Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Settembre 2018  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
       1  2
  3  4  5  6  7  8  9
10111213141516
17181920212223
24252627282930

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Conflitti
Iraq: guardie del corpo per 1400 euro al giorno PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 14 Giugno 2004 01:00

Sono sempre piu' numerosi i tedeschi, in particolare guardie del corpo, che vanno in Iraq allo scopo di guadagnare denaro in poco tempo.

A riferirlo e' la Bild am Sonntag: 'Guardie del corpo tedesche a Baghdad per 1.400 Euro al giorno', titola in grande il domenicale, che parla al riguardo di lavoro da 'mercenari'. A organizzare le partenze e a curare l'addestramento delle guardie del corpo tedesche in Iraq e' Bjoern-Michael Birr (33 anni), un uomo d'affari di Lubecca (nord).
 
Iraq: errori in almeno 50 attacchi Usa a inizio guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 13 Giugno 2004 01:00

Una disastrosa serie di fallimenti ha caratterizzato l'offensiva aerea americana in Iraq nel primi mesi della guerra, marzo e aprile 2003.

Lo rivela oggi il New York Times online citando fonti militari e dei servizi. In particolare almeno 50 incursioni, che avevano come obiettivo leader del passato regime, sono state effettuate in modo erroneo, provocando in alcuni casi numerose vittime civili.
 
Gli inglesi sono proprio cocciuti PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 13 Giugno 2004 01:00

Sessant’anni fa non esitarono a perdere l’impero ed il primato nel mondo e a divenire una nazione di miserabili. Oggi il premier Blair persevera sulla china suicida malgrado l’umiliazione elettorale subita.

Tony Blair si prepara a sfidare la protesta degli elettori mandando in Iraq altri tremila soldati. Lo scrive oggi The Independent on Sunday sostenendo che l'annuncio sarà fatto entro un paio di settimane. Il partito laburista ha subito pesanti perdite nelle elezioni amministrative e lo stesso Blair ha ammesso che sul risultato ha pesato l'impopolarita' della guerra in Iraq, tuttavia ha insistito che il lavoro cominciato deve essere finito.

 
Viva marx, viva Lenin, viva Bush Tse Tung PDF Stampa E-mail
Scritto da Marianne   
Sabato 12 Giugno 2004 01:00

Il Pentagono progetta di ristrutturare le forze armate adeguandole a due missioni assai diverse: la distruzione e la ricostruzione. L’America, investita della missione poliziesca d’imporre la “globalizzazione”, ricorre ai consigli di un diplomato a Leningrado. L’analisi marxista al servizio della guerra imperialista e della logica capitalista. Più global di così…

Thomas Barnett ha 41 anni e fino a ieri era un oscuro analista del Pentagono. Oscuro ma originale. Ha difatti svolto gli studi all’università di Leningrado e poi ha insegnato marxismo ad Harvard.

Nel 1998 la Fitzgerald di Wall Street lo ha convocato ad un seminario sull’influenza della globalizzazione nel quadro della sicurezza nazionale. Barnett ha dipinto uno scenario catastrofico nel quale un bug informatico provoca un caos che i terroristi sfruttano per attaccare gli Stati Uniti. L’esercito americano si trova intanto coinvolto nei conflitti razziali che accendono il Terzo Mondo.

Sul momento Barnett è preso in giro come un aspirante Nostradamus.

Poi l’11 settembre 2001. I dirigenti del pentagono si ricordano di Barnett e gli domandano di sviluppare la sua teoria.

Egli allora suddivide gli stati in due categorie.

La prima comprende i paesi che accettano la globalizzazione, essa comprende l’Occidente, e la Cina o l’India.

La seconda include sia gli stati “devianti” che rifiutano la globalizzazione sia quelli in via di decomposizione (Iraq, Afghanistan e quasi tutti i paesi sub/sahariani).

Il mondo non troverà pace fino a che gli stati della periferia non saranno rientrati nei ranghi della globalizzazione.

