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Conflitti
«Vi mostro il porto d'armi di Quattrocchi» PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Giovedì 01 Luglio 2004 01:00

La giornalista del Sunday Times rivela nuovi dettagli. L'unica cosa certa è che non sapremo mai la verità su questa vicenda che è stata strumentalizzata sia a destra che a sinistra.

«Vuoi la prova che è tutto vero? E allora guarda qui, abbiamo i documenti dei nostri ostaggi, incluso i computer degli italiani. E il porto d'armi di Fabrizio Quattrocchi, quello che abbiamo ucciso subito».
Fu allora che Hala Jaber comprese che non la stavano prendendo in giro. Ammonticchiati nella stanza c'erano laptop, borse, valigie, occhiali da sole, borsellini, plichi di documenti, vestiti, scatole di munizioni, telefonini.
La giornalista del Sunday Times quasi non credeva ai suoi occhi. Due settimane fa era davvero arrivata al covo dei rapitori, non lontano da Falluja, nel cuore del «triangolo sunnita», dove c'era il bagaglio degli ostaggi stranieri presi e rilasciati, oppure uccisi, negli ultimi due mesi. Chi, quali? «Ho visto il computer di un americano e altri pezzi di equipaggiamento di occidentali. Giubbotti antiproiettili, fotografie aeree dell’Iraq. Di certo mi hanno fatto vedere i personal computer degli italiani. Me lo ricordo perché la mia fonte, che nel mio articolo pubblicato domenica 27 giugno ho deciso di chiamare Abu Yussuf, spiegava che non era stato facile violare i codici di accesso. Ho già scritto che Yussuf è un arabo non iracheno, sunnita di 27 anni. Una persona intelligente, laureato, esperto di computer, parla arabo, inglese, italiano e francese. Eppure ci mise un bel po' prima di scoprire le chiavi per leggere il contenuto dei laptop. E da qualche parte mi ha anche inviato alcuni particolari della compagnia americana e inglese per cui lavoravano gli italiani. Devo ancora leggerli dalla mia posta elettronica.
C'era una versione italiana e inglese degli stessi documenti. E altro materiale della Presidum, la compagnia di Salvatore Stefio. In effetti Yussuf continuava a citare Stefio, come se fosse il personaggio più importante. Yussuf aveva il compito di studiare tutti quei documenti, vedere se c'era alcun legame con i servizi segreti israeliani o americani. E alla fine decidere come giustificare la loro condanna a morte. Erano ossessionati da Israele ed erano convinti che gli italiani fossero in effetti agenti sionisti», precisa Hala.
A un certo punto durante quell'incontro Yussuf non ne può più delle domande incalzanti di Hala. A 44 anni, libanese, cresciuta alla scuola della Reuters, è ben attenta a non farsi infinocchiare da supposti informatori a caccia di giornalisti occidentali pronti a pagare fior di dollari pur di fare lo «scoop». Di recente ha trascorso lungo tempo in Cisgiordania e Gaza per investigare il fenomeno delle donne palestinesi kamikaze.
Così alla fine Yussuf estrae quella che secondo lui dovrebbe essere la prova conclusiva: il porto d'armi di Fabrizio Quattrocchi rilasciato dall'autorità provvisoria americana (dissolta il 28 giugno con il passaggio dei poteri al nuovo governo transitorio iracheno). È un documento standard. I militari italiani li rilasciano molto simili per la regione di Nassiriya. Sul retro il timbro rosso con un numero di codice: 2bct-2580. L'intestazione in inglese riporta, «Temporary weapons card», rilasciato il 28 marzo 2004. La residenza: l'hotel Babylon di Bagdad, dove il resto del gruppo di body guard italiane restò sino a una settimana dopo il rapimento del 12 aprile. Infine si registra il tipo d'arma denunciato da Quattrocchi, una mitraglietta da 9 millimetri modello Cz 75 e il numero di serie, 61360.
E Hala racconta altri particolari non pubblicati nel suo articolo sul Sunday Times . «Yussuf mi ha detto che, visto che la condanna a morte degli italiani era stata decretata praticamente subito, lui non aveva alcun problema nel farsi vedere da loro a volto scoperto. Non avrebbero dovuto sopravvivere
 
Inizia lo Spettacolo del Saddam Cattivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 01 Luglio 2004 01:00

Un copione trito e rirtrito, ma pur sempre efficace verrà recitato in Iraq. E ancora una volta ci convinceremo di amare il Grande Fratello

Il copione è scritto, lo scenario approntato.

