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Conflitti
Iraq: Corea Sud,in agosto comincia dispiegamento 3000 uomini PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 18 Giugno 2004 01:00

La Corea del sud comincera' a dispiegare circa 3.000 uomini nella zona di Arbil, nel nord dell'Iraq, all'inizio di agosto

Lo ha annunciato oggi il ministero della difesa a Seul, facendo seguito ad un impegno preso dal presidente sudcoreano Roh Moo-Hyun con il presidente americano Bush e approvato dal parlamento in febbraio. E intanto in Iraq miliziani sciiti hanno sparato la notte scorsa proiettili di mortaio contro la sede della coalizione ad Amara, nel sud dell'Iraq.
 
I game masters del terrore minacciano PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Giovedì 17 Giugno 2004 01:00

In risposta alla scoperta del depistaggio sugli attentati alle Twin Towers la Cia ammonisce: Al Qaeda colpirà ancora. Chi sospetta che Al Qaeda (ovvero “La Base”) non abbia tagliato il cordone ombelicale con la sua casa madre -la Cia, appunto - prende molto sul serio questa minaccia. Chi subirà il prossimo dramma dello spettacolo/terrore ?

Washington, 16 giu. - Al Qaeda tornera' a colpire negli Stati Uniti: e' quanto emerge dalla testimonianza resa oggi da un agente della Cia identificato soltanto come "Dr.K" alla commissione del Congresso Usa che indaga sull'11 settembre e che proprio oggi ha diffuso un rapporto preliminare sulle indagini. "Al-Qaeda...non e' stata affatto sconfitta e sebbene indebolita continua pazientemente a pianificare i suoi prossimi attentati", ha detto Dr.K ai 10 membri della commissione ufficiale. "Possono colpire la prossima settimana, il mese prossimo o l'anno venturo, ma colpiranno". Secondo l'esperto, "anche se bin Laden e al-Qaeda fossero sconfitti, il movimento jihadista (della guerra santa islamica, ndr) mondiale continuerebbe ad esistere. Dalle fila di quel movimento puo' uscire un altro Osama bin Laden o un'altra al Qaeda, fin quando ci saranno individui che vogliono usare la violenza".

 
Quarantaquattro gatti in fila per sei con resto di due PDF Stampa E-mail
Scritto da AP   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

A tale numero si eleva il formidabile contingente di rinforzo ai Marines americani inviato in Iraq dall’arcipelago di Tonga, stato tribale dell’Oceano pacifico.

Wellington (Nuova Zelanda). Sempre alla ricerca di nuovi contingenti di truppa per l’Iraq, gli Stati Uniti hanno finalmente trovato un alleato di peso: Tonga, arcipelago indipendente del Pacifico che comprende 169 isolotti per 748 metri quadrati e 105 mila abitanti e che invierà una forza di ben 44 soldati in Mesopotamia.

Il principe Ulukalala Loavaka Ata, che è anche primo ministro e ministro degli esteri del paese, ha spiegato che l’invio fa seguito ad un’incessante richiesta di Washington. “Tonga si ricorda – ha detto il principe – che gli Stati Uniti sono venuti a difenderla dai Giapponesi nella seconda guerra mondiale”.

E così i soldati tonghesi si troveranno a fianco della stessa divisione di Marines che fu impegnata allora nelle isole Salomone.

 
Ci sono di mezzo i Polacchi PDF Stampa E-mail
Scritto da Dagospia   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Questo popolo di uomini coraggiosi e infingardi che ci è costato una guerra mondiale, quasi cento milioni di morti e il varo del totalitarismo globale, non perde l’occasione di mettersi in mostra anche in Iraq.