Questa è la sfida che gli Usa devono raccogliere.

Ma sono impreparati perché il loro esercito è strutturato sul modello derivato dalla guerra fredda. Per Barnett l’esercito americano può vincere due o tre guerre all’anno ma non può riuscire in alcun’occupazione.

La sua proposta: l’America deve dotarsi di due eserciti dai mezzi e dagli obiettivi ben differenziati.

Il primo, “Leviathan”, è convenzionale. Dotato di mezzi pesanti e di soldati professionisti, ha per missione di distruggere gli eserciti nemici.

Il secondo, “Amministratore del sistema” è più mobile.

Pattuglia il mondo per riparare i guasti provocati da “Leviathan” o p

 
Figli di un dio minore PDF Stampa E-mail
Scritto da Israel Shamir   
Giovedì 10 Giugno 2004 01:00

A proposito della "Conferenza di Berlino sull'Anti-semitismo".

Vostre Eccellenze, questa conferenza e' davvero un evento storico, estremamente importante, che può essere paragonato all'Editto di Milano di Costantino o con il Concilio di Nicea della Chiesa. Non sono certo che possiate pienamente comprendere ciò che avete fatto, e qual e' il significato delle parole in codice "lotta contro l'anti-semitismo".

Analizziamo prima cosa essa NON e'. La vostra "lotta contro l'anti-semitismo" non e' la difesa di una piccola nazione perseguitata; se lo fosse, difendereste gli assediati palestinesi. Non e' una lotta contro il razzismo, poiché voi supportate l'apartheid razzista in Palestina.


Non e' una lotta contro la discriminazione anti-ebraica, poiché essa non esiste e, da Mosca a Parigi a New York, gli ebrei sono impiegati in ogni sorta di posizione di prestigio.

Non e' la difesa della vita ebraica, poiché l'unico ebreo ferito recentemente in Europa si era procurato la ferita volontariamente nel tentativo di incriminare un musulmano. Non e' la difesa della proprietà ebraica, poiché gli ebrei sono l'unico popolo sulla terra ad aver riguadagnato ogni pezzo di proprietà perduto dai loro antenati, da Berlino a Baghdad. La vostra "lotta contro l'anti-semitismo" non ha nulla a che vedere con l'anti-semitismo storico da tempo defunto, e con le teorie razziali anti-ebraiche. Ci sono semiti e discendenti di ebrei in entrambi i lati del conflitto.

La vostra "lotta contro l'anti-semitismo", concettualmente teologica, e' basata sull'annoso dilemma: "Gli uomini nascono tutti uguali, ugualmente importanti ed ugualmente vicini a Dio? O vi e' un popolo speciale agli occhi di Dio, ed il resto dell'umanità può essere definita "figlia di un dio minore"? La prima alternativa fu offerta da San Paolo. La seconda era la bandiera di Caifa. San Paolo era "anti-semita" agli occhi di Caifa nella misura in cui negava la superiorità del "popolo eletto.

Oggi, Eccellenze, avete fatto la vostra scelta e, come Ponzio Pilato dei tempi che furono, avete preferito stare dalla parte di Caifa. Non importa che i palestinesi siano murati vivi dietro un muro di cemento armato di 25 piedi; che gli oliveti siano estirpati e le sorgenti prosciugate; ciò che importa e' che "Israele ed i suoi leaders non siano demonizzati o infamati", secondo le parole del vostro collega Colin Powell. Non si tratta più di una questione politica, ma teologica, poiché la fede nella supremazia israeliana e' la dottrina ufficiale della Pax Americana, come il Cristianesimo lo era nell'Impero Romano ai tempi di Costantino il Grande. Per esemplificare la spiegazione, avete proibito l'uso dei simboli nazisti in riferimento alla politica di Israele, ma avete permesso la sovrapposizione della svastica di Hitler sulla croce di Cristo.

