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Ritrovamenti della saga PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Marcigliano x electoradio.com   
Martedì 19 Novembre 2019 00:12


alla biblioteca di Bristol

La notizia è che, nella Biblioteca di Bristol, sono stati ritrovati dei frammenti perduti della saga arturiana. Tutti, sette a quanto pare, incentrati sulla figura di Merlino il Mago, rimasto nella memoria collettiva europea come figura emblematica.
Perché il ciclo arturiano è uno dei miti fondanti del nostro immaginario. Uno dei pilastri della cultura europea, al pari di quello rappresentato, per semplificare, da Iliade e Odissea. Il retaggio celtico a fianco di quello greco-latino.
Merlino è, come dicevo, figura cardine di questo mito. E, al contempo, personaggio inquietante. È “buono”, o meglio si batte dalla parte dei “buoni”. A fianco di Uther Pendragon, prima, poi di suo figlio Artù. Di cui è il precettore, il mentore, il consigliere. Ma Artù è cristiano. Merlino no. Viene da un mondo, da un retaggio molto più antico. Nella sua sapienza il Mistero del Graal e la scienza dei druidi, la conoscenza dei segreti delle piante e delle stelle coesistono e si intrecciano. Gli uomini lo chiamano Mago. E lo temono, come sempre si teme ciò che viene dalle nebbie di un’antichità remota. Come si teme ciò che più non si è in grado di comprendere.
Merlino appare e scompare di continuo nella letteratura. Talvolta mantiene il suo nome. Talvolta si maschera sotto un altro. E sotto vesti sorprendenti.
Ho sempre avuto il sospetto che il Virgilio della Commedia nasconda, in parte, l’antico mago britanno. Che Dante conosceva bene, come dimostra in “Guido i’ vorrei…” dove lo chiama il “buono incantatore”. E fa riferimento ad un romanzo dove Merlino costruisce con la magia una nave straordinaria…
Ozioso poi chiedersi da dove provenga il grigio Gandalf di Tolkien. L’assonanza è palese. Mentre il suo amico C. S. Lewis, l’altro principale esponente degli oxfordiani Inklings, lo fa comparire nell’età nostra, nel terzo volume del Ciclo di Ramson. Quell’orribile forza. Dove è Merlino, appunto, tornato dalle arcane nebbie di Avalon, a risolvere lo scontro tra le potenze della tenebra e gli ultimi difensori della Luce. E lo fa evocando gli Antichi Dèi.
La vita di Merlino, la sua nascita, la giovinezza sono avvolti nel mistero. Mary Stewart ha provato a narrarla. Dalla nascita alla fine. Un ciclo di romanzi, una trilogia. Un possente e suggestivo lavoro di immaginazione. Mai disgiunto, però, da una capacità di documentazione, da una acribia storica e filologica, cui la fantasia presta poi anima, colmando i (molti) vuoti.
Misteriosa, soprattutto, resta la fine di Merlino. Che non sembra essere mai morto. Solo… occultato. Per questo, poi, in tante narrazioni e, recentemente, in film e telefilm, ritorna. O meglio ricompare.
Dicono che sia restato imprigionato, celato agli occhi di tutti, in una segreta grotta di cristallo… O in una bolla vitrea, sospesa fra le nubi.
E questo a causa di una donna. Anzi, della Donna…
Viviana, o Nimue come è chiamata nella tradizione gallese. Non una strega come Morgana, la sorellastra di Artù. Viviana è, secondo alcune fonti, la bellissima apprendista dello stesso Merlino. Altri la identificano con la Signora del Lago. Un essere incantato, una fata. Una dea. Comunque bellissima. La sua immagine riverbera nelle donne dipinte da Waterhouse. Capelli rossi come il tramonto. La carnagione lunare. Gli occhi come due verdi laghi. D’Annunzio probabilmente pensava al personaggio della saga arturiana quando, ne La chimera, si rivolge ad una, forse immaginaria, Viviana (sic!) May de Penuele, la chiama gelida virgo preraffaelita, ed evoca la figura di Dante Gabriel Rossetti.
Gelida, eppure di una sensualità che va oltre ogni confine. Un gelo rovente, capace di ispirare passioni inestinguibili.
E Merlino, per la prima volta, si innamora. Il vecchio incantatore cade prigioniero dell’incantesimo della Donna. Perde così ogni potere. E viene imprigionato, meglio ancora esiliato, in un altrove fatto di cristalli. Un luogo sospeso, fuori dal tempo. Viviana prende il suo posto come guida di Artù.
Da quel luogo, dice la leggenda, egli però un giorno tornerà. Più potente di prima. Come Gandalf il Grigio che muore e risorge, poi, divenuto Gandalf il Bianco.
Tornerà Merlino. Forse per combattere l’ultima battaglia contro le Potenze oscure. Per consigliare un nuovo Artù. Per dominare, con la sua magia, la potenza del Drago.
O, forse, solo per rivedere un’ultima volta gli occhi di Viviana.


 

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