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Israele minacciata da se stessa PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Lunedì 26 Luglio 2021 00:03


La dmografia è la vera nemica

L’esercito israeliano (Idf), uno dei più forti e tecnologicamente avanzati del Medio Oriente, inizia a mostrare i primi segni di cedimento. A lanciare l’allarme è stato il generale Eyal Zamir, vicecapo di stato maggiore, durante il passaggio di consegne al suo successore, il generale Herzl Halevi. Secondo quanto dichiarato da Zamir, al momento l’esercito avrebbe un numero di effettivi e riservisti troppo esiguo per affrontare più minacce contemporaneamente e le stesse capacità di risposta delle Idf si sarebbero ridotte nel corso del tempo. Le Forze di difesa, ha spiegato l’ex vicecapo di stato maggiore, hanno bisogno di migliorare sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo ed è necessario intervenire rapidamente, prima che sia troppo tardi.

“Le Idf hanno adesso il numero minimo di soldati necessari per affrontare minacce ancora più complesse di quelle con cui hanno avuto a che fare negli ultimi anni”, ha dichiarato Zamir. “Oltre all’avanzamento nelle sue capacità tecnologiche, Israele ha bisogno di una massa critica di persone per migliorare la qualità e quantità dell’esercito nel suo complesso”. L’allarme del generale arriva a pochi mesi dall’escalation tra Israele e Hamas, durante la quale si sono registrate per la prima volta importanti scontri anche all’interno delle città miste dello Stato ebraico. In alcuni momenti, l’esercito ha anche dovuto fare i conti con il lancio di razzi dal Libano e dalla Siria, ritrovandosi così impegnato contemporaneamente su più fronti e dovendo affrontare minacce di diversa natura. Proprio un simile scenario preoccupa il generale Zamir. Secondo l’ex vicecapo di stato maggiore, al momento le Idf non sono in grado di rispondere su più fronti nello stesso momento e se in futuro Israele si trovasse contemporaneamente sotto attacco di Hamas e Hezbollah la sicurezza del Paese sarebbe seriamente in pericolo. Come riferito ad Al-Monitor da una fonte militare israeliana, il potere di fuoco del Partito di Dio è dieci volte superiore a quello di Hamas, i suoi soldati sono bene addestrati grazie anche all’esperienza acquisita durante la guerra in Siria che ne ha migliorato le capacità in termini tecnologici e di intelligence.
Una delle cause della riduzione della potenza dell’esercito è da ricercare nei tagli alla spesa militare registratisi negli ultimi quindici anni. Mentre in passato Stati come l’Egitto, la Siria o il Libano rappresentavano una minaccia diretta per la sicurezza di Israele, a seguito della firma dei trattati di pace con Il Cairo e Amman e della crisi dello Stato siriano e di quello libanese il governo ha deciso di limitare i fondi destinati all’esercito, salvo rare eccezioni come il periodo della Guerra del Libano. Il cambiamento nel tipo di minacce dirette contro Israele ha inoltre spostato il grosso delle spese militari dal rafforzamento e dall’addestramento delle unità di combattimento verso il settore tecnologico, con una conseguente crescita del numero di israeliani che preferiscono far parte delle unità di intelligence.

Il peso della demografia
La maggiore attenzione dedicata al settore tecnologico ha reso l’esercito israeliano uno dei più avanzati al mondo, ma migliorare le capacità di intelligence e di risposta alle minacce ibride non è sufficiente per garantire la sicurezza del Paese. A preoccupare il generale Zamir è prima di tutto la diminuzione del numero di soldati impegnati sul campo e delle riserve – da sempre uno degli assi nella manica dell’esercito israeliano – con cui le Idf hanno dovuto fare i conti negli ultimi anni.
Ad oggi, le fasce di popolazione maggiormente in crescita a livello demografico sono quelle degli haredi (o ultra-ortodossi) e degli arabi, che rappresentano nel complesso il 50% della popolazione in età di leva. I primi però sono esentati dal servizio militare, mentre ai secondi non è permesso arruolarsi nei corpi militari israeliani in quanto considerati tuttora una “quinta colonna” all’interno di Israele. Il costante aumento demografico di questi due gruppi sociali rappresenta però un problema per la stabilità dell’esercito e richiederà prima o poi la revisione delle concessioni fatte agli ultra-ortodossi o un ripensamento sull’esclusione dal servizio militare a cui è condannata la popolazione di origine araba. L’unico tentativo di inserire gli arabi nelle fila delle Idf risale al 1955, quando l’allora ministro della Difesa Pinhas Lavon ordinò di registrare gli arabi disposti ad arruolarsi, ottenendo un successo impensato tra i giovani non-ebrei. Al decreto Lavon non fece però seguito alcuna azione concreta da parte del governo per modificare lo status quo e la popolazione araba resta tuttora esclusa dal servizio militare. A loro volta i giovani israeliani mostrano sempre minore interesse verso la carriera nell’esercito e continua a crescere il numero di ragazzi e ragazze che si oppongono alla leva obbligatoria, andando ad ingrossare la fila degli obiettori di coscienza.


 

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