Vi siete sottomessi alla nuova religione portata in Europa da oltreoceano con i carri armati, i dollari ed i film americani, alla nuova religione dei pochi Eletti, dei panorami creati dall'uomo, del liberismo economico; dell'alienazione e dello sradicamento, della negazione di sacralità e solidarietà verso i non-Eletti. Avete proclamato oggi che le idee ed i valori sionisti sono il fondamento del Nuovo Ordine Mondiale, che vi siete impegnati a sostenere molto più che l'ideale cristiano di uguaglianza e solidarietà. Avete riportato l'Europa all'eresia sconfessata a Nicea ed avete umiliato Cristo. Il vostro eccessivo ed anormale zelo verso il benessere degli israeliani e' il simbolo della vostra sottomissione.

Probabilmente vi considerate "realisti e pragmatici", gente che si cura poco di queste astrusità religiose. Se foste realisti e pragmatici, considerereste cosa significhi per VOI - se non vi interessa dei palestinesi e degli iracheni - l'accettazione di questa supremazia. Apro il Jerusalem Post del 22.0

 
DEIR YASSIN PDF Stampa E-mail
Scritto da deiryassin.org   
Giovedì 10 Giugno 2004 01:00

"Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba". David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore.

All'alba di venerdi 9 aprile 1948, commandos dell'Irgun, guidato da Menachem Begin, e della Banda Stern attaccarono Deir Yassin, un villaggio palestinese di circa 750 abitanti. Era qualche settimana prima della fine del Mandato Britannico in Palestina. Il villaggio era situato al di fuori dell'area che le Nazioni Unite raccomandarono di includere nel futuro stato ebraico. Deir Yassin aveva una reputazione pacifica ed un giornale ebraico rivelo' persino che il villaggio aveva rifiutato di fare entrare milizie arabe nel suo perimetro. Era collocato, pero', nel corridoio tra Tel Aviv e Gerusalemme ed un piano precedente agli eventi, tenuto segreto fino a molti anni dopo, prevedeva che dovesse essere distrutto ed i residenti evacuati, cosi' da creare un piccolo spazio per i rifornimenti dei residenti ebrei di Gerusalemme. Per il mezzogiorno, centinaia di persone, la meta' delle quali donne e bambini, erano state sistematicamente assassinate. Quattro membri dei commandos furono uccisi dalla resistenza dei palestinesi, che usavano vecchi moschetti. Venticinque residenti maschi del villaggio furono issati su camion e portati in parata nel quartiere di Zakhron Yosef di Gerusalemme, poi furono allineati presso un masso della strada tra Givat Shaul e Deir Yassin educcisi con un colpo di pistola alla nuca. I residenti superstiti furono espulsi a Gerusalemme est. Quella stessa sera, membri dell'Irgun e della Stern scortarono un gruppo di corrispondenti esteri ad una casa di Givat Shaul, un insediamento ebraico fondato agli inizi del 1900. Mangiando biscottini e te', essi amplificarono i dettagli dell'operazione e la giustificarono, affermando che Deir Yassin era diventato un punto di concentrazione di arabi, inclusi siriani ed iracheni, venuti a combattere ed attaccare i sobborghi occidentali di Gerusalemme. Affermarono che, precedentemente, un ebreo di lingua araba aveva avvertito i residenti del prossimo attacco attraverso un altoparlante issato su un'autoblindo. Le giustificazioni furono tutte riportate dal New York Times del 10 aprile. Il New York Times del 13 aprile riporto' una conta finale di 254 cadaveri ed il giorno dopo essi furono finalmente seppelliti. A quell'epoca, i leaders dell'Hagana si erano gia' dissociati dall'attacco ed avevano emanato un comunicato in cui si denunciavano "elementi dissidenti dell'Irgun e della Banda Stern", proprio come fecero dopo l'attentato al King David Hotel nel luglio 1946. I leaders dell'Hagana ammisero che il massacro "disonorava il nome delle armate ebraiche e la bandiera", e minimizzarono il fatto che le loro stesse milizie avessero partecipato all'attacco terroristico, anche se si astennero dagli atti successivi di barbarie e saccheggi alle abitazioni del villaggio. Essi minimizzarono anche il fatto che, secondo Begin, "Deir Yassin fu conquistata con la consapevolezza dell'Hagana e con l'approvazione dei suoi comandanti", come parte dell'antico piano di "creare uno spazio aereo". Ben Gurion invio' persino una lettera di scuse a re Abdallah di Transgiordania. Il terribile atto, pero', servi' molto bene al futuro stato di Israele. Secondo Begin: "Gli arabi del paese, spaventati dalle azioni dei "selvaggi macellai dell'Irgun", cominciarono a mettersi in salvo. L'esodo di massa produsse incredibili effetti politici ed economici". Delle 144 case, 10 furono fatte saltare in aria con la dinamite. Il cimitero fu livellato con il bulldozer e, come centinaia di altri villaggi palestinesi in seguito, Deir Yassin fu spazzata via dalla mappa della Palestina. A settembre, ebrei ortodossi provenienti dalla Polonia, dalla Romania e dalla Slovacchia si insediarono nel villaggio nonostante le obiezioni sollevate da Martin Buber, Cecil Roth ed altri leaders ebraici, che ritenevano che il sito del massacro dovesse restare inabitato. Il centro del villaggio fu ribattezzato Givat Shaul Bet. Mentre Gerusalemme si espandeva, la terra di Deir Yassin fu inglobata dalla citta' ed e' oggi nota sempl

