Anticorpi Stampa
Scritto da insideover.com   
Lunedì 05 Ottobre 2020 00:06


Ma gli interessi dei gruppi farmaceutici sono il grande ostacolo


Un gruppo internazionale di ricercatori dell’Università di Washington, a cui hanno partecipato anche Massimo Galli, Agostino Riva ed Arianna Gabrielli dell’Ospedale Sacco di Milano, ha scoperto due super anticorpi in grado di bloccare l’ingresso del virus Sars-CoV-2 nelle cellule umane. I due agiscono con meccanismi diversi ma se somministrati in piccole dosi (singolarmente oppure insieme), come segnalato da La Stampa, riescono a prevenire l’infezione nei topi bloccando la famosa proteina spike, che il virus utilizza per agganciarsi alle cellule umane ed il recettore Ace2, che funge da chiavistello di ingresso. Gli anticorpi sono stati individuati nel sangue di chi ha superato la malattia e questa scoperta apre le porte all’individuazione di nuove ed efficaci terapie per contrastare il Covid-19, nello specifico quella degli anticorpi monoclonali. Questi ultimi, una volta isolati, possono essere prodotti in serie e somministrati come trattamento alle persone affette da sintomatologia severa o come profilassi alle fasce di popolazione più a rischio.

Le (ottime) notizie della scienza
Gli anticorpi monoclonali, come ricordato dalla Fondazione Veronesi, possono essere riprodotti in laboratorio in quantità illimitata e per un numero infinito di volte in modo tale da avere un concentrato delle migliori armi per colpire il virus. Non ci sarebbero, dunque, problemi di scarsità degli stessi ma la loro durata di azione non è superiore ai sei mesi e la profilassi andrebbe dunque ripetuta periodicamente. Diversi gruppi di ricerca stanno già lavorando, in tutto il mondo, allo sviluppo di terapie di questo genere. Gli studi più promettenti sono quelli delle aziende americane Regeneron ed Eli Lilly. Regeneron ha dichiarato che il suo cocktail di anticorpi contro il coronavirus ha ridotto, nelle prime fasi della sperimentazione, i tempi di recupero e la carica virale dei pazienti non ospedalizzati. I dati diffusi fanno riferimento alla fase 1 della sperimentazione a cui hanno preso parte 275 volontari. Questi ultimi sono stati suddivisi in gruppi che hanno ricevuto una dose bassa o alta di anticorpi oppure un semplice placebo. L’azienda americana ha annunciato di voler reclutare 1300 volontari per le prossime tappe dei test clinici e di voler testare il prodotto anche sui pazienti ospedalizzati e come profilassi.

La previsioni di Rappuoli e Novelli
Le buone notizie sul tema degli anticorpi monoclonali giungono anche dall’Italia. Qui Rino Rappuoli, ad e chief scientist di Gsk Vaccines, ha dichiarato a Quotidiano.net che “il mondo potrà sconfiggere il Coronavirus nel 2021, quando riusciremo a produrre un miliardo di dosi di vaccini. Ma prima ci sarà un farmaco in grado di curare il Covid-19. Un’iniezione a base di anticorpi monoclonali, selezionati dal mio team di ricerca nei laboratori senesi di Toscana Life Sciences”. Secondo Rappuoli “la sperimentazione clinica potrà iniziare entro l’anno” mentre l’alleanza tra anticorpi e vaccini “è necessaria e cruciale. Gli anticorpi hanno un’alta efficacia e cureranno l’infezione in chi già è malato”. Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata, ha dichiarato ad Adnkronos Salute che “i vaccini in fase di sviluppo e gli anticorpi monoclonali possono rivelarsi armi cruciali per fermare la seconda ondata di contagi” e che “è importante investire nella ricerca sugli anticorpi monoclonali: più ce ne sono e meglio sarà”.
Il 2021 si rivelerà un momento cruciale per la lotta contro il Covid-19. Nel corso dell’anno, infatti, inizieranno ad essere distribuiti i primi vaccini efficaci contro il morbo e ad essere prodotte le dosi di anticorpi monoclonali necessarie ad arginare il contagio. Il ritorno ad una progressiva normalità e l’eliminazione delle misure anti-contagio che, come i lockdown, hanno contribuito a salvare vite umane ma anche provocato gravissimi danni economici e forti sofferenze psicologiche in molti individui è legato all’individuazione di un’arma in grado di mettere al tappeto al virus. Una meta che sembra sempre più vicina.