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Conflitti
La misteriosa missione di monsieur Brett PDF Stampa E-mail
Scritto da Unione Sarda   
Giovedì 30 Settembre 2004 01:00

L’uomo ha detto di aver incontrato i due giornalisti free lance rapiti 41 giorni fa

Chi è Philippe Brett, l’uomo che ha detto di aver incontrato i due giornalisti francesi, Georges Malbrunot e Christian Chesnot, annunciandone la prossima liberazione? Perché si trova in Iraq? E cosa sta facendo e su mandato di chi? Ora, dopo aver parlato di rapimento «enigma» (Le Monde) e di «ombre» (Liberation) sulla conclusione della vicenda delle due Simone italiane, la stampa francese s’interroga e pone domande sul nuovo ed inedito capitolo della storia dei due cronisti di Radio France e del Figaro, scomparsi in Iraq 41 giorni fa.
Martedì sera all’improvviso, in assenza totale di nuove e buone notizie ormai da settimane sulla sorte di Chesnot e Malbrunot, mentre le due Simone erano in volo, questo signore francese ha telefonato all’emittente televisiva araba Al Arabiya per dire di aver incontrato i due giornalisti, di averli trovati in buona salute, di aver concluso la loro liberazione, ormai prossima, senza trattative e ricompense e di essere solo in attesa di una autorizzazione da parte americana di un «corridoio aereo» per riportarli in patria. Il Quai d’Orsay si è affrettato, subito dopo la rivelazione, a smentire: il potente ministero degli esteri «non è a conoscenza di un accordo concernente la liberazione di Geroges Malbrunot e di Christian Chesnot».
Ma ieri Le Monde, in prima pagina, ha rilanciato, parlando di «missione misteriosa» e dei legami di Philippe Brett con Didier Julia, un deputato dell’ Ump, il partito di Jacques Chirac e di Michel Barnier, il partito di maggioranza in Francia.
Il parlamentare ha rivelato che Brett, «peraltro, uomo d’affari», è un suo collaboratore. «Sono io che gli ho chiesto di fare quello che fatto», ha detto Julia, riferendo che Brett ha incontrato i due giornalisti, anche se lui gli aveva chiesto di «prendere solo contatti», non di fare il mediatore. Il parlamentare è stato inoltre molto critico con la diplomazia francese, «in alto mare» su questa vicenda, e con lo stesso ministro Barnier.
Philippe Brett è conosciuto come dirigente dell’Ufficio francese per lo sviluppo dell’ industria e della cultura, che si è fra l’altro battuto per togliere le sanzioni all’Iraq imposte dall’Onu dopo l’ invasione del Kuwait nel 1990.
 
Il prossimo rapimento? Chiedere ai servizi Usa PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 29 Settembre 2004 01:00

E infatti i nomi delle due ragazze italiane erano su una lista dei servizi segreti Usa. Ecco chi gestisce a proprio piacimento i rapimenti. Non era difficile arrivarci, ma ora bisogna avere quella lista per evitare che i nostri "alleati" mettano in scena l'ennesimo rapimento ai nostri danni.

ROMA - Ricompare la lista. Si torna a parlare
di un elenco di nomi nel quale erano inseriti anche quelli di Simona Pari e Simona Torretta. Se ne era parlato subito dopo l'irruzione del commando di rapitori nella sede di "Un ponte per" a Bagdad, il 7 settembre, quando le volontarie furono rapite insieme ai due colleghi iracheni. L'esistenza di una lista è stata confermata questa sera, a Porta a porta, dal commissario straordinario della Croce Rossa, Maurizio Scelli: i nomi delle due volontarie erano in una lista che pare provenisse da uffici dei servizi segreti Usa, e che le individuavano, secondo gli iracheni, come elementi di spionaggio". E Scelli aggiunge anche che "in qualche modo le due ragazze si collegavano a Baldoni e Ghareeb", i cui nomi, però, non sarebbero stati tra quelli dell'elenco in mano ai sequestratori.

Condannate perché spie. Secondo Scelli, il presunto ruolo di spie delle due volontarie sarebbe il motivo per cui i sequestratori le avevano condannate a morte, tanto da annunciare la loro uccisione entro le 72 ore successive. Poi però sarebbero stati accertati identità e compiti delle ragazze. E un ruolo importante avrebbe avuto anche la mobilitazione per il loro rilascio.

