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Una lunga marcia PDF Stampa E-mail
Scritto da insiderover.com   
Giovedì 12 Settembre 2019 00:02


Come la Cina si è fatta potenza

La Cina di Xi Jinping ha preso una strada ben precisa. Lo Stato più popoloso al mondo ha abbandonato la vecchia ideologia comunista per abbracciare un ibrido moderno; un mix tra la tecnocrazia basata sul recente e sofisticato sistema di videosorveglianza presente in ogni angolo del Paese, un libero mercato controllato dall’alto e un socialismo riscontrabile nelle politiche pubbliche e nel welfare. Il risultato è una potenza all’avanguardia nei settori chiave, militarmente temibile ed economicamente pragmatica e che contende agli Stati Uniti il primato mondiale in ambito economico e tecnologico. Xi è il grande protagonista dell’ultimo stadio evolutivo della Cina, l’ultimo passo di un percorso graduale iniziato alla fine degli anni ’70 con Deng Xiaoping. Da allora ogni presidente ha aggiunto un piccolo tassello ideologico al sistema politico cinese, ma è Xi Jinping che ha piazzato in cima al dolce la classica ciliegina.

Un disegno perfetto
Xi è diventato una sorta di superpresidente e, senza più il vincolo di mandato in Costituzione, si candida a diventare il leader più longevo della storia moderna cinese. Per dare l’idea dell’importanza assunta da Xi Jinping, basti pensare che il numero uno della Cina ha riunito in sé le tre cariche più importanti del Paese: segretario generale del Partito Comunista Cinese, presidente della Repubblica Popolare Cinese e presidente della Commissione Militare Centrale. Se alcuni sono rimasti terrorizzati da una simile concentrazione di potere, altri hanno sottolineato come in questo modo la Cina possa dipendere, nel bene e nel male, dalle scelte politiche di un solo uomo. Questo significa che il futuro del fu Celeste Impero dipende da questo nuovo, vero, Grande Timoniere dopo i disastri in epoca maoista.


La rete autostradale: il tesoro geopolitico di Pechino
Un grande presidente deve necessariamente guidare un grande Paese. È così che la Cina ha subito una sfrenata modernizzazione nell’era di Xi per diventare la potenza globale che oggi conosciamo, e la salita verso la vetta non è ancora terminata. Gli ambiti strategici, da un punto di vista geopolitico, possono essere circoscritti in tre campi: infrastrutture e trasporti, energia, manifattura. Avere un sistema infrastrutturale sviluppato, oggi, per un governo ha la stessa importanza che nel passato aveva il controllo dei mari. Accanto alla Nuova Via della Seta, la Cina sta migliorando ulteriormente il più grande network autostradale al mondo, nel quale transitano 200 milioni di veicoli che consentono a 15 bilioni di passeggeri di spostarsi da una parte all’altra del Paese. Ebbene, il network stradale cinese, in cui ogni 24 ore circolano oltre 20 milioni di camion, misura 4,69 milioni di chilometri, 130 mila dei quali gratuiti. Nell’agenda sono pronti altri chilometri di autostrada, soprattutto nelle zone montuose, in grado di creare nuove rotte commerciali, sia all’interno che all’esterno della Cina.

I tre ingredienti del successo
Tutto dipende dall’energia, e una realtà che conta 1,4 miliardi di individui ha la necessità di sviluppare modi alternativi di garantire alla società un accettabile utilizzo di questa energia senza danneggiare l’ambiente. Stazioni energetiche, pannelli solari, pale eoliche sono soltanto alcuni dei metodi più diffusi implementati dal governo. Arriviamo infine al settore manifatturiero, che unisce idealmente gli altri due punti citati, impiegando milioni di cittadini nelle attività più disparate. Gli aeroplani, i camion, i cellulari, le stesse strade e tanto altro ancora: sì, l’uomo è ancora al centro del sistema produttivo. Insieme ai tre punti individuati, ovviamente, c’è molto altro nella crescita della Cina ma è indubbio che la tentacolare rete autostradale, lo sfruttamento di energie rinnovabili e un rinnovato settore manifatturiero hanno consentito a Pechino di fare, finalmente, un grande balzo in avanti.

 

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