Chi è Jerzi Kos e perché nessuno parla di lui? Per arrivare al bandolo della intricatissima matassa che avvolge la liberazione dei tre ostaggi italiani occorre infatti puntare l¹attenzione sul compagno di prigionia di Agliana, Cupertino e Stefio. Jerzi Kos è stato liquidato sbrigativamente dalla stampa come “imprenditore polacco” impegnato a Baghdad per affari legati alla ricostruzione dell’Iraq.
Un identikit scarno, da carta di identità, quasi omertoso. Ma ora se ne comprende il perché. Jerzi Kos è sì un “imprenditore” ma di intelligence. Uno spione di primo piano così “interessante” da spingere i servizi segreti polacchi a rintracciarlo nel giro di 48 ore.
Intanto, l¹intelligence polacca vanta una “influenza” ramificata nel Medio Oriente, al punto che il capo dei servizi ricevette un’onorificenza da Bush per il lavoro svolto. Varsavia è stata ed è un crocevia di spie: dagli ex-KGB all¹addestramento degli stessi iracheni in epoca saddamita. Una connection che è risultata nevralgica per le forze armate americane, impegnate su un terreno sconosciuto e impenetrabile.
Kos è dunque un falso “imprenditore polacco” che viene rapito da una banda di iracheni che non immaginano nient’altro che un riscatto in dollari. Non hanno nemmeno i mezzi o l’idea di sottoporre Kos a una radiografia ai raggi X. Sufficiente per scoprire che nell’avanbraccio di Kos c¹è incapsulato un cosiddetto “bean” ­ cioè un pisellino (un micro-chip), vale a dire un segnalatore sottocutaneo (si usa metterlo anche ai cani) che invia un raggio codificato. In caso di scomparsa, un aereo da ricognizione provvede a localizzarlo.
Ed è esattamente quello che è successo all’imprenditore polacco. Una volta individuata, tramite il bean, la prigione dove era ammanettato Kos, è iniziata la seconda fase. Agenti armati di microfoni direzionali hanno captato l’indirizzo del covo ­ che è risultato, come ha raccontato lo stesso Kos, una sorta di “deposito di ostaggi” gestiti da diverse bande irachene.
E qui arriva la sorpresa. Cercando lo spione polacco gli agenti si sono imbattuti sulle tracce sonore degli italiani rapiti. A quel punto è intervenuta la nostra intelligence che ha lavorato gomito a gomito con i polacchi e gli americani. Il blitz è stato fatto unicamente dalle teste di cuoio Usa. I polacchi sono rimasti in zona affiancati da tre ufficiali del Sismi.
Dunque Agliana, Cupertino e Stefio non sono stati ammazzati (come era previsto prima del voto europeo) solo grazie alla presenza nella prigione dello spione polacco con segnalatore sottocutaneo.
 
Petrolio rosso PDF Stampa E-mail
Scritto da Adn Kronos   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

La guerriglia irachena colpisce ancora. Ucciso un funzionario arabo della North Oil Company.

Dopo i sabotaggi degli oleodotti, gli insorti passano a colpire direttamente i responsabili delle compagnie petrolifere irachene. Un commando ha ucciso questa mattina un alto funzionario della North Oil Company, Ghazi Talabani, raggiunto da numerosi colpi di fucile automatico a Kirkuk, mentre, a bordo della sua auto, si recava al lavoro. Nell'agguato e' rimasto gravemente ferito anche il suo autista.

Talabani, di etnia curda, era consulente della North Oil Company, che gestisce la maggior parte dei giacimenti petroliferi di Kirkuk. Ieri, la guerriglia irachena aveva sabotato un oledotto a sud di Bassora. Al-Talabani, capo della sicurezza della compagnia petrolifera, era il cugino di Jalal Talabani, leader dell'Unione patriottica del Kurdistan (Upk) e membro del disciolto Consiglio di governo iracheno.