La pistola. Fra l'altro, allo stesso collaboratore iracheno, ed interprete, di Scelli, Navar, è stato fatto giurare sul Corano che le due donne non erano spie: sarebbe accaduto nelle ore che Scelli e Navar hanno trascorso con gli emissari, e durante le quali il commissario della Cri ha ricevuto dai sequestratori la pistola che in origine sarebbe dovuta servire per uccidere le ragazze.
Un'arma, ha spiegato Scelli, che aveva "un valore simbolico", ma sulla quale la procura di Roma ha disposto una consulenza tecnica. Inoltre, la convinzione iniziale dell'appartenenza a qualche servizio segreto, sarebbe stata anche oggetto di interrogatori fra i sequestratori e le ragazze.

Mussi annuncia interrogazione. Affermazioni che non potevano non suscitare una reazione immediata. Come quella di Fabio Mussi: "Il dottor Scelli ha detto in tv una cosa enorme - dice il vicepresidente della Camera - che i nomi di Simona Pari e Simona Torretta, oltre a quelli di Baldoni e del suo accompagnatore Ghareb, comparivano in una lista che 'pare provenisse da uffici dei servizi segreti Usa'. E' vero? Chi ha dato a chi quella lista? Chi è il responsabile di omicidi e rapimenti di persone note per il loro impegno umanitario e pacifista? Il governo deve rispondere subito. Domani - annuncia Mussi - sarà depositata un'interrogazione parlamentare a risposta urgente".

"Nessun ricatto". La trattativa per il rilascio delle donne è entrata nel vivo negli ultimi dieci-quindici giorni. Maurizio Scelli nega che ci sia stato un riscatto. "Non voglio sentirne parlare, mi mette in condizione di perdere la neutralità. E' un attentato alla vita di 25 persone che stanno curando 300 persone al giorno - ha insistito Scelli - oltre che alla mia persona. La Cri è un ente pubblico ed è neutrale, non può permettersi di dare cento lire che non siano documentate".

Ma se il pagamento fosse stato fatto da altri? "Scusate - ha risposto - e chi le ha portate a casa le ragazze?". L'unico riscatto pagato, ha osservato ancora, è l'impegno della Cri a favore della popolazione irachena, "nonostante il rischio di rapimento per un occidentale, soprattutto italiano, e di un potenziamento della nostra attività".

Liberate "per gratitudine". Confermando i contatti avuti con gli esponenti degli Ulema e degli sciiti, Scelli ha sottolineato che "il canale attivato per la liberazione di Pari e Torretta è stato "quello delle altre volte, cioè quello del nostro lavoro. Le 25 persone della Croce Rossa, che sono rimaste a Bagdad mettendo a rischio la loro vita, hanno curato 80 mila persone, di cui 35 mila bambini, dando assistenza ogni giorno a 300 persone. E' stata quindi l
 
Il loro agente ad Islamabad PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Martedì 28 Settembre 2004 01:00

In visita in Italia il presidente del Pachistan, base islamica del terrorismo a conduzione occidentale, che la Cia e il Mossad inquadrano tramite la locale Isi. E ci parla della lotta al terrorismo…

Con l'uccisione, domenica in Pakistan, del leader terrorista Amjad Hussain Faruqi è stato inferto un duro colpo ad Al Qaeda, ma tutto fa ritenere che Osama bin Laden sia ancora vivo. Così si è espresso ieri il presidente pachistano Pervez Musharraf, in visita in Olanda da dove, oggi, si trasferirà in Italia per una visita ufficiale improntata a rafforzare la lotta contro il terrorismo. Faruqi, nella regione meridionale del Sindh, era, secondo quanto ha riferito il presidente Musharraf, uno dei principali membri di Al Qaeda in Pakistan. «Abbiamo eliminato un esponente importante del terrorismo, coinvolto in attacchi nel Paese», ha aggiunto il presidente pachistano, il quale ha anche informato che l'operazione ha permesso altri arresti. Nato in Pakistan 30 anni fa, Amjad Hussain Faruqi era considerato il principale reclutatore di Al Qaeda nel paese. In particolare, è sospettato di aver avuto un ruolo nell'uccisione del giornalista americano Daniel Pearl, nell'attacco suicida contro il consolato americano a Karachi e in almeno due tentativi di assassinare lo stesso Musharraf.
Musharraf giunge oggi a Roma per rilanciare l'immagine di un Pakistan moderno e moderato. Il primo appuntamento è - oggi alle 12.00 - al Quirinale con il Capo dello Stato, Carlo Azelio Ciampi. Domani, il presidente Musharraf è atteso a Palazzo Chigi da Berlusconi. Poi, si sposterà Prima di lasciare Roma sarà ricevuto - è la prima volta - in udienza dal Papa.

