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L'Europa dalle comuni frontiere PDF Stampa E-mail
Scritto da ilgiornale.it   
Mercoledì 30 Giugno 2021 00:11


Un passo avanti verso l'unità politica

 

Il premier italiano sa bene che quello ottenuto al vertice europeo di Bruxelles è solo «un primo passo», come dicono nel suo staff. Ma, pragmaticamente, si dice «soddisfatto» dei risultati della sessione dedicata (per la prima volta da tre anni) al tema immigrazione, e inseriti nella dichiarazione finale: «Tutto quello che abbiamo chiesto è stato accolto, infatti la discussione è durata solo dieci minuti. Certo, ora bisogna mettere in atto gli impegni presi».
A chi - anche dai partiti italiani, opposizione in testa - lamenta che non si è ottenuto nulla sul fronte dei ricollocamenti, spiega senza giri di parole che «il mio obiettivo non era quello», perché era chiaro che sarebbe stato «prematuro» sperare in «un accordo soddisfacente per noi su questo fronte», che «non può essere basato sulla redistribuzione obbligatoria, perché al momento non sarebbe accettato», tanto più mentre paesi chiave come Francia e Germania si trovano in pre-campagna elettorale. Questa è semmai una questione da affrontare attraverso «intese bi o trilaterali» con gli altri paesi, cui si sta comunque lavorando. Ma l'approccio del nuovo governo, dopo anni di inseguimenti dell'emergenza sbarchi e di estenuanti e sterili trattative sui ricollocamenti, è cambiato: «Il mio obiettivo - dice il premier - era quello di ottenere un coinvolgimento significativo e massiccio dell'Ue nel Nord e Centro Africa, in primo luogo in Libia, e non solo in Turchia». E su questo il testo concordato nel Consiglio europeo è «molto forte», perché è sulla gestione comune delle frontiere esterne della Ue che si può costruire il consenso anche dei paesi più ostili ai ricollocamenti, spingendo l'intera Unione a esercitare un ruolo attivo nella stabilizzazione politica e economica delle aree da cui provengono i flussi migratori.

Certo è una strategia ambiziosa e di più lunga durata, che produce meno risultati immediatamente spendibili. E infatti il governo metteva in conto lamenti dalla maggioranza e strilli dalle opposizioni. Ma intanto la rotta africana è entrata ufficialmente nel mirino Ue, i primi stanziamenti sono già quantificati e entro l'autunno ci dovrà essere un piano di interventi messo nero su bianco. «L'immigrazione ha bisogno della Ue, e la Ue ha bisogno di affrontare questo tema in armonia», sottolinea Draghi, anche per fronteggiare chi (come Erdogan o il Marocco) «usa questo strumento come arma di ricatto». Intanto a Palazzo Chigi incassano con soddisfazione le parole del presidente del Consiglio Ue Michel: «Non abbiamo avuto una lunga discussione sul tema migranti perché era stato preparato bene dagli ambasciatori che ci hanno lavorato», a cominciare dal consigliere diplomatico di Draghi Luigi Mattiolo.

I risultati ottenuti da Draghi in Ue «fanno ben sperare», dice la ministra dell'Interno Lamorgese: «Ora speriamo che la Ue sappia raccogliere la sfida». Intanto «sui ricollocamenti andiamo avanti con le trattative, si parla di redistribuzione del 30% in Francia e Germania, ma non deve essere un accordo a saldo negativo per l'Italia». La ministra annuncia anche che è in preparazione un nuovo decreto flussi, «con numeri molto più importanti, per prendere professionalità che servono e farle arrivare regolarmente in Italia».
E il sottosegretario con delega ai Servizi di sicurezza, prefetto Franco Gabrielli, sottolinea: «L'immigrazione è un tema che non può più essere trattato dal punto di vista emergenziale, ma deve diventare un tema europeo. Se non lo affrontiamo avremo problemi anche sotto il profilo della sicurezza».

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Giugno 2021 14:04
 

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