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Scritto da wallstreetitalia.com   
Giovedì 21 Ottobre 2021 00:07


Ma non sarà merito dei portuali di Trieste

Giuseppe, un mio caro amico che lavora alla city di Londra, al telefono mi dice:  “Al tuo posto, se proprio ti piace tanto, farei scorta di pasta e comprerei qualche stufa che non sia alimentata a gas o con la corrente elettrica vista la carenza di materie prime“.
Stavamo parlando dei grossi problemi di approvvigionamento registrati in Gran Bretagna quando lui, entrando nella discussione a gamba tesa mi ha detto: “Mica penserai che non accadrà anche da voi in Italia? Da noi i problemi sono solo arrivati prima”.
Non faccio in tempo a chiudere la telefonata che mi raggiunge un messaggio di Giovanni, un caro amico di Gemona. Mi invia un link. AlfaRomeo, dal 2023 le auto saranno prodotte in caso di richiesta”. Pensate solo a quanto passerà dall’aver ordinato un’ auto ad averla pronta per essere usata.

“Dove cavolo sta andando il Mondo”? Mi chiede Giovanni.
Se lo sapessi? Mi verrebbe voglia di rispondere. Poi mi soffermo un pò sui miei pensieri e cerco di metterli assieme nell’ordine giusto. Alla domanda di Giovanni mi sono arrivati mille input, ho fatto congetture, ho immaginato scenari.
Poi mi sono posto una domanda diversa:” quanti si stanno rendendo conto davvero di cosa stia accadendo fuori dalle nostre case? Chi si rende conto davvero del profondo moto di trasformazione sociale ed economica in cui, nostro malgrado, stiamo precipitando? E allora parto dall’inizio, cerco di mettere in fila la casistica di eventi che stanno cambiando le nostre vite. Cerco di orientarmi in mille meandri che sembrano disconnessi tra loro ma che, invece, proprio perché legati a filo doppio, stanno creando l’”ordito” di una nuova trama che si può intravedere e raccontare. Il problema è legato alla catena produttiva mondiale.
L’incubo dell’interruzione della catena di approvvigionamento che affligge l’economia globale da oltre un anno sta cominciando a far sentire i propri effetti in maniera sempre più violenta. Immaginate scaffali vuoti, nessuna fila alle casse, enormi ritardi di spedizione, ed ancor più enormi ritardi di ricezione. Niente benzina ai distributori che rimangono chiusi, prezzo del gas e del petrolio che salgono alle stelle, proprio alla viglia dell’inizio della stagione fredda. Così qualcuno ipotizza anche una stretta sull’erogazione del gas stesso.
Ma cos’è che sta generando tutto questo? Provo a spiegarlo con qualche esempio semplicissimo.

1.LA PANDEMIA HA BLOCCATO LE AUTOSTRADE.
La “Catena di produzione” è il vero volano dell’economia. Un bene viene prodotto, magari in una fabbrica, poi viene imballato, viene spedito, viene recapitato o direttamente a casa di un acquirente oppure in un negozio in cui verrà distribuito, per arrivare, così si spera, al consumatore finale.
Ma cosa sta accadendo alla catena produttiva? Perché molti economisti cominciano a dipingere le prossime feste natalizie con scene che non ci appartengono e non ci possono appartenere? Perché manca la benzina in Inghilterra o si pensa che possano mancare gas e pane in Europa, anche nel nostro Paese, per i mesi a venire, soprattutto in quelli più freddi?
Immaginate la Supply Chain come una lunga autostrada a quattro corsie. A marzo del 2020 quest’autostrada è stata bloccata a causa di un grossissimo incidente: lo scoppio della Pandemia ed il relativo lockdown che ha fermato l’intero Globo. Il traffico è rimasto bloccato per ore e la fila che si è creata è quasi interminabile. Provate ad immaginare cosa è accaduto quando è stato rimosso l’incidente che ostruiva la strada. Le auto, piano piano, si sono rimesse in moto.
Tuttavia, prima che le ultime riuscissero a ripartire, era già trascorso un mare di tempo ed i disagi si erano moltiplicati. E non sono terminati. Quei blocchi hanno creato discontinuità, hanno generato, involontariamente altri blocchi, alterando la catena produttiva precedentemente costituita. Pensate al tempo che ci è voluto e ci sta volendo per riaprire le fabbriche, gli uffici, le imprese. Inoltre i blocchi autostradali non sono stati rimossi definitivamente. Ogni tanto qualche interruzione per la Pandemia di qua e di là per il Mondo viene ancora praticata. Ma i blocchi così a lungo reiterati hanno portato in tanti a fallire e ciò che è fallito non produce più. L’acqua passata non macina più. Ce ne vuole della nuova.