A Ramadi, nell'Iraq occidentale, cinque iracheni, di cui due poliziotti, e quattro stranieri sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nell'esplosione di una bomba. Secondo quanto riferito da fonti sanitarie, l'ordigno e' esploso vicino a un veicolo civile americano e un'automobile della polizia irachena, nei pressi della Grande moschea di Ramadi, nella parte orientale della citta'. Alcuni testimoni hanno parlato di vittime anche tra gli americani, ma l'esercito non ha confermato queste informazioni. Secondo la televisione Al Jazeera, nell'esplosione sarebbero morti tre stranieri.

A Latifiya, 30 km a sud di Baghdad, 18 iracheni, alcuni giovanissimi, sono morti folgorati nelle acque del fiume, mentre a riva lo ripulivano dalle piante. Lo rivelano fonti ospedaliere secondo le quali non si sarebbe trattato di un incidente. ''Sono stati uccisi intenzionalmente da qualcuno che ha messo in acqua un apparecchio elettrico in funzione'', dice il dottor Ali Abdel Hussein, mentre alcuni testimoni sottolineano che le vittime lavoravano per la coalizione, e i fondi per la ripulitura delle acque del fiume venivano dalla Cpa.

Intanto, il leader radicale sciita Moqtada al Sadr ha intimato oggi ai miliziani che non sono di Najaf di lasciare la citta'. In un breve comunicato, Al Sadr ha chiesto ai militanti dell'esercito del Mehdi di andare a casa ''a fare il loro dovere... i fedelissimi che hanno fatto sacrifici dovrebbero ritornare nelle loro regioni''. Il 27 maggio scorso, il leader radicale sciita aveva accettato una tregua dopo quasi due mesi di scontri con le forze americane.

 
Cane non mangia cane PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

Il Tribunale israeliano proscioglie Sharon dalle accuse di corruzione. Evitata così una soluzione alla “Al Capone” per fermare il genocidio palestinese

All'indomani del proscioglimento del primo ministro israeliano Ariel Sharon dalle accuse di corruzione in relazione alla realizzazione di un complesso turistico su un'isola greca, in concreto mai portato a termine, contro tale decisione del procuratore generale ebraico Menachem Mazuz e' stato presentato ricorso dal 'Movimento per la Qualita' nel Governo': un gruppo che si batte contro gli abusi da parte degli amministratori della cosa pubblica nello Stato ebraico.
Lo hanno riferito fonti giudiziarie. Nel chiudere l'inchiesta, Mazuz aveva stabilito che non sussistevano prove sufficienti a carico del premier per potersi procedere, contrariamente a quanto richiesto fin dalla fine di marzo dal procuratore capo Edna Arbel;costei premeva per un rinvio a giudizio di Sharon, in quanto a suo parere era fondato il sospetto che questi avesse avesse intascato una colossale tangente ai tempi in cui era ancora ministro degli Esteri, facendo valere tale sua carica per intercedere presso il governo di Atene a favore dell'imprenditore David Appel, che progettava di realizzare un villaggio turistico nell'ambito di un progetto in cui era cointeressato lo stesso figlio di Sharon, Gilad, il quale avrebbe agito come 'inercessore' presso il padre. Appel fu incriminato nel '98 per tentata corruzione. Il proscioglimento in istruttoria del leader del Likud, deciso da Mazuz (il quale, stando all'emittente televisiva privata 'Channel 10', avrebbe addirittura telefonato di persona a Sharon per comunicargli l'archiviazione del caso a suo favore), e' stato valutato negli ambienti politici d'Israele come un notevole rafforzamento della posizione del capo del governo, e altresi' come un rilancio del suo controverso progetto per il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza, con l'abbandono indicativamente articolato in quattro fasi di tutti i 21 insediamenti e degli avamposti militari al momento esistenti nell'enclave palestinese.