 
Libere! PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 28 Settembre 2004 01:00

Finalmente rilasciate le due Simone che hanno fatto trepidare l'Italia. Per settimane, quando ancora le ragazze erano in mano ai rapitori, notizie e smentite si rincorrevano in continuazione, creando preoccupazione e rischio per le rapite. E proprio ora che bisognerebbe capire chi c'era dietro al rapimento, visto che il pericolo è passato, cala invece un silenzio di tomba.

DUBAI - L'incubo è finito. Dopo tre settimane Simona Torretta e Simona Pari sono state liberate e consegnate all'incaricato d'affari dell'ambasciata italiana a Bagdad. La notizia è stata data in prima battuta da Al Jazeera. Nel giro di pochi minuti sono arrivate le varie conferme, dalle famiglie delle due volontarie, da Intersos e dalle autorità. Fino a quella del presidente del Consiglio che ha precisato che le italiane stanno bene e sono state prese in consegna dalla Croce rossa italiana. Il premier ha anche annunciato che le due ragazze riabbracceranno i loro cari già stasera. La diplomazia italiana sta accelerando le procedure per il rientro: appena arrivate a Roma Torretta e Pari saranno sentite dalla magistratura.

Con Simona Torretta e Simona Pari sono stati liberati anche i due iracheni sequestrati con loro il 7 settembre: Manhaz, della ong Intersos, e Raed Ali Abdul Aziz. Le tre donne sono state rilasciate in tre posti diversi, incappucciate.

Secondo l'agenzia ADNKRONOS, le due ragazze sono già in volo per il Kuwait e arriveranno a Ciampino intorno alle 22. Ad accompagnarle nel viaggio verso l'Italia è Maurizio Scelli, il commissario straordinario della Croce rossa.
 
La contropartita per la liberazione PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 28 Settembre 2004 01:00

Il governo ha pagato un milione di euro per ottenere il rilascio delle due italiane. Lo rivela il quotidiano kuwaitiano che già aveva previsto il rilascio delle due ragazze. E Baldoni? Non valeva tanto? Al "blitz" holliwodiano che era stato messo in scena per salvare i primi 3 ostaggi italiani, stavolta si è preferito qualcosa di meno spettacolare. E nonostante tutte le precise notizie che circolano difficilmente si saprà qualcosa sull'identità dei rapitori.

ROMA - Simona Pari e Simona Torretta sono state liberate dietro pagamento di un riscatto da parte delle autorità italiane. La notizia rimbalza subito dopo la notizia che sono libere, poi comincia il balletto delle cifre. Già oggi il giornale kuwaitiano Al Rai Al Aam, protagonista della mediazione, rivelava che era stato pattuito un riscatto di un milione di dollari, mezzo milione già versato ieri, mentre il restante avrebbe dovuto essere versato in giornata.

Questa sera, durante la trasmissione televisiva Ballarò, il direttore del quotidiano, Ali Al Rooz, ha ribadito che "è stato pagato un riscatto". "La somma - ha detto - è, come abbiamo già scritto, di un milione di dollari; ce lo ha confermato una fonte bene informata in Iraq".

Il direttore del giornale ha aggiunto che la trattativa è stata avviata la scorsa settimana e che i negoziati sono stati condotti a Bagdad. La cifra iniziale richiesta ammontava a cinque milioni di dollari. A condurre la trattativa, secondo Al Rooz, sarebbe stata una delegazione italiana con un mediatore iracheno. Il gruppo di rapitori sarebbe diverso rispetto a quelli che fanno capo a Zarqawi, perchè non attaccherebbe le forze irachene.

 
Pesanti bugie PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Sono quelle che ci propina continuamente il governo (fantoccio) iracheno. Se ieri il Premier iracheno diceva che Saddam stava male, oggi il ministro dell'interno dice invece che è in buona salute. Probabilmente gli Usa, che dirigono il teatrino, sono ancora indecisi se uccidere o meno la "minaccia" Saddam. Potrebbe sempre svelare qualcosa di poco gradito ai "liberatori"...