E, per dare più pepe alla telenovela, in Iraq è stata appena reintrodotta la pena di morte.

Logico: l’orrore, il terrore, la crudeltà fanno cassetta e catturare l’attenzione del pubblico è indispensabile per i registi del Terrore.

La commedia è vecchia, la trama monotona, ripetitiva da oltre un secolo, ma cosa conta visto che permane efficace ?

Già all’indomani della Guerra di Secessione americana, che altro non fu se non la feroce aggressione del mondo industriale alle felici isole agricole e che comportò come appendice spaventosi massacri dei civili degli stati vinti, fu contrabbandata come una “crociata del bene contro la schiavitù”.

Una schiavitù già quasi ovunque abolita ma subito trasformata dai vincitori in uno sfruttamento sociale così atroce che avrebbe costretto i colored a rimpiangere per oltre un secolo la “capanna dello Zio Tom”.

Negli anni Quaranta dello scorso secolo le masse informi asiatiche e americane si riversarono sull’Europa stritolando decine e decine di milioni di esseri umani, violentando fanciulle, donne e vecchie fin oltre la pazzia, abusando a lungo dei cadaveri riversi, distruggendo con sardonica iconoclastia le vestigia tangibili del passato, con una bestialità che non si riscontrava più dai tempi di Gengis Khan.

Bombardarono a tappeto, bombardarono al fosforo, sperimentarono il napalm per infine chiudere la guerra con un rito magico di distruzione: l’atomica, quella stessa atomica che Hitler, “il signore del male” si era negato ad utilizzare.

E per dare una ragione, una giustificazione, un consenso a quell’opera di annientamento della civiltà, alla progressione indisturbata e totale di tutte le mafie, al

 
La Corte al governo israeliano: "Rivedere il tracciato del Muro" PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

"rivedere" il tracciato di una barriera di segregazione innalzata da occupanti sui terreni confiscati ai loro nemici. Questa la sentenza della corte israeliana, ora si aspetta quella della Corte internazionale che per diritto dovrebbe dettare la distruzione di quel muro, sempre che poi la sentenza venga eseguita dagli israeliani.

La Corte Suprema ha ordinato al governo israeliano di rivedere il tracciato seguito dal Muro eretto intorno alla Cisgiordania al fine di "minimizzare" le sofferenze della popolazione palestinese. Una sentenza che il governo Sharon si trova sul tavolo a 9 giorni dal pronunciamento della Corte internazionale di giustizia incaricata dalle Nazioni Unite di esaminare la questione. I giudici della Alta corte israeliana hanno accolto in buona parte gli appelli presentati dagli avvocati dei palestinesi a cui sono stati confiscati terreni per innalzare la barriera. "Lo Stato deve trovare alternative che diano magari meno sicurezza ma che danneggino meno la popolazione. E queste alternative - precisano i giudici - esistono".

Secondo la radio militare, adesso, un tratto di barriera di 30 chilometri dovrà essere smantellato e spostato. Gli abitanti palestinesi di quella zona avranno diritto a risarcimenti. Solo ieri il premier palestinese Abu Ala aveva convocato la riunione settimanale del governo dell'Anp ad Al Ram, un sobborgo di Gerusalemme, a poche decine di metri dalla barriera di sicurezza israeliana, in segno di protesta contro il Muro.