 
La scoperta dell’acqua calda PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 16 Giugno 2004 01:00

La Commissione d'inchiesta sull'11 settembre: "Nessuna prova evidente di legami fra Al Qaeda e l'Iraq". Il Governo USA viene così informato di ciò che tutti sapevamo da tempo: Saddam e Bin Laden non collaborarono per costruire la presunta rete del terrorismo mondiale. Lo stesso non può dirsi per un fedele alleato USA come il Pakistan…

WASHINGTON - Non esistono prove evidenti di un legame fra Al Qaeda e l'Iraq negli attentati dell'11 settembre. La conclusione della Commissione d'inchiesta sull'attacco all'America non farà piacere a Bush. Che ancora ieri aveva ribadito l'esistenza di una collaborazione, confermando le affermazioni in questo senso fatte il giorno prima dal suo vice Dick Cheney (ma non sostenute dai servizi segreti). E quattro mesi fa, il segretario di Stato americano, Colin Powell, proprio quei legami aveva evidenziato dopo l'ennesimo messaggio audio inviato da Osama Bin Laden.
Prove di quel legame, però, si apprende oggi, non ve ne sarebbero. Niente che dimostri "un rapporto collaborativo" negli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono.

L'eco del responso non tarda a farsi sentire. "Sbugiarda dalle fondamenta la guerra in Iraq di Bush e Berlusconi" dice Giuseppe Fioroni della Margherita. "Un'altra menzogna svelata", incalzano Alfonso Pecoraro Scanio ed Ermete Realacci.

Le conclusioni della Commissione sull'11 settembre 2001 sono contenute in un rapporto che si basa su ricerche ed interviste. E dal quale emerge che Bin Laden esplorò una possibile collaborazione con Saddam Hussein, pur se non favorevole al regime del leader iracheno. Il leader di Al Qaeda, si legge nel rapporto, incontrò in Sudan un alto esponente dell'intelligence del regime di Bagdad nel 1994, "al quale chiese armi e spazi per campi di addestramento, ma l'Iraq in apparenza non si rese mai disponibile".

Fra le conclusioni, la Commissione registra che fu piuttosto il Pakistan ad aiutare il regime dei talebani in Afghanistan, e a fornire ad Al Qaeda un porto sicuro di fronte alla pressione internazionale.

"La Casa Bianca dovrebbe arrossire. E Palazzo Chigi?" si interroga Giuseppe Fioroni, membro dell'esecutivo della Margherita. "Il responso - dice - dimostra che la guerra in Iraq è stata una sanguinosa truffa, che ha provocato migliaia e migliaia di morti, ha spaccato la comunità internazionale, fatto strame del diritto e, per quanto riguarda l'Italia, ci ha infilato in un pantano pericolosissimo". Uno "schiaffo colossale", afferma il parlamentare, "all'avventura irachena voluta da Bush, cui si è colpevolmente aggregato il governo italiano".

Fanno eco alle parole di Fioroni quelle di Alfonso Pecoraro Scanio. La Commissione "svela un'altra
menzogna. Non solo in Iraq non c'erano armi di distruzione di massa - dice il leader dei Verdi - ma adesso si ammette quello che i pacifisti già sostenevano da tempo: non esisteva alcun legame tra il regime iracheno e Bin Laden. Adesso - incalza Pecoraro - il governo venga subito in aula a spiegarci come mai ha portato l'Italia in guerra, calpestando la Costituzione e la volontà degli italiani. Il silenzio di Berlusconi a questo punto - conclude - sarebbe davvero un'ammissione di complicità".
 
Iraq: guardie del corpo per 1400 euro al giorno PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 14 Giugno 2004 01:00

Sono sempre piu' numerosi i tedeschi, in particolare guardie del corpo, che vanno in Iraq allo scopo di guadagnare denaro in poco tempo.

A riferirlo e' la Bild am Sonntag: 'Guardie del corpo tedesche a Baghdad per 1.400 Euro al giorno', titola in grande il domenicale, che parla al riguardo di lavoro da 'mercenari'. A organizzare le partenze e a curare l'addestramento delle guardie del corpo tedesche in Iraq e' Bjoern-Michael Birr (33 anni), un uomo d'affari di Lubecca (nord).
 