BEIRUT, 25 SET- Saddam Hussein e' 'in buona salute', ha detto il ministro dell'interno iracheno al Naqib, che lo ha visitato in carcere la scorsa settimana. 'Quando ha saputo che lo saremmo andati a visitare ha cambiato la didasha (abito tradizionale arabo) con un vestito e una camicia bianca', ha precisato Naqib. L'ex presidente e' detenuto ''da solo in un carcere fuori Baghdad'. In un'intervista di pochi giorni fa il premier iracheno Iyad Allawi aveva detto che Saddam era ''crollato e depresso''.
 
Come i Werwolf ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Vita dura, e talvolta breve, per coloro che collaborano con le forze d’occupazione irachene. La guerriglia colpisce sempre più spesso. Sembra che s’ispirino alla Sacra Wehme o ai “Lupi mannari” che animarono l’epilogo wagneriano della Germania libera.

Uomini armati hanno attaccato e ucciso 5 iracheni che stavano andando a un centro di reclutamento della Guardia nazionale a Baghdad. Lo hanno detto alcuni testimoni. I cinque viaggiavano su un pullmino con un gruppo di persone che andava a arruolarsi. Un'auto li ha affiancati, si e' fermata e ne sono scesi uomini armati di mitra che hanno cominciato a sparare.

 
Anche i ceceni prendono le distanze PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

L’odiosa strage di Beslan condannata anche dagli indipendentisti. Probabilmente sono in difficoltà per le infiltrazioni e per le manipolazioni susseguenti alle intervenute influenze pachistano-israeliane nella zona e ai finanziamenti di Soros.

Il leader indipendentista ceceno Alsan Maskhadov si e' impegnato a far processare Shamil Basaiev e gli altri responsabili della strage di Beslan, in Ossezia del nord, ''dopo la fine della guerra''.
In un messaggio pubblicato sul sito internet Chechenpress.com, Maskhadov - che le autorita' russe peraltro ritengono coinvolto nel massacro - ha definito la vicenda di Beslan ''un atto terroristico'' per il quale ci dovra' essere un processo. Ha quindi invitato la comunita' mondiale ''a istituire un tribunale internazionale per indagare su tutti i crimini commessi nel corso del conflitto da ambedue le parti''.
Il leader indipendentista ha ribadito che ''la leadership indipendentista e le forze armate sotto il mio comando non hanno nulla a che fare con quell'atto terroristico. Condanno nel modo piu' fermo tali metodi di lotta e chiunque ne faccia uso''. Ad ogni modo, aggiunge, ''azioni come quella sono conseguenze della guerra di genocidio avviata dal Cremlino contro il popolo ceceno, nel corso della quale l'esercito russo ha massacrato 250.000 persone, tra cui 42.000 bambini''. La cifra, piu' volte ribadita da Maskhadov, non ha conferme indipendenti.
''L'unica soluzione possibile e giusta al conflitto e' quella politica, con garanzie internazionali contro possibili riprese del genocidio del popolo ceceno da parte del colonialsmo russo'', conclude il leader. Mosca ritiene che Maskhadov sia stato un complice di Basaiev nella pianificazione della strage di Beslan, e sulla testa dei due e' stata messa un taglia di 10 milioni di dollari.

 
Cosa nascondono quei cappucci ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Difficile credere che le due Simona, se sono ancora vive, saranno rilasciate. Le azioni degli incappucciati finora hanno sempre stabilizzato il governo filo-americano e spinto l’opinione pubblica a sostenere la guerra. È ancora e sempre lo spettacolo del terrore.

Simona e Simona: Vive ? Morte ? Uccise di recente ? Già eliminate da tempo ?

Queste domande oziose tengono ogni giorno in vita l’eccitazione degli italiani. Oziose e probabilmente retoriche, perché la risposta sembra obbligata.

Gli incappucciati – e sinceramente ci piacerebbe vederli senza cappuccio ché forse resteremmo sorpresi – rappresentano, dalla caduta del Rais ad oggi, l’unico elemento di stabilizzazione del governo fantoccio in Iraq. Del governo imposto dalle armi americane dopo il rovesciamento di quello regolare e popolare che aveva garantito prosperità (fino al vile ed odioso embargo decennale americano), pace sociale e libertà religiosa ad un Paese oggi ridotto cenere.

Se andiamo a rileggere tutte le azioni compiute dagli incappucciati (o a loro comunque attribuite) raramente troviamo un filo conduttore che non sia quello di voler far odiare gli arabi e gli islamici agli occidentali e non solo: anche agli induisti, anche ai giapponesi.