Ora l'attenzione si sposta al parere, solo consultivo, della Corte internazionale. Ai giudici è stato chiesto di chiarire "quali sono in diritto le conseguenze della costruzione di un muro che Israele, potenza occupante, sta realizzando nei territori palestinesi occupati, anche all'interno del circuito di Gerusalemme est". In pratica i giudici dovranno stabile se la barriera non sia in contrasto con il diritto internazionale, in quanto limita gli spostamenti di centinaia di migliaia di palestinesi.
Nei mesi scorsi i giudici hanno ascoltato le posizioni di oltre venti paesi ed organizzazioni, praticamente tutte a favore dei palestinesi, e le argomentazioni scritte presentate dal governo di Sharon. Poi si sono presi del tempo per decidere. Tempo che scadrà il 9 luglio.
 
Questa fa davvero ridere PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

La Corte Suprema israeliana ha deciso una modifica del muro della vergogna per “non far soffrire troppo I palestinesi”….

TEL AVIV - Il ministero della difesa israeliano ha indicato questa mattina a Gerusalemme che si adeguera' alla sentenza resa pubblica questa mattina dalla Corte suprema e procedera' alla modifica del tracciato della barriera di sicurezza in costruzione attorno alla Cisgiordania.
''I responsabili della sicurezza in Israele - ha precisato il ministero della difesa in una nota - applicheranno la decisione della corte suprema e definiranno un nuovo tracciato della barriera, tenendo conto dei principi sanciti dalla corte''.

 
La Signora con la falce fa il suo ingresso nel Reality Show PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

Il processo farsa a Saddam Hussein e agli uomini che hanno governato l’Iraq con una moderazione in fondo sconosciuta nell’area e oggi rimpianta, per esigenze di cassetta assumerà tonalità aspre. Introdotta la pena di morte per dare pepe all’evento televisivo dell’anno.

Baghdad, 30 giu. - Il governo ad interim iracheno ha gia' deciso il ripristino della pena di morte, sospesa dall'ex amministratore civile, il 'proconsole' statunitense Paul Bremer, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. Lo ha reso noto il nuovo presidente iracheno, Sheikh Ghazi al-Yawar. In un'intervista a un giornale arabo al-Yawar ha raccontato che, nel corso di una riunione tenutasi lunedi', subito dopo il passaggio di poteri, il governo adotto' una serie di decisioni tra le quali, oltre alla reintroduzione della pena di morte, anche l'applicazione di un'amnistia generale nei confronti dei detenuti non coinvolti in assassinii o atti di terrorismo. Secondo il presidente iracheno, l'annuncio del ripristino delle sentenze capitali sara' fatto "a breve". Oggi la custodia legale di Saddam Hussein e' stata formalmente trasferita dagli americani alle autorita' irachene. Secondo fonti militari statunitensi, si tratta del primo passo verso l'apertura del procedimento penale nei suoi confronti per crimini contro l'umanita'. La custodia fisica dell'ex dittatore resta comunque affidata alle forze americane. La Chiesa Cattolica, infine, dara' pieno "sostegno" e "incoraggiamento" alla costruzione del nuovo Iraq. Lo assicura il Papa in un messaggio indirizzato allo sceicco Ghazi al-Yawar. "Profondamente preoccupato per le sofferenze del popolo", Giovanni Paolo II, si legge nel testo, prega affinche' "il nuovo capitolo della vita nazionale" porti all'Iraq "pace, liberta' e prosperita'".

 
"+Sono Saddam Hussein, presidente della Repubblica d'Iraq"+ PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 30 Giugno 2004 01:00

Così l’ex raìs di fronte al giudice del processo-farsa istituito dagli americani. Poi con disprezzo rifiuta di alzarsi in piedi di fronte alla “corte”, dichiarata – con ragione – illegale. La Norimberga irakena promette fin dall’inizio di regalare colpi di scena (del resto è pur sempre stata ideata dai burattinai dello spettacolo, no?).

BAGDAD - Dimagrito, con i capelli un po' lunghi e ingrigiti, e i suoi inconfondibili baffi. Così l'uomo che per decenni ha regnato in Iraq, è comparso oggi davanti al Tribunale speciale che a Bagdad ha il compito di giudicarlo: "Sono Saddam Hussein al Majd, presidente della Repubblica d'Iraq". Presidente dell'Iraq. Come se nulla fosse accaduto. Forse una frase di sfida, forse soltanto confusione.

