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Scritto da insideover.com   
Giovedì 13 Gennaio 2022 00:09


Anche die Grünen si piegano alla Ragion di Stato

La bozza della Commissione europea in cui inseriscono energia nucleare e gas nella tassonomia delle fonti “pulite” spacca l’Europa ma diventa anche il primo grande banco di prova del governo tedesco guidato da Olaf Scholz.
La Germania ha da tempo avviato una profonda rimodulazione della propria infrastruttura energetica, puntando su un graduale abbandono dell’atomo. E la nascita della cosiddetta coalizione “semaforo”, in cui governano i Verdi insieme a liberali e socialdemocratici, doveva essere in questo senso la certificazione della definitiva svolta “green” e un segnale per tutto il Vecchio Continente. Una rotta intrapresa non solo per la forte presa di idee ambientalista all’interno dell’elettorato tedesco – come confermato anche dai risultati dei Grünen – ma anche da precise scelte di politica industriale e internazionale. E che sembrava dover rimanere solida anche all’interno del consesso europeo.

La Germania pronta alla retromarcia?
Le cose però sembrano andare in un modo diverso. E il nuovo governo Scholz si trova a dover fronteggiare una partita complessa, che riguarda non solo i rapporti politici interni, ma soprattutto il quadro europeo e internazionale.
Dalla maggioranza di governo, infatti, non sembra esserci quell’unità di intenti dichiarato nelle prime ore dopo l’uscita della “tassonomia” europea. I ministri Verdi, come da programma, hanno condannato la scelta di Bruxelles di inserire le fonti nucleari come “pulite”, ma, come riferisce il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, la ministra dell’Ambiente Steffi Lemke ha confessato che le possibilità che Berlino riesca a far modificare la proposta della Commissione sono “scarse”. “Il cancelliere Scholz ha chiarito che dal nostro punto di vista, dal punto di vista dell’esecutivo tedesco, l’energia nucleare non è un investimento sostenibile”, ha detto Lemke, ma l’impressione da Berlino è che non ci sia una maggioranza tale da rendere possibile la modifica della bozza. E, come scrive Repubblica, il portavoce del governo, Steffen Hebestreit, ha già chiarito che l’esecutivo non farà alcun tipo di ricorso contro la proposta della Commissione europea.

Evitare lo scontro con Parigi
La possibile retromarcia tedesca parte probabilmente da alcuni presupposti tattici che si intrecciano tra di loro. Innanzitutto la Germania, come riportato da Faz, sapeva della scelta dell’Ue di sdoganare l’atomo come energia pulita. La proposta, ripetono da Berlino, era nota da tempo ed era stata discussa in sede europea. Quindi ora sarebbe difficile ripensarci né è possibile trattarla come un fulmine a ciel sereno.
Inoltre, Berlino in questo momento non avrebbe la forza numerica né di leadership per modificare quella proposta. Scholz è appena subentrato ad Angela Merkel, e questo non gli permette di avere quella caratura internazionale tale da convogliare su di se un fronte abbastanza compatto da smuovere la Commissione. Attualmente i più netti contro la proposta per il nucleare sono stati, oltre alla Germania, Austria, Danimarca, Lussemburgo e Spagna, che avevano già mostrato a Bruxelles il loro rifiuto nel considerare questa fonte tra quelle che potrebbero ricevere aiuti europei. Ma a parte la fedeltà di Pedro Sanchez, unico leader socialista di peso al pari di Scholz in Ue, gli altri governi appaiono troppo deboli o poco incisivi per portare avanti questa battaglia.
A questo si aggiunge poi un altro tema: la Francia. L’asse franco-tedesco è una delle chiavi per comprendere l’attuale fisionomia europea. Emmanuel Macron avvia il suo semestre alla presidenza dell’Ue e dalla Germania non vogliono creare dissapori con un leader che si è mostrato molto legato all’alleanza con il vicino tedesco. Parigi guida gli Stati Ue che sostengono la necessità di un aiuto anche sul fronte nucleare. E Berlino non può sganciarsi dalla partnership franco-tedesca in un momento in cui l’Eliseo, se Macron vincerà nuovamente le elezioni di aprile, potrebbe diventare il vero centro politico dell’Unione europea.

Il nodo del gas russo
Inoltre, evitare uno scontro con la Francia potrebbe anche essere utile, per la Germania, per cercare di strappare una posizione meno rigida nei confronti della Russia. Russia che in questo momento si traduce con Nord Stream 2. Se infatti Berlino aveva posto il suo “no” al nucleare nella nuova tassonomia europea, altrettanto non era stato fatto per il gas naturale. E se per la Francia è fondamentale l’atomo nella diversificazione delle fonti energetiche, così è il gas per la Germania.
La questione è talmente importante che, secondo il quotidiano tedesco Bild (e riportato da Nova), il cancelliere Scholz avrebbe addirittura espresso la volontà di prendere in mano lui direttamente la questione dei rapporti con la Russia, con l’idea di incontrare prossimamente anche Vladimir Putin.
L’indiscrezione avrebbe un significato molto chiaro nelle scelte della nuova Germania a guida “semaforo”, perché di fatto significherebbe escludere i Verdi, tra cui vi è anche il ministro degli Esteri, Annalena Baerbock, dalla politica con il gigante eurasiatico: e il partito ecologista è sempre apparso come il più critico nei confronti del Cremlino. I Grünen non hanno mai apprezzato la scelta di blindare i rapporti bilaterali con la Russia attraverso il gasdotto Nord Stream 2, ma Scholz, figlio di quella Ostpolitik tipica dello SpD, sembra voler dare un’impronta positiva anche ai rapporti con la Federazione Russa.
Se per Berlino è essenziale attivare quel gasdotto, allora evitare di avere contro la Francia – leader in Ue ma anche membro permanente del Consiglio di Sicurezza Onu – e le forze non contrarie a questa bozza della Commissione (a partire dall’Unione stessa fino all’Italia) può sicuramente essere d’aiuto.


 

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