Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Gennaio 2022  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
       1  2
  3  4  5  6  7  8  9
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31      

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Ma Fini è l'ultimo rautiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Adinolfi   
Martedì 06 Novembre 2012 17:06

alt
Considerazioni in margine al funerale del Msi

Fin dal 2 novembre in attesa delle esequie abbiamo deciso di non emettere su Pino Rauti giudizi: e a questa decisione per ora intendiamo attenerci perlomeno per quanto riguarda l'aspetto morale.
Questo perché il giudizio, specie dopo la morte, dovrebbe essere disincantato e oggettivo e quindi emergere da sé. Ognuno dovrebbe essere in grado di tracciarlo purché ragioni con obiettività, sia mosso a oggettività, abbia una visione complessiva e non operi una personalissima rilettura selettiva.
Cose molto ardue per i neofascisti che troppo spesso sono preda di letture individuali, forzose e forzate del reale, con continui balzi dalle stalle alle stelle di personaggi in carne ed ossa, trasformati però in ologrammi simbolici delle passioni, delle aspettative e delle delusioni dei singoli.
Un mondo, quello neofascista, capace di tutte le grandezze e di tutte le ricadute; un mondo che quando perde il volo s'impantana starnazzante nei cortili.
Un mondo che quando non vola ma razzola non esita a inchiodare con appellativi di “infame” uno che abbia solo abbandonato un gruppo, che abbia fatto un'altra scelta o che, più semplicemente, sia arrivato tardi a un appuntamento irrilevante e che poi magari inchioda come “questioni personali” le doverose manifestazioni di disprezzo nei confronti di chi abbia realmente tradito, collaborato con inquisitori e provocatori, mancato alla parola e alle proprie responsabilità.

L'halloween de noantri
E' questo mondo che è sceso soprattutto in campo nella halloween de noantri per tributare all'ologramma di Rauti una serie di omaggi personali e non necessariamente uguali tra loro nelle motivazioni. Al Rauti ologramma molto più che al Rauti politico (di quello morale come ho preannunciato non parlerò). 
La sensazione che emerge è che i più si siano identificati in Rauti come nel rappresentante delle proprie occasioni mancate, del sogno non realizzato ed abbiano accompagnato questo senso d'incompiutezza e di frustrazione con l'alibi del tradimento interno missino. Dimentichi che le occasioni politiche Rauti le ebbe eccome fino alla segreteria nazionale del Msi compresa.
Le ebbe e le fallì.
In questa molteplice soggettivizzazione dell'ologramma di Rauti (visto un po' come extraparlamentare e un po' come vecchio missino) s'inquadra anche il rigetto di Fini ai suoi funerali come traditore.
Ma se Fini tradì e tradisce (di certo tradisce l'Italia al di là di quanto abbia tradito un'idea e degli uomini) non si può certo sostenere che l'oggetto del suo tradimento fu Rauti.
Entrambi sono stati segretari nazionali di un partito in cui hanno convissuto per decenni; Rauti è stato l'unico leader neofascista ad aver partecipato, sia pure in modo estemporaneo e inefficiente, alla nascente strategia della tensione con un'iniziativa – quella del Parco dei Principi – che sarebbe stata pagata cara per decenni da tutti gli altri esponenti e militanti della destra radicale a quella scelta estranei e messa invece preziosamente a frutto da chi davvero, da ben altri lidi, a quella strategia partecipò.
L'unico leader neofascista che sostenne sia gli americani in Vietnam che gli americani in Iraq.
Fini tradì Rauti solo quando seguì Le Pen a Baghdad da Saddam Hussein.
Non lo tradì neppure a Fiuggi visto che nei contrasti sulla segreteria il superamento del fascismo come anticaglia era stato un argomento impugnato proprio da Rauti in polemica con Fini.

Sogno, illusione e alterazione della realtà
Oggettivamente il posto di Fini è proprio accanto a Rauti.
Certo non ai mille e mille Rauti soggettivi degli orfani dei sogni della propria gioventù in cerca eterma di un padre.
Ma quel Rauti evoliano al quale si aggrappano gli orfani è roba antica. Da quando morì il Barone il di lui tracciato subì una serie di innesti da parte di suggestioni culturali molto anglosassoni che diedero vita ad un pensiero in fondo debole, occhieggiante al liberal con miscele ecologico/libertarie che, guarda caso, si ritrova proprio nel Fli, non solo come tematiche e come toni ma come esponenti e come esperienze (la Perina, Granata).
L'andare oltre del cosiddetto “fascista rosso” poi non fu mai l'infatuazione folle di chi sperava in un'alleanza tra le estreme per abbattere il sistema né quella più suggestiva del sindacalismo rivoluzionario. Non è certo un caso che a Valle Giulia i rautiani brillarono per l'assenza.
Fu invece una ricerca di dialogo intellettuale tutto sommato riformista e borghese.
Non sapeva di sudore e di officina, di molotov e di adrenalina, ma di salotto.
Non è quindi peregrino sostenere che l'unico continuatore di Rauti, se ce n'è uno, sia oggi proprio Fini.

Evola allora, direte voi?
Egli lo rappresentò ma non lo impersonò; a farlo furono altre due figure: Adriano Romualdi e Giorgio Freda.
E Ordine Nuovo?
L'Ordine Nuovo inteso come ordine e movimento rivoluzionario quando Rauti decise di liquidarlo per confluire nel Msi, testualmente, di “aprire l'ombrello perché piove”, se lo prese sulle spalle quel grande uomo, quell'incommensurabile uomo che fu Clemente Graziani.
Il caso non esiste. E non è un caso se il presente a Rauti lo ha chiamato un avanguardista perché non c'era nessun ordinovista a farlo.
Normale: per Rauti quell'esperienza era oramai paleolitica.
Ma lo hanno compreso questo i camerati?

Oramai comprendo bene e conosco a fondo le suggestioni individuali dei neofascisti e le loro alterazioni anche psicotiche del reale. Se politicamente le disprezzo umanamente le rispetto.
Comprendo quindi, ragionando in modo umano troppo umano, che l'ologramma di Rauti dovesse essere sottratto a Fini.
Ognuno stava seppellendo un Rauti diverso e non lo voleva confondere con quello del signore di Montecarlo.
Tuttavia il Rauti vero, reale, compiuto, lo hanno sepolto Fini e Alemanno.
I suoi due discendenti.
Tra sogno, illusione e alterazione della realtà ci sono differenze non da poco.
Impariamo a discernere!
E a trarne le conseguenze.

Ultimo aggiornamento Martedì 06 Novembre 2012 17:44
 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.