 
I popoli ottengono finalmente il diritto all’etero-gestione PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 09 Giugno 2004 01:00

Unanimità straniera sul nuovo governo iracheno. Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica.

NEW YORK - Il nuovo Iraq nasce con 15 mani alzate nel consiglio di sicurezza dell'Onu a New York, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro. Con un voto unanime, i membri del consiglio hanno approvato la risoluzione 1546, messa a punto da Usa e Gran Bretagna, nella quale e' disegnato il futuro iracheno dal 30 giugno 2004 al gennaio 2006.

Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica. La risoluzione ''e' un momento importante'' che puo' costituire ''un catalizzatore per il cambiamento'' per l'intero Medio Oriente, ha detto Bush accogliendo gli ospiti del G8, senza mancare di sottolineare come ci fosse chi diceva ''che non ce l'avremmo mai fatta''.

L'accordo sulla quinta bozza messa a punto da Washington e Londra, è tato raggiunto grazie a un compromesso raggiunto in tempo per il G8. La versione finale viene incontro alle residue riserve di Francia e Germania sul peso che il nuovo governo iracheno avrà n futuro nella gestione delle principali operazioni militari da parte della forza multinazionale (MNF) di 160 mila uomini, che resterà otto il comando americano. Un paragrafo di nove righe ha permesso l'evoluzione verso una risoluzione che prevede un ampia cooperazione tra il governo iracheno e il comando della MNF, senza offrire un potere esplicito di veto a Baghdad sulle questioni militari. La risoluzione approvata alle 16:47 ora di New York (le 22:47 in Italia) nella sala del Consiglio di sicurezza non chiarisce cosa accadrà el caso, per esempio, di un'offensiva militare americana contro Falluja o Najaf sulla quale il nuovo esecutivo iracheno sia in disaccordo.

 
Rinsaldate le catene dell'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Marescotti   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

La storia è nei dettagli. Quando Bush è andato dal Papa ha lasciato fuori dalla sala la valigetta nera con i codici di lancio dei missili nucleari. Ma vi sono anche altri dettagli che Bush a Roma non ha rivelato ai giornalisti. Le forze Usa stanno traslocando dal Nord Europa e il baricentro del potere navale della Us Navy sarà spostato in Italia. Il Quartier generale navale di Londra migrerà a Napoli. Il Comando della Sesta Flotta sorgerà a Taranto. La nuova "autostrada" militare Usa che passa per Milano-Solbiate Olona, Livorno-Camp Darby, Catania-Sigonella. E prevede l'ampliamento della micidiale base nucleare della Maddalena. Dietro i fumogeni della cronaca e la spettacolarità ecco i "dettagli" della visita di Bush.

