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Benito Mussolini PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Giovedì 29 Luglio 2004 01:00

Centoventuno anni fa nasceva in Romagna l'italiano più amato del Ventesimo secolo. Ancora oggi presso la sua tomba, nella natia Predappio , si recano in visita oltre duecentomila persone all'anno. I calendari del Duce sforano il milione di copie vendute. E' vero amore.

Giornalista, maestro elementare, rivoluzionario, schedato in Italia e in Svizzera durante gli anni ruggenti, l'uomo che Lenin definì l'unico che poteva effettuare la rivoluzione bolscevica in Italia, preferì mettersi alla testa di una rivoluzione vera, al contempo nazionale e sociale, pragmatica e spirituale.

La svolta si ebbe all'avvio della Grande Guerra quando Mussolini ed altri, come Corridoni, stimarono che la visione classista del socialismo fosse datata, conservatrice ed ontologicamente reazionaria. Interventista, Mussolini identificò nella nazione la forza rivoluzionaria, popolare ed anticlassista. Volontario sul fronte, dove venne ferito, Mussolini si fece il portavoce degli Arditi. Nell'Italietta allo sbando del dopoguerra riuscì ad unire intorno a sé forze apparentemente contraddittorie: anarchici, nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari, combattenti, cattolici, anticlericali, nazional/liberali e massimalisti. Tutte le verghe di un Fascio.

Durante il Ventennio Mussolini realizzò lo stato sociale: statuto dei lavoratori, assistenza medica e sociale, mutuo sociale per la proprietà della casa, aiuto alle ragazze madri, emancipazione delle donne, progressiva emancipazione delle masse. Per farlo dovette vedersela sempre con la resistenza della Corona, dell'Azione Cattolica, della Massoneria e del potentato industriale.

Dopo il doppio tradimento del '43 (25 luglio ed 8 settembre) Mussolini riuscì a salvare una nazione lasciata allo sbando dal re vigliacco e dal primo ministro fellone, il massone Badoglio.

Alla Repubblica Sociale che fu istituita nel settembre di quello stesso anno, parteciparono ottocentomila volontari: una cifra incredibile, forse inimmaginabile altrove, sicuramente impossibile per un altro Regime ed un altro Capo. Nel 1944 Mussolini ed il Segretario del Partito Fascista Repubblicano, Alessandro Pavolini, ideatore e comandante in capo delle Brigate Nere, socializzarono seimila imprese mettendosi definitivamente contro la plutocrazia mondiale ed i suoi lacché, tra i quali i comunisti che, per ordine di Togliatti, abrogarono immediatamente (fu il primo provvedimento del governo antifascista insediatosi dietro i carri armati americani) la socializzazione da tutte le fabbriche del Paese.

Per quei vent'anni l'Italia visse un'aria nuova, una crescita, uno spirito d'iniziativa, una ventata d'orgoglio, un socialismo autentico e l'unico periodo di vera e propria unità nazionale.

In seguito, per inorgoglirci, non ci sono rimasti che Mennea, Bearzot e le scalate al K 2.

Non è quindi sorprendente quell'amore che lega ancor oggi il popolo a l'unico capo che l'abbia amato e stimato, agendo disinteressatamente, solo per esso.

 

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