2. LA CARENZA DI MATERIE PRIME.
Dall’energia agli alimenti, dal gas al petrolio, dai piselli ai fagioli e soprattutto al grano. Da una parte l’energia per riscaldarci e produrre, dall’altra l’energia per alimentarci e star bene. Il flusso produttivo che fa fatica a ripartire per i motivi che ci siamo detti prima è alla base delle “CARENZE” che stiamo sperimentando sulla nostra pelle. Ma non basta questo a giustificare quello che sta avvenendo. C’è dell’altro.

3. LA VIGOROSA RIPRESA ECONOMICA. Una volta finito il Lockdown mondiale, l’intero Globo sta correndo per recuperare il terreno perduto. Tanto per tornare all’esempio dell’autostrada di prima è come se tutti cercassero di passare davanti agli altri per recuperare al più presto. Ma questo ha finito per generare altri micro-incidenti di percorso.
Troppa richiesta di produzione, in un periodo in cui la produzione era già a scartamento ridotto, ha finito per creare un ingolfamento ancor più grande.

4. LOGISTICA E CONCENTRAZIONE PRODUTTIVA. Naturalmente situazioni come quella che stiamo vivendo finiscono per sottolineare le mancanze e gli errori di strategia. La logistica così concentrata in pochi poli finisce per concentrare i problemi se uno dei poli finisce per avere difficoltà. Ma non basta. Del resto lo abbiamo scritto qualche tempo fa: i chip che fanno muovere ogni aggeggio elettronico, sono prodotti quasi da un’unica azienda di Taiwan: produce il 92% di tutto lo stock mondiale. Basta un niente per fermare il Mondo.

5. SCIACALLAGGIO.
Forse è il punto più infimo di tutto il discorso. Ma c’è chi ne approfitta. Succede in edilizia. Nascondono persino i ponteggi da impalcature per fare in modo che la spinta del SuperBonus 110% produca rincari sempre più forti. Chi fa incetta di grano e di materie prime aspettando che i prezzi salgano ancora per lucrare va punito.

6. IO SONO UN INGUARIBILE OTTIMISTA.
Usciremo da questo momento di difficoltà per le materie prime? Sicuramente. Ma ne usciremo diversi, profondamente cambiati. Saremo più sensibili alla sostenibilità, quella vera, vivremo in un Mondo più pulito, saremo più attenti alla nostra alimentazione, avremo meno C02 nei nostri polmoni e sulla nostra pelle. Staremo più attenti alla logistica dei nostri distributori.
La medicina farà passi da gigante grazie all’accelerazione di questi mesi di ricerca sfrenata che condurranno ad altre scoperte e che renderanno più salubri le nostre vite. Ecco quello che succederà. Sarà un mondo su cui, proprio adesso, probabilmente già vale la pena di investire. E tanto.

SPERANZE, SUPERMERCATO E FERRAMENTA. Intanto, pur essendo un inguaribile ottimista stasera ho fatto un salto al supermercato. Comprare qualche decina di chili di pasta (adoro la pasta) non guasta. Ed insieme alla pasta, visto che mi ci trovo, porto a casa un pò di conserve di pomodoro, e qualche altro alimento in scatola. Poi sono passato in una ferramenta. Ho visto qualche stufetta a legna. Magari un paio le prendo. Del resto fanno anche un bell’effetto dal punto di vista dell’arredamento. Non si sa mai no?!

Leopoldo Gasbarro

 

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