Quando gli è stato comunicato il mandato di arresto spiccato contro di lui, ha chiesto: "Mi interrogate oggi?". Quindi, manifestando un certo disprezzo per la corte (della quale i suoi avvocati hanno denunciato l'illegalità), l'ex raìs si è seduto davanti al giudice in piedi.

Racconta Salem Chalabi, presidente del Tribunale: Saddam era "nervoso", ma è apparso "in buona salute", e quella di stamattina è stata "una esperienza surreale". Del resto non poteva essere altrimenti: il viaggio alle prime ore dell'alba, verso una destinazione tenuta segreta - con tutta probabilità il carcere super protetto dagli americani nei pressi dell'aeroporto internazionale di Bagdad -, poi l'attesa in una stanzetta e infine la comparsa dell'uomo che per 35 anni ha dominato indiscusso sull'Iraq.

Saddam era l'unico nel tradizionale abito lungo arabo, grigio. Gli altri undici gerarchi, la cui custodia legale è passata oggi agli iracheni, indossavano invece tute da carcerati, di diversi colori. Sono entrati ad uno ad uno. E a tutti è stato comunicato il mandato d'arresto e le motivazioni.

Dopo Saddam è iniziata la sfilata degli altri ex potenti del deposto regime. Ali Hassan al Majid, il celeberrimo "Ali il chimico", consigliere e cugino di Saddam, arrestato il 21 agosto 2003, che ha ripetuto più volte : "Sono stanco"; Tareq Aziz, l'allora vicepremier che secondo quanto riferito da un un assistente di Chalabi "non ha aperto bocca"; Taha Yassin Ramadan, ex vicepresidente, arrestato il 18 agosto che "sembra ingrassato". L'"aggressivo segretario personale di Saddam, Abed Hamid Mahmoud, arrestato il 16 giugno 2003, che si è proclamato "innocente, e un giorno lo scoprirete anche voi".

L'intero procedimento di notifica, ha spiegato poi lo stesso Chalabi, non è durato più di 15 minuti. Mentre un alto responsabile americano della forza multinazionale ha detto che la sovranità giuridica su Saddam "è passata agli iracheni alle 10.15 di oggi". Domani, secondo la stessa fonte, Saddam e gli altri undici compariranno davanti a un giudice che comunicherà loro i reati contestati.

L'ex dittatore iracheno è accusato di crimini contro l'umanità e genocidio dei curdi, della guerra contro l'Iran del 1980-88 e dell'invasione del Kuwait del 1990, reati punibili con la pena di morte, che il governo ad interim ha deciso di reintrodurre.

(30 giugno 2004)

 
Iraq-Usa: ristabilite relazioni diplomatiche PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Lunedì 28 Giugno 2004 01:00

Tolto di mezzo Saddam senza avere una minima scusa e dopo aver ucciso migliaia di persone, gli Usa si apprestano a completare la distruzione dell'Iraq, per poi passare alla remunerosa fase della ricostruzione. Intanto è bene "ristabilire" i contatti col governo da loro imposto.

Gli Usa hanno ristabilito le relazioni diplomatiche con l'Iraq, rotte dal 1991. Lo ha annunciato l'Ambasciata americana a Baghdad. La missione diplomatica ha emesso un comunicato dopo l'annuncio dell'arrivo a Baghdad del nuovo ambasciatore americano John Negroponte, che sara' alla guida della piu' grande Ambasciata Usa nel mondo.
 
Iraq: continua la nostra “missione di pace” PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 26 Giugno 2004 01:00

Spari contro elicotteri italiani in Iraq. Evidentemente i locali non sono del tutto convinti che siamo andati lì con intenzioni pacifiche.



I due elicotteri stavano svolgendo un volo di addestramento notturno, ricognitivo, in una delle zone piu' turbolente della provincia di Dhi Qar: proprio a Suk Ash Shuyukh, in passato, sono state numerose le imboscate tese dalla guerriglia alle pattuglie italiane. Intorno alle 23:30, contro i due velivoli dell'Esercito sono stati sparati diversi colpi di armi leggere. Gli elicotteri - che sono comunque dotati di blindature e di altri sistemi di difesa passiva - non sono stati centrati. Non e' stato necessario rispondere al fuoco.

