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Scritto da insideover.com   
Giovedì 17 Giugno 2021 00:29

Xi Jinping, il Tibet, gli uiguri

Dal 4 al 7 giugno a Londra si è svolto il “tribunale pubblico” degli Uighuri. Un tentativo per presentare, registrare e organizzare le testimonianze delle numerose violazioni dei diritti umani, abusi, torture e genocidi compiuti dalla Repubblica Cinese nei confronti degli uighuri, kazakhi e altri musulmani turchi nella regione situata a nord ovest della Cina, lo Xinjiang. Mentre il drago cinese sostiene che non ci sia alcuna repressione o genocidio in corso, usa il suo potere economico, militare e diplomatico per sopprimere il sospetto e la critica sollevata dal mondo intero. L’istituzione del tribunale è una vittoria, poichè sembra che l’Occidente abbia finalmente iniziato a riconoscere l’oppressione cinese sulle minoranze e, con la pressione esercitata dagli Stati Uniti e l’Unione europea sulla comunità internazionale, sarà in grado di imporre delle severe sanzioni alla repubblica popolare.
Con orgoglio, oggi la Cina promuove il suo sistema capitalista senza democrazia come un grande successo e viene tuttora coperta alle spalle da molti paesi occidentali che si proclamano suoi difensori, inclusa l’Italia. Grazie al nuovo sistema geopolitico ed economico messo in atto, la Cina è la più grande potenza navale al mondo e, entro la fine di questa decade, pensa di diventare la più importante economia mondiale, superando gli Usa. Il “sistema Cina” non scade con nuovi mandati del parlamento, poiché ha un unico partito al potere, quello comunista. Inoltre, il dominio cinese si è in parte realizzato grazie alla pacificazione di Mao Tse Tung con il Presidente Nixon. L’architetto di questa politica, che ha portato la repubblica popolare ad una crescita senza controllo, è Henry Kissinger, 98 anni, è stato un personaggio molto influente nella vita politica di ogni presidente americano dopo Nixon, anche con Obama. Oggi questo piano ci lascia con il Presidente Xi Jinping, un unico individuo a capo di un sistema governato da un singolo partito, dove il comunismo e il capitalismo hanno creato un nuovo Frankenstein per le democrazie. L’evidenza che il potere politico cinese regni supremo nel paese è la recente sottomissione di Jack Ma, il terzo imprenditore cinese più ricco e fondatore di Ali Baba. La distruzione dell’impero di Ma, che oggi vale la metà di quanto valeva ad Ottobre 2020 ($1.3 trilioni), è un chiaro segno che nessuno può permettersi di andare contro Xi Jinping.

Le strategia della dominazione mondiale: il Pensiero Xi
Nel 2019, il Pensiero Xi (“Pensieri di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”) è stato incorporato nella costituzione della repubblica popolare. Nella storia della Cina, questo è accaduto soltanto una volta con Mao Tse-Tung, il fondatore della repubblica, la cui filosofia era anche stata integrata alla costituzione. Una parte del pensiero Xi si concentra sulla dominazione globale economica, politica e militare e la strategia che permette la completa realizzazione di tale dominazione è costituita da quattro strati. Il primo strato è la “Belt and Road (BRI) Initiative”, che Xi ha inaugurato nel 2013 all’inizio del suo mandato. Con un target 2049, il centenario della fondazione della repubblica popolare, l’iniziativa mira a creare un mondo economico-militare sino-centrico. L’Italia è stata uno dei pochi paesi europei a firmare l’accordo BRI.
Il secondo strato è invece rappresentato dalla “Digital Silk Road Chinese”. Mentre il BRI aumenta gli investimenti cinesi nell’infrastruttura terrestre, portuale, ferroviaria e aerea, nel settore energetico e in molti altri campi, la Digital Silk Road investe a livello internazionale nella fibra ottica, satelliti, centro dati e sistemi GPS, oltre ad esportare tecnologie e cellulari a basso costo. Insomma, pare che questa fase sia ideata per impadronirsi delle infrastrutture digitali, dalle telecamere di sorveglianza ai telefoni smart e grande reti internazionali. Parte di questa strategia include la creazione di zone franche (freezone) per la promozione dell’e-commerce, che assisterà nella distribuzione della produzione industriale cinese, distruggendo le produzioni locali. La Digital Silk Road ha anche un progetto politico, nel quale le aziende tecnologiche governative di Pechino usano internet per promuovere la filosofia capitalista senza democrazia per cambiare la percezione della politica internazionale e silenziare i critici. La Cina non solo esporta telecamere e attrezzatura di controllo a governi che desiderano reprimere i loro popoli, ma esporta anche leninismo digitale, cioè una guida e un modello di come tenere la popolazione sotto controllo con l’utilizzo della tecnologia. La diplomazia digitale, dove sia diplomatici cinesi che gruppi “troll” pro-Cina attaccano critici cinesi nello cyberspazio, è parte integrante di questo strato.
I “China Standards” 2035, dove la Cina detta gli standard tecnologici mondiali da raggiungere entro il 2035, fanno parte dello strato superiore. Questa strategia mira a promuovere la sovranità elettronica (la cyber soverainity), utilizzando i fori multilaterali e l’Onu per guidare gli standard di produzione e protocolli di comunicazione, tecnologia, intelligenza artificiale, regole di privacy, tracciabilità di e-commerce e di dati sensibili. Lo strato intermedio, invece, è il “Made in China 2025”, che implica la riduzione del costo della manodopera e aumenta l’efficienza economica per diventare la “fabbrica low-cost” del mondo, distruggendo produzione in altri paesi. In questo piano, il 5G è il collante più importante che lega tutti gli strati: facilità di acquisizione di dati dell’individuo e anche di big data. Per la Cina, il controllo del 5G globale è fondamentale e ci continuerà a provare perché è l’unico modo per tenere la pace interna nel territorio cinese, dove la povertà continua a regnare indisturbata. Il partito comunista è ben consapevole, specialmente dopo la lezione dell’Unione Sovietica, che può salvaguardare la sua egemonia finchè rispetta il contratto sociale e il benessere sociale. I dati e il potere acquisito con il controllo del 5G, insieme alla diffusione della sua tecnologia, garantiscono a Xi di sigillare la supremazia del Partito Comunista Cinese a livello globale.

