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Scritto da insideover.com   
Martedì 17 Agosto 2021 00:32


Allargare il raggio

La U.S. Missile Defense Agency (Mda) sta esaminando la possibilità di costruire un’architettura di difesa antimissili balistici “stratificata” per gli Stati Uniti continentali che andrebbe a unirsi e rafforzare il sistema Gmd (Groud-based Midcourse Defense) presente in Alaska e in California, mentre parallelamente vengono sviluppate capacità di nuova generazione.
L’Mda ha presentato il piano nella sua richiesta di budget per l’anno fiscale 2021, ma non c’è molta chiarezza per quanto riguarda la strategia per gli anni successivi, così i legislatori vogliono risposte prima di aprire il rubinetto dei finanziamenti.
Lo sviluppo di una tale architettura, anche se utilizzerebbe per lo più sistemi già in uso, presenta molti ostacoli. Il piano prevedrebbe l’integrazione del sistema Aegis, utilizzante i missili Sm-3 Block IIA, nell’ombrello difensivo antimissile “metropolitano” e la possibile installazione di un Aegis Ashore alle Hawaii. Si pensa anche di includere il sistema Thaad in modo da costruire un’architettura multistrato per l’intercettazione dei veicoli di rientro.
Questo approccio farebbe guadagnare tempo mentre il Pentagono si affretta a schierare un nuovo intercettore per sostituire i vecchi Gbi (Ground-based Interceptor) schierati a Fort Greely, in Alaska dove sono presenti 60 silos di lancio, e a Vandenberg, in California, che ne ha solo quattro.
Il successo del test del missile Sm-3 Block IIA dello scorso novembre, in cui è avvenuta per la prima volta l’intercettazione di un Icbm nel suo volo esoatmosferico dopo diversi test falliti, fa ben sperare la Mda di poter avere una soluzione ad interim prima che sia sviluppato un nuovo Gbi.
L’agenzia, però, vuole prima condurre un altro test, ancora da programmare, contro un Icbm che utilizza falsi bersagli e contromisure (Penaid – Penetration Aid).
Apprendiamo che la convalida di una possibile integrazione dell’Sm-3 non si fermerebbe ad alcuni test, ma che saranno necessari aggiornamenti in base alle nuove minacce e dovrà esserne certificato il sistema di combattimento. Occorrerà una stretta collaborazione con la U.S. Navy per determinare dove dovrebbero essere schierate le navi Aegis, inoltre la Mda dovrà anche determinare il rateo di produzione futuro dei missili. Se quanto previsto per l’Aegis avrà successo, l’agenzia potrebbe fare altrettanto col Thaad, quindi poi lavorare sul coordinamento dei sistemi per avere un’architettura multilivello efficace.

A fine maggio, quando la richiesta di finanziamenti per il 2022 è stata pubblicata, è stato indicato che sarebbero stati impiegati per il sistema di comando e controllo, gestione del combattimento e comunicazioni in modo da integrare le capacità di Aegis e Thaad per la difesa del continente americano, ma ad oggi non è stata presa ancora nessuna decisione in merito. La questione, però, resta prioritaria per il Pentagono. Infatti la preoccupazione principale, quando è stata discussa per la prima volta la difesa antimissile multilivello per la homeland, era che la dotazione missilistica esistente avrebbe iniziato a perdere la sua affidabilità mentre il nuovo sistema Gbi prevedeva una scadenza temporale per la sua immissione in servizio che faceva nascere un “vuoto tecnologico” nella rete di difesa antimissile. I progetti per un sistema intercettore basato a terra di nuova generazione proseguono vedendo la competizione tra Lockheed Martin e Northrop Grumman.
Intanto che la politica si interroga e chiede conto dei finanziamenti dei vari programmi, il Pentagono dovrebbe presentare un rapporto, entro la fine del 2021, sui piani di sviluppo e dispiegamento di una rete antimissile utilizzante il sistema Aegis con gli intercettori Sm-3 Block IIA che dovrebbe indicare in Fort Drum, New York, una delle località della costa orientale per gli intercettori basati a terra. I militari ritengono anche che sia necessaria un’analisi di come l’impiego “casalingo” dei cacciatorpediniere lanciamissili della classe Arleigh Burke influenzerebbe le capacità di prontezza e proiezione di forza globale della U.S. Navy: un certo numero di unità dovrebbe, forzatamente, restare “inchiodata” nelle acque continentali statunitensi.
Il progetto, però, con la nuova amministrazione è a rischio tagli di bilancio: già ne sono stati fatti per 203,7 milioni di dollari, di cui 98,96 che hanno praticamente azzerato lo sviluppo del sistema di difesa missilistica nazionale Aegis Bmd, e altri 64,56 per uno studio simile riguardante il Thaad.
La commissione per gli stanziamenti della Difesa della Camera ha fatto notare che il taglio dei fondi è dovuto alla mancanza della convalida dei requisiti e di una strategia di acquisizione, ma la questione reale è da ricercarsi nella politica: una parte influente del Partito Democratico statunitense vorrebbe tagliare sia l’acquisizione di nuovi missili intercontinentali, sia gli ulteriori sviluppi della rete di difesa antimissile.
Aegis e Thaad, per poter essere integrati nel sistema Abm “metropolitano”, dovranno subire miglioramenti software e hardware che saranno importanti indipendentemente dal fatto che finiscano o meno schierati per supportare la difesa degli Stati Uniti continentali.
Questi sistemi, infatti, sono nati come strumenti di difesa regionale e la loro continua evoluzione andrà a beneficio delle basi oltremare, come Guam, oppure dei Paesi alleati degli Usa che li ospitano (Corea del Sud e Giappone).

Analizzando la questione da un punto di vista strategico, e non tecnico, il Pentagono si è reso conto che Fort Greely e Vandenberg non sono più sufficienti a garantire una difesa antimissile adeguata al continente americano: i due siti erano (e sono) efficaci per le minacce provenienti da occidente (Corea del Nord e parzialmente anche la Cina) ma hanno ben poche capacità di intercettare gli Icbm in arrivo con traiettoria polare dalla Russia. Il fatto che si sia deciso di aprire un nuovo sito sulla costa orientale (Fort Drum) e di installare ovunque un’architettura multilivello, è sintomatico sia del deterioramento dei rapporti con Mosca sia, soprattutto, del timore verso i suoi nuovi sistemi Hgv (Hypersonic Glide Vehicle) tipo Avangard, in grado, per le loro caratteristiche, di poter eludere il Gmd. Il Pentagono, infatti, pone molta fiducia nella U.S. Navy e nella possibilità che usando l’Aegis dotato di missili Sm-6, Sm-3 e Gpi (Glide Phase Interceptor) – un’arma ancora in fase di sviluppo che andrà a colpire le testate Hgv durante la fase di planata della loro traiettoria – si possa neutralizzare questa minaccia.

 

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