Gli Ab412 fanno parte del sesto Roa, il Reparto operativo autonomo dell' Aeronautica militare italiana schierato nella base aerea di Tallil. Si tratta di un reparto interforze: e' infatti composto da uomini e mezzi (elicotteri Ab412, Ch47 e Hh3F) sia dell'Aeronautica che dell'Esercito. L'attacco della scorsa notte - che non ha precedenti finora, anche se risulta che colpi d'arma da fuoco furono sparati contro gli elicotteri italiani anche durante gli scontri di meta' maggio - avviene in un momento cruciale per l'Iraq: il 30 giugno prossimo ci sara' infatti il passaggio di poteri tra la Cpa (l' Autorita' provvisoria della coalizione) ed il governo ad interim iracheno. Proprio in vista di questa scadenza, gli organismi di intelligence hanno da tempo segnalato una probabile recrudescenza degli attentati terroristici e delle azioni della guerriglia. In tutto il paese e, quindi, anche nell'area di Nassiriya
 
Almeno lui ci crede PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Un primo ricercato per terrorismo si presenta alle autorità saudite sicuro di essere ricompensato con la grazia promessa. Fiducia eccessiva ? O forse la consapevolezza che la casa reale non ha altra scelta per frenare l’escalation alimentata dagli americani.

Si e' consegnato ieri alle autorita' saudite Saaban al-Shihri, ricercato perche' sospettato di attivita' di terrorismo: e' il primo latitante che si costituisce, per beneficiare dell'amnistia promessa dalla legge promulgata per indurre alla resa gli agenti di al-Qaeda non direttamente coinvolti in omicidi. Come riferisce il ministero dell'interno saudita, al-Shihri si e' costituito poche ore dopo l'annuncio dell'offerta di amnistia: restera' agli arresti domiciliari fino al momento dell'interrogatorio. Il suo nome non figurava nell'elenco dei piu' ricercati, ma il mandato di cattura era stato spiccato nei suoi confronti per l'appoggio logistico da lui fornito ai miliziani di al-Qaeda

 
Tanto per salvare la faccia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Paralizzati dall’intrigo iracheno, gli occidentali cercano un escamotage con le proprie opinioni pubbliche. Ecco allora che un pugno esiguo di iracheni insediati da Washington “chiedono aiuto alla Nato”…

BRUXELLES - In maniera inattesa, (ha ha ha) e' stata convocata per stamattina una riunione del Consiglio atlantico della Nato. Il punto piu' importante, secondo quanto si e' appreso al quartier generale dell'Alleanza atlantica a Bruxelles, dovrebbe essere la discussione - a livello di ambasciatori rappresentanti permanenti delle 26 nazioni Nato - della richiesta irachena di assistenza tecnica, compreso l'addestramento delle forze di sicurezza del Paese.

Una prima riunione straordinaria del Consiglio atlantico, che di norma si riunisce il mercoledi', era stata indetta gia' ieri pomeriggio. Scopo della seduta - aveva rivelato lo stesso segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer - era quello di ''preparare il terreno'' per i capi di Stato e di governo dei Paesi dell'Alleanza che si riuniscono lunedi' e martedi' ad Istanbul per il Vertice della Nato. De Hoop Scheffer, in una conferenza stampa, si era mostrato ottimista dicendo di sperare che la Nato accolga la richiesta di assistenza tecnica da parte del governo ad interim iracheno, che sollecita fra l'altro l'impiego di istruttori Nato per formare l'esercito e la polizia del nuovo Stato. Una richiesta che il governo italiano vorrebbe fosse accolta, ma che deve superare le riserve soprattutto della Francia.

 
DestraModerna: "la parola d’ordine è Orgoglio Ebraico" PDF Stampa E-mail
Scritto da Fiamma Nirenstein   
Venerdì 25 Giugno 2004 01:00

Ossia DestraSinistraSionistaAnticomunista.Alla scuola dell'Odio con: "Ecco come e perché ho perso l'innocenza dell'ebrea perbene" di Fiamma Nirenstein, Giornalista Rai. Da una lettera ad al giornale "libero" del 2003.

Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani.

Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un Kibbutz dell'alta Galilea, Neot Mordechai. […] Quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l'annuncio. Chiesi ai miei camerati di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: "Shtuiot", sciocchezze.

Durante la guerra portavo i bambini nei rifugi, scavavo trincee e mi addestravo in alcune semplici operazioni di autodifesa. Continuavamo a lavorare nell'orto, ma eravamo svelti a identificare i "mig" e i "mirage" che si inseguivano nel cielo sopra le alture del Golan.
Quando tornai in Italia, i miei compagni di scuola non mi accolsero bene: alcuni mi guardarono come se non fossi più la stessa di prima, ma un nemico, una persona malvagia che presto sarebbe diventata un'imperialista. Stava per avvenire un grande cambiamento nella mia vita: allora non lo sapevo ancora, perché pensavo semplicemente che Israele avesse giustamente vinto una guerra dopo essere stato assalito e aver subito un numero incredibile di provocazioni e maltrattamenti.

Ma presto mi accorsi che avevo perso l'innocenza dell'ebreo buono, di quell'ebreo speciale fatto secondo i loro desideri. Ora, in quanto ebrea, ero messa insieme con gli ebrei dello Stato di Israele, e lentamente, ma inesorabilmente, venivo esclusa da tutta quella nobile schiera di personaggi come Bob Dylan, Woody Allen, Singer, Roth, Shtetl e Freud che santificava il mio giudaismo agli occhi della sinistra.

Ho cercato per molto tempo di riconquistare quella santificazione, e la sinistra ha cercato di ridarmela, perché gli ebrei e la sinistra hanno disperatamente bisogno gli uni dell'altra. Ma ora, dopo che l'odierno antisemitismo ha calpestato qualsiasi buona intenzione, le cose si sono fatte chiare. In tutti questi anni, anche persone che, come me, hanno firmato petizioni per il ritiro dell'esercito israeliano dal Libano, sono diventate dei "fascisti inconsapevoli", come mi ha scritto un lettore in una lettera piena di insulti. […]

La ragione di questi e di molti altri insulti e critiche mi è stata spiegata da uno scrittore israeliano molto famoso. Un paio di mesi fa, mentre stavamo parlando al telefono, mi ha detto: "Sei davvero diventata una persona di destra". Cosa? Di destra? Io? Una vecchia femminista, attivista dei diritti umani, addirittura comunista in gioventù? Soltanto perché ho raccontato il conflitto arabo-israeliano nel modo più accurato che potevo, e perché talvolta mi sono identificata con i problemi di un paese continuamente attaccato dal terrorismo? E' un fatto davvero interessante. Perché nel mondo contemporaneo, il mondo dei diritti umani, se una persona viene definita di destra, è il primo passo verso la sua delegittimazione.

Se sei un ebreo nato dopo l'olocausto impari subito un messaggio molto chiaro: il male, per gli ebrei, è sempre giunto dalla destra. […] Allo stesso tempo, la sinistra ha concesso la propria benedizione agli ebrei legittimandoli come la vittima "par excellence", un alleato sempre fidato nella lotta per i diritti dei deboli contro i più forti. Come ricompensa per il sostegno offertogli, possibilità di pubblicare libri e girare film, nonché per la reputazione di artisti, intellettuali e giudici morali che gli veniva riconosciuta, gli ebrei, persino durante le persecuzioni antisemite dell'Unione Sovietica, hanno dato alla sinistra il proprio appoggio morale, invitandola a unirsi a loro nel pianto davanti ai monumenti dell'Olocausto.

Oggi il gioco è chiaramente terminato.
La sinistra si è dimostrata la vera culla dell'attuale antisemitismo. Quando parlo di antisemitismo, non mi riferisco alle legittime critiche rivolte contro lo Stato di Israele, bensì all'antisemitismo puro e semplice, talvolta accompagnato anche da critiche: criminalizzazione, stereotipi e menzogne specifiche e generiche, che
 
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