Est Turkistan (Xinjiang), Tibet progetti non solo politici ma anche economici
Mentre l’economia cinese continua a galoppare a gran velocità, la Cina diventa più ricca, ma continua ad aver bisogno di manodopera a basso costo. La maggioranza dei lavoratori cinesi, con l’aumento degli standard di vita, desidera stipendi più alti. E proprio qua entra in gioco la genialità economica delle repressioni in Tibet e in Xinjiang. Il Tibet e lo Xinjiang sono tutte e due terre ricche di gas, petrolio, litio e tante altre risorse preziose di cui Pechino ha bisogno. Nel 1959, quando la Cina ha annesso il Tibet al suo territorio, il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito (UFWD) era un’organizzazione idealista fondata su principi pan-asiatici, mossa dalla volontà di convertire il Tibet in una risorsa economica importante per la Cina. Tuttavia, una volta che fu chiaro che ciò non sarebbe accaduto, scattò la politica della costrizione e del silenzio da parte della Repubblica Cinese. Il ruolo e il potere del UFDW aumentò ulteriormente dopo l’arrivo di Xi Jinping nel 2012, poiché il suo stesso padre era stato una figura centrale nel definire la strategia usata in Tibet e poi in Xinjiang. La strategia non consiste solo nel reprimere un popolo con un’etnia diversa ma nel caso dell’Est Turkistan è anche quello di utilizzarlo nelle fabbriche del “Made in China” come manodopera forzata, tenendo basso il costo di produzione. In tutto questo caos, Hong Kong, con il suo sistema finanziario internazionale, è stato la ciliegia sulla torta, visto che ora la Cina di Xi non fa neanche più finta di mantenere la promessa di “un paese, due sistemi”.

La scacchiera di Xi Jinping
La solidità del potere del Presidente Cinese è una lama a doppio taglio. Mentre nel PCC aumentano le preoccupazioni riguardo il suo potere smisurato, non si presentano delle vere sfide che possano mettere a repentaglio la sua leadership. Ma il popolo cinese è povero, ha fame. In cambio della loro libertà, il popolo pretende una vita migliore. A luglio 2020, il Premier cinese Li Keqiang ha dichiarato che ci sono 600 milioni di cinesi che vivono con un stipendio mensile di $161 che vogliono uscire della povertà. E una popolazione anziana, con pochi giovani, che vuole godere il successo materiale per la quale ha sacrificato la sua libertà. Anche la possibilità di avere più di un figlio sta avendo un certo effetto sulla società cinese. Infatti, in un cambio di politica, il governo ora permette ad ogni famiglia il lusso di fare fino a tre figli. Sfruttare le “colonie” è l’unico modo per migliorare la qualità della vita della maggioranza Han ed evitare la discordia e le rivolte popolari, accrescendo il potere politico e mantenendo il controllo sui i mercati internazionale. Tibet, Xinjiang e Hong Kong rappresentano le debolezze di Xi, poiché la forza dell’impero cinese risiede nella sua abilità di sfruttare al meglio queste realtà. Se ora l’Occidente si presenta unito e la Casa Bianca di Biden inizia a sfidare Xi a ogni turno specialmente sulla questione del 5G, il Pcc non potrà mantenere a lungo le promesse fatte al suo popolo e solo allora potrebbe avverarsi un cambio di potere.
Intanto gli Uighuri, i tibetani e le altre minoranze sotto il controllo cinese continuano la loro lotta per i diritti e per preservare la loro dignità. Il tribunale degli Uighuri è un tentativo per raccogliere le testimonianze della brutalità cinese, una piattaforma per raccogliere i racconti dei campi di sterminio, del genocidio, della sterilizzazione forzata e di tutti gli altri orrori inflitti dal Partito Comunista Cinese sulle minoranze etniche. Dal momento che nessun fronte internazionale può – o vuole portare – in causa in governo cinese, questo “tribunale” e le testimonianze raccolte forzeranno l’Occidente a prestare più attenzione su ciò che accade sul territorio cinese e ad intervenire, questa è la speranza di Dolkun Isa, il Presidente del Congresso Mondiale degli Uighuri.
Solo il tempo ci dirà quale sarà l’eredità lasciata da Xi Jinping. Le possibilità sono semplici e sono due: o verrà ricordato come il leader lungimirante che ha portato la supremazia cinese a capo della comunità internazionale o, in alternativa, il suo ricordo dipingerà un uomo di potere, la cui avidità ha contribuito allo sfaldamento dell’ultimo grande potere comunista ancora in piedi.



 

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