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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 20 Settembre 2012 09:34

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La "crisi" della Polverini

 

Avevano per modello Almirante ma sono finiti da Trimalchione.
Così è a Roma e nel Lazio dove An, di composizione tutta Fdg-Cisnal, si ammantava della cornice di una“destra sociale”.
Negli anni ruggenti del berlusconismo, durante il regno di quel cavaliere che ai quadri del partito missino sta esattamente come il petrolio zampillato improvvisamente sta agli sceicchi tendaioli, costoro ebbero una serie di opportunità che disertarono immancabilmente.
C'era un'opportunità strategica, ideale, di alternativa: fornire ad un centrodestra arlecchinescamente cucito con il tessuto rimanente di tutte le maschere, uno stato maggiore fornito di una visione del mondo, di una strategia politica complessiva e in possesso di una marcia in più.
C'era un'opportunità tattica, formale: fare dell'intero centrodestra del Lazio un elemento diversificato e diversificante che avesse autonomia ed influenza decisiva come per esempio aveva fatto la CSU bavarese nei confronti della CDU durante l'intera esperienza della Germania Federale.

Sonnambuli nel germoglio
La classe dirigente missina non dimostrò di avere una marcia politica in più; anzi si rivelò in possesso di una percezione del reale, dell'evoluzione delle cose, dello scenario nazionale ed internazionale, del tutto vaga, spesso inferiore a quella che si coglie in una discussione qualunque con anonimi qualunque in un qualunque bar.
Sicché ha finito col lasciare, a Roma e nel Lazio, un'immagine fatta di scandali, di parentopoli, di festini crassi e – All'ombra del Colosseo esclusa – probabilmente niente di più.
Certo, si potrà obiettare che la propaganda avversaria ne ha ingigantito le colpe e che non di meglio ha fatto mai il centrosinistra. Si può contrapporre l'elenco dei privilegi, degli sprechi, dei raggiri e del nepotismo altrui.
Sì, è giusto, ma non cambia assolutamente niente e non attenua le responsabilità e le conseguenze.
Le quali, come alberi scaturiti dal germoglio, erano scritte già da tempo.
Non parliamo qui né di ideale né di onestà; parliamo magari di gerarchie invertite, di scelte individuali sbagliate, di scelte aggregative disastrose, ma soprattutto di altro.
Quando ci si pone di fronte alla politica come se si stesse in una gara elettorale ricorrente cui si partecipa solo per ottenere quote di amministrazione, e se lo si fa senza una visione globale, senza una scelta di campo, senza l'individuazione del nemico e quella dell'amico, nell'approssimazione sonnambulesca del giorno per giorno, allora non si va da nessuna parte e, soprattutto, si subisce la tentazione di compiacere chi sta sempre al di sopra del livello di amministrazione: le lobbies dei media e quelle che possono garantirti o distruggerti la carriera.

Amministrazioni esemplari
Due volte hanno governato il Lazio e una Roma e lo hanno fatto così.
A Roma il sindaco si è sperticato nel dare costantemente ragione agli immigrati quando litigavano con i cittadini, nel prendere le distanze dal passato fino a sostenere che se fu a lungo chiamato fascista, e in quanto tale venne eletto, ciò avvenne solo a causa di un suo difetto di comunicazione. E vai con le commemorazioni resistenziali e gli insulti a tutti coloro sulle cui spalle si era arrampicato. Fino al grottesco di far sfilare al Colosseo, unico sindaco nella storia dell'Urbe, le jeeps americane che “liberarono Roma” e, non c'è limite al ridicolo, a commemorare le vittime del bombardamento americano di San Lorenzo definendo quest'ultimo come provocato dalla follia fascista.
Nel mentre si dimenticava di fare qualcosa di un po' meno aulico, chessò, coprire le buche di qualche marciapiede, rifare le strisce bianche scomparse dal manto stradale.
In compenso passerelle e passerelle: con i più discreti membri del potere clericale e con i più chiassosi e parvenus esponenti della comunità ebraica, insieme ai quali riuscì perfino a partecipare a un rito sotto l'Arco di Tito con tanto di maledizioni dell'Antica Roma.
Il passato, giustamente, va rinnegato tutto.
Va detto che a giustificarlo in questa amnesy international ci ha messo del suo l'interminabile teatrino scomposto e carnevalesco dei duri da fiction di marciapiede (spesso col piattino in bocca) che fanno pateticamente vetrina destroestrema e che, indicati come l'alternativa, forniscono invece il più credibile degli alibi a chi non chiede di meglio che rinnegare.
Perchè se rinnegare significa prendere le distanze dalla corte dei miracoli allora passa come cosa sensata e meno grave.
Nel Lazio Storace ha provato a ragionare un minimo nel senso della particolarità regionale; ma la sua intuizione alla CSU si è manifestata solo negli accordi commerciali privilegiati che la sua amministrazione stipulò con Israele.
E dall'ambasciata israeliana partì la Polverini. Per la sua conquista del Lazio scelse di aprire la campagna elettorale di lì durante la festa dell'Hannukkah.
E ciò ben prima di stonare pateticamente Bella Ciao per dimostrare il suo profondo e radicato impegno antifascista.

Cupio servendi
“Non si sa più da che parte vomitare” diceva Massimo Morsello.
E non parliamo tanto di contenuti o di schieramenti quanto di stati d'animo.
Perché l'impressione che la loro costante gestione ci ha lasciato non è quella di una scelta di campo, per avversa che essa sia tanto al nostro campo ideale quanto ai nostri interessi nazionali. Non si tratta di convinzione sionista o di simpatia ebraica, non si tratta di una scelta liberista o neocon. Queste sono linee precise che contrassegnano da decenni alcune destre serie, forcaiole, nemiche dell'autodeterminazione dei popoli, ma in possesso di una coerenza e di una dignità che, nello specifico, lì possiede forse solo Gasparri.
L'impressione di tutti questi inchini e di tutte queste giravolte non è affatto quella di una scelta di campo bensì di un servilismo scomposto nei confronti di chi si considera potente e di ausilio alla propria carriera.
Se il rapporto di forze nel Vicino Oriente fosse rovesciato, l'impressione che costoro ci hanno dato è che lancerebbero le proprie campagne elettorali partendo dall'ambasciata palestinese.
Se al posto di Murdoch ci fosse Goebbels o di Soros Schacht, non osiamo neppure pensare come rappresenterebbero il passato.
Il problema non è tanto chi servono quanto il fatto che sentano l'impulso irrefrenabile di servire.
E allora, partendo da queste premesse, si poteva immaginare qualcosa di meglio di un tramonto da Trimalchione?
E, quand'anche sopravvivessero a questo tramonto, ciò sarebbe per fare cosa, per andare dove?

Aridatece la Minetti!

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Settembre 2012 09:42
 

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