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Kiev e Mosca mano nella mano PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Martino   
Giovedì 03 Marzo 2016 00:46


La repressione del Reggimento Azov nelle prigioni edificate a Yalta

Yalta si manifesta anche nel sostegno concorde di Usa e Russia ai terroristi rossi dell'Ypg e Pkk, sconfessati da molti curdi onesti: martedì  in Siria sono stati fucilati due ufficiali curdi che non hanno accettato di mettersi agli ordini dei narcoterroristi.

A dispetto della quasi generale diserzione dell’esercito regolare ucraino, il Reggimento Azov ha ripreso in forza da circa due settimane l’azione sul campo, mandando in frantumi le speranze russo-americane di una tiepida, passiva accettazione di una tregua altamente svantaggiosa, soprattutto a fronte delle conquiste territoriali ottenute sul campo dai soldati ucraini.
In questo video Andriy Biletsky, comandante dell’Azov, storico militante nazionalrivoluzionario, più volte detenuto e perseguitato dal regime d’occupazione antiucraino,spiega la tattica operativa mediante cui si sta sviluppando l’offensiva (https://www.youtube.com/watch?v=J_gc30Kp0Zs).
Azov ha messo con le spalle al muro sia il governo di Kiev, sia i separatisti, optando per un’azione improvvisa e rapida. Nello scorso agosto, infatti, i vertici del governo ucraino e del LNR e DNR si ritrovavano sostanzialmente concordi circa il piano di demilitarizzazione di Shyrokyne. Biletsky e i vertici militari del Reggimento, forti del consenso dell’opinione pubblica ucraina, protestarono subito contro accordi così iniqui per l’Ucraina e proposero Debal’tseve quale centro di smilitarizzazione. Shyrokyne si trova proprio in una posizione ideale qualora si volesse colpire i centri militari azovisti. Dalle altezze è infatti possibile per i separatisti bombardare Mariupol – conquistata un anno fa dai soldati di Biletsky a prezzo di consistenti perdite - ed altre zone evidentemente strategiche per l’Azov, cosa che infatti in questi mesi si è verificata.
In questo contesto è maturata l’ attuale offensiva del battaglione nazionalrivoluzionario ucraino, che è per ora vittoriosa su tutta linea e che sta incontrando il consenso della società civile ucraina.
L’offensiva è però per l’Azov parte di un piano strategico volto alla riconquista della stessa Crimea.
Da mesi, non a caso, Azov, con altri movimenti nazionalrivoluzionari ucraini, ha organizzato presidi fissi, ai confini con la Crimea, di protesta contro il governo di Kiev, che continua a intrattenere relazioni economiche e politiche con la potenza imperialista russa occupante; i manifestanti, nel corso del tempo, hanno impedito l’ingresso in Crimea di camion che trasportavano medicinali e genere alimentare (spetterebbe alla Russia provvedere a ciò) e bloccato macchine pronte ad entrare a Sinferopoli, che trasportavano separatisti che in realtà avrebbero dovuto esser formalmente detenuti, a causa dei massacri della popolazione civile ucraina. Va altresì considerato che gli ucraini sono particolarmente oppressi e maltrattati nella Crimea sotto occupazione russa.
La scorsa settimana si è così arrivati all’arresto, da parte del SBU ucraino, di Stanislav Krasnov, capo del ramo crimeano dell’ Azov. L’accusa è assolutamente fantasiosa, ovvero si parla addirittura di collaborazione con l’FSB putinista!
Stanislav, nato a Sinferopoli, è stato un volontario del battaglione OUN, costantemente presente nella prima linea contro l’invasore durante la nota battaglia di Pisky, nella regione del Donetsk.  
Con Stanislav è stata arrestata anche la fidanzata Oksana, da sempre gravitante nell’area nazionalrivoluzionaria ucraina e presente anche lei alle manifestazioni di protesta per la Crimea ucraina.
Il giorno 28 febbraio, il corpo civile dell’Azov ha organizzato una giornata di sostegno a Stanislav e Oksana e naturalmente contro l’SBU. Sui muri del dipartimento sono apparse scritte come: SBU sono traditori, con a fianco la runa  Wolfsangel, adottata dall’Azov quale simbolo d’identità sacrale ed aspaziale della comunità di soldati che per il Reggimento lotta e quotidianamente si sacrifica (sono infatti molti i camerati volontari da ogni paese d'Europa e moltissimi i volontari russi, diversi purtroppo caduti al fronte...), o il Tridente ucraino. Lo stesso Biletsky si è attivato in prima linea per l’immediata liberazione dei due militanti. Messaggi e atti concreti di solidarietà e vicinanza all’Azov sono arrivati e stanno arrivando da tutti gli ambienti nazionalrivoluzionari europei, dalla Russia alla Spagna.



 

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