Chi sono, infatti, le vittime dei volti coperti ? Cuochi, camionisti, infermieri. Talvolta giornalisti, ma già questo è un lusso. E probabilmente non c’entra la guerriglia popolare, o meglio le mille guerriglie etniche e religiose nelle quali si è diviso in tanti rivoli il popolo iracheno - un po’ come se il Tigri e l’Eufrate (anch’essi poste di questa guerra) avessero debordato in innumerevoli defluenti. Non c’entra la guerriglia perché di colpi all’invasore ne ha inferti tanti e ne mette continuamente a segno.

Far odiare l’Iraq in Nepal e in Giappone, sequestrare i francesi (uno dei rari popoli alleati possibili) e le volontarie pacifiste, posto che i guerriglieri non sono in stato di frustrazione e d’impotenza, è quanto meno strano.

La stampa francese del resto ha fatto ripetutamente notare come ogni qualvolta la liberazione degli ostaggi transalpini sembri prossima, gli americani attacchino sfrontatamente le zone di rilascio impedendo così la conclusione della trattativa.

Gli americani, insomma, sono arbitri. Arbitri e forse qualcosa di più.

Il fil rouge per garantire la continuazione della strategia imperialistica e terroristica a stelle e strisce è evidente. Con Kerry, se giocano la carta “intelligente”, con Bush se ce la fa a rimanere alla Casa Bianca, e in ogni caso con la complicità estorta all’Onu, ci devono portare tutti, dicasi tutti, in questa guerra folle e senz’uscita.

Al fine che questa guerra sia accettata, anzi richiesta, voluta, o comunque assunta come inevitabile dalla pubblica opinione si deve creare il senso dell’ineluttabilità, dell’obbligo

 
Contrordine! PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Il premier iracheno, Allawi, aveva detto che ad ottobre ci sarebbe stato il processo a Saddam. Ma ora gli Usa dicono che non c'è fretta e che il processo non si farà prima del 2005. Quantomeno gli Usa dovrebbero impartire ordini più precisi ai propri uomini, così da evitare queste gaffes inopportune....

BAGHDAD, 24 SET - Non si terra' prima del 2005 il processo a Saddam Hussein: e' questa la previsione di un responsabile americano. Verrebbe cosi' smentito il premier Allawi, il quale aveva affermato che Saddam sarebbe finito davanti ai giudici 'nel mese di ottobre'. 'Il processo non e' imminente', ha invece detto la fonte Usa, chiedendo l'anonimato. Le ragioni del probabile ritardo, stando alla fonte, sono il tempo necessario ai giudici per il dossier ed il problema della sicurezza.
 
Tre a due: e allora se ne parla poco PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 23 Settembre 2004 01:00

Gli Israeliani hanno la peggio in uno scontro a fuoco con i Palestinesi. Cala il silenzio: accendendo e spegnendo i riflettori ad arte si nutre ad arte la leggenda holliwoodiana dell’invincibile Tsa’al

GAZA - Tre soldati israeliani e due membri di un commando palestinese sono rimasti uccisi all'alba di stamane in un duro scontro a fuoco avvenuto all'interno della postazione israeliana situata presso la colonia di Morag, nel sud della striscia di Gaza. Lo riferiscono fonti giornalistiche israeliane e palestinesi concordanti. Ma le autorita' militari a Tel Aviv non hanno ancora confermato ufficialmente le perdite israeliane. Secondo una prima ricostruzione, alle 06:00 di oggi tre membri di un commando composto da elementi della Jihad islamica, delle Brigate Abu Rish e dei Comitati di resistenza popolare palestinese sono riusciti ad infiltrarsi nell' avamposto, sfruttando un denso banco di nebbia.
Sull'andamento dello scontro a fuoco, avvenuto a distanza molto ravvicinata, non si hanno ancora elementi concreti. A quanto pare superata la prima sorpresa, i soldati israeliani sono riusciti a reagire e ad uccidere due dei loro assalitori. Il terzo membro del commando e' riuscito invece a dileguarsi. Secondo fonti giornalistiche israeliane, un quarto militare israeliano e' rimasto ferito ed e' stato evacuato in ospedale in elicottero. Nella vicina citta' palestinese di Khan Yunes - dove in nottata era avvenuto un altro scontro a fuoco, conclusosi con il ferimento di 15 palestinesi fra cui cinque militanti armati - l'attacco al fortino e' stato annunciato dai minareti delle moschee. Alla popolazione e' stato spiegato che l'infiltrazione e' stata dedicata alla memoria di un comandante dei Comitati di resistenza popolare ucciso mesi fa da Israele.
 
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