Iraq: errori in almeno 50 attacchi Usa a inizio guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 13 Giugno 2004 01:00

Una disastrosa serie di fallimenti ha caratterizzato l'offensiva aerea americana in Iraq nel primi mesi della guerra, marzo e aprile 2003.

Lo rivela oggi il New York Times online citando fonti militari e dei servizi. In particolare almeno 50 incursioni, che avevano come obiettivo leader del passato regime, sono state effettuate in modo erroneo, provocando in alcuni casi numerose vittime civili.
 
Gli inglesi sono proprio cocciuti PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 13 Giugno 2004 01:00

Sessant’anni fa non esitarono a perdere l’impero ed il primato nel mondo e a divenire una nazione di miserabili. Oggi il premier Blair persevera sulla china suicida malgrado l’umiliazione elettorale subita.

Tony Blair si prepara a sfidare la protesta degli elettori mandando in Iraq altri tremila soldati. Lo scrive oggi The Independent on Sunday sostenendo che l'annuncio sarà fatto entro un paio di settimane. Il partito laburista ha subito pesanti perdite nelle elezioni amministrative e lo stesso Blair ha ammesso che sul risultato ha pesato l'impopolarita' della guerra in Iraq, tuttavia ha insistito che il lavoro cominciato deve essere finito.

 
Viva marx, viva Lenin, viva Bush Tse Tung PDF Stampa E-mail
Scritto da Marianne   
Sabato 12 Giugno 2004 01:00

Il Pentagono progetta di ristrutturare le forze armate adeguandole a due missioni assai diverse: la distruzione e la ricostruzione. L’America, investita della missione poliziesca d’imporre la “globalizzazione”, ricorre ai consigli di un diplomato a Leningrado. L’analisi marxista al servizio della guerra imperialista e della logica capitalista. Più global di così…

Thomas Barnett ha 41 anni e fino a ieri era un oscuro analista del Pentagono. Oscuro ma originale. Ha difatti svolto gli studi all’università di Leningrado e poi ha insegnato marxismo ad Harvard.

Nel 1998 la Fitzgerald di Wall Street lo ha convocato ad un seminario sull’influenza della globalizzazione nel quadro della sicurezza nazionale. Barnett ha dipinto uno scenario catastrofico nel quale un bug informatico provoca un caos che i terroristi sfruttano per attaccare gli Stati Uniti. L’esercito americano si trova intanto coinvolto nei conflitti razziali che accendono il Terzo Mondo.

Sul momento Barnett è preso in giro come un aspirante Nostradamus.

Poi l’11 settembre 2001. I dirigenti del pentagono si ricordano di Barnett e gli domandano di sviluppare la sua teoria.

Egli allora suddivide gli stati in due categorie.

La prima comprende i paesi che accettano la globalizzazione, essa comprende l’Occidente, e la Cina o l’India.

La seconda include sia gli stati “devianti” che rifiutano la globalizzazione sia quelli in via di decomposizione (Iraq, Afghanistan e quasi tutti i paesi sub/sahariani).

Il mondo non troverà pace fino a che gli stati della periferia non saranno rientrati nei ranghi della globalizzazione.

Questa è la sfida che gli Usa devono raccogliere.

Ma sono impreparati perché il loro esercito è strutturato sul modello derivato dalla guerra fredda. Per Barnett l’esercito americano può vincere due o tre guerre all’anno ma non può riuscire in alcun’occupazione.

La sua proposta: l’America deve dotarsi di due eserciti dai mezzi e dagli obiettivi ben differenziati.

Il primo, “Leviathan”, è convenzionale. Dotato di mezzi pesanti e di soldati professionisti, ha per missione di distruggere gli eserciti nemici.

Il secondo, “Amministratore del sistema” è più mobile.

Pattuglia il mondo per riparare i guasti provocati da “Leviathan” o p

 
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