Bush è venuto da Berlusconi non solo per l'Iraq ma anche per le basi Nato e Usa in Italia. E' questo il dato che non dovrebbe sfuggire al movimento pacifista. Il comando navale nel Quartier Generale Nato di Londra è ormai fuori gioco rispetto alle nuove guerre. Le truppe americane in Germania sono un soprammobile. Occorre spostare tutto. Ma dove? Le basi spagnole sono un'incognita con Zapatero, nessuna base turca non ha (come Taranto) la certificazione Nato HRF per l'alta prontezza d'uso delle forze navali Usa. E allora che fare? Bush va da Berlusconi e, dietro i fumogeni della cronaca e della spettacolarità, chiede di potenziare i punti nevralgici della logistica militare Usa in Italia. E' questo il retroscena della visita di Bush a Roma, con il suo staff di esperti e uomini in uniforme. Al centro c'è la nuova mappa militare Usa a Napoli, Taranto, Milano-Solbiate Olona, La Maddalena, Livorno-Camp Darby, Catania-Sigonella. Bush ha chiesto nuovamente a Berlusconi carta bianca per ridislocare a proprio piacimento navi, uomini e armi Usa in Italia: ha chiesto di realizzare una più rapida rete logistica militare. L'Italia non è più trincea della guerra di posizione contro l'Est con tante piccole basi disseminate nella Penisola.

L'Italia diventa punto di passaggio e "autostrada militare" con superbasi veloci per la guerra di movimento. Nessuna informazione è ufficialmente trapelata, ma si registrano interessanti novità. L'informazione più recente è quella delle ore 8.57 del 5 giugno 2004. L'esperto di questioni militari e strategiche Enrico Iacchia ha dichiarato a Radiotre (per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) che in questi giorni - in cui l'attenzione focalizzata sulla guerra in Iraq e sulla visita di Bush a Roma - è passato in secondo piano il piano del Pentagono di ridislocare le sue forze in Europa, ritirando massicciamente i militari Usa dalla Germania e intendendo trasferire il comando navale Nato a Londra - "ormai fuori mano", ha argomentato Iacchia - più a sud. Attualmente il quartier generale di Northwood, vicino Londra, è sede del Quartier generale delle forze navali della Nato nel Nord Europa. "Gli Stati Uniti avrebbero voluto spostarlo in Spagna, ma con Zapatero sono sorti dei problemi. E allora probabilmente andrà in Italia, forse a Napoli", ha concluso Iacchia. L'Italia si appresta ad un potenziamento della presenza americana in alcuni punti strategici. Nuovi accordi, accordi da perfezionare, accordi da ratificare. Con il via libera dei due Presidenti sono ora lì quelle carte, sui tavoli che decidono il potenziamento del dispositivo militare Usa a Napoli e a Taranto.

Al centro ora c'è la grande questione del ridislocamento strategico da Londra a Napoli delle forze navali Usa, così come delineato dalle dichiarazioni di Enrico Iacchia. Cambia lo scenario strategico militare in cui si collocherà la più grande base navale della Nato nel Mediterraneo, cioè Taranto. Quando a febbraio abbiamo - documenti alla mano - parlato di trasferimento del comando della VI Flotta Usa da Gaeta a Taranto, pensavamo ad un "alleggerimento di Napoli", come se Napoli e Gaeta "andassero in pensione". E invece sembra che le cose si dirigano verso esiti che non avevamo previsto: da una prospettiva di ridislocamento a sud delle forze esistenti in Italia si passa ad un loro incremento e potenziamento per via dello spostamento complessivo verso l'Italia del baricentro militare navale americano. Lo spostamento da Napoli-Gaeta verso Taranto in realtà fa posto ad un corposo spostamento dal comando di Londra verso il Sud dell'Italia. E veniamo alle ripercussioni sulla base di Taranto, da poco diventata Nato con certificazione di alta prontezza d'uso HRF (che nessuna base turca ha). A Taranto Bush vorrebbe un'altra base

 
Irak, liberati gli ostaggi italiani PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Martedì 08 Giugno 2004 01:00

Un'ora fa gli ostaggi italiani sono stati liberati nei pressi di Baghdad dalle forze della coalizione.

