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Scritto da insideover.com   
Giovedì 09 Aprile 2020 00:07


i Giapponesi sono superiori

Mentre mezzo mondo si è chiuso a riccio per limitare i danni provocati dal Covid-19, il Giappone sembrerebbe essere stato appena sfiorato dall’ondata scatenata dal nuovo coronavirus. A Tokyo e dintorni la vita prosegue più o meno come sempre, fatta eccezione per alcune regole introdotte dalle autorità per evitare possibili focolai. I numeri, sottolineati anche dal quotidiano La Stampa, sono emblematici. Nella capitale giapponese si contano appena 24 pazienti ricoverati in terapia intensiva e solo 93 morti su 10 milioni di abitanti. Com’è possibile?
Quattro sono le ipotesi. La prima: il Paese è immune al virus per una ragione ben precisa che analizzeremo di seguito. La seconda: l’epidemia deve ancora scatenarsi. La terza: il governo di Abe Shinzo nasconde i numeri. L’ultima: le misure chirurgiche attuate dallo stesso Abe sono state tanto sufficienti quanto efficaci. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
La prima opzione è quella sollevata dalla task force allestita dalle autorità. La seconda non convince gli esperti: data la vicinanza con la Cina e l’episodio della Diamond Princess, il virus ha avuto tutto il tempo per insidiarsi nella popolazione locale. Se adesso il Giappone conta pochi malati, la risposta va cercata altrove. Nascondere le cifre poteva avere un senso prima dello spostamento delle Olimpiadi ma al momento è un’azione inutile; senza considerare che eventuali trucchi sarebbero stati smascherati nel giro di poche settimane.

Uno stato di emergenza sui generis
Soffermiamoci adesso sul piano d’azione di Abe. Soltanto adesso è stato proposto lo stato di emergenza, anche se il premier  giapponese, citato dalla Cnn, ha affermato che lo stato di emergenza del Giappone sarà diverso da quello dei Paesi occidentali. “L’attività economica di base” continuerà, ha detto, portando come esempi il trasporto pubblico e i supermercati. Il Comitato consultivo del primo ministro ha raccomandato lo stato di emergenza per sette prefetture giapponesi, tra cui la capitale Tokyo e la seconda città più grande, Osaka. In elenco anche Kanagawa, Saitama, Chiba, Hyogo e Fukuoka.
Alcune misure restrittive sono scattate ieri e dureranno circa un mese. Tra le disposizioni, il governo potrà imporre restrizioni all’assembramento di persone e allo svolgimento delle attività sociali nei luoghi pubblici. Come se non bastasse, Tokyo potrà requisire proprietà private e gli edifici idonei nel caso di una ipotetica paralisi del sistema sanitario nazionale. Insomma, il Giappone inizia a preoccuparsi del virus ma lo fa senza alcuna isteria.

Immunità giapponese?
Le autorità hanno scelto di adottare fin da subito una strategia molto particolare, a cominciare dalla scelta di effettuare i test per stabilire la positività al Covid-19 solo alle persone che mostravano gravi sintomi. A tutti gli altri è stato chiesto di restare a casa, così da evitare mini-pandemie all’interno delle strutture ospedaliere. Per il resto, fin da febbraio, in tutto il Paese si trovavano contenitori di gel sterilizzante all’ingresso dei negozi mentre le mascherine erano pressoché introvabili.
Secondo un ricercatore che fa parte della task force governativa per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus, i giapponesi potrebbero addirittura essere immuni all’agente patogeno. “A dicembre e gennaio – spiega la fonte anonima – abbiamo registrato dei casi d’influenza la cui sintomatologia era diversa da quella stagionale, febbre a temperature inferiori e molta tosse, ma nessuno allora l’avrebbe potuto associare al Covid-19”. Nello stesso lasso di tempo il Giappone ha accolto più di cinque milioni di turisti cinesi.
Ebbene, a detta del ricercatore, quel ceppo di Covid-19 era più debole rispetto a quello della seconda ondata, ovvero l’attuale. Nel frattempo il sistema immunitario giapponese sarebbe riuscito a prendere le misure al virus, limitandone la pericolosità. Prima di appurare la veridicità della tesi avanzata da Tokyo, è necessario però scoprire  se i pazienti guariti dal Covid-19 sono immuni alla malattia e, in caso affermativo, per quanto tempo restano tali. Soltanto in quel momento avremo un quadro più dettagliato.

 

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