nell'agguato e' rimasto gravemente ferito anche il suo autista.

Talabani, di etnia curda, era consulente della North Oil Company, che gestisce la maggior parte dei giacimenti petroliferi di Kirkuk. Ieri, la guerriglia irachena aveva sabotato un oledotto a sud di Bassora. Al-Talabani, capo della sicurezza della compagnia petrolifera, era il cugino di Jalal Talabani, leader dell'Unione patriottica del Kurdistan (Upk) e membro del disciolto Consiglio di governo iracheno.

A Ramadi, nell'Iraq occidentale, cinque iracheni, di cui due poliziotti, e quattro stranieri sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nell'esplosione di una bomba. Secondo quanto riferito da fonti sanitarie, l'ordigno e' esploso vicino a un veicolo civile americano e un'automobile della polizia irachena, nei pressi della Grande moschea di Ramadi, nella parte orientale della citta'. Alcuni testimoni hanno parlato di vittime anche tra gli americani, ma l'esercito non ha confermato queste informazioni. Secondo la televisione Al Jazeera, nell'esplosione sarebbero morti tre stranieri.

A Latifiya, 30 km a sud di Baghdad, 18 iracheni, alcuni giovanissimi, sono morti folgorati nelle acque del fiume, mentre a riva lo ripulivano dalle piante. Lo rivelano fonti ospedaliere secondo le quali non si sarebbe trattato di un incidente. ''Sono stati uccisi intenzionalmente da qualcuno che ha messo in acqua un apparecchio elettrico in funzione'', dice il dottor Ali Abdel Hussein, mentre alcuni testimoni sottolineano che le vittime lavoravano per la coalizione, e i fondi per la ripulitura delle acque del fiume venivano dalla Cpa.

Intanto, il leader radicale sciita Moqtada al Sadr ha intimato oggi ai miliziani che non sono di Najaf di lasciare la citta'. In un breve comunicato, Al Sadr ha chiesto ai militanti dell'esercito del Mehdi di andare a casa ''a fare il loro dovere... i fedelissimi che hanno fatto sacrifici dovrebbero ritornare nelle loro regioni''. Il 27 maggio scorso, il leader radicale sciita aveva accettato una tregua dopo quasi due mesi di scontri con le forze americane.

 
Cane non mangia cane PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Il Tribunale israeliano proscioglie Sharon dalle accuse di corruzione. Evitata così una soluzione alla “Al Capone” per fermare il genocidio palestinese

All'indomani del proscioglimento del primo ministro israeliano Ariel Sharon dalle accuse di corruzione in relazione alla realizzazione di un complesso turistico su un'isola greca, in concreto mai portato a termine, contro tale decisione del procuratore generale ebraico Menachem Mazuz e' stato presentato ricorso dal 'Movimento per la Qualita' nel Governo': un gruppo che si batte contro gli abusi da parte degli amministratori della cosa pubblica nello Stato ebraico.
Lo hanno riferito fonti giudiziarie. Nel chiudere l'inchiesta, Mazuz aveva stabilito che non sussistevano prove sufficienti a carico del premier per potersi procedere, contrariamente a quanto richiesto fin dalla fine di marzo dal procuratore capo Edna Arbel;costei premeva per un rinvio a giudizio di Sharon, in quanto a suo parere era fondato il sospetto che questi avesse avesse intascato una colossale tangente ai tempi in cui era ancora ministro degli Esteri, facendo valere tale sua carica per intercedere presso il governo di Atene a favore dell'imprenditore David Appel, che progettava di realizzare un villaggio turistico nell'ambito di un progetto in cui era cointeressato lo stesso figlio di Sharon, Gilad, il quale avrebbe agito come 'inercessore' presso il padre. Appel fu incriminato nel '98 per tentata corruzione. Il proscioglimento in istruttoria del leader del Likud, deciso da Mazuz (il quale, stando all'emittente televisiva privata 'Channel 10', avrebbe addirittura telefonato di persona a Sharon per comunicargli l'archiviazione del caso a suo favore), e' stato valutato negli ambienti politici d'Israele come un notevole rafforzamento della posizione del capo del governo, e altresi' come un rilancio del suo controverso progetto per il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza, con l'abbandono indicativamente articolato in quattro fasi di tutti i 21 insediamenti e degli avamposti militari al momento esistenti nell'enclave palestinese.

 
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