VARSAVIA - Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e il ministro degli esteri Frattini, a nome del governo, comunicano che circa un'ora fa gli ostaggi italiani sono stati liberati nei pressi di Baghdad dalle forze della coalizione. Gli ostaggi si stanno ora recando all'aeroporto ed e' stato previsto un dispositivo per il loro rientro in Italia nelle prossime ore. Gli ostaggi sono in buone condizioni. La tv polacca ha detto che sono stati liberati tutti gli ostaggi in Iraq. La televisione ha riferito che il generale Bieniek, comandante polacco della zona, ha detto a Camp Babylon che ''Jerzy Kos e altri rapiti sono stati liberati''.
 
Iraq, la rapina del secolo PDF Stampa E-mail
Scritto da reporterassociati   
Lunedì 07 Giugno 2004 01:00

Le mani degli antiquari Usa sui capolavori di Babilonia.

Quando l'ultimo elicottero si leverà in volo dal tetto della più grande ambasciata degli Stati Uniti nel mondo il tragico bilancio di una guerra sanguinosa e dissennata registrerà solo un dato positivo: positivo non certo per l'Iraq e per l'umanità tutta, ma per i saccheggiatori del patrimonio archeologico di questo paese, per gli antiquari e i mercanti d'arte disonesti, per i grandi musei della repubblica stellata.

Vera o falsa, la notizia del sequestro di reperti archeologici su un automezzo del contingente italiano a Nassiriya è ben poca cosa di fronte alle dimensioni di una rapina che ha fatto già impallidire la memoria storica di quella napoleonica o dell'altra perpetrata in Italia tra l'800 e il '900 dai "baroni ladri" Usa.

I capolavori trafugati della civiltà sumera e assiro babilonese sono ormai oggetto di accanita trattativa privata tra i grandi antiquari della 57ma strada di New York, a Bruxelles e a Londra, ma le cosiddette opere minori, come i sigilli cilindrici e le tavolette a caratteri cuneiformi dell'era sumera fanno bella mostra di sé nelle vetrine del Sablon, di St. James e della seconda Avenue: a nulla sono serviti gli allarmati appelli dell'Unesco e dei più insigni storici d'arte antica riuniti a convegno pochi mesi fa a Bruxelles, a nulla l'azione di contrasto condotta dal ministro giordano per le antichità Fawas Khreisheh che ha tra l'altro dato notizia del ricorrente sequestro sulla frontiera con l'Iraq di reperti rinvenuti nelle valigie di giornalisti americani, inglesi, belgi e italiani.

Anche le nostre denunce nel parlamento europeo hanno cozzato contro l'indifferenza della signora Viviane Reading, la più insipiente dei commissari alla cultura nell'intera storia dell'Unione. E' pur vero che subito dopo il clamore provocato dal saccheggio, sotto gli occhi dei marines, del museo nazionale di Baghdad l'Fbi si era dato da fare, sequestrando ad esempio nel porto di Napoli l'intero carico archeologico di una nave da 9mila tonnellate proveniente dal Kuwait.

Ma negli ultimi otto mesi l'ente investigativo federale è stato costretto ad occuparsi di ben altro. Cosa si può dire poi dell'azione di tutela e restauro affidata a cinque carabinieri e agli archeologi Giovanni Pettinato e Giuseppe Proietti, un'azione rivendicata con orgoglio in Parlamento dal ministro Urbani che aveva tra l'altro esaltato l'opera di un nostro plenipotenziario presso le truppe di occupazione, l'ambasciatore Pietro Cordone? Di questo nostro diplomatico possiamo solo riferire quanto riportato dall'Economist, che si è occupato principalmente della debaathificazione o epurazione degli addetti alla cultura irachena e poi dell'allestimento di una mostra itinerante di capolavori assiro babilonesi "presi in prestito" e destinata a circolare per le principali città degli Stati Uniti.

C'è da augurarsi che il suo successore, ambasciatore Mario Bondioli Osio possa fare di meglio anche se la crescente marea di sangue induce ad un marcato pessimismo. Sono ormai mesi che l'amministrazione americana tace sull'argomento, ma anche se si pronunziasse raccoglierebbe poco credito. Della credibilità zero del presidente Bush scrive sul Washington Post Richard Cohen in un commento dal significativo titolo "consistentemente disconnesso".

I fatti continuano a smentire nel giro di poche ore le parole del capo dell'esecutivo: nel suo discorso all'Accademia militare di Carlysle aveva sottolineato

 
"+L'Intifada trionferà”+ PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Domenica 06 Giugno 2004 01:00

Queste le parole con cui Marwan Barghuti, leader di al Fatah, ha accolto i 5 ergastoli comminatigli da un tribunale israeliano. Dure reazioni dei palestinesi: "Israele in realtà ha processato tutto il popolo palestinese. Ma ciò non servirà a spegnere il nostro desiderio di libertà e indipendenza".

TEL AVIV - Il segretario generale di al Fatah in Cisgiordania, Marwan Barghuti , è stato condannato a cinque ergastoli per la morte di cinque israeliani. Questa la sentenza definitiva del processo emessa dal tribunale distrettuale di Tel Aviv che ha condannato Barghuti oltre che a cinque ergastoli (uno per ogni israeliano ucciso in attentati legati alle sue attività) anche ad altri 40 anni di carcere. "L'accusato - hanno stabilito i giudici - guidava un apparato terroristico".

Il dirigente palestinese subito dopo la condanna ha affermato che "l'Intifada trionferà" e ha fatto il segno di vittoria con le dita, come hanno riferito persone presenti nell'aula. Barghuti, parlamentare del Consiglio legislativo palestinese e leader di al Fatah in Cisgiordania, non intende appellarsi in quanto non riconosce la legittimità del processo, intentato nei suoi confronti dopo che fu rapito a Ramallah da una unità militare israeliana.

Dure le reazioni palestinesi alla pesante condanna inflitta dai giudici di Tel Aviv. L'Autorità nazionale palestinese (Anp) di Yasser Arafat, in un breve comunicato, contesta la condanna di Barghuti e riafferma pieno sostegno al leader di al Fatah e alla sua famiglia. "Israele ha commesso un errore grave", ha aggiunto il ministro degli esteri Nabil Shaath.

La moglie di Barghuti, Fadwa, da parte sua, si è detta certa che la sentenza "non servirà a eliminare Marwan dalla scena politica e l'Intifada continuerà fino alla fine della occupazione israeliana".

"E' una sentenza politica, non ci sono dubbi. Volevano condannarlo a tutti i costi e lo hanno fatto", ha sostenuto Jawad Boulos, avvocato di Barghuti anche se per gran parte del processo, l'esponente palestinese aveva comunque preferito difendersi da solo.

Per il deputato palestinese Hatem Abdel Qader "Israele in realtà ha processato tutto il popolo palestinese. Ma ciò non servirà a spegnere il nostro desiderio di libertà e indipendenza".

Alla lettura della sentenza era presente anche l'europarlamentare italiana Luisa Morgantini (Rifondazione). "Oggi è un giorno triste anche per i tanti israeliani che credono nella pace - ha detto all'Ansa - Barghuti è un leader politico e può dare un contributo decisivo alla soluzione del conflitto. Speriamo di poterlo rivedere libero molto presto".

 
<< Inizio < Prec. 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.